Linguistica italiana B, Benzoni
Lez. 26/02 – Frosini
Dal 600 in poi. Pier Vincenzo Mengaldo, “Storia dell’italiano nel Novecento. Seconda edizione”, Bologna, il Mulino, 2014. Approfondimento personale, domanda a piacere per iniziare esame.
Dall’unità d’Italia in poi
Monografico: dall’unità d’Italia in poi, periodo denso di fatti significativi, periodo in cui l’unificazione politica diventa il presupposto di un’ideale unificazione linguistica.
La situazione sociolinguistica dell’Italia al momento dell’unità è una situazione di analfabetismo dilagante (75% di analfabetismo? Percentuali dibattute: Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, 1963, solo il 2,5% della popolazione in Italia al momento dell’unità era in grado di avere una padronanza scritta e orale dell’italiano): dialettofonia dominante.
Adesso italofonia è dominante, eccetto per quel 0,2% che risulta dalle statistiche ISTAT. Nell’arco di qualche generazione l’italiano è diventata la lingua dell’italiano diffusasi capillarmente nella penisola.
Periodo di forti accelerazioni in cui l’italiano evolve e si diffonde con una rapidità e un’ampiezza impensabili prima dell’unità. Per secoli, fino alle soglie del 900, l’italiano era stata una lingua padroneggiata solo da élite ristrette, oggetto di raffinate sperimentazioni letterarie, ma lontana dalla vita quotidiana e dagli usi vivi, dominio della dialettofonia.
Italiano usato principalmente nello scritto per secoli, soprattutto dopo la normazione cinquecentesca. Con l’unità si avvia il processo di democratizzazione linguistica e di lotta all’analfabetismo che porterà l’italiano ad essere la lingua degli italiani.
Alcune nozioni
Con l’unificazione politica si avvia un processo di diffusione dell’italiano e di accelerazione nelle dinamiche evolutive della lingua. Il repertorio della comunità di parlanti è fatto di innumerevoli varietà.
Standard linguistico: standard, anglismo che deriva dal francese, estandart (stendardo, bandiera): lingua che funge da stendardo, una varietà bandiera in cui una comunità si riconosce. Una varietà di lingua soggetta a codificazione normativa che vale come modello di riferimento per l’uso corretto.
Alcuni parlano non solo di varietà normata ma anche “normale”, cioè lo standard come idea di varietà statisticamente più diffusa, neutra e non marcata.
La standardizzazione è il risultato di un processo storico che prevede più fasi, a partire dalla selezione di una varietà, che può essere anche una scelta di koinè, seguita poi da un’operazione di codificazione, poi diffusione, allargamento della base e degli usi, estensione delle funzioni (nell’italiano ciò avviene a partire dal 1861). Processo lungo.
Modello condiviso per ortografia, morfologia, sintassi, in buona misura anche per il lessico.
Fattori di diffusione dell’italiano dal 1861
Quali sono i fattori che hanno permesso la diffusione dell’italiano dal 1861 in poi?
- Scolarizzazione (legge Coppino, Casati, etc.).
- Amministrazione e burocrazia: lingua dell’amministrazione.
- Leva obbligatoria ed esercito, leva pensata anche per fare in modo che ogni stanziamento prevedesse soldati di regioni diverse. La I guerra mondiale come momento decisivo di diffusione della lingua.
- Fenomeni migratori: emigrazioni all’estero vuol dire entrare in contatto con italiani diversi, ma anche misurarsi con una lingua scritta che è il primo modello di standard, es. lettere a casa.
Si stima che verso l’estero gli italiani emigrati tra il 1870 e il 1970 siano stati tra i 21 e i 25 milioni, perlopiù dialettofoni, flussi e riflussi, circa 14 milioni sono rientrati: rimescolamento. Fenomeni migratori anche interni, la carta stampata, il cinema, la radio, la televisione, per De Mauro il mezzo principale, a partire dal 1954, prime trasmissioni RAI.
La prima televisione è una televisione ben consapevole della propria funzione di modello, c’era un evidente sforzo di offrire un modello standard attraverso la televisione. Nel 1976, esplosione delle TV private, panorama sempre più frammentato, passaggio da una TV modello a una TV-specchio di una realtà multiforme.
Strumenti di verifica dello standard linguistico
Quali sono gli strumenti di verifica? Come accertarsi che qualcosa rientri nella nozione di standard linguistico? Dizionari d’uso monolingui, ogni anno esce una versione aggiornata, grammatiche; per l’italiano un ruolo di guida è da attribuire anche all’Accademia della Crusca.
Non è però uno strumento normativo, si tratta di un’accademia scientifica che si pone di fronte ai fenomeni in un’ottica descrittiva, ragionativa, al fine di individuare un’evoluzione in corso magari, di fare un punto della situazione, in forme linguistico-descrittive, non prescrittivo-normative.
Da un lato il concetto di standard è una realtà in evoluzione, il baricentro della norma non è fisso, la norma grammaticale tende a essere erosa dai fenomeni dell’uso vivo. La realtà dello standard è anche una realtà poco facilmente circoscrivibile, ci sono è vero dei “professionisti della parola”, giornalisti, attori, etc.
Il fiorentino emendato è, in teoria, l’italiano standard di riferimento. Laddove la grafia non dà indicazioni precise, stesso grafema per due fonemi, le varietà regionali facilmente prendono il sopravvento. Tornando all’italiano standard, è da un lato una realtà che non esiste in natura, il fiorentino emendato è appunto emendato dai suoi tratti più locali e più dialettali…
Lez. 27/02 – Rapporto lingua-dialetto
Rapporto lingua-dialetto: la nozione di dialetto è una nozione che si definisce in relazione a quella di lingua, il dialetto è, dal punto di vista linguistico e strutturale, una lingua, ha un suo lessico, una sua morfologia e fonologia, etc., seppur non necessariamente codificata; la vera distinzione è di prestigio e di estensione d’uso.
I dialetti italiani sono naturali evoluzioni del latino parlato al pari della varietà poi diventata lingua standard. L’italiano è oggi una delle lingue più studiate del mondo anche in forza del prestigio culturale dell’Italia: italiano come lingua senza impero, il suo successo non deriva dalla rilevanza politica/militare che il paese ha assunto nel corso della storia.
Una delle caratteristiche della nostra penisola è quella di essere stata una realtà policentrica, e di aver avuto quindi una grandissima ricchezza di varietà dialettali. Isole alloglotte: in Italia franco-provenzale, sloveno, tedesco, catalano ad Alghero, grico/gricano.
Meneghello, Libera nos a malo: individua compresenza di italiano e dialetto, la convivenza di questi in una situazione di diglossia, rievoca una realtà linguistica di italiani vicentini di Malo appunto, nati imparando il dialetto innanzitutto, in una comunità uniformemente dialettofona, in cui l’italiano è percepito come una lingua distante dalla realtà.
In Alto Adige: due lingue tetto, bilinguismo, italiano e tedesco. Italianizzazione dell’Alto Adige è stata portata avanti soprattutto durante il fascismo. Oltre a italiano e tedesco ci sono le varietà dialettali del Tirolo.
Nel caso dell’italiano una delle prerogative forti è quella di avere una realtà linguistica ma anche letteraria in cui la dimensione dialettale è fortemente intrecciata con quella della lingua standard.
Assi di variazione linguistica
Assi di variazione linguistica: ogni lingua è un organismo complesso, stratificato e variegato, in continua evoluzione. Asse di variazione diacronica, diafasica, diamesica, diatopica, diastratica.
Diatopia: italiano regionale, varietà intermedia tra standard e lingua regionale, vedi geosinonimi, parole dell’italiano che designano una stessa cosa ma conoscono usi regionali diversi.
Ancora esempi di diatopia: Idioma gentile, De Amicis, 1905, raccoglie osservazione di un intellettuale dell’epoca, tale Fornaciari, che lamentava l’uso della forma scrosciare per riferirsi al suono del pane sotto i denti, scroscia invece di scrocchia. Amicis registrava ulteriori forme.
Registro espressivo: modo espressivo usato dal parlante/scrivente in rapporto al contesto comunicativo. È il modo di realizzare un atto linguistico, implica il concetto di scelta, si definisce all’interno di una gamma di variazioni possibili. Il registro è una varietà del codice che si definisce per contrasto con le altre opzioni possibili.
La differenza dei registri riguarda le opzioni lessicali, fobia, timore, paura, strizza; può essere una questione fraseologica, avere la pelle d’oca, avere i brividi; può essere legata a possibilità fonetiche, cambio il registro di un’espressione attraverso il mio modo di eseguirla. Può anche investire l’intera impostazione di un discorso.
Serianni: distinzione tra tecnicismi specifici, individuano in maniera univoca e precisa qualcosa, e tecnicismi collaterali, tecnicismi che rientrano negli usi degli esperti di un settore, da un lato individuano una familiarità con un ambito di conoscenze, dall’altro allontanano coloro che non padroneggiano il registro in questione, es. accusa per sente in frasi come “il paziente accusa un dolore nella zona epigastrica”. Nel nome della chiarezza comunicativa si era proposto di eliminare i tecnicismi collaterali.
Var. diamesica: tra i due poli di oscillazione scritto-scritto e parlato-parlato c’è un continuum di opzioni. Giovanni Mencioni.
Céline: considerato un autore che ha saputo creare una lingua con un forte impatto emotivo, avrebbe dato vita a uno stile emotivo. Frasi vicine al parlato.
Immagine del bastone spezzato, sempre Céline: io cerco di far filtrare nello scritto l’emozione del linguaggio parlato, come con un bastone immerso in acqua; se voi lo immergete nell’acqua il bastone appare storto, spezzato, perché appaia dritto dovete dargli una stortura preliminare. È la stessa cosa per il linguaggio parlato, perché l’emozione del parlato filtri nello scritto bisogna dargli una stortura artistica preliminare.
Gli assi di variazione possono essere compresenti. Valgono anche per i dialetti.
Calvino, L’antilingua
Calvino, L’antilingua: mette vivacemente a contrasto delle varietà linguistiche. 1965: un anno prima Pasolini aveva pubblicato “Nuove questioni linguistiche” suscitando un grande dibattito.
Pasolini salutava la nascita di un nuovo italiano, unitario, di stoffa tecnologica, espressione di una società in cui la borghesia neocapitalistica del nord aveva preso il sopravvento. Nuova unità linguistica all’insegna di un nuovo italiano a base tecnologica. Pasolini piangerà la perdita dei dialetti, delle realtà particolari.
Calvino interviene nel dibattito, mettendo in guardia gli italiani dai facili entusiasmi per questa nuova lingua unitaria, avverte del rischio di un’“antilingua”, appunto.
I deposizione: registro medio-colloquiale. Frasi brevi, lineari, lessico comune, “stamattina”, aferesi, forma colloquiale, uso del deittico, quei fiaschi, ridondanza pronominale e dislocazione, ne ho preso uno per bermelo, più dativo etico.
Trascrizione del brigadiere: unico ampio periodo ipotattico, ipertrofico periodo ipotattico, maggiore complessità sintattica. Uso di un formulario burocratico e spersonalizzazione, il sottoscritto. Testo meno informativo: la maggiore complessità e la lunghezza comportano una perdita di informazione, uso di iperonimi, si perdono le informazioni più precise. Accumulo di sintagmi nominali.
Lez. 28/02
Primi minuti di Comizi d’amore: dal dialetto “schietto” all’italiano regionale. Significativo è il tentativo di italianizzare davanti alla telecamera il dialetto che erompe naturalmente, mirando a un’idea vagheggiata di italiano standard.
Il film fotografa una realtà linguistica policroma come quella dell’Italia degli anni 60, evidenziando variabili diatopiche e diastratiche, ma fotografa anche una tensione palese verso l’italiano standard, sono gli anni in cui sta impetuosamente e capillarmente avanzando l’italofonia.
- Diglossia: convivenza di due varietà linguistiche che non godono dello stesso prestigio, lingua standard e dialetto, quindi utilizzate in contesti e ambiti funzionali diversi.
- Bilinguismo: convivenza di due lingue, le due lingue in questione godono di un eguale prestigio, hanno ambiti funzionali equiparabili.
- Dilalia: Gaetano Berruto l’ha proposto per meglio render conto della realtà italiana contemporanea. Sempre più parlanti italiani hanno l’italiano e non il dialetto come lingua materna, di conseguenza, l’italiano occupa da solo lo spazio della comunicazione formale e informale, eventualmente condividendo quest’ultimo con i dialetti.
Compresenza di codici linguistici diversi nell’ambito di uno stesso discorso, ambito.
- Code switching: passaggio da un codice all’altro, la commutazione di codice è spesso un meccanismo consapevole e con confini relativamente netti.
- Code mixing: enunciato mistilingue, i codici si mescolano nello stesso enunciato.
Esempio con Paisà, Rossellini e con Questi fantasmi di De Filippo.
Manzoni (1785-1873)
Personalità di scrittore impegnato e coinvolto nel processo risorgimentale, poi senatore del Regno d’Italia, direttamente coinvolto nelle politiche linguistiche, figura di un letterato che ha attraversato tutta la storia risorgimentale, poi protagonista delle politiche culturali del regno.
Con Manzoni la questione della lingua non è più una semplice disputa tra letterati, ma diventa problema civile, che interessa tutta la nazione italiana, il rovello linguistico è nella storia intellettuale di Manzoni una costante.
Già nel 1806 scrive a Claude Fauriel: Manzoni soffre per la distanza tra parlato e scritto, definendo lo scritto addirittura “lingua morta”. Abbiamo un Manzoni che usa forme che non avrebbe più usato nella quarantana, es. eglino, dovrebbono, io veggo. Bello e utile vanno insieme, etica.
Manzoni parlava nella sua quotidianità milanese e francese, padroneggiava il latino e l’italiano letterario. Si percepisce nella lettera anche l’invidia per il modello francese, per il popolo francese che capisce e applaude le commedie di Molière.
Fermo e Lucia, 21-23, non pubblicata, nucleo primario dei Promessi sposi ma molto diversa, interverranno non solo modifiche linguistiche ma anche narratologiche e strutturali, poi 27/40.
Quella del 27 fu quella che ebbe maggiore circolazione nell’800. Caretti ha riprodotto l’edizione del 40 mettendo in interlinea le varianti della ventisettana, sono due versioni dunque molto vicine: caricato su KIRO.
Tra il 27 e il 40 Manzoni vuole una lingua viva, non libresca, risciacquatura dei panni in Arno: privilegia il fiorentino delle persone colte, anche se nei Promessi troviamo un’ampia variazione di espressività e scelte stilistiche.
In un periodo di tempo pari a questo un autore come Balzac sforna decine e decine di romanzi anche grandi. Mentre Manzoni ne scrive uno, arrovellandosi sulle questioni linguistiche: fatto emblematico della diversa strumentazione a disposizione, Francia lingua consolidata da una antica tradizione ormai, in Italia la mancanza di unificazione linguistica non dà gli stessi strumenti a Manzoni.
Dall’Introduzione al Fermo e Lucia: concezione non puristica, individuazione dell’uso come “sovrano” della lingua. Le parole hanno dignità di essere nel momento in cui sono usate e vive.
Si interroga anche sul registro: medietà di parole e frasi che possano entrare dall’oralità allo scritto senza risultare basse e al tempo stesso che possono passare dallo scritto al parlato senza parere affettate.
Dalla Lettera sulla lingua italiana a Carena, autore di un vocabolario domestico in cui registrava lessico e geosinonimi italiani: primo intervento pubblico, la lettera a Fauriel era privata, in fatto di teoria linguistica in cui Manzoni difende la scelta fiorentinista.
“Una lingua è un tutto, o non è…”: la lingua è tanto orale quanto scritta e sempre se stessa. Critica alle scelte di Carena, unità vs molteplicità. Volontà di sfrondare le polimorfie della lingua.
Modelli: Roma imperiale e Francia, realtà fortemente centripete. Firenze da un punto di vista sociopolitico non può pacificamente porsi rispetto all’Italia come Roma all’impero o Parigi alla Francia. Firenze non è un centro che possa avere altrettanta forza di irradiazione.
Trattato sulla lingua italiana di cui abbiamo 5 edizioni e che Manzoni non pubblicherà mai.
Lez. 5/03 – Appunti KIRO ebra
Incipit romanzo. Pastiche manieristico.
- Fin dal frontespizio dell’edizione del 40, si usa la strategia del romanzo ritrovato.
- Ma il manoscritto originale viene stroncato, diverse conseguenze:
- Proporre un antimodello da cui distanziarsi, tuttavia presenta anche la poetica del romanzo, “ne rifarò la dicitura”: Manzoni si presenta come rifacitore.
- Toglie i latinismi lessici e grafici.
- Pezzo anche virtuosistico, mostra lo scrupolo filologico e storiografico dell’autore.
- Possibilità di criticare il Seicento, “età sudicia e sfarzosa”, fin dal proemio.
Narratore onnisciente, di conseguenza è ironico con la visione seicentesca: “l’anonimo qui non riporta…”
Ricerca di immediatezza espressiva, letterarietà popolare. Nel criticare l’anonimo egli indirettamente ci mostra un suo ideale linguistico e stilistico. “Solecismi ped
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