Psicologia del pensiero
pensiero dei processi cognitivi di alto livello che ci
Il può essere inteso come l’insieme
permettono di elaborare le informazioni provenienti dal mondo esterno (mettendole in
relazione con quelle già possedute), al ne di inferire nuove informazioni, prendere decisioni,
risolvere problemi, ecc. un costrutto teorico,
Il pensiero è, in psicologia, perché non direttamente osservabile ma inferito
a partire dagli e etti osservabili.
tra percezione ed azione,
Il pensiero si colloca guidando l’agire intenzionale e consentendo
risposte non automatiche. Già secondo Aristotele esistevano due modalità di conoscenza del
percezione (aisthesis)
mondo, la e il pensiero. Mentre la percezione permetterebbe, secondo il
di informazioni particolari,
losofo, l’accumulo legate ai sensi e coincidenti con la realtà, il
universali
pensiero (nous) si occuperebbe di conoscenze “cognitive”, cioè e non direttamente
percepibili.
Nell’ottica della loso a il pensiero è quindi il vertice dell’attività umana, e per la psicologia
assume rilevanza allo sguardo della Gestalt e soprattutto del Cognitivismo (poco per il
comportamentismo). Sono poi molto rilevanti i punti di contatto con altre discipline applicative
scienti che, come l’economia, la medicina e la giurisprudenza, oltre che l’intelligenza arti ciale.
In una gerarchia del funzionamento neuro-cognitivo, troviamo:
attenzione, inibizione, memoria;
1. processi fondamentali, come apprendimento,
2. Processi intermedi, come processi di linguistici e visuo-spaziali;
funzioni esecutive
3. Processi di più alto funzionamento, come (piani cazione e controllo che
governano la modulazione degli schemi cognitivi) e competenza socio emotiva;
4. Processi di funzionamento globale, come l’abilità cognitiva propriamente detta, quale il
pensiero.
Il pensiero copre (oltre ad altri aspetti):
- Ragionamento (1)
- Predizione
- Controllo di ipotesi (3)
- Simulazione mentale (4)
- Problem Solving
- Decisione (2)
(1) Il ragionamento costruzione e/o valutazione di
Il ragionamento è l’insieme dei processi di pensiero coinvolti nella
inferenze (o argomenti), cioè sequenze di proposizioni in cui l’ultima (conclusione) viene posta in
relazione alle precedenti (assunte come premesse).
In un ragionamento l’accento è sulla relazione che intercorre tra premesse e conclusione.
Sia le premesse sia la conclusione possono essere vere oppure false, ma non assumere entrambi
di non contraddizione) del terzo escluso).
i valori (principio e senza altre possibilità (principio
In particolare, una proposizione è vera se lo stato di cose che descrive è e ettivamente presente
nell’universo, falsa altrimenti. Le proposizioni si distinguono quindi da altri oggetti linguistici come
esclamazioni, interrogazioni, comandi…
Un processo di pensiero è quindi considerato “ragionamento” quando il valore
che assegniamo ad un’informazione dipende dal valore di altre
(probabilistico, di verità..)
informazioni in nostro possesso.
Alcuni argomenti, detti “complessi”, procedono per stadi, inferendo una conclusione da premesse
iniziali, dette “fondamentali” o “assunzioni”, per poi utilizzare la conclusione stessa, “intermedia”
come premessa “derivata” per un’ulteriore conclusione.
fi fi ff fi fi fi fi ff fi
Se la conclusione e/o alcune premesse di un argomento non sono presenti, si dice che sono
“implicite”: talvolta questo accade perché si tratta di elementi noti a tutti, in cui è indubbio che il
di carità”).
parlante sarebbe d’accordo con l’asserzione aggiunta (“principio
Vi sono due tipi di ragionamento:
- (I) Deduttivo, la verità delle premesse garantisce necessariamente la verità delle conclusioni, di
conseguenza la falsità della conclusione comporta necessariamente la falsità delle premesse.
- (II) Induttivo, la verità delle premesse non implica la verità della conclusione e, in modo
analogo, la falsità della conclusione non comporta necessariamente la falsità di alcuna
le premesse possono avere un impatto
premessa. In un argomento induttivo (positivo, nullo o
sulla credibilità della conclusione,
negativo) senza che vi sia una relazione deduttiva tra le
prime e la seconda: ossia senza che le evidenze/ premesse “E” implichino logicamente la
conclusione/ipotesi “H”. Le premesse di un argomento induttivo possono quindi in uenzare la
convinzione che la conclusione sia vera, alzandone o abbassandone la credibilità (=argomenti
più o meno forti a seconda dell’impatto di “E” su “H”). L’assenza di necessità logica degli
non-banalità, la conclusione accresce la
argomenti deduttivi è compensata dalla in quanto
quantità di informazione (maggiore e/o nuova) contenuta nelle premesse. Sono poi
vulnerabili a nuove evidenze (cioè possono esserne ra orzate o indebolite, al contrario delle
premesse contenere tutta
inferenze deduttive). Le di un’argomentazione induttiva devono
l’evidenza conosciuta pertinente alla conclusione dell’evidenza totale):
(requisito se ciò
“fallacia dell’evidenza soppressa”.
non accade si parla di
Importante è saper dissociare la verità fattuale di premesse e conclusione dalla validità
dell’argomento che li comprende (vedi belief bias). Un’inferenza, generalmente deduttiva, che
abbia solo premesse vere si dice fondata o buona, infondata altrimenti.
(I) Ragionamento deduttivo
Le regole, ossia i criteri di validità inferenziale, che consentono di valutare la validità di un
argomento sono stabilite dalla disciplina della Logica: questa riformula gli argomenti da
linguaggio naturale a un linguaggio formale, costituito da proposizioni atomiche (prive di altre
proposizioni al loro interno) e combinate fra loro in proporzioni composte attraverso connettivi
il valore di verità o falsità di una proposizione composta può
vero-funzionali. In questo modo
essere ricavato da quelle delle proposizioni atomiche che la compongono, in relazione al
signi cato dei connettivi. Le tavole di verità mostrano questo tipo di relazioni ed hanno perciò
un numero di righe pari a 2^n, dove 2 è il numero di valori di verità possibili (vero o falso) e n è il
numero di proposizioni atomiche che formano la proposizione composta presa in esame.
i connettivi sono de niti in modo
Nel caso del linguaggio formale, al contrario di quello naturale,
univoco: questa di erenza toglie immediatezza alla traduzione e ricchezza al linguaggio, ma
elimina le ambiguità. logicamente equivalenti assumono gli stessi valori di verità
Due proposizioni si de niscono se
in corrispondenza delle stesse combinazioni di valori di verità delle proposizioni atomiche
che le compongono.
Nel caso in cui una proposizioni risulti sempre vera, indipendentemente dai valori di verità delle
tautologia.
proposizioni atomiche che la compongono, si parla di
Sono tautologie, ad esempio:
- (A v Non-A), base del “principio del terzo escluso”;
- (A->A), il “principio d’identità”;
- [Non-(A&Non-A)]; “principio di non contraddizione”;
fi ff fi ff fl fi
- [(A&Non-A)->B]; “legge di Lewis”, “ex falso quodlibet”;
- [Non(A&B) = Non-A v Non-B], [Non(A v B) = Non-A & Non-B], “leggi di De Morgan”.
Nel caso in cui una proposizioni risulti sempre falsa, indipendentemente dai valori di verità delle
contraddizione.
proposizioni atomiche che la compongono, si parla di
Sono contraddizioni, ad esempio:
- [Non-(A v Non-A)];
- [Non(A->A)];
- (A&Non-A).
Quando le proposizioni composte assumono valori di verità di erenti in vase al valore delle
vero-funzionalmente
proposizioni atomiche che le compongono si parla di proposizioni
contingenti.
Dimostrare l’invalidità di un’inferenza consiste nel trovare un controesempio, ossia un caso
in cui si hanno premesse vere ma ne discenda un conclusione falsa.
Per dimostrare invece la validità si devono invece adottare regole d’inferenza, ossia schemi
formali, principi generali applicabili a tutti gli argomenti validi.
La proposizione ottenuta congiungendo le premesse e implicando la conclusione di un’inferenza
di deduzione).
valida è sempre una tautologia (teorema
sillogismi, ossia di forme d’inferenza costituite da due premesse ed una
Nel caso dei
conclusione, si hanno:
- Sillogismi condizionali, costituiti da una premessa in forma di implicazione e una che richiama
una delle due proposizioni atomiche presenti nel condizionale. Modus Ponens e Modus Tollens
del contratto sociale”
sono le derivazioni valide in questo tipo di sillogismi. Secondo la “teoria
i meccanismi innati di elaborazione dell’informazione della mente umana
di Cosmides,
sono destinati a risolvere i problemi legati all’adattamento: al ne di garantire una
cooperazione adattiva, la mente umana utilizzerebbe degli algoritmi che operano su costi
e bene ci attraverso inferenze, al ne di smascherare possibili imbrogli e/o imbroglioni,
per esempio mediante regole deontiche. Alcune versioni del Wason Selection Task, però,
sembrano mostrare che non sia necessariamente così.
- Sillogismi categoriali aristotelici), contengono un
(o costituiti da proposizioni che
quanti catore e che esprimono l’appartenenza a speci ci insiemi. In ciascuna inferenza
compaiono tre diversi termini; il minore (soggetto della conclusione), il maggiore (predicato della
256 forme possibili di
conclusione), e il medio (compare in entrambe le premesse). Vi sono
sillogismi, validi 24 aristotelica,
di questi, sono solamente (nel caso della logica se si assume
15 moderna,
cioè che gli insiemi non siano vuoti), o (nel caso della logica consentendo
l’esistenza di insiemi vuoti).
Risultati sperimentali riguardanti i sillogismi mostrano l’esistenza di:
- E etto del contenuto (belief bias), si è più propensi a ritenere un argomento valido se la
conclusione è in accordo con le precedenti credenze.
- strategie
Di erenze individuali nelle adottate e/o nell’accuratezza con cui le persone valutano/
comprendono i sillogismi.
- Di coltà inter-sillogismo, non tutti i sillogismi ricevono la stessa accuratezza nella valutazione
(nei sillogismi categoriali la di coltà varia in accordo con la forma delle proposizioni e con la
gura del sillogismo).
fi ff ff
ffi fi fi ffi fi fi ff fi
Stuart Mill,
Questi risultati mostrano come rispetto a Cartesio, avesse ragione riguardo alle molto
limitate capacità dell’essere umano nell’ambito del ragionamento. logica mentale
Alcuni ricercatori ritengono che tutte le persone possiedano una sorta di che
schemi di inferenza naturali
permette loro di utilizzare degli e codi care problemi logici in modo
forma astratta più appropriata,
inconsapevole nella la cui conclusione viene poi implementata
nel dominio speci co. Ad esempio, bambini di 3 anni trattano il Modus Ponens con naturalezza,
gli adulti anche implicitamente.
Questo è però in contrasto con due fenomeni:
- errori di ragionamento commessi dalle persone
gli (inizialmente spiegati con fattori extra-
logici, ora forme meno radicali riconoscono la possibile assenza di alcuni schemi inferenziali);
- etto del contenuto
L’e di premesse e conclusioni sulla valutazione degli argomenti.
Secondo altri ricercatori il ragionamento, deduttivo in particolare, non consisterebbe modelli
nell’estrapolazione e utilizzo di regole astratte, quanto nella costruzione e valutazione di
mentali (Johnson-Laird), possibilità compatibili con le premesse
cioè di rappresentazioni delle
prese in esame (ogni modello mentale mostrerebbe quindi che cosa è vero in ognuna delle
possibilità prodotte).
Cioè avverrebbe in tre passaggi:
- Le persone utilizzano il signi cato delle premesse unitamente alle conoscenze generali per
costruire i modelli;
- Generano poi una conclusione provvisoria compatibile con i modelli costruiti;
- La validità della conclusione provvisoria verrebbe valutata attraverso la ricerca di contro
esempi, nalizzati all’esclusione dell’esistenza di modelli alternativi in cui la conclusione risulti
falsa.
Quindi, se la conclusione è compatibile con tutti i modelli generati, l’inferenza viene ritenuta
valida. Però, all’aumentare del numero e della complessità delle premesse, la costruzione dei
diversi modelli diventa più di cile e alcuni di questi, non esistendo una procedura sistematica,
non vengono presi in considerazione. Questo avviene a causa della limitatezza delle risorse
principio di parsimonia,
cognitive: secondo il che vede la formulazioni in modo esplicito di solo
principio di verità,
alcuni model
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