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Economia circolare

Life cycle assessment

Per LCA si intende la valutazione o analisi del ciclo di vita, ed è un metodo strutturato e standardizzato, utilizzato a livello internazionale, che permette di quantificare i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute umana associati a un bene o servizio.

Questo strumento permette di misurare e analizzare nell’arco di un intero ciclo di vita (LT), dal punto di vista ambientale:

  • Il consumo di energia e materie prime
  • Le differenti tipologie di emissioni
  • Altri importanti fattori ambientali correlati a uno specifico prodotto, processo o servizio.

La valutazione include l’intero ciclo di vita del processo o dell’attività, comprendendo l’estrazione ed il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il riuso, il riciclo e lo smaltimento finale.

Spesso è utilizzato come strumento di supporto alle decisioni per fornire un contributo effettivo ed efficace verso una maggiore sostenibilità di beni e servizi. Lo strumento di LCA permette quindi di:

  • Identificare le opportunità di miglioramento degli aspetti di impatto ambientale dei prodotti nei diversi stadi del ciclo di vita.
  • Individuare l’indicatore di prestazione ambientale.
  • Guidare la progettazione di nuovi prodotti o processi al fine di minimizzare l’impatto ambientale.
  • Fornire una base informativa e scientifica alla comunicazione esterna e all’informazione dei consumatori.

L’oggetto dello studio non è tanto il prodotto fisico ma la sua funzione, in quanto prodotti diversi possono svolgere la stessa funzione. LCA serve infatti a confrontare quale soluzione svolge quella funzione con minore impatto ambientale. LCA è utilizzata anche nel settore dell’edilizia per valutare, a livello quantitativo, i danni ambientali dovuti a un prodotto, edificio o servizio.

N.B. A partire dai primi anni ’70 è possibile trovare i primi casi di analisi del ciclo di vita utilizzati da grandi aziende statunitensi e dall’agenzia per la protezione ambiente americana (EPA). Si trattava di ricerche svolte sotto il nome di REPA (Resources and environmental profile analysis). Allo stesso tempo analisi del ciclo di vita venivano condotte anche in Europa dapprima sugli imballaggi e poi estese ad altri campi.

La significatività degli impatti ambientali varia a seconda delle fasi del ciclo di vita che vengono considerate: se lo studio venisse limitato a una sola di esse (confini del sistema), il risultato potrebbe essere ingannevole.

Le 4 fasi del processo LCA

Il processo di LCA si articola in 4 fasi:

1. Definizione degli obiettivi e del campo di applicazione: in questa fase vengono definiti i propositi del LCA e i confini, caratteristiche quali unità, procedure e qualità, del sistema. Quindi devono essere fissate le intenzioni dello studio comprese le ragioni per cui è condotto ed il pubblico a cui è rivolto.

Inoltre, si stabilisce un’unità funzionale, cioè un’unità di riferimento per quantificare il rendimento in termini di LCA di un sistema prodotto. La scelta dell’unità funzionale viene effettuata in riferimento agli obiettivi da raggiungere.

2. Analisi dell’inventario (LCI): si tratta di ricostruire i flussi dell’energia e dei materiali che permettono il funzionamento del sistema produttivo in esame, tramite tutti i processi di trasformazione e trasporto, attraverso la raccolta di dati e di procedimenti di calcolo che ne consentono la quantificazione.

L’obiettivo del LCI è quello di fornire dati oggettivi che in seguito potranno essere oggetto di elaborazioni e di commenti da cui trarre valutazioni e la redazione di un inventario dev’essere effettuata seguendo uno schema ben definito e trasparente. Solo in questo modo i risultati di diversi inventari di ciclo di vita sono fra loro confrontabili e possono essere utilizzati per valutazioni attendibili e per indicazioni utili a livello decisionale.

3. Valutazione degli impatti: è la fase più complessa del LCA. Si tratta di:

  • Imputare i consumi e le emissioni ottenute nella LCI a specifiche categorie di impatto riferibili ad effetti ambientali noti (operazione di classificazione).
  • Tradurre in effetti ambientali, grazie ad indicatori di categorie di impatto riconosciute, i dati risultanti dall’operazione di classificazione (operazione di caratterizzazione).
  • Aggregare tramite modelli di ponderazione i dati precedentemente elaborati al fine di disporre di un’indicazione di potenziale impatto risultante (operazione di ponderazione).

La valutazione degli impatti non fornisce giudizi di valore assoluto sugli effetti ambientali, ma può dare giudizi relativi. I risultati delle analisi comparative dipendono direttamente da come è stata effettuata l’operazione di ponderazione che dev’essere spiegata e motivata.

4. Interpretazione e miglioramento: è la fase dove i risultati ottenuti nell’analisi d’inventario e nella valutazione d’impatto vengono combinati tra loro in coerenza con gli obiettivi ed il campo di applicazione dello studio, al fine di trarne indicazioni e raccomandazioni. Le criticità emerse nella valutazione degli impatti possono portare a modifiche di prodotto e processo che saranno valutate ai fini della riduzione degli impatti (fase di miglioramento).

Modalità di conduzione della LCA

Ci sono 3 modi diversi di condurre una LCA in funzione dello scopo e del livello di approfondimento:

1) LCA qualitativa: è il più semplice livello di LCA, usato per effettuare valutazioni basate su un inventario limitato e di tipo qualitativo. Questo approccio non è adatto per LCA realizzata al fine di compiere operazioni di marketing o pubblicazioni. Ha il vantaggio di essere uno strumento snello ed efficace per orientare chi deve prendere decisioni verso prodotti aventi il vantaggio competitivo di essere a ridotto impatto ambientale.

2) LCA semplificata: lo scopo di questo approccio è lo stesso di un LCA dettagliata, ma in questo caso vengono applicate semplificazioni volte a ridurre il tempo necessario a compiere lo studio. Molta cautela va posta nelle semplificazioni che possono compromettere la validità dello studio. Questo tipo di LCA è il più diffuso poiché può essere utilizzato per la maggior parte degli scopi.

3) LCA dettagliata: è l’approccio più specialistico e scientifico affrontabile in modo corretto solo da esperti del settore e con forte collaborazione da parte di tutti gli attori coinvolti. Ha il vantaggio che fornisce dati molto affidabili. Lo svantaggio invece è che comporta un grosso dispendio di tempo e forze.

Risultati della LCA

I risultati della LCA possono presentarsi sotto diverse forme in relazione alla norma ISO14042, possono essere:

  • Riportati integralmente: relativamente all’unità funzionale. In questo caso la mole di dati riportati nelle conclusioni sarà elevata e difficilmente interpretabile dalle persone a cui è rivolto lo studio.
  • Tradotti negli indicatori delle categorie: di impatto selezionate tra quelle riconosciute dagli organismi competenti, in questo caso la lettura dei risultati richiede una certa competenza, in quanto gli effetti ambientali sono numerosi.
  • Aggregati: secondo modelli di valutazione degli impatti ambientali nei quali è introdotta una componente di valutazione “soggettiva”. In questo caso si procede attraverso un’aggregazione di questi dati in base a criteri di ponderazione o tramite un percorso che partendo dalla fase di classificazione attraverso modelli diversi permette di ottenere un valore identificativo del potenziale impatto.

Revisione critica

Revisione critica: il risultato dello studio, in termini quantitativi, è strettamente dipendente da tutta la serie di ipotesi preliminari che sono soggettivamente impostate dall’esecutore dello studio. Si pone il problema di chiarire se le ipotesi fatte siano consistenti con lo studio, se i dati raccolti siano affidabili e dunque se i risultati siano complessivamente attendibili.

Si ricorre allora al processo di revisione critica, questo processo può essere condotto internamente o esternamente, cioè da un esperto di LCA indipendentemente dall’organizzazione che ha promosso lo studio in esame. La revisione critica esterna è raccomandata dalle norme ISO nel caso in cui lo studio sia finalizzato alla produzione di documenti pubblici.

Revisore critico: non deve aver preso parte all’elaborazione dello studio di LCA. Ha il compito di verificare che le assunzioni fatte siano corrette, coerenti con la normativa di riferimento e soprattutto valide dal punto di vista scientifico.

Il processo di revisione critica quindi rappresenta l’elemento per la validità scientifica dei risultati dello studio. Un documento contenente i risultati dello studio LCA e le relative revisioni critiche, seppur valido dal punto di vista scientifico, è coerente dal punto di vista della comunicazione. Per far fronte a tale problematica esistono 2 possibilità:

  • Certificazione di terza parte dello studio: l’organizzazione che ha sviluppato la LCA chiede ad un certificatore di controllare che lo studio sia fedele ai requisiti espressi dalle norme di riferimento. La certificazione può affermare che i risultati dello studio sono corretti sulla base delle ipotesi effettuate ed eventualmente che l’azienda ha avviato un percorso di miglioramento continuo delle prestazioni ambientali del prodotto, processo o attività oggetto dello studio di LCA. Se la certificazione dello studio LCA garantisse credibilità allo studio ed immediatezza nella comunicazione, es. logo, comunque non risolve il problema della ripetibilità e confrontabilità dello studio con altri prodotti funzionali.
  • Dichiarazione ambientale di prodotto: è finalizzata a risolvere quest’ultima problematica. Le ipotesi soggettive di partenza in questo caso sono definite e registrate in Italia pubblicamente presso l’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale). Tali ipotesi, che comprendono la definizione dei confini del sistema, l’unità funzionale, sono descritte in un documento chiamato “Specifiche di prodotto per la dichiarazione ambientale”. I risultati vengono sintetizzati in un breve documento che richiama le specifiche di prodotto di riferimento. I risultati presentati in tal modo sono credibili, corretti, riproducibili, confrontabili e facilmente analizzabili. L’ANPA ha redatto delle linee guida per la redazione di dichiarazioni ambientali di prodotto e ha avviato un processo di coordinamento internazionale con l’obiettivo dell’estensione all’estero della validità di quelle realizzate in Italia.

Sistema di gestione ambientale

Sistema di gestione ambientale (SGA): è costituito dall’insieme dei meccanismi organizzativi, degli strumenti, delle risorse, delle procedure necessarie per la gestione delle variabili ambientali e per il raggiungimento dei fini e degli obiettivi stabiliti dall’azienda. Rappresenta il nucleo tecnico organizzativo predisposto dall’azienda per gestire le problematiche ambientali.

Un tipico SGA nelle sue attività principali è composto da:

  • Attività di analisi
  • Attività di strutturazione, organizzazione e gestione
  • Attività di controllo e misurazione delle prestazioni
  • Attività di comunicazione

SGA è un approccio sistemico che può usare l’analisi LCA per supportare decisioni strategiche e migliorare la sostenibilità, collegando la prospettiva del ciclo di vita alla gestione aziendale complessiva.

Perché è necessaria l’economia circolare?

Durante gli ultimi decenni è aumentato l’interesse nei confronti del modello dell’economia circolare, con lo scopo di fornire un’alternativa all’attuale modello economico dominante, il modello lineare (Brown economy): prendi, produci, usa e butta.

Modello lineare: indica un sistema produttivo e di consumo in cui le risorse naturali vengono estratte, trasformate in prodotto, consumate e smaltite come rifiuti senza reintegrazione sistematica nel ciclo produttivo. Si parla di brown economy in quanto il termine brown sottolinea l’intensità di carbonio e l’impatto ambientale tipico di questo approccio.

Nel 2050 la domanda di risorse non rinnovabili, minerali, petrolio, metalli, potrebbe superare l’offerta sostenibile di circa 40 miliardi di tonnellate all’anno, creando un grande squilibrio tra domanda e offerta. L’economia circolare estende il ciclo di vita dei prodotti permettendo di ridurre i rifiuti al minimo.

Un aspetto fondamentale per l’economia circolare è dato anche dalle piattaforme di condivisione, per es. BlaBlaCar, il quale permette a più persone di viaggiare contemporaneamente verso una destinazione comune riducendo i veicoli in circolazione. Al giorno d’oggi le piattaforme digitali hanno un ruolo centrale nell’economia circolare: si pensi a Vinted, la quale dà una seconda vita a prodotti utilizzati limitando il fast fashion, o Too Good To Go.

Quali sono i limiti del modello lineare?

Lo smaltimento di un rifiuto in discarica determina che tutta l’energia residua in esso incorporata venga persa. Quindi il limite è l’incapacità di massimizzare l’energia e le risorse a disposizione, ciò si evince sia dall’aumento dei prezzi delle merci, sia dalla loro volatilità.

Tra gli altri limiti troviamo l’esaurimento delle risorse, e il fatto che l’estrazione e la produzione intensiva generano emissioni e degrado ambientale. Un aspetto importante da analizzare nell’economia lineare è la responsabilità nella distruzione degli ecosistemi naturali, i quali hanno un ruolo fondamentale per il benessere dell’uomo.

Fin dagli anni ’70 l’umanità ha richiesto più di quanto il nostro pianeta potesse offrire in modo sostenibile. Gli evidenti limiti imposti dall’utilizzo del sistema lineare impongono il passaggio ad un sistema economico circolare. La transizione dall’economia lineare, prendere, fare e smaltire, a quella circolare indirizza l’attenzione verso concetti come il riutilizzo, il rinnovo e il riciclo di materiali e prodotti esistenti. Ciò che si considera rifiuto può essere trasformato in risorsa.

Cosa si intende con inquinamento?

È un’azione irreversibile che altera l’equilibrio del sistema naturale. Si fa riferimento all’emissione di sostanze non buone nell’ecosistema. Secondo Porter, uno spreco economico che implica l’utilizzo non necessario, inefficiente o incompleto di risorse. Può essere:

  • Inquinamento concentrato: proviene da una singola fonte ben identificabile, es. scarico di un’industria in un fiume.
  • Inquinamento misto: deriva da più fonti diverse, spesso diffuse sul territorio, es. smog urbano + riscaldamento + industrie.

Cosa si intende con degrado ambientale?

È il peggioramento della qualità e della funzionalità dell’ambiente naturale, causato da attività umane o processi naturali, che riduce la capacità degli ecosistemi di fornire risorse, servizi, es. aria che peggiora, fiumi e mari contaminati. A differenza dell’inquinamento è reversibile come problema.

VIA = acronimo di Valutazione d’Impatto Ambientale. È una procedura tecnico-amministrativa che serve a valutare in anticipo gli impatti ambientali significativi di un progetto prima che venga autorizzato. Obbligatorio per ponti e strade, es. nel caso del ponte sullo stretto vengono analizzati gli impatti sulla migrazione degli uccelli.

SIRTI = è il sistema nazionale di tracciabilità dei rifiuti che insieme ad una procedura interna documentata stabilisce se un materiale è diventato rifiuto o risorsa.

Prodotto principale: è un bene o materiale creato intenzionalmente per essere immesso sul mercato. È il bene che ha valore economico tale da giustificare l’avvio dell’attività dell’imprenditore.

Coprodotto: detiene valore economico analogo al prodotto principale.

Sottoprodotto: detiene valore economico inferiore rispetto al principale.

Rifiuto: è qualsiasi sostanza o oggetto del quale il detentore si disfa o decide di disfarsi, perciò è stata introdotta la responsabilità estesa del produttore (“Chi inquina paga”), principio secondo cui il produttore di un bene è responsabile anche della fase post consumo, cioè quando il prodotto diventa rifiuto. Il rifiuto non ha valore economico. L’obiettivo è creare coprodotti. I beni di oggi sono le risorse di domani al prezzo di ieri.

Cosa sono gli acquisti verdi?

Sono gli acquisti da parte dello Stato di servizi e prodotti sostenibili. Gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione rappresentano uno degli strumenti a maggior potenziale per promuovere la transizione verso un’economia circolare, in cui l’utilizzo delle risorse naturali è minimizzato, i prodotti sono pensati per durare il più a lungo possibile ed i singoli componenti reimmessi in cicli biologici o tecnici a fine vita dei prodotti.

Economia circolare (green economy)

L’economia circolare (green economy) è un modello di business che punta a ridurre gli sprechi, mantenere il valore dei materiali il più a lungo possibile e rigenerare le risorse invece di consumarle una sola volta. Trasforma i rifiuti in nuove risorse. È il modello opposto all’economia lineare. Si basa su riduzione, riuso, riparazione e riciclo, creando un ciclo continuo. Si tratta di un nuovo modello di business, adatto a condurre verso uno sviluppo più sostenibile e promuove un uso più appropriato delle risorse ai fini di un’economia più verde.

Quali sono i principali modelli di business dell’economia circolare?

Sono 5:

  1. Forniture o acquisti circolari = forniture di risorse rinnovabili, riciclabili e biodegradabili
  2. Recupero, riuso e riciclo delle risorse
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher l.a.a di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia circolare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Calabrò Grazia.
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