Economia del lavoro
Indice
- Argomenti del corso (slide)
- Offerta di lavoro
- Domanda di lavoro
- Equilibrio in concorrenza perfetta
- Equilibrio economico generale
- Tutela dell'impiego
- Salario minimo
- Sindacati e contrattazione collettiva
Quando l'impresa acquista del lavoro non si compra il lavoratore, ma il lavoratore stesso decide come erogare questo servizio. Le modalità di erogazione del servizio rimangono quindi sotto la sfera decisionale del lavoratore. Il fattore lavoro, il lavoratore può decidere la propria produttività => prima di entrare nel mercato decide quanto studiare (più studia e più sarà produttivo una volta entrato nel mercato del lavoro). Il capitale umano determina la produttività e i rendimenti. Il lavoratore può quindi decidere se essere qualificato o non qualificato.
L'economia del lavoro si caratterizza per essere una disciplina molto empirica di tipo micro (fa molto uso di dati) —> nel mercato del lavoro si è iniziato a raccogliere dati di carattere individuale —> sviluppate tecniche che hanno influenzato altre discipline economiche. L'offerta di lavoro è la quantità di servizi lavorativi (misurati in ore oppure in numero di persone) forniti dagli individui in cambio di una compensazione (salario). In questo corso ignoriamo l'eterogeneità dei lavoratori (abilità, formazione, preferenze) —> assumendo che i lavoratori siano omogenei:
- P = popolazione in età lavorativa (15 - 64 anni)
- O = occupati (margine estensivo) —> margine estensivo = quante persone lavorano oggi (numero di teste)
- I = inattivi (non partecipano al mercato del lavoro) —> inattivi = coloro che non lavorano e non sono disposti a farlo (es. studenti, donne che non rientrano dalla maternità)
- P = O + D + I
- l = ore lavorate per lavoratore occupato (margine intensivo) —> margine intensivo = quante ore di lavoro una persona svolge
- L = ore lavorate da tutti gli occupati
Come facciamo a sapere quanti sono i disoccupati? —> Rilevazione trimestrale delle forze lavoro ISTAT, che è un'intervista a un numero di individui sufficienti dal punto di vista statistico per rappresentare la popolazione.
Tasso di partecipazione = attaccamento al mercato del lavoro => quota di popolazione interessata a lavorare.
Tasso di occupazione = quota di popolazione che lavora => o = 1 - u.
La relazione che c'è tra il tasso di disoccupazione e il tasso di occupazione è: Il tasso di disoccupazione (u) aumenta se il tasso di occupazione (o) diminuisce oppure la popolazione (P) aumenta. u dipende dalla decisione individuale di ricerca di lavoro => se aumentano gli inattivi —> il tasso di disoccupazione diminuisce mentre o non dipende dalla decisione di ricerca del lavoro => se gli inattivi aumentano, il tasso di occupazione non varia => è una misura più stabile del tasso di disoccupazione rispetto alle scelte individuali di ricerca del lavoro.
Offerta di lavoro dipende dall'interazione tra margine intensivo e margine estensivo, riferiti ad una data popolazione. Storicamente il primo si è ridotto mentre il secondo si è ampliato (principalmente nella componente femminile) —> In Italia c'è più stabilità. Risulta fanalino di coda per la partecipazione al mercato del lavoro —> il lavoro è più concentrato in un sottoinsieme di lavoratori rispetto agli altri paesi (in media c'è un tasso di occupazione del 65%).
A sinistra i maschi in tutto il mondo hanno ridotto la partecipazione al lavoro a causa di un trend crescente nella scolarizzazione. A destra partecipazione femminile: Italia e Spagna si caratterizzano per una partecipazione femminile crescente ma molto bassa negli anni '70 e '80. Dagli anni '90 la partecipazione femminile spagnola raggiunge gli altri paesi. In Italia è avvenuto cambiamento ma molto meno.
Per gli uomini di 30 anni è 100% poi partecipazione comincia a declinare. Per le donne invece fette nell'età tra i 25 e i 35 anni (età in cui si fanno i figli), quando passa questo periodo nelle donne americane c'è un rientro nel mercato del lavoro. Nel grafico italiano la curva mostra solo modestamente un rientro perché le donne italiane non rientrano nel mercato dopo l'età dei figli.
Diari di uso del tempo Utilizzando i si osserva che nell'ultimo secolo l'assoggettamento al lavoro non è cambiato, mentre si è redistribuito il carico di lavoro domestico. Diari di uso del tempo = chiedere all'intervistato di tenere un diario di come ha usato il proprio tempo. Con questi diari si può capire quanto tempo le persone allocano al mercato e quanto al lavoro domestico e si scopre che (mettendo uomini e donne insieme) otteniamo che nel secolo che va dal 1900 al 2000 la distribuzione del tempo non è cambiata molto (grafico seguente) —> Istruzione bassa all'inizio del 1900. Nel corso di un secolo non sembra essere cambiata molto, diverso è se considero una distinzione di genere uomo donna. Le ore che le donne dedicano al mercato è aumentato molto nel corso di un secolo, allo stesso tempo è cambiato anche molto il tempo che gli uomini dedicano alla famiglia. Diminuito il tempo che le donne dedicano alla famiglia ed è diminuito il tempo dedicato al mercato da parte degli uomini.
Modello base offerta di lavoro
- p = prezzo dei beni di consumo
- c = quantità dei beni
- Tmax = quantità di tempo massima a disposizione dell'individuo
- w = salario orario
- t = quantità di tempo libero
- l = ore di lavoro che l'individuo vorrà lavorare
- y = reddito non da lavoro
Vincolo temporale = l + t = Tmax
Vincolo di bilancio del lavoratore-tipo: t = bene normale => aumentando t il benessere dell'individuo aumenta. Spesa per il tempo libero —> w * t = Il tempo libero costa in termini di mancato salario => per fruire di tempo libero si rinuncia a lavorare e pertanto si rinuncia al salario —> costo opportunità = costi di una rinuncia, costo di non cogliere un'opportunità che si ha in quel momento.
Il salario è il costo opportunità di un'ora di tempo libero. Il salario e il prezzo del tempo libero. Il modello di offerta del lavoro è contemporaneamente un modello di domanda di tempo libero w/p = numero di consumo che si acquista con un'ora di lavoro U = u(c,t). La funzione di utilità è una funzione matematica che esprime le preferenze. Le preferenze sono la capacità di un individuo di ordinare tra loro diverse alternative possibili. Curve di livello —> panieri con stessa utilità. Visto dall'alto: SMS —> saggio di scambio tra c e t che lascia il benessere invariato. c,t Bisogna cercare una coppia di variazioni di c e t tali che realizzate queste variazioni l'utilità non cambia.
Per calcolarlo bisogna utilizzare il differenziale totale della U dU = (dU(c,t)/dc)dc + (dU(c,t)/dt)dt = 0 dc/dt = - (dU/dt)/(dU/dc). Il saggio marginale di sostituzione è la pendenza della retta tangente alla curva d'indifferenza. SMS è il tasso a cui l'individuo è disposto a sostituire c e t. È una variabile individuale e dipende dalle preferenze. Problema del lavoratore consumatore —> sceglie la coppia (c,t) che da il maggior benessere possibile dati i vincoli e risolve il problema di scelta. In E —> CDI è tangente a VDB —> SMS = -w/p = -ut/uc c,t-w/p —> valutazione che il mercato da ad 1 ora di tempo libero in termini di beni di consumo. -ut/uc —> valutazione che l'individuo da ad 1 ora di tempo libero. Nel punto di equilibrio questi due valori coincidono.
Non partecipazione
Non partecipazione: alcuni individui massimizzano la propria utilità con t* = Tmax e l* = 0. Decisione di non partecipazione: Non partecipo se l'inclinazione della curva d'indifferenza (CDI) è ≥ salario di mercato in corrispondenza di t = Tmax. Quando t = Tmax, l'individuo ha tutto il tempo a propria disposizione e deve decidere se offrire almeno 1 ora di lavoro. La prima ora di lavoro viene offerta se SMS = Tmax < w/p. c,t|tSMS c,t|t=Tmax —> valutazione soggettiva della prima ora di lavoro. Questo SMS è quindi quanto l'individuo chiede per lavorare almeno 1 ora, se il mercato mi offre più di quanto io desidero allora lavoro, altrimenti no. SMS c,t|t=Tmax = - Ut(Tmax)/Uc(Y/P) Wr = salario di riserva —> salario cardinale di sostituzione a 0 ore di lavoro c* = c(w/p, Y/p) t* = t(w/p, Y/p) l* = Tmax - t* = l(w/p, Y/p).
Ricordandosi che sia c che t sono beni normali, l'effetto reddito, e quindi un aumento di Y su l*, provoca un aumento del consumo c ma anche di t (dato che è un bene normale). Di conseguenza l diminuisce. Quindi l'aumento del reddito diminuisce l'offerta di lavoro. —> Aumentare il reddito da lavoro riduce l'offerta di lavoro.
Una variazione del salario (prezzo relativo del tempo libero rispetto al bene di consumo) produce tre ordini di effetti:
- Effetto sostituzione: un aumento del prezzo del tempo libero ne riduce la domanda (—> l'offerta di lavoro)
- Effetto reddito ordinario: un aumento del prezzo del tempo libero riduce il potere d'acquisto del reddito e quindi ne riduce la domanda (—> l'offerta di lavoro)
- Effetto reddito da dotazione: un aumento del prezzo del tempo libero aumenta il valore della propria dotazione (reddito pieno) e aumenta la domanda (—> l'offerta di lavoro)
L'effetto congiunto di questi tre effetti dipende dal punto in cui stiamo valutando la variazione, ed è quindi in generale ambiguo —> se la somma dei primi due effetti supera in valore assoluto il terzo effetto il risultato è positivo => un aumento del salario aumenta l'offerta di lavoro. Effetti di un aumento di w su l. w = prezzo del tempo libero.
Per effetto di sostituzione se w aumenta —> t diminuisce e l aumenta. Per effetto di reddito, invece, se w aumenta —> t diminuisce ed l aumenta (opera negativamente perché si perde potere d'acquisto). C'è un terzo effetto: Effetto di reddito da dotazione —> se w aumenta il valore della dotazione aumenta, quindi è come se aumentasse il reddito potenziale di questa persona. Quindi ha un effetto positivo perché fa aumentare il valore iniziale —> t aumenta e l diminuisce (essendo più ricco lavora di meno). Quale sia l'effetto complessivo di questi 3 effetti dipende da caso a caso. Quando il salario è molto elevato l'effetto di reddito da dotazione diventa prevalente e la curva di offerta di lavoro cresce fino a piegarsi all'indietro. Questo è un caso del tutto teorico denominato “back-bending labor supply curve”. Non c'è un riscontro empirico per questa cosa.
Curva di offerta del mercato
Come si ottiene una curva di offerta del mercato partendo dalle curve individuali? La curva di mercato è la somma orizzontale delle curve individuali. La funzione di offerta di lavoro aggregata (in ore) è data dalla somma delle offerte di lavoro individuali, che riflettono eterogeneità delle preferenze e/o dei redditi non da lavoro individuali. Se vogliamo esprimere l'offerta di lavoro in termini di persone disponibili a lavorare (teste), dividiamo la precedente per orario medio lavorato. Questo significa che la risposta dell'offerta di lavoro alle variazioni del salario cambiano nella popolazione. Usando il concetto di elasticità delle ore di lavoro individuali al salario si può estenderlo al concetto di elasticità delle ore complessive decomponendo tra margine intensivo e margine estensivo. L'offerta di lavoro aggregata (di mercato) è quindi più elastica di quella individuale. Si stima una relazione del tipo: Facendo questo metto insieme le ore di lavoro di un individuo con il suo salario => alfa 1 è una stima dell'elasticità, mentre alfa 2 è una stima del reddito. Una variazione dell'1% del salario si accompagna a una variazione di mezzo punto percentuale dell'offerta di lavoro —> la relazione non è 1:1. La probabilità di partecipazione per le donne in contesti in cui è disponibile un asilo nido in confronto alla partecipazione in contesti in cui non è presente un asilo nido. Dove è presente la curva di partecipazione delle donne si avvicina molto a quella degli uomini.
Offerta di lavoro e settore pubblico
Effetti della tassazione. Diverse modalità di tassazione:
- Proporzionale. In questo caso tutti i redditi sono soggetti alla stessa aliquota, per cui l'aliquota marginale, quella che grava sull'ultimo euro guadagnato è la stessa che grava sul primo euro guadagnato, che è anche uguale all'aliquota media. Per ogni euro guadagnato viene effettuata un'aliquota fissa a prescindere da quanto si guadagna.
- Progressiva. L'aliquota marginale tende a crescere al crescere del livello del reddito, ovvero le aliquote sono maggiori per scaglioni di reddito via via superiori —> l'aliquota media supera quella marginale. Sistema attualmente in vigore nella maggioranza degli stati. Si può ottenere progressività introducendo l'esenzione di una quota di reddito per i più poveri.
- Regressiva. Tasse in cifra fissa uguali per tutti, indipendentemente dal reddito, producono una aliquota media (e anche marginale) che cala al crescere del reddito. Si tratta del sistema più iniquo dal punto di vista etico.
t diminuisce —> l aumenta => prevale l'effetto reddito da dotazione (raro caso). Esempio di un altro individuo: Se si aumenta l'imposizione fiscale si riduce l'offerta di lavoro. Aumentando le imposte l'offerta di lavoro individuale aumenta o diminuisce? 1. Dipende da quale dei tre effetti prevale, ma in generale ci attendiamo che l diminuisce aumentando le imposte. E di quanto? 2. Dipende dall'elasticità al salario.
Principio della tassazione ottimale. Tassare di più le domande o offerte più rigide. Più un'offerta è rigida e più la tassiamo in quanto risponde meno. L'offerta femminile è più elastica dell'offerta maschile => lo stato dovrebbe tassare di più gli uomini delle donne —> sarebbe anche un ulteriore modo per aumentare la partecipazione femminile.
Inseriamo nel modello la tassazione progressiva: Lo stato tassa, ma lo stato trasferisce anche => sussidio = trasferimento che il governo trasferisce agli individui in base a determinate condizioni di svantaggio che il governo reputa meritevoli di essere aiutate. Consideriamo il sussidio di disoccupazione: = trasferimento che lo stato effettua ai cittadini che si trovano nella condizione di assenza di un lavoro (disoccupazione) —> ci sono delle ragioni per cui è corretto che esista:
- Qualora si ritenga che la disoccupazione non è scelta dell'individuo ma è colpa del mercato che funziona male —> la disoccupazione è un malfunzionamento del mercato che incide su un cittadino —> in questo caso esistono le base etiche per trasferire risorse ai disoccupati che permettono di superare il momento di difficoltà.
- Se trovi il lavoro perdi il sussidio —> il sussidio quindi disincentiva le persone a trovare un lavoro.
Domanda di lavoro
Domanda di lavoro = domanda di un fattore della produzione da parte delle imprese. Si parla di domanda derivata perché deriva dalle decisioni relative all'offerta di prodotto. Tutto dipende dalla tecnologia in quanto è quest'ultima a definire le modalità di trasformazione degli input in output e tipicamente man mano che il tempo passa la tecnologia porta dei risparmi alle imprese circa l'utilizzo del lavoro (dei fattori produttivi). La tecnologia definisce anche che tipo di lavoro le imprese necessitano —> tecnologie sofisticate sostituiscono una forza lavoro non qualificata (cassiere) ma necessitano di forza lavoro molto qualificata per farle funzionare.
Uno dei fenomeni più diffusi è l'aumento della disuguaglianza nel mercato del lavoro —> dovuto alla tecnologia. Polarizzazione del lavoro = mercato del lavoro formato da tre categorie:
- Lavori non routinari qualificati (manager) —> lavoro in cui non si ripete la mansione
- Lavori routinari, semi-qualificati, non qualificati (cassieri, operai) —> lavoro in cui si ripete la mansione
- Lavori non routinari, semi-qualificati, non qualificati (personale di cura, colf)
La tecnologia ha aumentato la domanda del lavoro non routinario qualificato, riduce invece la domanda per il lavoro routinario. Domanda per il lavoro non routinario svolto da personale non qualificato —> componente in ascesa perché sono i lavoratori qualificati a fare richiesta per queste figure (es. mettono i genitori anziani in una casa di riposo) => tutto ciò ha un riflesso sui salari:
- Salgono quelli dei manager
- Scendono quelli degli operai
- Salgono/ non diminuiscono quelli del personale di cura
Funzione di produzione
Funzione di produzione Funzione che trasforma i fattori produttivi in output y = f(x1, x2, … , xn) y = quanto si produce x1 e xn sono i fattori della produzione (lavoro, capitale, energia). Il modo in cui gli input si trasformano in produzione dipende dalla tecnologia. Consideriamo il caso di un'impresa monoprodotto (y) utilizzando n fattori produttivi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Lavoro, impresa nella società della conoscenza - I modulo (prof. Antonelli)
-
Appunti Economia del lavoro II modulo
-
Appunti Economia aziendale - 1 modulo
-
Appunti Economia aziendale - secondo modulo