Le scelte di dimensionamento della capacità produttiva
Economia di scala, disaturazione e di apprendimento
La strategia d’impresa è fortemente influenzata dalle scelte di dimensionamento delle attività aziendali, le quali possono portare allo sviluppo di vantaggi economici. Economia = vantaggio economico nella realizzazione di un’attività, un processo o una combinazione economica = risparmio di costo unitario = minor livello di costi a parità di risultati ottenuti.
Nel momento in cui si aumenta la capacità produttiva dell’impianto e si riduce il costo medio unitario si parla di economie di scala (EDS).
Il concetto fondamentale è la capacità produttiva (CP) = produzione massima di output che un’impresa è in grado di ottenere in un’unità di tempo date certe condizioni operative (determinata dalla grandezza degli impianti, l’aumento della forza lavoro, la quale è una scelta che deve essere fatta da ogni impresa per determinare il proprio mercato).
- Capacità produttiva nominale (CPN) = capacità produttiva ipotetica offerta dall’impianto al momento dell’acquisto (senza soste, interruzioni, guasti).
- Capacità produttiva teorica (CPT) = capacità produttiva effettiva dell’impianto (tenendo conto di eventuali interruzioni). CPN > CPT.
Produzione effettiva (Q) = dimensione produttiva che l'impresa effettivamente decide di produrre; molto spesso è < CPT perché, ad esempio, il mercato non è in grado di assorbire tutta la produzione realizzabile dalla nostra azienda. Q < CPT < CPN.
La misura della CP richiede, quindi, la corretta definizione dell’output e, dunque, la definizione della sua unità di misura (ex negozio = superficie di vendita, società di consulenza = giornate/uomo, trasporto aereo = posti a sedere e distanze percorribili).
Esempio di un'azienda produttrice di prodotti da forno
In questo caso il forno rappresenta un cosiddetto collo di bottiglia = fase della produzione dove la capacità produttiva è minore della capacità produttiva nelle altre fasi di produzione. È importante che tutte le fasi di produzione abbiano la stessa capacità produttiva affinché la produzione effettiva sia ottimale. In imprese con più fasi produttive in sequenza, la capacità produttiva è data dal minimo comune multiplo tra le capacità produttive minime delle varie fasi.
- Economia di scala = CP aumenta, AC diminuisce.
- Diseconomie di scala = CP diminuisce, AC aumenta.
Quasi sempre le dimensioni maggiori consentono costi unitari più bassi. Talvolta le EDS sono decisive per poter stare sul mercato, altre volte sono poco rilevanti. Nel momento in cui un’impresa aumenta i propri volumi di produzione ma non la CP, allora la riduzione dei costi unitari è risultato matematico della ripartizione del costo totale. Dunque si determina un grado di utilizzo o grado di saturazione della capacità produttiva = (Q/CP) x 100. Solitamente le imprese tendono ad avere una capacità produttiva in eccesso, così da avere un margine di miglioramento futuro.
Calcolo delle economie di scala
Per il calcolo delle economie di scala si richiede il confronto tra due diverse capacità produttive, ipotizzando per entrambe lo stesso grado di utilizzo o saturazione (la modalità più semplice è quella di ipotizzare la saturazione massima). EDS = differenza tra i due costi medi unitari = CMU(impresa A) - CMU(impresa B).
CMU = CT/Q. Il CMU va calcolato sul CT della CP dato il grado di saturazione.
Esempio delle 2 aule
CMU (aula A) = 34.300 : 100 = 343. CMU (aula B) = 56.860 : 200 = 284,3. Si hanno delle EDS = 343 - 284,3 = 58,7.
All’aumentare della CP, diminuisce CMU tuttavia aumenta il costo totale; questo perché esistono alcuni componenti che non sono divisibili e che sono necessari con un numero fisso (es. porte o proiettore) oppure le superfici rimangono invariate.
Fonti/cause delle economie di scala
- Indivisibilità di alcune componenti = alcuni componenti non possono essere ridotti come dimensioni o costi al di sotto di una scala minima.
- Maggiore produttività degli input per effetto della specializzazione = al crescere delle dimensioni aziendali è possibile specializzare maggiormente le risorse, sia umane (personale) che tecniche (impianti), il che è in grado di produrre un vantaggio economico.
- Proprietà geometriche dei contenitori (per molti impianti produttivi o depositi, la capacità è proporzionale al volume e non alla superficie di alcuni contenitori).
- Maggiore efficienza degli impianti di maggiori dimensioni.
- Minori costi unitari di acquisto dato il maggior potere contrattuale.
Il maggiore assorbimento dei costi per effetto di maggiori volumi di produzione data una certa CP non rappresenta una fonte di EDS ma economia di saturazione della CP.
Economie di saturazione della capacità produttiva
Riduzioni del costo medio unitario derivanti dall’aumento dello sfruttamento della capacità produttiva (tenendo costante la CP).
Il miglioramento della struttura di costo per effetto delle economie di scala trova un limite:
- Nella capacità di assorbimento da parte del mercato.
- Nelle esigenze di differenziazione dei consumatori.
- Nella minore flessibilità dei grandi impianti produttivi.
- Nell’esistenza di costi di trasporto che possono annullare i benefici della scala.
Riassumendo
Facendo riferimento a due capacità produttive diverse, si parla di economie o diseconomie di scala. Facendo riferimento alla capacità produttiva di un medesimo impianto si parla di economie o di economie di saturazione.
I costi dell’azienda
- Costi fissi
- Costi variabili
All’aumentare del grado di sfruttamento della capacità produttiva, il costo fisso è ripartito su un numero maggiore di output e questo determina una riduzione del costo medio unitario. Le economie di assorbimento di costi fissi o saturazione sono tanto maggiori quanto maggiore è l’incidenza sui costi fissi.
Le EDS NON sono le riduzioni di costo derivanti da maggiori volumi di produzione.
Fattori che determinano una riduzione di costo
- Impianti più grandi: economie di scala.
- Maggiori volumi dato un certo impianto: economie di saturazione della CP (assorbimento dei costi fissi).
Tuttavia, l’aumento dei volumi di produzione richiede un’attenta valutazione da parte dell’azienda perché:
- Da un lato, installando una capacità produttiva più elevata si ottengono delle economie di scala.
- Si corre il rischio di non saturare completamente la capacità produttiva installata (più elevata), andando incontro a diseconomie di saturazione della capacità produttiva.
Economie di apprendimento (o di esperienza)
Riduzione di costo unitario che si realizza per effetto dell’esperienza nella realizzazione di una certa attività = accumulo di esperienza dovuto alla ripetizione in modo continuativo di una certa attività.
Le economie di apprendimento dipendono dal volume di produzione cumulata, ovvero il volume di produzione di quel determinato bene realizzato da un’impresa dall’inizio della sua attività. Queste tipologie di economia si verificano in modo costante = riduzione dei costi in percentuale costante.
Esempio dell’impresa che produce aerei
Più aumenta l’esperienza dei lavoratori e più aumenta la produzione e minori sono i costi con il lungo andare. Ad ogni raddoppio della produzione si riduce il tempo necessario per la costruzione dell’aereo.
Calcolo delle economie di apprendimento
Economie di apprendimento: (C - C2x) : C = risparmio di costi ottenibile ad ogni raddoppio della produzione.
Curva di esperienza
Pendenza della curva = velocità di apprendimento: (C2x / Cx) x 100.
I maggiori risparmi dovuti all’effetto esperienza si ottengono maggiormente sui primi lotti di produzione. L’accumulo di esperienza è un fenomeno che interessa tutte le attività aziendali.
Esercizio Airbus
La prima unità prodotta costa £200, quanto costerà l’ottavo prodotto sapendo che la velocità di apprendimento è dell’80%?
- £200
- £160
- £128
- £102,4
- £81,92
- £65,54
- £52,43
- £41,94
Fonti/cause delle economie di apprendimento
- Crescente abilità nello svolgimento delle attività.
- Migliore selezione delle risorse produttive.
- Coordinamento più efficiente.
- Più elevata programmabilità dell’attività.
- Semplificazione dei prodotti e dei processi.
L’esperienza è in grado di ridurre i costi data la riduzione degli sprechi, miglioramenti dei prodotti a parità di costi, migliore sfruttamento delle risorse a disposizione e diminuire le perdite di tempo.
Importanza della conoscenza dei risparmi di costo ottenibili per effetto dell’esperienza
Perché la conoscenza dei risparmi di costo ottenibili per effetto dell’esperienza è molto utile?
- Comprendere quale potrebbe essere l’andamento dei costi dell’azienda.
- Decidere le politiche di prezzo a lungo termine.
- Comprendere i vantaggi di costo ottenibili rispetto ai concorrenti.
- Assumere decisioni sulla divisione del lavoro all’interno dell’azienda.
Esercizio
2017: 2000 unità CU = £340 alla fine del 2017 £272. 2018: raddoppio £217,6. 2021: raddoppio di produzione cumulata £174,1.
Dunque, i fenomeni di economie di scala, di saturazione e di apprendimento sono interconnessi. Una combinazione particolare di queste economie si realizza attraverso le “strategie di replicazione”.
Economie di replicazione o di raggio d’azione
Strategia per cui si sfruttano le competenze e la routine presenti nel patrimonio aziendale applicandole ad un gran numero di combinazioni economiche parziali tra loro uniformi. Le strategie di replicazione fanno leva su competenze e routine presenti nel patrimonio aziendale e applicate allo sviluppo di nuove attività in molti aspetti simili (ex franchising).
Esercizio su economie di scala e di apprendimento
Impresa A: 10 spremiagrumi/h, 1500 h/anno, costo annuo dipendente £33.000, 1 dipendente, costo impianto £220.000, vita utile 10 anni, spese globali £38.000, CU energia elettrica £0,30, CU componenti £0,20, Q 1200, CP 15.000. Impresa B: 16 spremiagrumi/h, 6 h/anno, 2 dipendenti, costo impianto £250.000, CU energia elettrica £0,25, CU componenti £0,25, CP 24.000.
- CP(A) = 15.000 grado di utilizzo = 80%
- CP(B) = 24.000 grado di utilizzo = 50%
Impresa A - 80%: costo manodopera 33.000, ammortamenti 22.000, spese generali 38.000 = CF = 93.000; costo energia 3.600, costo componenti 2.400 = CV = 6.000; Ctot = 99.000; CMU 8,25.
Impresa A - 100%: costo manodopera, ammortamenti e spese generali invariati = CF = 93.000; costo energia 4.500, costo componenti 3.000 = CV = 7.500; Ctot = 100.500; CMU 6,7.
Impresa B - 80%: CF = 129.000; CV = 4.800; Ctot = 133.800; CMU 11,15.
Impresa B - 100%: CF = 129.000; CV = 9.600; Ctot = 138.000; CMU 5,75.
EDS = 6,7 - 5,75 = 0,95.
Lezione 20 (28.10.2022) Pag. 85 - libro “Casi di management” CASO SCALTRINI
Domande
Calcolo del CMU dell’impianto A = 435 unità/h: Ore lavorate all’anno: 1760 CP: 765.600 Produzione effettiva data la CP all’80%: 612.480 Quota ammortamento = 2.100.000 CMU = CV + CF= (0,80 x 612.480 + 20.660 x 157 + 0,50 x 612.480 + 2.580.000 + 33.570 x 18 + 1.550.000 + 3.100.000 + quota ammortamento) : (348 x 1760)= (489.984 + 3.243.620 + 306.240 + 2.580.000 + 604.260 + 1.550.000 + 3.100.000 + 2.100.000) : 612.480 = 13.974.104 : 612.480 = 22,815.
CMU a 435/h con CP 765.600= (0,80 x 765.600 + 20.660 x 196 + 0,50 x 765.600 + 2.580.000 + 33.570 x 18 + 1.550.000 + 3.100.000 + quota ammortamento) : (435 x 1760)= 612.480 + 4.049.360 + 382.800 + 2.580.000 + 604.260 + 1.550.000 + 3.100.000 + 2.100.000) : 765.600 = 14.968.900 : 765.600 = 19,784.
CMU a 700/h: CP = 700 x 1760 = 1.232.000. CMU = (2.890.000 + 3.615.000 + 1.550.000 + 20.660 x 292 + 33.570 x 20 + 0,75 x 1.232.000 + 0,45 x 1.232.000 + 2.800.000) : 1.232.000= (2.890.000 + 3.615.000 + 1.550.000 + 6.032.720 + 671.400 + 924.000 + 554.400 + 2.800.000) : 1.232.000 =19.035.520 : 1.232.000 = 15,45.
Con la piena saturazione della CP, il CMU diminuisce tra i due impianti, dunque si verifica un’economia di scala pari a 4,11.
Le prospettive di mercato affermano che l’azienda potrebbe vendere già dal primo anno 850.000 pezzi. Affinché il secondo impianto soddisfi le richieste di mercato, l’impianto deve operare al 69%, dunque i costi fissi rimangono invariati e il totale dei costi risulta essere 16.719.720. Calcolando il CMU ottengo 19,67. Quindi ci sono delle diseconomie di saturazione. Considerando l’impianto A al 100%, questo non sarebbe in grado di soddisfare la richiesta di mercato.
Ricavi impianto A al 100%: 21.819.600. Ricavi impianto B al 69%: 24.225.000. RO impianto A: 6.840.700. RO impianto B: 7.505.280. Dunque, se la prospettiva di vendita è quella di vendere 850.000 prodotti, allora conviene installare l’impianto B.
La struttura dei costi fissi e variabili
L'analisi costi-volumi-risultati
Il modello costi-volumi-risultati è utilizzato per indagare le relazioni che esistono tra i volumi di beni effettivamente prodotti e venduti da un’azienda e i risultati operativi da essa conseguiti.
I fattori che determinano il risultato economico conseguito dalle imprese in un determinato periodo possono essere ricondotti a tre classi fondamentali:
- Determinanti o elementi strutturali = capacità produttiva installata e mix costi fissi e variabili.
- Prezzi-costo e prezzi-ricavo che dipendono da elementi interni e elementi esterni:
- Prezzi-costo = prezzo di approvvigionamento.
- Prezzi-ricavo = prezzo a cui viene venduto il prodotto (ex premium price = prezzo di un prodotto maggiore del prezzo medio applicato dalla concorrenza).
- Volumi prodotti e venduti.
Questi tre fattori (struttura, costi-ricavo e volume) determinano il reddito operativo.
Gli effetti delle molteplici azioni che si possono intraprendere per migliorare il risultato di un’attività economica possono essere classificati in 3 grandi categorie:
- Variazione nei volumi.
- Variazione nei costi.
- Variazione nei prezzi di vendita.
È importante svolgere un’analisi costi-volumi-risultati per:
- Analizzare il variare del risultato economico al variare dei volumi di vendita = punto di pareggio o break-even point (BEP).
- Confrontare ipotesi di configurazione di prezzi-costi al fine di identificare la soluzione migliore in termini di risultato economico atteso.
- Confrontare ipotesi di internalizzazione ed esternalizzazione: integrazione verticale ed estensione delle combinazioni economiche.
I costi fissi e i costi variabili dunque si differenziano nelle relazioni tra volumi prodotti e venduti e risultati conseguiti:
- Costi fissi = costi non direttamente e strettamente correlati al volume di produzione o vendita.
- Costi fissi di struttura (manodopera diretta e indiretta, manutenzioni, affitti e quote di ammortamento) = strettamente legati alla CP.
- Costi fissi di sviluppo (pubblicità, consulenze legali e formazione del personale) = non legati alla CP, ma destinati a sostenere l’attività corrente e porre le condizioni per lo sviluppo futuro dell’azienda e, quindi, più facilmente modificabili.
Nel caso di grandi cambiamenti nella produzione, tuttavia, i CF possono variare e dunque assumere una configurazione a “scala”.
- Costi variabili = costi direttamente e strettamente correlati al volume di produzione o vendita (provvigioni di vendita, consumi di materie prime, lavorazione esterne, manodopera diretta che può essere facilmente dismessa, energia, imballaggi e trasporti).
In un intorno limitato di quantità, il grafico dei CV assume la configurazione di una retta; tuttavia, considerando grandi quantità, i CV tendono a diminuire assumendo, quindi, nel grafico la configurazione di una curva che tende verso il basso.
I costi totali
I costi totali risultano, dunque, essere la somma tra costi fissi e costi variabili. All’aumentare della quantità:
- I CV aumentano.
- Il CT aumenta.
- I CVU rimangono invariati.
- I CF rimangono invariati.
- I CFU diminuiscono.
- I CtotU diminuiscono.
- Il CMU diminuisce.
Esercizio
Prezzo di vendita = 3000. CV = 1000. CF = 100.000. Quanti tavoli devo essere certo di vendere per aprire questa linea di produzione? Ctot = CV + CF = 101.000.
Il BEP o punto di pareggio è il punto di equilibrio in cui i ricavi si eguagliano ai costi totali:
R = CV + CF
P x Q = CVU x Q + CF
Q(P - CVU) = CF
Q = CF : (P - CVU) = ammontare delle vendite che consente di coprire tutti i costi aziendali.
- Il BEP può essere inteso:
- Come il numero di pezzi per produrre e vendere per andare a pareggio = BEP in volume.
- Fatturato da conseguire per andare in pareggio = BEP in fatturato.
- Fatturato di pareggio = Q x P = CF : (MDCU : P) = CF : MDC%
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Appunti di Economia aziendale (EAGI) - primo parziale
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Appunti di Economia aziendale (EAGI) - introduzione al bilancio
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Appunti esame di Economia aziendale (secondo parziale)
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Economia aziendale - Appunti secondo parziale