Le fasi di realizzazione di un film
Pre produzione
Può durare anni. Parte dall'ideazione del film, la sceneggiatura creata con processo graduale:
- Soggetto: originale o non originale (adattamento)
- Soggetto → (trattamento) → scaletta (divisione in scene) → sceneggiatura (scene complete) → (storyboard)
Individuazione dei produttori (imprenditore che investe nel film per ottenere un ritorno di capitale, un guadagno, gli incassi devono essere maggiori dei costi di produzione).
Produttori esecutivi si occupano di logistica (es. permessi, location, assumere, pagare - prima, non in base a incassi -, catering, registrazione dei diritti - il film appartiene al produttore -).
- Individuazione delle location e allestimento dei set
- Assunzione del cast (attori), della troupe (tecnici), delle maestranze
- Ricerca e realizzazione dei props o oggetti di scena (comprese scenografie, costumi…)
- Richiesta di autorizzazioni e permessi
- Redazione del piano finanziario
- Redazione del piano di lavorazione
Serve anche una casa distributrice che fa le copie e le manda alle sale.
Produzione
Si realizza il film.
- Fase delle riprese del film con attori, regista, costumi e Segretario di produzione
Post produzione
Va ricomposto come era in fase di sceneggiatura perché si seguono criteri logistico-economici quando si gira, non si va in ordine. Dura solitamente almeno un anno.
- Montaggio visivo
- Montaggio audio
- Effetti speciali
- Stampa delle copie del film
- Lancio pubblicitario
La macchina del film
Macchina da presa
La macchina da presa cattura la luce attraverso un obiettivo e la imprime su una pellicola fotosensibile che scorre in un sistema a scatto (almeno 16 fotogrammi/s).
No videocamera/telecamera.
Proiettore
Il proiettore produce un fascio di luce attraverso il quale passa la pellicola impressionata: grazie a una serie di lenti e obiettivi il fascio cattura l’immagine e la proietta sullo schermo.
Moviola
La moviola è un tavolo di lavoro per le pellicole (usato dai montatori fino al digitale, ancora oggi nel caso si debba operare con delle pellicole).
Pellicola e fotogramma
Pellicola
La pellicola (film) è un nastro perforato di materiale fotosensibile.
- Celluloide (o nitrato di cellulosa: fino al 1954, in disuso dagli anni Trenta). Basta la luce a fargli prendere fuoco, era molto pericoloso proiettare e molti muoiono, ora quelli che abbiamo sono conservati in luoghi sicuri. Il suo nero era meraviglioso e rendeva molto meglio.
- Triacetato di cellulosa (o acetato: dagli anni Quaranta). Per legge voluto dal 54 per sicurezza, ma si rompe, rigido, vira i colori, fatto con cellulosa (legno) e come tale si decompone.
- Poliestere (maggiormente in uso oggi)
Fotogramma
Il fotogramma (frame) è una singola immagine impressa sulla pellicola contornata da linea nera, si apre e si chiude otturatore in modo molto veloce. Usa lo stesso meccanismo della macchina da cucire.
- 35 mm (standard)
- 70 mm
- 16 mm
- Pathé Baby (9.5 mm)
- Super8
Frequenza dei fotogrammi
Il film deve scorrere alla stessa velocità con cui è stato registrato (macchina = proiettore).
- Minimo 16 fotogrammi/s per avere un’impressione di movimento
- Periodo del muto (1895-1928): tra i 16 e i 22 fotogrammi/s
- Dal periodo sonoro in poi: 24 fotogrammi/s per necessità di sincronia audio-video, movimento naturale, né veloce né lento.
Rallenty - lento con molti fotogrammi.
Accelerato - veloce con pochi fotogrammi.
Inquadratura
Unità di base del linguaggio cinematografico.
- Spaziale: spazio ritagliato dalla macchina da presa nell’atto di riprendere, porzione di mondo visibile.
- Temporale: porzione di ripresa compresa tra due stacchi di montaggio, tra accensione e spegnimento della camera.
Passaggio da un’inquadratura alla successiva: stacco.
- Stacco netto (schermo nero che non percepiamo)
- Dissolvenza. 1-svanisce-2 dissolvenza incrociata: 1-entrambi, svanisce-2
- Iris (cerchio che si apre e chiude)
- Tendina
Più inquadrature compongono una scena.
Il regista decide cosa riprendere con inquadrature per una scena fatta dallo sceneggiatore. Si formano presto regole delle scene per far capire al pubblico.
Scena: successione di più inquadrature che crea un’unità coerente in senso spaziale e temporale.
Sequenza: unità di azione dove è possibile il verificarsi di salti sul piano del tempo e/o dello spazio. Unità filmica con unità di senso narrativo, non necessariamente unità spazio-tempo. Esiste anche il caso in cui un'unica inquadratura può occupare un'intera sequenza: in questo caso si parla di piano-sequenza.
Diegesi: tutto quello che concerne l’universo narrativo del film. Patto narrativo con lo spettatore, pone premesse che rispetta (se lo rompo c’è un motivo preciso), esclude certi elementi.
- Diegetico: ciò che fa parte di questo universo
- Extradiegetico: ciò che esula da questo universo
La musica può essere entrambi (nel finale non sentono ost, delle volte lo fa un’orchestra nel film).
Massima linearità narrativa in modo che lo spettatore capisca subito, le inquadrature vengono presto codificate.
La composizione dell’inquadratura
Profilmico: messa in scena (mise en scène) di ciò che si trova davanti alla macchina da presa (ambienti, personaggi, paesaggi, costumi, illuminazione…) Come si organizza la realtà ripresa, cosa viene ripreso dalla macchina.
Filmico: organizzazione attraverso il linguaggio filmico di ciò che si trova davanti alla mdp (messa in quadro – mise en cadre, movimenti di macchina, forme di sguardo, costruzioni temporali…) Come si riprende ciò che è ripreso (incarnazione, montaggio, luci, colori).
Profilmico vs filmico → Ciò che si riprende vs come lo si riprende.
Campo e fuoricampo
Campo: lo spazio selezionato e racchiuso all’interno dell’inquadratura, visibile allo spettatore.
Fuori campo: lo spazio momentaneamente sottratto allo sguardo della macchina da presa, oltre all’inquadratura, non visibile.
I loro margini sono mobili, si può entrare e uscire dal campo per movimento intrinseco (es. una macchina che passa) o per movimento della macchina (panoramica 90 gradi).
Negli horror ciò che fa paura è sempre fuoricampo, crea suspense finché non appare, l’udito è il senso della paura mentre la vista è quello del controllo.
Nell'ambito del filmico, sono diversi gli elementi che concorrono alla composizione dell'inquadratura. In primo luogo, la quantità di spazio ripreso e la distanza della macchina da presa. Si parla di campi di ripresa quando l'attenzione è focalizzata sull'ambiente, sul paesaggio, e di piani quando, invece, il termine di riferimento è la figura umana. Si tratta di una distinzione non sempre rigorosa, nata soprattutto per comodità e ormai accettata per convenzione. Essa dà luogo a una scala che corrisponde alla quantità di spazio o di porzione di corpo umano ripresa.
- Campo lunghissimo = non si vedono persone
- Campo lungo = si vedono singole persone
- Campo medio o totale = fa capire la posizione reciproca dei personaggi nello spazio, è detto anche establishing shot, usato all’inizio di una scena per fare capire le posizioni dei personaggi
- Figura intera
- Piano americano = dalle ginocchia in su
- Mezza figura
- Primo piano = spalle e viso, inquadratura fondamentale, immedesimazione dal punto di vista del personaggio, fa leva sulla capacità di leggere il volto delle persone, attira l'attenzione dello spettatore, il volto gigantesco ci domina (alla TV no)
- Primissimo piano = solo volto
- Dettaglio o particolare = dettaglio importante
Il passaggio da un campo o da un piano all'altro serve a imprimere dinamismo alla scena e a fornire (nel caso del cinema classico) il maggior numero di informazioni possibili allo spettatore, indirizzando nello sguardo laddove sia importante. Un esempio indicativo, in questo senso, lo offre Giovane e innocente (Young and Innocent, di Alfred Hitchcock, 1937): sul finire del film l'assassino, che la protagonista sta cercando all'interno di un night club, viene scoperto dallo spettatore tramite un progressivo avvicinamento, in modo da attraversare la scala dei piani. Da un Totale che abbraccia l'intera sala gremita di gente, infatti, la macchina da presa si avvicina gradualmente all'orchestra, per fermarsi sul particolare dell'occhio del batterista, che viene smascherato perché in preda a un tic nervoso.
Bisogna precisare che nella stessa immagine possono convivere più piani e campi insieme, come succede nei film del cinema moderno: nella stessa inquadratura non è infrequente osservare una persona (o un oggetto) in Primo Piano e un altro personaggio (e/o un oggetto) in secondo o terzo piano, ripreso in Piano Americano o in Figura Intera. La resa nitida di tutti gli elementi ripresi costituisce ciò che viene chiamata profondità di campo, assai frequente anche nel cinema delle origini e molto rara, invece, nel cinema classico.
Angolazione
A 1,70/60 è standard, altezza media degli occhi, se la inclino c’è un significato. Dall’alto domino, schiaccio il personaggio, dal basso lo esalto.
Un altro elemento che rientra nel filmico, concorrendo all'organizzazione spaziale dell'inquadratura, è l'asse di ripresa, ossia la posizione della macchina da presa rispetto alla scena, altrimenti definita come il taglio dell'inquadratura. La cinepresa può essere collocata sullo stesso asse del profilmico (inquadratura frontale).
Plongée = guardo dal cielo, sappiamo che al personaggio succederà qualcosa di brutto, innaturale, accentua il destino tragico.
Contre-plongée = dal pavimento.
La focale:
- Corta (grandangolo, fisheye): dilata le proporzioni e abbraccia ampi spazi perfettamente a fuoco → profondità di campo
- Lunga (teleobiettivo): schiaccia lo spazio producendo un effetto di bidimensionalità pittorica, solo il primo piano è a fuoco
Il formato del quadro: rapporto tra la lunghezza della base dell’inquadratura e la lunghezza della sua altezza.
- Cinema muto: 1,33:1
- Cinema sonoro: 1,37: 1 → formato Academy
- Formati superiori: panoramici (CinemaScope, Cinerama, IMAX…)
Movimenti di macchina
Diversi da inquadratura fissa.
Reale: della macchina da presa.
- Panoramica
- Carrellata (laterale, a seguire, a precedere)
- Camera car
- Carrellata aerea
- Dolly e gru
- Louma
- Camera a mano (o camera a spalla)
- Steadicam
Apparente: dell’obiettivo.
- Zoom
Décadrage
Décadrage: ciò che dovrebbe stare al centro dell’inquadratura viene relegato ai margini, oppure nascosto del tutto allo spettatore e posto nel fuori campo. Di solito al centro c’è il corpo attoriale, qui il focus è ai margini, anche fuori campo. Si fa più fatica a comprendere, ci chiediamo il perché dell’inquadratura che fa perdere il centro naturale, se ne indaga il motivo.
«Il décadrage corrisponde a una sorta di «disinquadratura», a una perdita del centro che lo spettatore è invitato a colmare con la propria fantasia.»
La perdita del centro e della composizione tradizionale dell’inquadratura porta a:
- Una maggiore difficoltà di lettura dell’inquadratura
- L’accentuazione della composizione del quadro e dei margini in particolare
- Un investimento da parte dello spettatore per capire cosa stia succedendo fuori quadro
La fotografia
Fotografia: immagine del film nelle sue qualità visive.
Direttore della fotografia e regista lavorano:
- Sul profilmico: luci sul set, illuminazione naturale
- Sul filmico: mdp, obiettivi, filtri, pellicole…
Luce e colore → «zona interfilmica».
La luce
Film = luce.
Realtà: luce asignificante vs Film: luce significante.
Colore vs bianco e nero
Colore
- Componente realistica vs componente espressiva (emozionale)
- Naturale vs accentuazione del colore o delle tinte
- Da totale indifferenza a presenza marcata
Bianco e nero
- Forma corrente fino agli anni ‘50
- Diversi tipi di bianco e nero, più tonalità a seconda di casa di produzione o per temi. (noir, amore..)
Estetica della fotografia
Direttore della fotografia → possiede un suo specifico gusto estetico per le immagini: lavora in stretta collaborazione col regista per costruire le immagini del film, ma esse dipenderanno sempre dalla sua formazione e strutturazione estetica.
Casi di fotografia di film d’epoca ispirata alla pittura o all’immaginario pittorico, disegnativo, grafico, artistico, fotografico in senso lato dell’epoca in esame.
Il montaggio
Strutturazione e messa in sequenza delle riprese. Sia video che audio, strutturazione del film in scene e sequenze in maniera coerente.
Ogni stacco disturba lo spettatore, disturba la visione naturale della realtà, va accompagnato attraverso raccordi.
Raccordi
- Raccordo di sguardo = vedo un personaggio che guarda X, voglio vederlo e stacco sull’oggetto del suo sguardo
- Doppio raccordo di sguardo (campo/controcampo) = dialogo tra personaggi, la lega dello sguardo lega
- Raccordo sull’asse = movimento in avanti della macchina, l’asse rende coerente il moto
- Raccordo di direzione
- Raccordo di movimento = movimento logicamente plausibile (esce a destra e si vede entrare a sinistra)
- Raccordo sonoro = un suono (es. voce) che continua in più inquadrature legandole insieme, sono nello stesso luogo perché c’è lo stesso suono. La musica può essere non diegetica.
Découpage: procedimento di segmentazione in fase di ripresa e di ricomposizione delle inquadrature in postproduzione. Si configura come un rigido sistema di regole più o meno rispettate o messe in discussione a seconda degli effetti ricercati dal film.
Découpage classico: insieme delle regole di montaggio elaborate dall’industria hollywoodiana dalla metà degli anni Dieci e perfezionate nel periodo classico (anni Trenta – anni Cinquanta): «il film deve celare il proprio farsi, puntando all’invisibilità degli espedienti linguistici e tecnologici.»
Il découpage classico
Regole del découpage classico:
- Presenza dell’establishing shot
- Campo/controcampo nei dialoghi
- Regola dei 30°
- Regola dei 180° (scavalcamento di campo) Ogni inquadratura deve differenziarsi da quella successiva, fornendo informazioni aggiuntive allo spettatore.
Tipologie di montaggio nel découpage classico:
- Montaggio analitico = usato da tutti, analizza lo spazio suddividendolo per far orientare lo spettatore.
- Montaggio contiguo = esco e cambio ambiente con un movimento coerente
- Montaggio alternato = ingresso di un personaggio/reazioni dei personaggi prima che arrivi. Contemporaneità, spazi diversi che convergeranno. Relazione forte tra i due eventi (spesso causa-effetto)
- Montaggio parallelo = luoghi e tempi diversi, non risulta che convergeranno. Legami forti ma non diretti o immediati
- Montaggio a episodi o a graffa
- Montaggio formale o ritmico-figurativo = similitudini nelle composizioni delle inquadrature, logiche ritmiche e figurative
- Montaggio delle attrazioni
- Montaggio intellettuale
La colonna sonora
Comprende tutto l’audio del film: Musiche - Dialoghi e voci - Rumori - Silenzi.
Una volta uniti, immagine e suono non possono essere scissi. Chion parla di sincresi audiovisiva, togliere uno fa perdere senso all’altro.
Suoni diegetici
- Suoni in = i personaggi lo sentono e noi ne vediamo la fonte nel campo (radio, TV, voce con un volto)
- Suoni off = non vediamo la fonte sonora che rimane fuoricampo
I suoni in e off possono diventare l’un l’altro.
Suoni extradiegetici
- Suoni over = es. voce di un documentario, ost. A volte può diventare diegetico con effetto comico.
Criteri di analisi del suono: Qualità - Durata - Intensità - Provenienza.
Musica
- Empatica
- Anempatica
- Contrappunto dittico
Leitmotif = motivo facilmente legabile a un personaggio o a una situazione che mi fa capire cosa accadrà appena lo sento.
Voce e parola
- Importanza dei dialoghi
- Dialoghi incomprensibili e overlapping dialogue
- Voce over
- Eterodiegetica
- Omodiegetica o voce-soggetto
Rumori
- Rumorista o Foley artist
- Da rumori stilizzati alla verosimiglianza (suono in presa diretta)
- Uso contrappuntistico e innaturale del rumore
Trattamento del tempo
Tempo fisico del film tempo narrativo del film.
Tempo fisico della pellicola
- Lungometraggio, mediometraggio, cortometraggio
Il lungometraggio è il film che di norma dura più di 60 minuti; il cortometraggio ha una durata complessiva di massimo 30 minuti; il mediometraggio si aggira tra i 30 e i 59 minuti.
- Tempo di ripresa e di proiezione
- Durata assoluta e durata relativa dell’inquadratura
Tempo narrativo del film
Storia: insieme degli eventi raccontati dal film (cosa?).
Racconto (o discorso): modalità con la quale questi eventi sono esposti (come?).
Storia e racconto possono differenziarsi e essere analizzate attraverso 3 categorie principali (da Gérard Genette):
Ordine: tempo della storia e tempo del racconto possono:
- Coincidere
- Divergere (anacronia)
- Salto indietro nel tempo (analessi o flashback)
- Salto in avanti nel t
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Appunti Istituzioni di storia del cinema - seconda parte
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Istituzioni di storia del cinema - Sergej Michajlovič Ejzenštejn - Appunti