Estratto del documento

Psico. contesti educativi del bambino: elementi giuridici e sociali

Introduzione corso

Mentalizzazione: è l’attività che facciamo, vedere se stessi dall’esterno, e vedere gli altri dall’interno, mettersi nei panni, per esempio “ma guardati!”, un invito a guardarsi. Quando si è in pericolo non ci mettiamo nei panni degli altri. Quando ci mettiamo nei loro panni, smettiamo di discutere. Nel nostro ordinamento il minore è al centro di tutto. Chi ha fatto le leggi, si è orientato al sostegno dei bambini.

Che cos’è la psicologia giuridica?

La psicologia giuridica è quell’ambito della psicologia che si applica ai processi di regolamentazione della convivenza e a quelli formalizzati nella norma giuridica, incluse le declinazioni nei contesti della giustizia. Gli obiettivi di conoscenza sono due:

  • Le interazioni simboliche e le dinamiche sociali che riguardano il rapporto tra persona, norma e collettività;
  • I processi di interpretazione e applicazione delle leggi, l’organizzazione e l’amministrazione della giustizia, i modelli degli interventi derivati dalle decisioni giudiziarie, l’impatto di legge giustizia sui singoli individui e sui gruppi sociali.

Di cosa si occupa la psicologia giuridica?

Quando facciamo delle regole, bisogna vedere se sono accettabili e percepite nelle loro intenzioni. Come può essere interpretata una legge? Come funziona quando una persona interagisce con il sistema delle leggi? Come tuteliamo il bambino? Sono domande di psicologia giuridica.

La psicologia giuridica si occupa di diverse aree d’interesse secondo due punti di vista differenti: il primo storico include psicologia delle leggi, come posso fare le leggi che vengano percepite utili, che abbiano un senso, che possano impattare sulla vita delle persone; la psicologia criminale si occupa delle persone che compiono reati; psicologia giudiziaria e forense si occupa di interazioni in questi contesti, come funziona in tribunale; psicologia rieducativa e penitenziaria, studiano la parte nell’esecuzione della pena e i trattamenti stessi.

Altre aree di interesse di sviluppo sono la psicologia del diritto/psicologia legale, psicologia dei provvedimenti, psicologia degli interventi di formazione per gli operatori della giustizia, psicologia delle situazioni problematiche dei minori, psicologia dei comportamenti di tipo deviante/criminale.

Questioni fondative

La psicologia giuridica nel settore minorile collega la psicologia a diritto: ha un suo linguaggio a sé, e deve essere interpretato. Ci serve per chiederci da dove prendiamo le informazioni per costruire la nostra conoscenza riguardo al diritto: i processi di una norma. Entrambi condividono un medesimo oggetto di studio ovvero il comportamento umano.

Una particolare differenza è che il diritto deve essere uguale per tutti ed è oggettiva, mentre psicologia è soggettiva, dipende da ogni contesto. La psicologia è composta da costrutti psicologici che evolvono coerentemente con l’evoluzione degli studi scientifici, si possono perfezionare.

Il costrutto è un insieme di fenomeni, di comportamenti osservabili che si ripetono insieme. L’ansia è un costrutto psicologico: è un insieme di comportamenti che si ripetono insieme, aumento del battito, paura, e altri fenomeni osservabili.

La matrice della conoscenza è quella della psicologia sociale. Gli strumenti della psicologia giuridica attingono anche ad altri settori come psicologia clinica nel valutare la personalità nello studio del reato; psicologia di comunità per interventi preventivi di inclusione (progetti per ragazzi dove delinquere è normale); psicologia dello sviluppo per devianza adolescenziale o bullismo, affidamento, separazione dei genitori; psicologia delle organizzazioni (organizzazione della giustizia, formazione degli operatori); psicologia generale quando ci occupiamo delle funzioni della percezione della memoria implicate nella testimonianza (come falsa memoria).

Tali conoscenze possono essere utilizzate nel settore giuridico, ma necessitano di un filtro specialistico. Questa è la funzione di base della psicologia giuridica: conoscenze e competenze provenienti da altri settori della psicologia devono essere «specializzate» e contestualizzate rispetto ai problemi, alle esigenze e alle ricadute nello specifico campo di applicazione. Negli Stati Uniti ci sono diverse cause, e c’è una dove ci sono psicoterapeuti che hanno stimolato la falsa memoria.

La psicologia giuridica minorile

Nello specifico, la psicologia giuridica minorile è la psicologia delle situazioni problematiche a rischio in età evolutiva, finalizzata alla tutela delle persone minorenni. La psicologia giuridica minorile interviene nel tribunale per minorenni, e la legge permette al magistrato di fare scelte che siano nella direzione di quello che dice la legge: ovvero tutelare l’interesse del minore, la genitorialità, dobbiamo dare la possibilità a chi ha fatto nascere il bambino di crescere.

Ciascuno è specializzato in diverse aree. Ci sono due professionisti che collaborano, c’è la legge che attesta le capacità genitoriali. La legge riguarda molto nelle separazioni. La maggior parte dei maltrattati non sa di essere maltrattato, glielo dicono.

La nascita del Tribunale per i minorenni con il decreto-legge del 20 luglio 1934, porta a competenze specializzate nella materia minorile in campo:

  • Civile: per condizioni individuali e familiari che richiedono tutela giurisdizionale;
  • Amministrativo: per irregolarità della condotta o del carattere;
  • Penale: per commissione di reato.

Il contributo di conoscenza della psicologia giuridica

Il nostro Stato ha sottoscritto delle convenzioni: c’è gente nata prima del 1989, quando è sottoscritta Convenzione sui diritti del fanciullo (1989) e nella Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli (1996). Si dà attenzione competente al soggetto minore e salvaguardia dei suoi diritti fondamentali. Nella teoria dell’attaccamento, il bambino ha bisogno di protezione e sicurezza. Abbiamo bisogno di sentirci amabili anche noi adulti. Devo farlo sentire amabile, che sia una relazione personale, che sia una relazione educativa. Noi non dobbiamo mancare alle persone, devono essere contente di noi, e devono avere un pensiero positivo. La persona si può affezionare, ma l’importante è che si fidi di noi e che si senta amato, noi dobbiamo essere pensabili, autentici, interessanti, affidabili, responsabili.

Qui il rapporto fra categorie giuridiche e psicologiche si fonde sulla sua struttura interdisciplinare: l’interesse della persona minorenne ha radici sia giuridiche che psicologiche e può essere considerato la sintesi di una convergenza di percorsi comuni. Il nodo centrale della discussione verte sul rapporto fra interesse e diritti. L’interesse è una categoria a rischio di deriva discrezionale e paternalistica, se confusa o sovrapposta a quella di diritto, perché consentirebbe un esercizio interpretativo, e anche valoriale dei diritti soggetti affermati per legge.

Il paradosso della questione minorile

Esercitazione di un brano di De Leo (1990):

  • Cosa sta dicendo De Leo?
    • Tante figure tutelano il minore, ciascuno la vede a proprio modo quindi si crea confusione.
    • Dato che il minore non si rappresenta da solo, ci sono tante figure che, collaborando, lo tutelano.
    • La società è diventata più complessa e ciò ha portato a una maggiore specializzazione nel settore minorile.
  • Quali esperienze, fatti di cronaca o esempi concreti possono risuonare nelle sue affermazioni?
    • Un’adozione andata a buon fine grazie a più figure (giudice, assistenti sociali, educatori, ecc.)
    • Rischio che gli assistenti sociali siano poco sensibili nel collocare i fratelli dopo un’emergenza in famiglia.
    • Kairos è un centro educativo. Un altro esempio è la casa del fanciullo, che è anche un orfanatrofio, e poi ci sono anche le cooperative sociali.
  • Cosa possiamo fare insieme a riguardo?
    • L’educatore può creare un ponte fra famiglia d’origine e famiglia adottiva.
    • È importante informarsi, diffondere consapevolezza e ridurre il pregiudizio e favorire la collaborazione tra i vari enti e tra il gruppo.

Quindi l’autore indica delle strategie di contrasto al rischio di attenuazione delle garanzie, individuandole principalmente nell’incremento di conoscenze e competenze, nel monitoraggio, nella formazione. Rimarca infine un obiettivo ampio, una tensione verso cui ancora oggi è necessario investire risorse: lo sviluppo di una cultura più flessibile, meno stereotipata, più partecipata dell’infanzia e dell’adolescenza, della giustizia minorile.

La concezione della persona minorenne, delle sue condizioni, della tutela

La bambina, il bambino, l’adolescente della giustizia minorile sono stati a lungo degli oggetti e non dei soggetti di attenzione del diritto. Appare utile, dunque, la differenza fra diritto “per la” e “della” persona minorenne, quale sviluppo del precedente, importante passaggio dal diritto “sul” minore al diritto “per” il minore. Il diritto “su” si riferisce a un oggetto (la persona di età minore, su cui le figure adulte hanno diritti, oltre che doveri); il diritto “per” a un destinatario e a un obiettivo (la protezione e tutela).

Soggettività, specificità e adeguatezza sono acquisizioni recenti in materia minorile, all’interno del quale il diritto si è disposto a recepire l’evoluzione delle scienze sociali. Un passaggio importante è il riconoscimento della persona minorenne quale soggetto competente, sia quando agisce in maniera problematica sia quando si trova coinvolta in vicende familiari difficili, separative, abbandoniche, maltrattanti che possono incidere sulla sua crescita. In entrambi i casi la legge riconosce il suo diritto a esprimere la propria opinione. Un soggetto competente è giusto che sia ascoltato, e trattato in un modo adeguato alla sua età. È sempre importante ascoltare un minore, prima non si faceva, perché si traumatizzava, adesso il minore viene ascoltato in contesti adeguati.

Il contributo della psicologia giuridica al diritto

Nel tempo la psicologia ha prestato le proprie categorie scientifiche all’attività giudiziaria anche attraverso l’introduzione di concetti e metodologie nella produzione legislativa. Termini come trattamento, rieducazione, personalità, affidamento, assistenza, capacità educativa, attitudine educativa nel processo ecc. sono termini psicologici, sono espressione dell’elaborazione teorica e applicata della psicologia trasfusa nei testi normativi e nella prassi giudiziaria. La psicologia giuridica ha avuto un ruolo importante nel settore minorile soprattutto penale dove è stato possibile sperimentare l’incontro tra psicologia e diritto.

Se osserviamo la concezione dell’infanzia e dei suoi diritti vediamo che questa è cambiata nel tempo. Per molto tempo i bambini erano considerati come una forza lavoro nella famiglia. L’infanzia viene qualificata a livello giuridico nel diritto romano che poneva l’accento però sulla potestas del Pater famiglia e non tanto sui diritti del puer. I diritti del bambino non sono molto considerati, ma alcuni ne fanno riferimento il Vangelo. La pedagogia risale alla Grecia di Socrate e Platone e ha avuto poi differenti elaborazioni su come educare i soggetti in età evolutiva. Dal XVI secolo si è registrato il fiorire in tanti Paesi di rilevanza della letteratura per l’infanzia. Queste elaborazioni pedagogiche sembrano però essere rimaste patrimonio di elite culturali.

Anche le istituzioni sono sembrate poco aperte nella storia al problema dei diritti dei soggetti vulnerabili. Il manuale racconta dell’episodio di Parigi alla fine del Settecento dove l’attenzione a non perdere i bambini che cadevano dal carretto nasceva per ragioni di igiene pubblica più che per la considerazione delle esigenze personali dei bambini. Le questioni sono poco aperte nel problema dei diritti dei soggetti vulnerabili.

Quindi la questione infantile e adolescenziale, ovvero la considerazione dei bambini e degli adolescenti come titolari di propri originali diritti, è stata marginale per anni e relegata a istituzioni private di assistenza e beneficenza all’interno di un approccio spontaneistico e privatistico. Ancora oggi però vediamo immagini di infanzia e adolescenza legate a situazioni critiche, come quelle dei bambini in guerra.

I passi avanti vengono fatti con la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 (notiamo come è passato pochissimo tempo) e altre numerose convenzioni europee come quella di Strasburgo sull’adozione e con strumenti internazionali in materia di minori su affidamento e rapimento di bambini sono stati scolpiti i diritti e attribuiti compiti e responsabilità agli Stati e ai poteri pubblici. Questi protocolli vincolanti per gli Stati che li hanno ratificati sono frutto di un’elaborazione lunga che coinvolge la psicologia e le scienze sociali e ha contaminato poi altri saperi trovando riconoscimento e sanzione nel diritto che vi ha fatto sempre più ricorso per definire i beni da tutelare e le procedure da osservare per questa finalità.

Recente è la ricerca di una tutela giuridica autonoma dei soggetti di età minore. In questo quadro la codificazione giuridica svolge sia il ruolo di codificare acquisizioni già sedimentate sia di promozione di posizioni soggettive prima trascurate e non sufficientemente tutelate.

Le persone minorenni nella costituzione repubblicana

Le moderne carte costituzionali hanno posto chiari principi in base ai quali affermare il pari diritto dei bambini e dei soggetti deboli così come delle formazioni sociali in cui sono inseriti ad essere paritariamente tutelati quali portatori di valori originali e non secondari. Le persone minorenni, quindi, vengono tutelati: il bambino ha diritto come tutti i cittadini, ma questo diritto deve essere esercitato.

La Costituzione Italiana ha riconosciuto all’articolo 3 l’uguaglianza di tutti cittadini senza distinzione alcuna inclusa quella dell’età che ha introdotto il principio della discriminazione positiva ponendo a carico dello Stato l’obbligo di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza e di predisporre istituti e strumenti idonei a bilanciare lo squilibrio o la debolezza iniziali. La Costituzione Italiana garantisce, dunque, diritti per tutti i cittadini senza distinzioni.

È con questo articolo che la Corte costituzionale, soprattutto negli anni ’80 e ’90, ha difeso e diffuso l’istituzione di organi specializzati come il tribunale per i minorenni proprio per l’ispirazione protettiva dell’infanzia e per l’attitudine rieducativa e risocializzante connesse con la specificità del soggetto adolescente.

È evidente la contaminazione tra categorie psicologiche da una parte e Costituzione/Corte costituzionale dall’altra che troviamo anche in altre disposizioni della medesima carta, secondo la quale nei casi di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti o quella per cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Di qui si è verificato l’inserimento di categorie psicologiche nelle leggi ordinarie e il ricorso sempre più frequente a specialisti della materia e a trattamenti ad essa confacenti.

Il diritto civile

Il diritto civile contiene l’enunciazione dei diritti delle persone fisiche e giuridiche e i criteri per dirimere possibili conflitti tra le posizioni giuridiche tutelate, nel caso di conflitto tra posizioni giuridiche soggettive. Dunque serve per regolare le controversie.

Il terreno elettivo dell’incontro tra sapere giuridico e psicologia è il diritto di famiglia con particolare riferimento ai rapporti tra coniugi e tra coniugi e prole soprattutto nel caso di disfunzionalità del contesto familiare quando si pone il problema di affrontare i conflitti tra genitori e tutelare adeguatamente i soggetti più deboli ovvero i figli. Ossia, esso serve per gestire i possibili conflitti fra due o più persone. Quando due persone si separano, bisogna decidere varie cose (es. chi si tiene quella proprietà). L’aspetto civile comprende il diritto di famiglia e cosa fare quando vengono a mancare gli elementi fondanti per dire che la famiglia sta funzionando bene.

La linea interventista della costituzione

La Costituzione italiana persegue la linea interventista all’interno dei rapporti familiari in un duplice senso/due modi:

  1. Rifugge dalla posizione della degiuridificazione (assenza di disciplina normativa) ovvero l’idea che lo Stato non debba interferire nei rapporti familiari anche quando questi siano patologici: in poche parole facciamo un intervento fuori dal diritto giuridico, fuori dalla legge. La costituzione rifiuta la regolazione privata e pone l’esigenza di un intervento pubblico a tutela di beni di rango costituzionalmente elevato e di soggetti deboli e incapaci di autotutela quali i figli minori.
  2. Rifugge anche dalla posizione della degiurisdizionalizzazione ovvero l’assenza del controllo giudiziario sull’intervento all'interno della famiglia. Questo è uno degli aspetti più delicati, perché interventi discrezionali di singoli operatori (servizi sociali, psicologi, medici, ecc.) possono diventare pericolosi in assenza di un controllo giurisdizionale. La Costituzione, trattando col rango di diritti soggettivi tutte le posizioni all’interno della famiglia, prevede che si possa incidere su di essi solo con l’autorità giudiziaria, unico potere statuale che può intervenire sui diritti soggettivi.

La mediazione civile

Cosa diversa è il ricorso alla pratica della mediazione. La mediazione è un’attività svolta da operatori esperti in psicologia, terzi rispetto a [...]

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 21
Appunti di Psicologia giuridica Pag. 1 Appunti di Psicologia giuridica Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia giuridica Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia giuridica Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia giuridica Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia giuridica Pag. 21
1 su 21
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luciamajdancic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia giuridica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Bracaglia Edoardo Alfredo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community