Storia delle dottrine politiche
Origine della politica
La parola "politica" deriva dal greco "polis", e ciò che è politica sono le cose delle poleis, città-stato, poiché sono autonome. La polis nacque nel XII secolo a.C., e le più famose furono Atene e Sparta. La politica però non è nata insieme alla polis: l’attitudine, il desiderio dell’uomo di riflettere sulla polis e la vita della polis non è nato con la polis. L’inizio del pensiero sulla polis, in cui ci sono pochi che governano e tanti che vengono governati, è stato successivo, nel V secolo a.C.: è giusto che pochi comandino su tanti? E perché si deve obbedire? Chi comanda a che titolo e a che scopo lo fa? Non si può vivere assieme senza che ci siano governanti e governati? Sono gli uomini a decidere ad associarsi per necessità, oppure potrebbero vivere in altro modo?
Il V secolo a.C. è un periodo peculiare nella storia, e solo da questo punto in poi gli uomini hanno deciso di scrivere ciò che apprendevano. La scrittura inizialmente aveva la funzione del farmaco: si scriveva per guarire dai vuoti di memoria, per ricordare. Platone infatti scrive molte opere, ma prima di lui molti uomini si sono scambiati idee sulla politica. La filosofia era nata già prima a Mileto e vicino Paestum, ad Elea in Cilento, con la prima scuola di filosofia. La Magna Grecia e le colonie dell’Asia Minore vedono dunque la nascita della filosofia, mentre la meditazione sulla politica nasce nel V sec. a.C. ad Atene.
L'origine del pensiero politico
Gli egizi, assiri, sumeri, babilonesi invece? Perché partire da Atene? Il pensiero politico è nato ad Atene nel V sec. a.C., mentre lo stare insieme tra gli uomini nasce molto prima. Solo i greci hanno poi usato la ragione per porsi domande e darsi risposte sullo stare assieme.
Significato di "dottrina"
Cosa significa la parola "dottrina"? "Dottrina" è una parola introdotta nel lessico politico durante la Restaurazione in Francia tra anni ’20 e ’30 dell’800. Si tratta di un sistema, un pensiero che prevede una serie di principi e che cerca di dare una spiegazione razionale, coerente a una serie di fenomeni, teorie in un quadro complessivo di tipo sistematico, ovvero nel quale tutti gli elementi (della dottrina) sono tra loro in un rapporto organizzato e sistematico, in un quadro ordinato in cui si tengono in considerazione legami. Le questioni sociali, problematiche, politiche, economiche potevano infatti essere comprese alla luce di considerazioni complessive. Lo scopo è di intervenire sulla realtà e risolvere i problemi sociali, politici, ... C’è un’attenzione peculiare verso la pratica: vi sono una teoria ordinata ed una pratica messe insieme.
Storia delle dottrine politiche
I problemi nascono dal fatto che gli uomini vivono in dimensione sociale gerarchica, e possono essere risolti solo a partire da una concezione sistematica della realtà e dell’uomo. La storia è importante, perché è necessario tener conto dello svolgimento diacronico (prima uno e poi l’altro) degli eventi di uomini che con costanza hanno riflettuto e scritto sulla vita politica. La storia delle dottrine politiche è la disciplina che assume come problema primario il potere politico, ma soprattutto il modo in cui il potere politico è stato considerato, visto, teorizzato, tematizzato, argomentato dai vari uomini politici/pensatori nel corso della storia.
Utilità dello studio delle dottrine politiche
A che cosa serve studiare le dottrine politiche del passato? È convinzione degli studiosi di storia del pensiero politico che conoscere ciò che i grandi e piccoli pensatori del passato pensassero al loro tempo, possa servire ad oggi.
Il concetto di classico
Cos’è un classico? Ad esempio un classico della storia del pensiero. È un qualcosa che non tramonta e rimane valido, ogni volta che viene letto consegna ricette ancora attuali. Bisogna offrire uno sguardo nuovo per risolvere le questioni dei nostri tempi. Dunque i classici sono opere che continuano a dare suggerimenti per risolvere i problemi del presente.
Utopia e eudemonologia
L’utopia è una cosa perfetta, ideale, ma che non è raggiungibile. L’eudemonologia (eu-: “del bene”) è contemporanea del bene e del piacere. “Non esiste alcun cambiamento politico rilevante nella storia umana che non abbia avuto bisogno di una qualche forma di legittimazione intellettuale. Ogni grande o piccolo mutamento si è nutrito di idee e ha provocato nuove riflessioni”. “I politici in realtà sono schiavi di qualche pensatore del passato e non persone libere da qualsiasi influenza intellettuale”.
Aristotele e la natura politica dell'uomo
Aristotele muore nel 322 a.C. Egli afferma nel primo libro de “La politica” che l’uomo è un animale politico e sociale per natura (il fine di una cosa e ciò che è e ciò che diventerà). Il destino dell’uomo secondo lui è legato alla polis, e l’uomo non va oltre la polis perché mancano le caratteristiche che la rendano migliore: la polis era una città autonoma, sovrana di sé stessa e autosufficiente, dunque era già il meglio. L’uomo è un animale politico per natura, poiché è dotato di ragione. La parola ragione deriva da “Logos”, che vuol dire anche parola e discorso. Dunque la ragione umana coincide con la ragione parlata: il ragionamento parlato è strutturale e permette di comunicare. L’uomo non basta a sé stesso, perché ha bisogno di comunicare (anche i bambini lo fanno, quindi l’uomo è anche socievole per natura).
L'origine della cultura e l'evoluzione sociale
La natura è ciò che quella cosa è e ciò che quella cosa diventerà, ovvero il fine di quella cosa. La città-stato, città sovrana di sé stessa, non esisteva ancora, dunque anche prima della nascita della polis l’uomo è un animale politico. L’origine della cultura viene fatta risalire a 11500 anni fa (non esisteva ancora la ruota), in cui venne costruito uno dei più antichi insediamenti umani, il Gobekli Tere in Turchia nel Neolitico. Gli uomini avevano costruito questo tempio per adorare le divinità e gli storici ancora non si capacitano di come sia stato possibile. Le teorie prevedono che gli uomini erano diventati allevatori, cacciatori, che sono passati dalle caverne, poi alle case, fino ad arrivare a costruire villaggi, a vivere progressivamente assieme. Ad un certo punto hanno persino inventato il culto delle divinità, ed hanno costruito templi in cui adorare queste divinità, con tecniche pittoriche anche avanzate.
La straordinarietà di Gobekli Tere
La cosa straordinaria è che all’esterno di questo ampio tempio sono state ritrovate tracce di allevamenti di animali, e pare che praticassero agricoltura. Dunque si pensa che l’uomo sia diventato stanziale per motivi inversi rispetto a quello che abbiamo imparato: in realtà prima gli uomini hanno costruito i templi, ed in vista del sacrificare gli animali nel tempio, hanno cominciato ad allevare questi animali e a praticare l’agricoltura per sfamare sia gli animali che gli uomini. Non si capisce come tutto ciò sia potuto avvenire.
La POLIS
(La filosofia dell’essere nasce nella Magna Grecia, mentre quella del divenire nelle coste della Turchia). La polis è l’unità, il referente istituzionale del seguente pensiero politico antico. La struttura della città stato prevedeva che in un luogo elevato, un colle, fosse presente il tempio. Ai lati del colle si edificava il teatro e l’agorà, la piazza, stava in una zona più pianeggiante.
Vita nella polis
La vita nella polis era diversissima dalla nostra, infatti in questa comunità politica autosufficiente, che si autogoverna, mancava la distinzione, che per noi è scontata, tra privato e pubblico. Addirittura ad oggi c’è il garante della privacy, pensiamo che tutelare la privacy sia essenziale. Il nostro modo di concepire la libertà è quello di assicurarci un ambito su cui agire e pensare senza essere influenzati dal potere politico: cerchiamo di difenderci dal potere dello Stato. Nelle poleis invece uomini, donne, bambini, schiavi vivevano in una modalità in cui la scansione tra vita pubblica e privata non c’era, tanto che l’insegnamento della filosofia veniva svolto a pagamento dai ricchi, e ciò era una cosa scandalosa dato che il sapere non sarebbe dovuto essere pagato, ed insegnavano nell’agorà, la piazza, un luogo aperto. Essi impartivano i loro insegnamenti pubblicamente, e chiunque poteva ascoltare, anche chi non partecipava alla remunerazione di queste lezioni. Inoltre, se ad oggi uno dei problemi è che ci si allontana dalla politica, il massimo desiderabile per i greci era che il cittadino si occupasse delle “cose” della polis, ovvero che partecipasse al governo della polis stessa nelle forme costituzionali, che nell’allora costituzione intesa come assetto delle magistrature all’interno della polis (e non come carta Costituzione che c’è oggi). Poter partecipare alla vita della polis, alle assemblee e alle cariche previste per governare, era considerato un bene, qualcosa di desiderabile.
L'ethos nella polis
Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello che nella polis vi era un qualcosa che univa tutti coloro che abitavano, l’ethos, da cui deriva la nostra etica: l’ethos è l’etica, la morale, quell’aspetto della riflessione sulla vita che riguarda il condividere una serie di principi comuni, il distinguere in modo simile il bene dal male scegliendo il bene, l’avere norme comuni che disciplinino la vita in comune: in sostanza un orizzonte normativo unitario tra gli abitanti della polis, una condivisione di alcuni ideali, valori, principi, che caratterizzavano l’ethos della città. Le norme che regolavano la vita erano di tipo consuetudinario, ovvero la ripetizione di un comportamento, pensando di fare qualcosa che è necessario fare, che risponde ad una norma condivisa o meno. Le consuetudini nascono tendenzialmente in maniera spontanea e l’ordinamento giuridico delle poleis aveva questa origine di tipo consuetudinario, e le norme consuetudinarie si accompagnavano ad una concezione della legge che aveva un’origine naturale. Leggi naturali che regolavano vita e dinamiche degli astri, l’avvicendarsi delle stagioni, ma anche le relazioni fra gli uomini, c’era questa legge naturale che riguardava anche il comportamento fra gli uomini, anzi, in origine della polis si pensava non ci fosse differenza tra le leggi che regolano la vita delle persone e quelle che regolano la natura (le leggi fisiche), ma che ci fosse un unico principio di necessità, che progressivamente è mutato.
Nomos
Unità del nomos: unità della legge che pervade e regola l’agire in tutti gli ambiti: è la stessa legge che regola lo Stato e la vita intima delle famiglie. Secondo tradizione la democrazia è nata in Grecia nel V secolo a.C., con Pericle che fu un grande interprete di essa e che in quel periodo storico si sia formata questa forma di autogoverno da parte del popolo. Però la caratteristica fondamentale della democrazia, la cifra che la distingue è l’uguaglianza: la democrazia è uguaglianza perché chi governa coincide con chi è governato (poi esistono differenze, come tra democrazia diretta ed indiretta). E allora, visto che nelle poleis non c’era l’uguaglianza, in Grecia la democrazia in cosa consisteva?
Democrazia greca
La differenza tra governanti e governati era sempre presente, poiché solo i maschi adulti maggiorenni con un certo censo potevano aspirare a certe cariche. Tutti gli altri (donne, bambini, schiavi, metecci (ovvero uomini liberi ma stranieri come Aristotele)) non partecipavano alla vita politica: non c’era dunque uguaglianza. Se si parlava di uguaglianza, bisogna rilegarla a certi uomini con una certa ricchezza, che gli permetteva di vivere in famiglie con varie generazioni, servi liberi e schiavi. I servi si occupavano di attività manuali che il capofamiglia non era necessitato di fare, cosicché aveva del tempo libero per dedicarsi alla politica e alla polis per gli affari della città. La democrazia dunque non nasce come governo di tutti su tutti, ma come una forma più limitata e modesta.
Distinzione tra greci e barbari
I greci avevano anche la persuasione che c’era anche una grande distinzione tra i greci e i barbari, gli stranieri: c’era un’enorme differenza, per cui i greci avevano una certa consapevolezza di sé stessi. Il principio di uguaglianza era estraneo alla loro sensibilità.
I sofisti
I primi pensatori che incontriamo sono i sofisti, parola che ha a che fare con sofia, sapienza. Essi giungono ad Atene dalle colonie per insegnare un’arte di cui erano esperti: l’eristica, ovvero l’arte del contendere, del disputare. Questo insegnamento era molto richiesto, soprattutto in un’epoca con insegnamenti di tipo democratico. All’epoca per far approvare una legge dall’assemblea, questa legge doveva convincere l’uditorio di essere la proposta migliore, e per far ciò chi sosteneva quella legge doveva essere un ottimo oratore: bisognava allenarsi e studiare regole di persuasioni adoperabili per convincere l’uditorio. Questo insegnamento era svolto nell’agorà, per cui imparavano anche gli altri presenti. Quando bisognava far prevalere una tesi, prevaleva il più abile nell’appoggiare la propria proposta a motivazioni fatte apparire plausibili agli interlocutori o all’uditorio.
Ciò che era insegnato dai sofisti non era ricercare la sapienza, la verità. Filosofia significherebbe “amore per la sapienza, per la conoscenza”, ma i sofisti non insegnavano questo: insegnavano come far vincere la propria tesi, la propria opinione, sganciandosi dall’ancoraggio con la verità: prevale la tesi supportata in maniera più accattivante davanti l’assemblea: si tratta dell’arte della persuasione, che non fa vincere la verità, ma l’opinione più forte portata avanti dall’oratore più abile. Ciò non esclude che non possa essere anche quella vera.
Questi sofisti, pur molto amati, introducono nella cultura greca, in cui si viveva in un orizzonte etico, il razionalismo, il relativismo e lo scetticismo. Inoltre introducono la divisione tra physis (natura) e nomos (legge), a discapito della precedente visione unitaria. I valori tradizionali che avevano accompagnato la vita di queste città nel corso dei secoli vennero sgretolati da questi sofisti, filosofi a pagamento.
Sofisti noti
Protagora (491-411 a.C.) è uno dei sofisti più noti, ed insegnava che fosse valida la seguente frase: “l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”. Egli non intende l’uomo in generale, universalistico (come “l’uomo è onnivoro”), ma intende ciascun uomo singolarmente considerato. Ognuno è misura di tutte le cose, la misura, il metro sono io: del caldo e del freddo, del bello e del brutto, del dolce e del salato, ma allora anche del giusto e dell’ingiusto.
Il relativismo (relativo alle sensazione, ma anche ai principi ovvero il relativismo etico) si basa su ciò: non esiste la verità, non esiste una verità assoluta, perché ciascuno, con la sua sensibilità ed i suoi principi, stabilisce cosa è caldo, freddo, ma anche giusto o ingiusto. Dunque la naturalità della legge, delle consuetudini viene meno.
Trasimaco è un altro sofista, famoso per il suo ruolo ne “La Repubblica” di Platone. Per Trasimaco “la giustizia è per natura l’utile del più forte”, è dunque più giusto ciò che il più forte decide sia giusto, ovvero ciò che è utile a lui. Il più forte nella polis è colui che esercita il potere. Chi esercita il potere lo fa per, per conservarlo e se possibile aumentarlo, per interesse personale: questa è la persuasione di Trasimaco. Egli era convinto che chiunque governasse, ovvero avesse il potere, la forza, lo esercitasse per aumentare il proprio potere e per fare il proprio interesse, tornaconto, utile. Chi ha più potere può imporre a tutti gli altri di agire in vista del proprio utile. Questo per Trasimaco è valido per natura, sempre.
Callicle per contro diceva invece che “la giustizia è l’utile dei più deboli”. I più deboli, capita l’antifona, si associano e si oppongono, diventando i più forti ed usando lo stesso criterio di prima, l’utilità, per fare i loro interessi. La differenza tra Trasimaco e Callicle è che secondo Callicle questo non avviene per natura, perché i più deboli si devono accordare: ciò che diceva Trasimaco valeva universalmente, mentre per Callicle avviene tramite un accordo, una convenzione, un contratto.
Infine abbiamo Antifonte e Ippia di Elide. Antifonte secondo gli uomini usano sempre lo stesso criterio: agiscono in vista del proprio utile, del proprio tornaconto, e dunque per natura l’uomo è portato a realizzare i propri interessi. Tendenzialmente quindi l’uomo si comporta trasgredendo i comandi della legge (se non c’è il rilevatore della velocità, tutti viaggiamo più velocemente). Antifone osserva che l’uomo si comporta cercando di rispettare le leggi imposte dall’autorità quando viene visto, mentre quando non è visto, in privato, tende a non rispettarle, o le rispetta perché gli va bene di farlo. Quindi la natura è la verità, l’utile, il vantaggio di ciascuno, e la legge è l’opinione. Ciò introduce la distinzione tra pubblico e privato.
Ippia di Elide infine (una delle regioni della Grecia) pensava che la natura unisce gli uomini, che appartengono ad un’unica comunità: è la legge che li divide (tra schiavo e libero, ateniese e spartano, …). Mentre per lui gli uomini sono uguali. Viene considerato d
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Storia delle dottrine politiche
-
Appunti di Storia delle dottrine politiche
-
Appunti lezioni Storia delle dottrine politiche
-
Appunti storia delle dottrine politiche