Socrate: filosofo ateniese
Socrate è un filosofo ateniese del V secolo a.C, pilastro della filosofia e politica greca. La riflessione socratica parte dalla critica del metodo sofista, il quale si basa sulle abilità dialettiche e retoriche. Vive durante l’apogeo di Atene, l’instaurazione nel 404 del governo dei 30 tiranni guidato da Crizia (suo discepolo) e Alcibiade e la restaurazione della democrazia. Socrate critica l’ordinamento democratico presente ad Atene basato sul principio di maggioranza in quanto l’assemblea poteva essere facilmente corrotta. La democrazia è il governo della ragione che trova affermazione nelle leggi. Viene condannato dai democratici a morte ingiustamente accusandolo di corrompere i giovani con i suoi insegnamenti ma accetta la sua pena rifiutando di scappare dimostrando il profondo rispetto nei confronti della legge.
L’indagine socratica si serve del dialogo per risolvere le false conoscenze sofiste e pervenire ad una coscienza razionale. “Sapere di non sapere”, la consapevolezza di una non conoscenza definitiva diventa il movente del desiderio di conoscere. Attraverso il metodo socratico non si arriverà mai ad una verità assoluta perché è inconoscibile. L’anima è l’essenza dell’uomo. Il daimon socratico è una presenza divina che abita all’interno dell’uomo. È una voce che stimola la ragione a prendere le scelte più adatte, che gli dice quando disobbedire e che lo spinge a ricercare verità.
Definisce la politica come una conoscenza competente e razionale che non può disinteressarsi delle azioni degli uomini e non può essere ridotta a retorica. Insiste sul fatto che la polis debba essere governata da competenti, coloro che possiedono la conoscenza. Socrate non scrive poiché ritiene che scrivendo il suo insegnamento si sarebbe cristallizzato alla parola; sono gli altri che scrivono di lui come Platone nelle opere del:
- Il Gorgia: vi è una discussione tra Socrate e Gorgia (sofista). Socrate esalta il logos e la razionalità mentre Gorgia ritiene che la retorica è l’arte della persuasione in quanto permette ottenere il consenso. Dopo Gorgia si presenta Callicle, il quale afferma che le leggi sono state create dai deboli per difendersi dai più forti, destinati a governare. Callicle riduce la politica alla supremazia e al dominio del più forte. Il Gorgia si conclude con una denuncia della crisi della Polis in cui al comando vi sono uomini malvagi che trascina l’uomo al male.
- Il Protagora: Dopo le considerazioni di Protagora riguardanti l’arte della politica, Socrate afferma che la politica è insegnabile confutando così le considerazioni iniziali di Protagora.
Platone
(420-347 a.C) Il pensiero filosofico e politico di Platone è influenzato da Socrate. Assiste al declino della potenza ateniese e individua nella crisi della democrazia ateniese una mancanza dell’aspetto qualitativo all’interno del governo. L’aspetto qualitativo permette di orientare le decisioni verso l’equità e la giustizia, virtù in cui crede l’autore.
- Nella Repubblica, Platone definisce la giustizia come sinonimo di saggezza e conoscenza, mentre l’ingiustizia come ignoranza in quanto un governante competente deve governare per un bene comune. Il concetto di giustizia diventa collettivo. Legato alla giustizia vi è la conoscenza, l’uomo deve conoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato grazie all’anima. La verità assoluta risiede nel mondo delle idee, mentre la realtà empirica è percepibile coi sensi. Ad ogni cosa esistente nel mondo sensibile corrisponde un’idea. Per giungere alla giustizia, Platone descrive il processo di crescita dell’uomo. Questo percorso formativo può essere svolto da tutti, donne comprese fino ai custodi poiché non possono diventare filosofe. Descrive la sua idea di polis ideale senza leggi (polis utopica / ideocrazia) con l’obiettivo finale la giustizia. La polis inizierà a concretizzarsi quando tutti gli individui avranno occupato il posto che le spetta secondo le loro attitudini.
Ideale di Giustizia:
- Individui che lavorano ai bisogni della polis
- Individui che difendono lo Stato (custodi guerrieri e reggitori massimo livello per le donne)
- Filosofi che guidano lo Stato. (dopo i 50 anni)
Platone ritiene necessario l’eliminazione della famiglia e proprietà privata poiché ritenute ostacoli della democrazia in quanto favoriscono l’interesse del singolo. Afferma che la polis è soggetta ad un ciclo vitale di nascita, sviluppo, decadenza con l’attuazione di forme di governo degenerate e infine la morte della polis. Distingue le forme di governo in buone (monarchia, aristocrazia, democrazia) che derivano da legge unita al consenso e cattive (tirannide e oligarchia) che deriva da un’imposizione.
- Nel Il politico Platone descrive l’arte del governo: l’attività di governo è definita arte regia ed è l’arte di guidare il popolo. Lo scopo fondamentale della giustizia è la creazione di un governo giusto.
- Le leggi: Platone presenta un elenco di norme che dovranno essere adottate in un’ipotetica nuova polis. Leggi intese come elementi razionali ed espressione di ciò che è bene e ciò che è male. Rintroduce la famiglia e le proprietà con tanti vincoli e descrive una forma di governo che unisce la monarchia e la democrazia.
Aristotele
Aristotele è considerato insieme a Socrate e Platone uno dei padri del pensiero filosofico occidentale ed è l’inauguratore della scienza politica. Il metodo aristotelico parte da ciò che esiste (fenomenologia) per arrivare al modo di migliorare le situazioni. È un metodo induttivo, in cui l’ideale è l’essere.
- Nel La politica Aristotele definisce l’uomo come “animale politico” in quanto portato a socializzare con i propri simili. Il primo nucleo relazionale che l’individuo possiede è la famiglia per poi arrivare alla polis, una comunità politica che per Aristotele è autarchica (autosufficiente). Famiglia e proprietà costituiscono i due istituti fondamentali dello Stato. Descrive, cataloga e compara 148 Costituzioni. La costituzione ideale per Aristotele promuove il giusto equilibrio tra l’oligarchia e la democrazia con il fine di garantire giustizia, benessere e la sicurezza dei suoi cittadini. La guerra è giustificata se finalizzata alla pace. Potenza e dominio diventano mezzi per assicurare la difesa della polis. Introduce l’idea di classi sociali, intese come categorie differenti che interagiscono socialmente ed economicamente per garantire il benessere collettivo.
Concepisce la comunità come una pluralità di rapporti:
- Relazione padre/figlio con re/sudditi: Il padre come il Re possiede esperienza, il figlio come i sudditi segue le orme del padre/Re.
- Rapporto moglie/marito: Aristotele non è a favore dell’emancipazione femminile, la donna deve obbedire al marito poiché meno intelligente dell’uomo.
- Rapporto padrone/schiavo: obbedienza del servo indiscutibile verso il padrone
Secondo Aristotele esistono 3 razze:
- Popoli del nord: molto vivaci, forti ma poco intelligenti
- Popoli del Sud (Asia e Africa): molto intelligenti e abili nelle arti, ma pendenti alla servitù poiché privi di forza morale.
- Ellenica: stirpe di mezzo, compone armonicamente il meglio delle qualità dei popoli nordici con quelli del sud. Possiedono intelligenza e forza morale e sono più propensi allo sviluppo di forme di governo libere.
Forme di governo o stato:
- Monarchia fin quando governa per il bene collettivo è considerata “buona” e degenera quando il re governa solo per interesse personale diventando un tiranno.
- Aristocrazia agisce nell’interesse comune.
- Oligarchia procede nell’interesse personale.
- Politia o democrazia dei liberi — forma migliore
- Democrazia è una forma di governo degenerata poiché prevalgono le maggioranze o i demagoghi.
Aristotele afferma che la politia o democrazia dei liberi continuerà ad esistere fin quando ci sarà la classe media. Quando manca vi sarà la Statis (ribellione ecc.) scatenate dalla crescente ineguaglianza senza essere posto rimedio. Aristotele si definisce medico delle polis.
Polibio
È uno dei massimi storici dell’età ellenistica. La sua riflessione riguarda l’analisi della storia espansionistica romana, in cui principale punto di forza è individuato nella costituzione mista dell’età repubblicana. Nei confronti delle costituzioni “semplici” riscontra una debolezza che porteranno ad evolversi in forme degenerate in maniera ciclica: la monarchia decade in tirannide, in timocrazia, in democrazia e infine oclocrazia per poi ripristinarsi in monarchia.
Cicerone
Politico e oratore romano vissuto durante l’età repubblicana e la prima imperiale.
- Nel De re publica conia il termine Res Publica letteralmente “cosa pubblica” per indicare che lo Stato appartiene al popolo, superando il concetto di polis che non teneva conto della connessione intima tra cittadinanza, potere e diritto. Rappresenta la politica come la più alta delle virtù. Si richiama agli insegnamenti di Platone, Aristotele e degli Stoici per il quale gli uomini possiedono una naturale predisposizione alla vita sociale e che è l’unica condizione che permette all’individuo di esprimere il proprio essere razionale e a conoscere la verità.
- Nel De legibus e De officiis le tematiche principali riguardano l’osservanza dei doveri morali ai quali ogni uomo deve attenersi in quanto membro dello Stato. Attribuisce importanza al diritto in cui vi sono i valori di giustizia e verità che permettono di separare e limitare i poteri e di permettere alla società di costituirsi come popolo.
Sant'Agostino
Sant’Agostino vive in un periodo storico in cui la Chiesa di Roma fatica ad affermarsi e l’impero romano inizia la sua decadenza con le invasioni barbariche. Prevale lo scetticismo e il fatalismo, ovvero il lasciarsi prendere dal fato. Iniziano le credenze magiche e viene definito un periodo “buio” in cui prevale una visione pessimista.
- Nel De civitate Dei Sant’Agostino difende il cristianesimo dall’accusa pagana di essere stato la causa del sacco di Roma nel 410 e del declino dell’impero. Il tema di fondo è la distinzione tra città terrena e di Dio. Nella città terrena l’amore verso di sé porta l’uomo a soddisfare i bisogni terreni fino al raggiungimento della pace grazie all’ordine per quanto incerta e provvisoria sia rispetto a quella della città di Dio che è eterna. Solo la città divina incarna i valori giusti e persegue il bene, i governi terreni e la politica sono destinati a soccombere come punizione divina al peccato originale. Il popolo è l’aggregazione di molti esseri razionali saldati da un comune accordo che le stesse finalità, basate sul rispetto del bene comune. La causa della decadenza di Roma è avvenuto prima dell’avvento del Cristianesimo, quando i romani hanno perso il rispetto per il bene comune e hanno iniziato a pensare egoisticamente.
Gli uomini sono una massa di peccatori e corrotti. La salvezza e la grazia divina sono raggiungibili con la fede. L’uomo verrà a conoscenza del suo posto al momento del giudizio universale. Possiede una visione pessimistica della natura umana, dunque si parla di realismo politico.
San Tommaso d'Aquino
È un innovatore poiché pretende di cristianizzare Aristotele. San Tommaso è membro dei domenicani in contrasto con i francescani. Riconosce la politica come una scienza autonoma e razionale che ha come oggetto la società. La politica è un bene voluto da Dio che aiuta gli uomini a perfezionare la loro natura e a raggiungere la salvezza eterna. È in contrasto con Agostino poiché riconosce l’uomo imperfetto ma che grazie alla politica può migliorare razionalmente e spiritualmente. Riprende la concezione aristotelica secondo cui l’uomo è animale sociale e politico che possiede una tendenza a socializzare, la quale permette il raggiungimento del bene comune. Il perseguimento del fine sociale è reso possibile dalla legge, uno strumento razionale che orienta il comportamento degli uomini con disposizioni conformi all’ordine realizzato da Dio.
- Nel La somma teologica viene proposta una classificazione di 4 tipologie di legge:
- Legge eterna con cui Dio ha ordinato il mondo.
- Legge naturale grazia alla quale l’uomo è in grado di distinguere bene e male. Sancisce i diritti della personalità dell’uomo.
- Legge Divina: rivelata attraverso le Sacre scritture interpretata dalla Chiesa.
- Legge umana: legge con cui il potere civile regola la vita dell’uomo sulla terra. Sono dotate di sanzione per i trasgressori. Si divide in:
- Diritto delle genti che regola la convivenza generica.
- Diritto civile che regola la convivenza socio-politica.
Se la legge è in contrasto con il bene comune si può disobbedire. All’interno della conoscenza umana vive la grazia divina. La giustizia è la virtù cardine della comunità politica. Critica Platone poiché abolendo la famiglia e la proprietà, elimina il concetto di umanità, aspetto fondamentale del pensiero di San Tommaso con il concetto di carità, fondamentale per completare e perfezionare la giustizia. San Tommaso giustifica la guerra purché dia nuova stabilità. La stabilità deve essere garantita dalla costituzione mista.
Dante
Vive durante il periodo di lotta tra Guelfi e Ghibellini (1300). Si schiera a fianco dei Guelfi bianchi dunque a sostegno del pontefice solo per un’indipendenza politica del governo nei confronti della chiesa. Sviluppa un’idea di Stato laico capace di accogliere in sé tutti i credi religiosi oppure coloro che si definiscono atei. È un idealista. Il pensiero politico sviluppato da Dante si ritrova ne La divina commedia all’interno di ogni sesto canto dedicato all’argomento politico.
- Nel De monarchia, saggio politico. Dante sostiene la “teoria dei Due Soli”, ovvero la pari dignità delle autorità papali e imperiali ma poste in ambiti diversi ed autonomi. Ritiene che l’uomo sia un animale socio-politico con tendenza nel socializzare per ampliare le proprie conoscenze, ovvero il suo obiettivo. Ritiene che la forma di governo perfetta sia l’impero/Monarchia universale poiché realizza la pace, la giustizia, unifica il mondo cristiano e vi è il rispetto delle leggi. Ne spiega il bisogno poiché secondo la sua concezione l’uomo ha bisogno di un comandante che sia giusto e libero di garantire l'imparzialità e l’uguaglianza attraverso la legge.
Assiste alla fine del medioevo e descrive lo sgretolamento dello Stato/impero e della Chiesa. Ritiene San Francesco la vera interpretazione dei valori cristiani. La Chiesa cattolica del futuro non sarà più dogmatica, gerarchica e chiusa, bensì sarà tollerante.
Marsilio da Padova
È l’esempio massimo di moderna laicità nel ‘300. È in sintonia con le idee di separazione tra Stato e Chiesa, promuovendo un sistema di governo laico e indipendente.
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