Giovedì 24/02/22
Con il termine audizione si intende quel setting di tipo forense che ha a che fare con il tema dell’ascolto che è un tema trasversale ai setting clinici. Esiste una sorta di esperienza che l’esperto deve avere quando si accosta all’ascolto dell’abuso, ma anche all’abuso dell’ascolto, ovvero la non competenza di mettere il minore nella condizione di poter essere ascoltato.
Elementi presenti nell’ascolto dell’abuso
Gli elementi che la letteratura dice che dovrebbero essere presenti nell’ascolto dell’abuso:
- Consapevolezza della consistenza e sulle caratteristiche del fenomeno, quindi nel momento in cui mi avvicino al bambino potenzialmente vittima di violenza bisogna sapere di cosa parliamo, la consistenza del fenomeno e le caratteristiche e darà indicazioni anche al giudice in termini più di credibilità. Gli abusi intrafamiliari sono abusi che lasciano conseguenze molto più gravi e sono graduali erotizzazione del contatto fisico tra il minore e il genitore che parte in una relazione privilegiata dal punto di vista affettivo e che passa da modalità ludiche o igieniche ad essere connotati sessualmente.
- Capacità concreta di rilevazione degli indicatori della violenza, esiste una costellazione di sintomi cognitivi, emotivi, affettivo-relazionali, comportamentali che più tipicamente si ritrovano nelle situazioni di violenza ma non in modo deterministico. Ad esempio, i comportamenti sessualizzati sono quei comportamenti/conoscenze che non sono consone all’età del bambino e derivano dall’aver esperito un contatto emotivo prematuro con la sessualità. Anche questi comportamenti sessualizzanti però possono comparire in situazioni di non violenza, ad esempio la masturbazione compulsiva: un’alta % di bambini abusati la mette in atto ma può essere anche associata a gravi disabilità o deprivazioni affettive.
- Disponibilità e competenza emotiva e cognitiva nell’accogliere senza distorcere né inibire le comunicazioni del bambino che è stato abusato o che potrebbe esserlo, è la capacità di ascoltare senza distorcere i pensieri del bambino perché le posizioni ideologizzanti sono pericolose (sono quelli che pensano che i bambini hanno sempre ragione). C’è chi si muove in una direzione che sostiene che il bambino per sua natura è condizionato e suggestionabile e dall’altro lato alcuni sostengono che i bambini dicono sempre la verità. Il rischio di aderire ad una o all’altra è ugualmente pericolosa, perché sostenere un falso ricordo in un bambino non solo ha delle ricadute giuridiche gravi ma fa male anche al bambino perché ovviamente dal punto di vista clinico l’essere trattato come un bambino vittima di violenza ha degli impatti sulla crescita e sullo sviluppo personale, mentre la posizione ideologica che dice che il bambino dice sempre la verità lascia i bambini in condizioni di rischio di essere rivittimizzati ma anche dopo la cessazione con il perpetratore gli lascia l’idea di non essere creduto. Quindi serve che l’operatore abbia un’operazione neutra nell’ascoltare il bambino.
Abuso nell’ascolto
Mentre l’abuso nell’ascolto è:
- Alterazione della consapevolezza sulla realtà del fenomeno
- Incapacità di rilevare l’abuso
- Assenza di comprensione e di condivisione, incompetenza emotiva e cognitiva nell’ascolto del minore
In Italia non esiste un protocollo standard di come si ascolta un minore, ma ci sono delle linee guida e quindi esistono diversi protocolli a cui ci si ispira.
Nota bene
NB: Bisogna tenere un diario personale dopo ogni incontro di laboratorio, quindi ognuno di noi deve scrivere quello che ha sentito, ha provato, lei non ce lo chiederà ma ci aiuta nella parte di elaborato finale che lei chiede ad esito del laboratorio.
L’elaborato finale è composto da due parti: una prima parte si sceglie una delle audizioni che leggeremo o vedremo qua in aula e bisogna farne un’analisi tecnica sui criteri che via via approfondiremo durante le lezioni. Dopo la fine delle lezioni, vi è una giornata in cui ci dà l’opportunità di leggere o rivedere le audizioni viste in aula. Circa 10 pagine di analisi tecnica di una audizione protetta e poi più o meno una decina di pagine sul percorso emotivo, il nostro percorso emotivo e in questo torna utile il nostro diario. L’elaborato va consegnato entro 10 giorni prima dal primo appello, indipendentemente dal giorno in cui si sosterrà l’esame (entro il 2 di giugno).
Normativa e linee guida per l’ascolto del minore vittima
La possibilità di definire cosa è la violenza e le sue conseguenze è recente: vi è la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989) che all’art. 12 sostiene che i minori sopra i 12 anni sono ascoltati nei procedimenti civili, mentre nei procedimenti penali è molto importante raccogliere il racconto del bambino ed è precedente all’ascolto dei minori in ambito civile.
Le linee guida hanno l’obiettivo di fornire dei suggerimenti che hanno l’obiettivo di garantire l’attendibilità dei risultati degli accertamenti tecnici e la genuinità delle dichiarazioni, assicurando nel contempo al minore la protezione psicologica, la tutela dei suoi diritti relazionali, nel rispetto dei principi costituzionali del giusto processo e degli strumenti del diritto internazionale. In ambito giuridico la testimonianza è la forma di raccolta della prova, vanno raccolte sufficienti informazioni perché il giudice possa applicare la legge.
L’attendibilità ha a che fare con il carattere probatorio delle informazioni, mentre gli psicologi si possono esprimere sulla credibilità clinica, che ha a che fare con l’analisi del racconto. Le linee guida sostengono che da un lato c’è il polo della verità mentre dall’altro c’è il rispetto dei contenuti emotivi, affettivi e cognitivi del bambino, che è un soggetto debole, che si trova inserito in un iter di per sé stressante e difficile, quindi la linea guida cerca di conciliare questi due elementi, cercando di rispettare i bisogni e le fatiche di un minore inserito in questo contesto. Quindi bisogna fornire informazioni per un corretto ascolto e per evitare la vittimizzazione secondaria, ovvero quella quota di vittimizzazione che deriva dall’essere inserito nell’iter giuridico.
Principi delle linee guida
Esistono tante linee guida, ma tutte si fondano su alcuni principi:
- 1. Figure professionali coinvolte: figure che accompagnano il poliziotto o il magistrato
- 2. Tempi e luoghi dell’intervista: quanto deve durare, è ripetibile, dove bisogna effettuarla
- 3. Numero delle interviste
- 4. Documentazione dell’incontro: come io documento, con videoregistrazioni, scrittura, ecc...
- 5. Struttura interna dell’intervista: come avviene il colloquio
- 6. Utilizzo di strumenti (disegno, bambole e/o test): alternativi o complementari
- 7. Aiuto terapeutico prima, durante e dopo l’intervista
Practise guidelines
La Practise Guidelines (APSAC – American Professional Society on the Abuse of Children) dice che:
- Il colloquio è parte fondamentale ma non esaustiva del processo di indagine, perché l’intervista è la parte principale in cui si costruisce il processo in casi di violenza perché è il momento in cui il bambino ci può raccontare i fatti, anche se comunque vi sono le indagini preliminare, le intercettazioni socio-ambientali.
- L’intervistatore può provenire da diversi campi professionali, con specifiche conoscenze teoriche e pratiche in materia di abuso sessuale infantile.
- L’intervistatore deve adeguarsi alle caratteristiche legate all’età e alla cultura del minore (si favorisce l’impiego di mediatori culturali, che non sono solo chi traduce ma ha anche una conoscenza degli aspetti culturali che non si esauriscono negli aspetti linguistici ma vanno oltre).
- Chi intervista deve conoscere gli elementi del processo e la storia del minore, in modo da poter indirizzare le domande.
- Il luogo del colloquio deve essere emotivamente neutro, libero da distrazioni e possibilmente adatto alla videoregistrazione. Non si può risentire il bambino tante volte, perché il bambino tanto più è piccolo quanto più sarà difficile ricordarsi la fonte del ricordo che ha in mente (se l’ha visto lui, se l’ha sentito, ecc...). Quindi più viene sentito il bambino più aumenta il rischio di distorcere con informazioni desunte dal contesto.
- È buona norma preferire la presenza esclusiva dell’intervistatore e del minore
- Privilegiare l’utilizzo di domande aperte, ad imbuto, su percezioni sensoriali e stati emotivi del minore, su fatti concreti e/o che parcellizzano temporalmente l’evento
Guidelines for the clinical evaluation for child
La Guidelines for the clinical Evaluation for child (American Academy of Child and Adolescent Psychiatry) sostiene che:
- L’intervistatore deve possedere specifiche conoscenze di psicologia di sviluppo e della famiglia, e deve essere in grado di suggerire l’eventuale supporto psicologico o interventi che favoriscono la tutela del minore. Sarebbe bene che il minore venisse ascoltato la prima volta prima di iniziare un percorso psicoterapeutico, questo è un po’ controproducente però l’elaborazione fatta in psicoterapia può incidere sulla narrazione degli eventi
- La testimonianza deve essere videoregistrata e deve svolgersi in un ambiente tranquillo: può essere facilitata dall’uso di disegni, bambole anatomiche e test psicologiche.
- È buona prassi considerare le reazioni di ansia, la spontaneità, la presenza di dettagli nel racconto, i cambiamenti di comportamento del bambino e la continuità delle accuse nel tempo, coerenza.
- In caso di abuso extrafamiliare, è importante intervistare i genitori, sia singolarmente sia in coppia, per raccogliere informazioni rilevanti circa la storia dello sviluppo, l’anamnesi medica, la presenza di abusi precedenti e di disturbi psicologici, l’atteggiamento della famiglia nei confronti delle tematiche sessuali e la presenza di eventuali false accuse, generate da possibili contrasti o dissidi familiari.
Child forensic interview structure
La Child Forensic Interview Structure (NCAC – National Children’s Advocacy Center) sostiene che:
- Il colloquio deve essere condotto attraverso un’intervista strutturata in un luogo sicuro, accogliente e privo di distrazioni (dotato di impianto di videoregistrazione o di audioregistrazione e di specchio unidirezionale)
- Deve essere privilegiata la narrazione libera, ma è possibile utilizzare il disegno o le bambole anatomiche come facilitatori del processo di comunicazione, piuttosto che come strumenti simbolici di interpretazione
Memorandum of good practice
Il memorandum of good practice sostiene che:
- Il colloquio deve essere interamente videoregistrato
- Il processo di accertamento dei fatti prevede la collaborazione tra più figure professionali (Polizia, servizi sociali, esperti sanitari, esperti in campo educativo, neuropsichiatri infantili, psicologi clinici, mediatori culturali)
- L’intervista può essere preceduta da una valutazione del minore, per la raccolta di alcune informazioni salienti (sviluppo cognitivo, sociale, affettivo, competenze linguistiche, problemi psicologici/psichiatrici)
- Il minore va precedentemente informato su scopo, luogo e data dell’intervista, sul setting, sui partecipanti e sui vantaggi/svantaggi della videoregistrazione
- L’intervista può essere condotta da due intervistatori: uno maggiormente interessato agli aspetti penali dell’indagine (il magistrato), l’altro agli aspetti di tutela dei bisogni del minore (lo psicologo)
- È necessaria la pianificazione del dopo-intervista: si sottolinea l’importanza di offrire supporto al minore e alla famiglia, e si ricorda che il bambino può ricevere aiuto terapeutico prima e durante il processo.
Carta di Noto
La carta di Noto, redatta nel 2002 e revisionata anche nel 2017, sostiene che:
- Il minore deve essere ascoltato da esperti con specifica formazione nel campo della psicologia della testimonianza e della psicologia dello sviluppo
- L’intervista deve essere videoregistrata per permettere successivi approfondimenti sulla comunicazione verbale e non verbale
- L’esperto che si occupa della valutazione del minore non deve in
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