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Introduzione al concetto di romanzo

Con l'aggettivo romanzo si indica ciò che tanto nel Medioevo quanto nell'Età moderna è una continuazione del latino. Nel Medioevo, nel Rinascimento questi idiomi erano detti volgari, cioè lingue parlate dal vulgus, quindi dal popolo.

Le lingue romanze

Le lingue sono le seguenti:

  • Area ibero-romanza: Galego, Portoghese, Spagnolo o castigliano, Catalano
  • Area gallo-romanza: Francese
  • Area italo-romanza: Italiano, Romancio
  • Area romanza orientale: Romeno (o rumeno)

Oltre a queste lingue anche i dialetti costituiscono un oggetto di studio della filologia romanza. La differenza che intercorre fra lingua e dialetto è sociale e non linguistica. Il concetto di dominio romanzo è un'espressione di carattere strettamente linguistico, non antropologico o culturale. Non c'è identità tra popoli e lingue, un popolo può identificarsi con una lingua, ma quella lingua difficilmente rimane un bene esclusivo di quel popolo. "Revenue des languages romanes", cioè "razze romanze non esistono. (...) esiste solo la latinità".

È diffusa, anche fra gli specialisti, l'idea che i paesi che parlano lingue romanze abbiano un patrimonio culturale comune. Ma l'eredità latina è condivisa dai popoli vicini a quelli romanzi (popoli germanici e alcuni popoli slavi), la storia culturale dei Romeni è molto diversa da quella degli altri popoli, soprattutto a causa della forma particolare del Cristianesimo romeno, l'Ortodossia, che li avvicina sotto alcuni aspetti più ai Greci o ad alcuni popoli slavi. I popoli di lingua romanza sono stati e sono in grande prevalenza cattolici: ma sarebbe assurdo ritenere meno romanzi i gruppi protestanti o quelli ebrei. Esistere uno stereotipo secondo il quale ci sia una mentalità comune "latina", ma si tratta solo di una generalizzazione.

Linguistica

È la disciplina che studia il linguaggio umano, la manifestazione primaria della lingua è quella orale, cioè articolatorio-percettiva. L'oggetto primo della linguistica è quindi la lingua parlata. La disciplina che si occupa di tutti i sistemi di comunicazione umana, e delle differenze che ci sono tra i vari tipi è la semiotica. Dunque l'oggetto di studio della linguistica romanza è il complesso degli idiomi romanzi. La linguistica romanza non si occupa solo delle lingue vive, ma anche del loro sviluppo storico (linguistica storica).

Filologia

'Amore della parola'. Il significato attuale indica:

  • (I) La somma di due discipline, la linguistica e la letteratura
  • (II) La zona di sovrapposizione fra linguistica e letteratura, cioè lo studio linguistico dei documenti letterari e non
  • (III) Disciplina che studia la storia e i processi di trasmissione dei testi antichi

In filologia romanza, il termine viene utilizzato nella sua seconda accezione quindi la filologia romanza è la disciplina che si occupa, attraverso l'analisi di testi letterari e pratici, della genesi delle lingue. Non esiste filologia senza linguistica ma possiamo stabilire la loro differenza: la linguistica è una scienza nomotetica, la filologia è idiografica. La prima è più vicina alla sociologia e perfino alla fisica, la seconda alla storia. Perché una lingua possa essere definita romanza deve derivare dal latino, quindi nonostante gli influssi slavi il romeno è una lingua romanza perché deriva dal latino.

I tre paradigmi degli studi romanzi

La scienza procede fissando di tempo in tempo dei complessi di principi e di risultati acquisiti, detti appunto "paradigmi", in base ai quali è possibile agli scienziati portare avanti la ricerca. La ricerca non è mettere in discussione i principi generali, ma la loro adozione in vista del raggiungimento del risultato finale.

  • Paradigma classico: nato nella cultura greco-romana e portatore di una visione "statica" della lingua. Deve obbedire ad un modello assoluto, fuori dal tempo. La grammatica nel senso più tradizionale è figlia di questo paradigma.
  • Paradigma del metodo storico-comparativo: dimensione storica della lingua.
  • Paradigma strutturale: lingua studiata come una struttura, nella sua dimensione statica ma anche tenendo conto della sua forma storica.

Il dominio romanzo

Il territorio in cui si parlano delle lingue romanze è detto Romania. Le continuazioni dirette, in loco, del latino, occupano un'area europea che va dall'Atlantico, a ovest, a oltre il Dnestr, a est. Un'area continua che va dal Portogallo all'Italia, comprende le grandi isole del Mediterraneo. A est, la Romania è isolata da tutti i lati dal rimanente mondo romanzo. Il romeno è parlato anche in alcune zone della Serbia, della Bulgaria, dell'Ucraino, ed è lingua ufficiale della Repubblica di Moldova. Il romeno possiede inoltre dei dialetti separati, parlati nei Balcani e in un pugno di villaggi dell'Istria.

La Romania perduta sono quelle zone in cui il latino non ha avuto continuazione: l'Africa nord-occidentale, invasa da popolazioni bèrbere, poi dagli Arabi nel VII secolo; i territori che si estendono dal versante settentrionale dell'arco alpino italiano fino al Danubio e oltre il Reno, la parte meridionale della Gran Bretagna. In questo grande dominio ci sono alcune zone circoscritte di lingue non romanze (enclaves alloglotte). Tra queste l'unica di una lingua non-indoeuropea è il basco parlato nei Pirenei. Altrimenti le enclaves sono sempre costituite da una varietà non indoeuropea. Una di queste è il bretone, appartenente alla famiglia celtica, nella Bretagna. In alcuni casi è a causa di problemi di confine, come accade per l'Alsazia e la Lorena. Pure in Alto Adige/Sudtirol ma qui dipende dalla tarda annessione di queste regioni all'Italia avvenuta dopo la prima guerra mondiale.

La Romania nuova comprende i territori in cui si parlano delle lingue romanze che non continuano in loco il latino, ma sono state importate più tardi. In Europa questo fatto è raro e si limita alla diffusione nell'ambito di regioni dell'ex impero ottomano, dello spagnolo da parte degli ebrei sefarditi (Grecia e Bulgaria). La più imponente espansione delle lingue romanze è quella conseguente alla scoperta dell'America, alle grandi navigazioni e alle colonizzazioni che a fine XV secolo hanno portato lo spagnolo in gran parte dell'America centro-meridionale e nelle Filippine, il portoghese in Brasile e a Macao, Goa e Timor Est, il francese nelle Antille, ad Haiti, in Guyana, in Canada e in alcune zone degli Stati Uniti. I parlanti delle lingue romanze nel mondo sono più di 850 milioni. Molti paesi dell'Africa in cui sono presenti molti idiomi, spesso si utilizzano come lingue ufficiali quelle dei colonizzatori.

Lingue creole e Pidgins, i pidgins sono lingue che si sono formate in Africa e in Asia dal contatto di lingue europee e indigene. Alcuni Pidgins sono diventati le sole lingue materne delle popolazioni locali: dotate di un sistema linguistico più complesso, prendono il nome di lingue creole. Ne esistono di base portoghese a Macao, in Sri Lanka, e in Malacca in Asia, a Capo Verde, Sao Tomé e Principe in Guinea Bissau ed Equatoriale in Africa; base francese ad Haiti, nelle piccole Antille, in Guyana e nelle isole mascarene. A base spagnola nell'isola di Curacao e nelle Filippine. Queste lingue hanno in comune la base lessicale, ma la struttura grammaticale è completamente diversa.

Le principali lingue romanze di uso ufficiale

Le lingue della penisola iberica

Sono il galego, portoghese, spagnolo (o castigliano), catalano. Il galego-portoghese nella parte occidentale del regno di Leon; quando si formò la contea di Portogallo, il territorio linguistico galego-portoghese si divise in due: il nord galego unito al Leon, e quindi alla Spagna, e il centro-sud, che assunse come lingua ufficiale il portoghese. L'asturo-leonese, nella parte centrale del regno di Leon. Il castigliano nel regno di Castiglia. L'aragonese, nei regni di Navarra e Aragona. Il catalano nella contea di Barcellona. Il sud della Spagna era occupato dagli arabi e il romanzo parlato in quelle zone è denominato mozarbico. Le lingue che predominarono furono a occidente il portoghese, staccato dal galego; al centro il castigliano, che diventò la lingua egemone nel regno di Castiglia e Leon; e a oriente il catalano. A partire dal Cinquecento il castigliano, in rapida espansione nell'intera penisola, cominciò ad essere chiamato anche spagnolo. Asturo-leonese e aragonese oggi sono ridotti a gruppi dialettali. Il catalano occupa la parte orientale della penisola iberica ed è lingua ufficiale della Comunità autonoma della Catalogna. Dopo che nel 1981 la Galizia, nel nord-ovest della penisola iberica, ha ottenuto uno statuto di autonomia all'interno della Spagna, la lingua locale, il galego, svolge dal 1983 la stessa funzione. L'attuale assetto linguistico della penisola iberica è dunque il frutto della Reconquista e dell'espansione dei dialetti settentrionali verso sud.

Il galego

Il galego formava originariamente un'unità con il portoghese. Nell'Alto Medioevo questa varietà era parlata nella regione nord-occidentale della penisola iberica. Nel 1903 l'unità politica di quest'area venne rotta: nei territori a nord del Minho fu creata la contea di Galizia, in quelli a sud la contea di Portogallo. La Galizia rimase legata alla monarchia di Castiglia-Leon, la contea di Portogallo se ne staccò e divenne un regno indipendente nel 1143. Le due lingue hanno avuto una storia e uno sviluppo autonomi. Negli anni successivi alla fine della dittatura di Francisco Franco (1975), il galego, come il catalano, ha acquistato il rango di lingua ufficiale.

Il portoghese

Il portoghese era in origine la variante meridionale del galego-portoghese parlata tra i fiumi Minho e Douro e poi diffusasi verso nord con la Reconquista. Il centro politico e culturale del paese - prima Coimbra, poi Lisbona - si è spostato verso sud, la lingua ha assunto tratti linguistici nuovi. Oggi galego e portoghese sono due idiomi distinti, benché simili. Le differenze con il portoghese in Brasile non sono molte nella norma scritta, esse aumentano a mano a mano che ci si avvicina ai registri parlati più informali.

Lo spagnolo

La grande diffusione dello spagnolo fuori dalla Spagna è dovuta a due avvenimenti storici. Il primo è la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492, ebrei detti sefarditi 'di Spagna'. Hanno conservato fino ad oggi un castigliano arcaico. Un altro motivo è la scoperta dell'America. Lo spagnolo d'America presenta una fisionomia linguistica moderna.

Il catalano

Il catalano ha conosciuto un periodo di splendore tra il XIII e il XV secolo, con centro della corte di Aragona, veniva utilizzato nella cancelleria del regno di Napoli. Venne però represso dal regime fascista spagnolo. Questa lingua è stata riconosciuta come lingua ufficiale il tre comunità autonome: Catalogna, Comunidad Valenciana e isole Baleari. Il catalano antico presentava una forte somiglianza con il vicino occitano. Come questo era contraddistinto, per esempio, dalla caduta delle vocali finali da -a. Questo fenomeno interessa la gran parte dell'Italia settentrionale e quindi è un fenomeno tipicamente gallo-romanzo.

Il francese

Parlato in Francia, Svizzera romanda, Belgio, Lussemburgo, Monaco, Valla d'Aosta, Québec, Stati Uniti, Africa e Oceania. È la tredicesima lingua fra le più parlate nel mondo. L'unico dialetto che ha una diffusione sociale abbastanza vasta è il 'ch'timi' continuazione dell'antico piccardo (nord-est della Francia). I più importanti dialetti francesi del Medioevo sono stati: il piccardo, normanno, il vallone, champenois, il borgognone. Anglo-normanno è chiamata la varietà del francese impiegata in Inghilterra. Per indicare tutto questo complesso di varietà settentrionali medievali spesso viene impiegata la definizione coniata da Dante di "lingua d'oil". Il francese letterario ha subito una forte differenziazione nel corso della sua storia. Così si distingue fra francese antico, dal XII fino all'inizio del XIV secolo, e francese moderno, interponendo anche un francese medio (metà XIV secolo fino a tutto il XVI). Il francese moderno mantiene un legame con il francese antico solo attraverso la grafia. Nel Rinascimento si è operata una sistematica latinizzazione del francese, anche il greco antico ha avuto un suo ruolo, infatti il repertorio grafico francese comprende segni presi dal greco (y e ph).

L'italiano

La base dell'italiano moderno è nel fiorentino del Trecento. Nel Cinquecento si è affermato per opera di Pietro Bembo come lingua comune dei letterati e della gran parte delle cancellerie dei vari Stati d'Italia. L'italiano è stato a lungo una lingua prevalentemente scritta. Negli ultimi centocinquant'anni, dall'Unità d'Italia in poi si è ampiamente diffuso anche l'uso dell'italiano orale. Accanto all'italiano, o più spesso al posto dell'italiano, si sono parlati dei dialetti. Questi rappresentano delle continuazioni locali del latino. Il fiorentino nel Trecento rispecchiava in modo eccezionale certi caratteri del romanzo comune. Questo fatto dipende probabilmente dalla situazione isolata di Firenze e della Toscana rispetto alle principali vie di comunicazione nella tarda Antichità e nell'Alto Medioevo. Graziadio Isaia Asscoli ha stabilito che l'italiano è la continuazione diretta del fiorentino antico. L'esito -aio del lat. -arium è del solo toscano e non dei dialetti settentrionali e meridionali.

Il romancio

Il romancio è una varietà appartenente al gruppo italo-romanzo che è diventata dal 1938 una delle quattro lingue nazionali della Confederazione Elvetica. È parlato in varietà locali nella Sopraselva, Sottoselva ed Engadina fino a oriente nella Val Monastero. Per superare il problema derivante dalle differenze tra queste varietà nel 1982 il romanista svizzero Heinrich Schmid ha elaborato una lingua scritta unitaria e normata il romancio grigionese. Questa lingua somiglia molto ai dialetti italiani. I fenomeni che accomunano il romancio al ladino e al friulano sono:

  • La conservazione dei nessi di consonante+L
  • La palatalizzazione di k in ch davanti ad a
  • La conservazione di -s latina nel plurale dei nomi
  • La conservazione di -s latina nella seconda singolare del verbo

Il romeno

Per romeno si intende la lingua letteraria e l'insieme uniforme delle parlate usate nell'odierna Romania, nella Repubblica di Moldova, in alcune regioni dell'Ucraina e della Serbia, e in piccole aree della Bulgaria e dell'Ungheria. In Moldova c'è sempre stata una consistente presenza russa, dalla fine della seconda guerra mondiale al 1989 il romeno fu scritto in caratteri cirillici. Il blocco delle parlate rumene ha due varietà principali: il tipo munteno che ha il centro a Bucarest e il tipo moldavo a est. La Dacia fu conquistata da Traiano nel 106 d.C, venne largamente ripopolata con coloni che presero il posto della popolazione locale decimata in una lotta sanguinosa e in immani stragi. Nel 271 d.C. venne abbandonata perché indifendibile ma una parte della popolazione locale romanizzata dovette rimanere nel territorio.

Accanto al romeno detto dacoromeno esistono tre dialetti geograficamente separati:

  • Aromeno (o macedoromeno): gli Aromeni vivono in piccole comunità disseminate in buona parte della penisola balcanica
  • Meglenoromeno: è un piccolo gruppo stanziato in Grecia
  • Istrotomeno: si trova in pochi villaggi a Montemaggiore e Seiane in Croazia.

L'istroromeno farebbe gruppo con i dacoromeno, aromeno e meglenoromeno si raggrupperebbero fra loro. Dai tratti comuni queste quattro varietà, suddivise in due gruppi, è possibile, in prospettiva, ricostruire un protoromeno o romeno comune. Dal punto di vista linguistico il romeno è caratterizzato da:

  • Appartenenza alla lega linguistica balcanica, il romeno presenta a tutti i livelli linguistici fenomeni comuni al neogreco, al bulgaro, all'albanese.
  • Grande influenza francese dall'Ottocento, dovuto alla radicale occidentalizzazione della Romania.

Altre lingue e varietà romanze

L'occitano

L'occitano è la lingua romanza del Meridione della Francia si è costituita in una koinè letteraria nel Medioevo. Un tempo l'area era più vasta e si spingeva più in alto soprattutto a nord-ovest in un territorio che ora non è più occitano ma nemmeno veramente francese: è la zona che chiamiamo di transizione. Alla zona di transizione appartengono il pittavino, il saintongeais. In Italia è parlato nelle propaggini occidentali. L'occitano è oggi ridotto a un insieme di patois locali. Da ovest a est: l'occitano settentrionale, l'alpino-delfinatese. Nella fascia più settentrionale: il guascone, in quella meridionale: il linguadociano, il provenzale. La situazione attuale dell'occitano è il risultato della decadenza politica del Meridione a partire dal Trecento e della centralizzazione di Parigi. Nel 1539 il re Francesco I aveva emesso l'edito di Villers-Cotterets che ordinava che nei tribunali di tutto il regno al nord come al sud si usasse il francese, mirava originariamente a vietare l'uso del latino. Oggi l'occitano è riconosciuto dalla Repubblica francese come una lingua regionale, ma la perdita di competenza presso molti abitanti e la mancanza di una norma scritta continuano a influenzare la sua diffusione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maideen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Canettieri Paolo.
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