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Elementi fondamentali dei rapporti di diritto privato

Introduzione

Professore Tuccari Emanuele
Appunti di Ranzani Mara + Integrazione degli Ulteriori Argomenti spiegati dalla Professoressa Costanza
Corso di Comunicazione, Innovazione e Multimedialità
Università degli studi di Pavia
Anno 2022/2023

Indice

  • Lezione 1 – Il diritto e le sue fonti p. 3
  • Lezione 2 – L'interpretazione e il diritto soggettivo p. 4
  • Lezione 3 – L'autonomia privata e i soggetti p. 7
  • Lezione 4 – Gli istituti a protezione degli incapaci d'agire p. 8
  • Lezione 5 – Gli enti (le fondazioni) p. 10
  • Lezione 6 – I comitati (enti) e i diritti della personalità p. 12
  • Lezione 7 – Altri diritti della personalità p. 13
  • Lezione 8 – I diritti reali (diritto di proprietà) p. 16
  • Lezione 9 – I diritti reali minori (di godimento) p. 18
  • Lezione 10 – I diritti reali minori (di garanzia) e il possesso p. 20
  • Lezione 11 – Tutela del possesso e della proprietà p. 23
  • Lezione 12 – Le obbligazioni p. 24
  • Lezione 13 – Le obbligazioni soggettivamente e oggettivamente complesse p. 26
  • Lezione 14 – I modi di estinzione dell'obbligazione e l'inadempimento p. 31
  • Lezione 15 – Il contratto (elementi essenziali) p. 34
  • Lezione 16 – Il contratto (elementi accidentali) e le invalidità contrattuali p. 36
  • Lezione 17 – Le invalidità contrattuali e gli effetti e i rimedi contrattuali p. 40
  • Lezione 18 – Gli altri rimedi contrattuali p. 44
  • Lezione 19 – Le responsabilità extracontrattuali p. 46

Lezione 1 – Il diritto e le sue fonti

Il diritto è un insieme di principi e di regole che servono a risolvere dei problemi, stabilite dall'autorità politica statale. Le regole derivano dalle fonti del diritto. Non tutte le regole, però, costituiscono norme giuridiche. Esistono infatti una serie di regole che non sono presidiate da ciò che comporta il diritto, per esempio regole derivanti dall'etichetta o dalla morale. Il ruolo centrale nel diritto è dato dall'autorità politica statale; quindi, è lo Stato a proporre delle norme giuridiche.

Accanto a questa intervengono altri elementi, e che sono, quindi, fonti del diritto:

  • L'autonomia privata → ovvero le decisioni (la volontà) prese da una persona, come stipulare un contratto di affitto o fare il testamento, così da esercitare la propria autonomia privata
  • Le fonti sovranazionali e le imitazioni di altri ordinamenti → come, per esempio, il diritto europeo o gli accordi internazionali con altri Paesi, che ovviamente richiedono degli obblighi

C'è da considerare anche il fatto che la società cambia, di conseguenza cambieranno i problemi e cambieranno le soluzioni del diritto. Il diritto si distingue in diritto pubblico e privato.

Il diritto pubblico disciplina l'organizzazione e il funzionamento dello Stato, delle istituzioni, degli enti pubblici e dei rapporti dei cittadini con questi enti. Il diritto privato, invece, disciplina i rapporti fra i singoli individui.

Ci sono dei momenti storici dove il diritto pubblico assume un ruolo più centrale rispetto al diritto privato e viceversa. Quindi questa è una distinzione mobile/in itinere, perché varia nel tempo. [N.b: il diritto sanitario ha a che fare sia con il diritto pubblico che privato, dipende dai casi.]

Avremo a che fare con il diritto civile, ovvero quel sottogruppo di regole che riguardano i rapporti tra privati non compresi nell'ambito del diritto commerciale (altro sottogruppo del diritto privato).

Le leggi sono una delle fonti del diritto, centrale, articolata, ma non la sola. Le leggi possono essere scritte o non scritte. Quelle non scritte sono le cosiddette consuetudini (convenzioni sociali). Con l'evoluzione storica, dall'800, in una serie di paesi, soprattutto dell'Europa occidentale, si sono affermate le leggi scritte, quindi si è passato dalla consuetudine al Codice Civile (1942), per poi arrivare alla Costituzione (1948) e al diritto dell'UE.

Tutto ciò ci porta al cosiddetto approccio tradizionale alle fonti del diritto in Italia, ovvero una visione piramidale e gerarchica delle fonti del diritto.

Piramide:

  • La costituzione e le sue leggi approvate dal Parlamento, dette fonti costituzionali
  • Gli atti dell'Unione Europea, dette fonti primarie
  • Le leggi ordinarie approvate dal parlamento; gli atti aventi forza di legge, come i decreti approvati dal Governo; le leggi regionali approvate dalle Regioni di alcune materie. Tutte queste sono anche loro fonti primarie
  • I regolamenti approvati da organi della Pubblica Amministrazione: Governo, Regioni, Province, Comuni. Queste dette fonti secondarie
  • Consuetudine

Oltre a questo approccio tradizionale ne esiste un altro più realistico. Questo ulteriore approccio implica un'attenta considerazione dell'interpretazione del diritto.

Lezione 2 – L'interpretazione e il diritto soggettivo

In questo ulteriore approccio dobbiamo considerare un fenomeno, quello dell'interpretazione. L'interpretazione è quel fenomeno che fa passare dalle disposizioni (frasi contenute in un testo normativo) alle norme giuridiche, cioè il risultato dell'attività dell'interprete (giudice…).

Esistono due tipi di interpretazione:

  • Interpretazione letterale → che si limita solo al testo
  • Interpretazione sistematica → interpretazione delle diverse norme che bisogna prendere in considerazione per risolvere un problema.

Esempio: bambino dà un pugno a un altro bambino e gli rompe gli occhiali. Il diritto si pone il seguente problema: chi risarcisce il danno. Ci possono essere diverse soluzioni:

  • Rispondano i genitori del bambino
  • Risponda la scuola
  • Risponda il soggetto stesso

Per risolvere un problema ci servono dei presupposti, ovvero dei casi simili. Se troviamo una lacuna nelle disposizioni ci serve l'analogia. Essa è quel sistema attraverso il quale si ricorre a disposizioni per regolare casi simili e aggiungendo quella disposizione utile al mio problema.

Questo discorso può avere valore nelle discipline di caso simile, cosiddetta analogia legis. Ma si può usare l'analogia iuris, quando non si ha una disciplina scientifica di nessuno dei fenomeni si applica un principio generale presente nell'ordinamento. Questo ha dei limiti: norme penali ed eccezionali.

Infine c'è la possibilità dell'impugnazione, ovvero il richiedere un secondo parere a un giudice di un grado di giudizio superiore. Il diritto vuole portare un comportamento conforme ad una norma, se invece c'è controversia, decide il giudice, conformemente alle norme giuridiche (si cerca di capire chi ha ragione).

Il giudice deve:

  1. Ricostruire i fatti
  2. Interpretare il diritto per ricavare norme applicabili
  3. Applicare le norme al fatto come l'ha ricostruito

Le norme sono caratterizzate da due parti individuabili, fattispecie e effetti. La disposizione standard è: se x (fattispecie, fatto), allora y (effetto, conseguenza). Quando si ricostruisce che il fatto rientra nella norma si possono applicare le conseguenze del fatto alla norma. Per fare questo il giudice deve motivare (motivazione), ovvero ricostruire i fatti accertati chiarendo l’interpretazione del diritto che ha condotto il giudice ad una certa norma applicata e ad una determinata decisione (non è concesso il libero arbitrio).

Abbiamo visto che l'interpretazione del diritto non è sempre un'operazione meccanica. In più viviamo in un mondo in cui i problemi cambiano e quindi devono cambiare le soluzioni. Infatti a problemi simili, l'evoluzione della nostra società, risponde in maniera diversa col passare del tempo. Cambia quindi la sensibilità giuridica di quella società. L'introduzione di clausole generali (buona fede) assicura un'elasticità al sistema, e presuppone una capacità di adattamento del diritto. Si giunge così a conclusioni diverse rispetto al passato.

Un ruolo importante ce l'hanno la giurisprudenza e la dottrina. La giurisprudenza è l'insieme delle decisioni dei giudici. La dottrina è l'insieme di opere scritte dagli interpreti teorici del diritto. Queste non rientrano nella gerarchia tradizionale e non sono delle vere e proprie fonti del diritto, ma realisticamente parlando hanno ruoli importanti.

Prescrizione e decadenza – Prof Costanza
La prescrizione è il periodo di tempo indicato dalla legge entro il quale una persona deve far valere un proprio diritto. Trascorso inutilmente questo lasso temporale, il diritto si estingue e la persona non può più esercitarlo. Le parti di un contratto non possono prolungare o abbreviare i termini di prescrizione stabiliti dalla legge né possono rinunciare alla prescrizione prima che detti termini siano trascorsi. Una volta decorso il termine di prescrizione, tuttavia, il soggetto che ha tratto vantaggio dalla sua scadenza (ossia colui contro il quale il diritto ormai prescritto poteva essere fatto valere) può rinunciarvi.

La decadenza consiste nella perdita della possibilità di far valere un diritto che non sia stato esercitato entro un termine fissato dalla legge. Per i termini di decadenza stabiliti in relazione ai diritti più importanti (diritti indisponibili, per es. in tema di rapporti familiari), le parti non possono né modificare la disciplina prevista dalla legge, né rinunciare alla decadenza; e il giudice può rilevarla d’ufficio, cioè anche in assenza di una specifica richiesta di parte. Se, invece, la decadenza è stabilita a tutela di diritti disponibili, le parti possono modificare il regime stabilito dalla legge e possono altresì rinunciarvi.

Per definire il diritto privato italiano dobbiamo prendere in considerazione le situazioni giuridiche soggettive, quindi anche il diritto soggettivo e gli interessi legittimi. Il diritto soggettivo è una pretesa riconosciuta e garantita dal diritto (prendo - pago). L'interesse legittimo è una situazione che riguarda un soggetto nel rapportarsi al diritto, ma non è una pretesa (se partecipo a un concorso non ho il diritto di vincere, ma ho il diritto di vedere rispettate le regole del concorso). È oggetto dell'attenzione dell'autorità amministrativa ordinaria civile.

Il diritto soggettivo ha diverse figure:

  • Diritti soggettivi assoluti → diritti nei confronti della generalità delle persone cui corrisponde un dovere che grava su tutti (lo Stato sbaglia a richiedermi le tasse, quindi avrà l'obbligo di risarcirmi; il diritto di proprietà)
  • Diritti soggettivi relativi → diritti nei confronti di una o più persone cui corrisponde un obbligo a carico di una o di più persone determinate (se prendo qualcosa in un negozio, il venditore ha il diritto di un pagamento e io ho l'obbligo di pagarlo)

Tra diritti soggettivi relativi il ruolo centrale è dato dal diritto di credito. Io ho il diritto di ricevere una certa prestazione a carattere patrimoniale (ovvero può, non per forza, essere scambiata per denaro). Esiste un rapporto debitore/creditore. Le obbligazioni sono i rapporti che si instaurano tra i debitori e i creditori. L'oggetto dell'obbligazione è una o più prestazioni. Quando c'è un corretto svolgimento della prestazione si parla di adempimento, quando è scorretto, invece, abbiamo un'inadempimento.

I diritti soggettivi assoluti corrispondono a un dovere da parte di tutti di rispettare una pretesa riconosciuta dal diritto. Un ruolo importante è dato dai diritti reali, cioè dai diritti che hanno a oggetto una cosa. I diritti reali si distinguono in:

  • Diritti reali su cosa propria → proprietà
  • Diritti reali su cosa altrui → diritti reali minori di usufrutto. Questi si distinguono in diritti di
    • Godimento: trarre un'utilità
    • Garanzia: limita il trasferimento del bene

I beni sono l'oggetto di questi diritti, sono le cose oggette di diritti. Possono essere materiali o immateriali, e possono essere beni mobili (registrati in pubblici registri o non registrati) o immobili. Queste distinzioni fanno sì che questi beni abbiano delle conseguenze giuridiche diverse, sono regolati da discipline diverse fra loro.

Lezione 3 – L'autonomia privata e i soggetti

Con l'autonomia privata gli individui hanno la possibilità di regolare determinate situazioni che li riguardano nel modo desiderato (come una libertà contrattuale, coniugale, testamentaria).

Il diritto può assumere diverse funzioni di fronte all'autonomia privata:

  • Ruolo suppletivo → quando le parti non riescono a mettersi d'accordo, il diritto agisce in supplenza dell'autonomia. Queste sono definite norme dispositive, norme derogate, quindi si può modificare la regola prevista dal diritto.
  • Ruolo di limite → il diritto evita che un'autonomia finisca per andare contro l'ordinamento giuridico, quindi si evita che ci siano determinati contenuti oppure fissa delle condizioni necessarie affinché ci siano determinati effetti. Queste sono dette norme imperative (norme non modificabili dall'autonomia privata)
  • Eventuale revoca → come privato esercito l'autonomia revocando la mia precedente dichiarazione. Ciò trova un limite con il principio dell'affidamento. Questa revoca può palesarsi in modi diversi.

Il principio dell'affidamento dice che il soggetto vincola la propria persona alla propria manifestazione di volontà. Quindi il contratto ha forza di legge tra le parti. Questo perché ci sono esigenze di stabilità e certezza dei rapporti. Questo principio orienta il comportamento e assicura la stabilità dei rapporti nel nostro sistema. La tutela dell'affidamento impone talvolta che sull'effettiva volontà dei soggetti prevalga il significato obiettivo della dichiarazione, invece l'altra parte deve fare affidamento sulla dichiarazione senza essere spregiudicata.

La fattispecie è un modello di fatto al realizzarsi del quale si realizzano certi effetti. Ha certi elementi:

  • Fatto in senso lato (qualsiasi avvenimento) e mero fatto (fatti presi a prescindere dalla volontà dei soggetti, come la nascita, la morte)
  • Atti → sono dei comportamenti volontari o imputabili a chi li pone in essere
  • Negozio giuridico → atti rivolti a produrre gli effetti che il diritto ne fa scaturire. La volontà ha un ruolo centrale, in quanto io voglio giungere a quella conseguenza e quindi compio un atto (testamento, contratto, matrimonio)

I soggetti

Distinzione tra soggetto e persona fisica. Nel nostro sistema gli enti possono essere titolari di diritti e doveri come le persone fisiche, quindi anche questi sono soggetti di un ordinamento. Accanto agli enti, tra i soggetti, rientrano anche le persone fisiche. Bisogna sottolineare che tutti gli esseri umani, nel nostro sistema, hanno soggettività giuridica e sono, pertanto, soggetti di diritto.

La persona fisica. Per parlare della persona fisica dobbiamo considerare:

  • Capacità giuridica → si acquista dal momento della nascita (nascita - primo respiro, morte - cessazione dell'attività dell'encefalo), ovvero l'idoneità ad essere titolare di diritti e di doveri.
  • Capacità di agire → con la maggiore età si acquista questa capacità di agire, per compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita età diversa, anche atti che producono effetti nella sfera giuridica del soggetto.

Due forme di capacità di agire:

  • Capacità legale (atti giuridici)
  • Capacità naturale (la capacità di intendere e di volere, ovvero capacità di rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni e di determinarsi, in maniera libera)

In ambiti diversi ci sono delle conseguenze diverse della capacità naturale, riferendosi al fatto illecito, ai contratti e ad altri atti di autonomia.

Lezione 4 – Gli istituti a protezione degli incapaci d'agire

Esistono degli istituti posti a protezione degli incapaci d'agire. Esiste l'istituto della minore età, il quale è soggetto legalmente incapace di agire. Esso vuole proteggere il minore attraverso la figura dei genitori. Ci sono una serie di atti che il minore può compiere anche se non ha compiuto la maggiore età. Per esempio, quello dell'emancipazione, ovvero quello del minore con più di 16 anni può contrarre matrimonio.

Inoltre ci sono degli istituti a protezione degli adulti incapaci di agire; sono istituti di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno. Questi cercano di non emarginare il soggetto, ma bensì proteggerlo. L'interdizione è un istituto a protezione dell'incapace, e ha differenza con l'interdizione legale. In caso di reati rilevanti, come l'ergastolo, accanto alla pena si prevede l'interdizione legale. In questi casi sarà prevista una forma di interdizione legale come pena accessoria. È prevista un'annullabilità assoluta, ovvero l'annullamento del fatto compiuto dall'incapace può essere richiesto da chiunque (non solo genitori o tutori come degli istituti di interdizione).

L'originaria disciplina di protezione degli adulti incapaci di agire era divisa in interdizione e inabilitazione. Nell'interdizione ci devono essere i seguenti presupposti: abituale (1) infermità di mente (2) che rende il soggetto incapace di provvedere ai propri interessi (3) quando si ha la necessità di assicurare al soggetto un'adeguata protezione.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mara333 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi fondamentali dei rapporti di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Costanza Maria.
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