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Introduzione alla filologia romanza

Filologia romanza: studia in ogni loro aspetto tutte le parlate che hanno origine da un’evoluzione della lingua latina, si chiamano lingue romanze o neolatine. L’identificazione delle lingue romanze non è tipologica poiché tutte rientrano nel tipo flessivo; si ricorre al concetto di famiglia linguistica: ne fanno parte tutte le parlate che hanno la stessa lingua madre (indoeuropeo). Da qui si evidenziano somiglianze grazie alle quali è possibile suddividere la famiglia in sottogruppi (germaniche, slavo, celtiche, romanze…).

Opera su due differenti dimensioni: quella spaziale (diatopica) e quella storica (diacronica).

  • Diatopica: geograficamente il dominio romanzo è quello delle lingue neolatine (Romània), compresi anche i dialetti e l’area extraeuropea (Sud America, America del Nord, Africa, Filippine…) = Romània nuova.
  • Diacronica: dovrebbe riguardare qualsiasi cosa pertinente all’evoluzione delle lingue romanze, ma è un concetto troppo ampio. C’è dunque un limite di tempo: fase medievale.

Nel medioevo romanzo latino è individuata la matrice comune di una serie di elementi:

  • Stesse lingue romanze che si diffondono in questo periodo.
  • Generi letterari: romanzo ad esempio nasce nel medioevo.
  • Una serie di forme metriche (es: sonetto).
  • Temi e motivi (che ancora oggi troviamo).

Il medioevo ha anche un altro elemento di novità che lo caratterizza: per la prima volta esiste un’Europa nella quale gli scambi interculturali erano molto fitti.

Compiti della filologia

  • Ricerca linguistica: il filologo si occupa di studi linguistici che hanno un taglio storico e studi fondati su testi e documenti.
  • Analisi letteraria: studio di un testo sul piano formale, strutturale, ideologico, formale.
  • Edizioni critiche: trasmissione di testi. La filologia si occupa della trasmissione dei testi quanto più vicini all’originale. Per esempio, di un’opera antica come la Divina Commedia restano molte testimonianze. Compito dell’editore critico è quello di metterle insieme, analizzarle, compararle e arrivare a capire quale fosse l’originale (spesso nel medioevo il copista cambiava a proprio piacimento).

Linguistica romanza: le lingue romanze oggi

Politica linguistica

Politica linguistica: decisioni prese a livello governativo e simili. Ne sono un esempio il concilio del 812 (omelie in volgare, modifica status del volgare), fondazione di accademie (Crusca, Real Accademia…) scuola (che dimostra come le decisioni linguistiche dei politici ottengono risultati in rapporto alle circostanze che le favoriscono).

Le decisioni di politica linguistica hanno lo scopo di adottare o imporre una norma che si propone come unitaria. Questa unità (=conformità di usi linguistici all’interno di ampie comunità di parlanti) non è la condizione naturale della lingua; all’interno della lingua esistono molte variazioni, ma in generale i parlanti restano all’interno dei limiti imposti dalla necessità di comunicare.

Spiegazione delle variazioni linguistiche

  • Mescolanza o cambiamento nel tempo: in una stessa località abbiamo usi diversi e concorrenti perché alcuni conservano antiche abitudini che invece vengono cambiate dai giovani.
  • Idioletto: somma delle caratteristiche personali di attuazione della lingua da parte di un individuo. Anche l’uso linguistico di un parlante risulta incostante (anche nello scritto).

Le lingue romanze sono la continuazione, ovvero la trasformazione nel tempo del latino.

  • Diatopica: si realizza nello spazio.
  • Diastratica: si realizza all’interno di una comunità in rapporto alle condizioni sociali.
  • Diafasica: si realizza in rapporto ai registri espressivi.
  • Diacronica: avviene nel tempo.

La variazione diatopica

La variazione diatopica è la forma più evidente di variazione linguistica: usi divergenti continuamente correlati a luoghi differenti. Queste varietà sono quelle che chiamiamo dialetti. Nella Romània antica sono la continuazione diretta del latino parlato nella stessa area. Queste evoluzioni non sono avvenute in isolamento uno dall’altro. I dialetti provengono direttamente dal latino e le lingue romanze si sono formate su base di un dialetto.

Le evoluzioni vengono condizionate da dominanze e immigrazioni. Nello spazio, la variazione è costante ma in genere modesta e i casi di confini dialettali netti sono poco frequenti. Il ‘continuum dialettale’ trova un limite nelle forze sociali che portano il parlante a identificarsi in gruppi più ampi di quello locale (Firenze, Arezzo, Grosseto = Toscani). I dialetti locali sono sottoposti all’influsso livellatore dei dialetti regionali e della lingua di cultura.

La variazione diatopica nel tempo non scompare ma cambia; la lingua che si diffonde differenzia localmente i suoi usi: si formano gli italiani o francesi regionali. È un nuovo tipo di variazione che recupera fenomeni dei dialetti corrispondenti o ricava i suoi materiali dalle alternative della lingua. Sono molti i geosinonimi: parole che in aree diverse esprimono lo stesso concetto (es: macellaio, carnezziere).

La variazione diatopica della Romània nuova è fortemente influenzata dai colonizzatori che avevano registri linguistici differenti. Caso estremo di variazione diatopica: empori commerciali creati dall’espansione oceanica degli europei. Si creano lingue europee semplificate dette pidgins. In alcuni empori attivi per secoli il pidgin diventava la lingua materna: pidgin → creolo. È creolo anche la lingua usata dagli schiavi (erano di origini differenti e dovevano utilizzare una lingua comune). Lingue creole (romanze e non) costituiscono una categoria linguistica con grammatica semplificata di tipo isolante. Tempo e aspetto sono espressi non da desinenze ma da particelle che procedono il morfema. Esempi di creolo: Haiti, Papiamentu.

La variazione diastratica

Diastratica: soprattutto in Italia la prima forma di differenza dell’uso linguistico è quella tra chi usa il dialetto e chi usa la lingua. Si constata che il numero di dialettofoni aumenta tra le persone di condizione bassa rispetto a quelle di condizione medio-alta, tra anziani rispetto a giovani. L’opposizione lingua-dialetto diventa correlativa di una stratificazione sociale e il dialetto un indice di marginalità. Comunque ciò che viene considerato come italiano ha spesso sensibili tratti fonetici locali; italiano popolare = varietà che rappresenta livello sociolinguistico basso caratterizzato da un certo numero di fenomeni comuni (quale che sia l’area regionale). Addirittura esistono differenze sistematiche tra il parlato e lo scritto. Stratificazioni analoghe esistono in tutti i paesi romanzi (Francia: grammatica diversa tra scritto e parlato).

La variazione diafasica

Diafasica: tra le prime forme di differenziazione c’è quella di sesso e età del parlante. È convinzione che il linguaggio delle donne fosse più conservatore e più propenso di eufemismo. Eccezione della Francia, patois provenzale: resistenza del nei gruppi maschili perché più legato alle attività maschili.

È già più netta la specificità della lingua dei giovani. Nelle sue forme più spinte diventa un gergo: forma linguistica usata da un gruppo con la specifica finalità di non essere compresi da chi non fa parte del gruppo. Un gergo sempre uguale non sarebbe più un gergo. Quello più anticamente documentato è quello furbesco usato dalla malavita nel quale ritroviamo ricchezza di sinonimi per le parole chiave. Simili al gergo sono le lingue speciali legate a una specifica professionalità come ad esempio i tecnicismi medici poiché devono esprimere con precisione nozioni estranee al linguaggio comune.

Lo studio della variazione

Glossari, vocabolari e grammatiche

Il più antico segno di attività culturale legata alla variazione è la glossatura: accompagnare un testo con annotazioni interlineari o marginali che rendono una o più voci del testo con parole di un’altra lingua. Spesso sono in travestimento di termini volgari. Diventano sempre più comuni, staccare le glosse e raggrupparle in glossari. Sono ordinate prima in ordine ideologico poi alfabetico.

I glossari latino-romanzi appaiono tardi (Valla 1500). Sono opere che si propongono di aiutare chi sa il dialetto e deve usarlo in varietà di prestigio maggiore. Altra necessità era quella di aiutare quelli che si trovavano in un altro paese e dovevano soddisfare le esigenze quotidiane. Di particolare rilevanza sono gli autori che hanno scritto per stranieri perché da loro apprendiamo la pronuncia che era data per scontata dagli autori indigeni.

Dialettologia ed etnolinguistica

Tradizionalmente lo studio del dialetto serve per nobilitarlo; le grammatiche quindi definiscono come si dovrebbe scrivere in dialetto non come effettivamente lo si parlava. Ciò che caratterizza la dialettologia non è lo studio di un singolo dialetto ma la metodologia. Lo studioso svolge inchieste personali nel territorio ma la ricerca del dialetto puro è un semplice miraggio. La dialettologia si è fatta sempre di più sociolinguistica (prima una si occupava della varietà delle parlate urbane e l’altra dei piccoli paesi e villaggi).

La descrizione di una rete di dialetti porta alla constatazione di differenze e somiglianze: isoglossa: linea che su una carta geografica delimita la zona che condivide un tratto linguistico comune (lessicale, fonemico, morfologico o sintattico). È raro che le isoglosse si sovrappongano. Lo studio dei dialetti non investe solo le forme ma anche i loro usi.

Lo studio del lessico dialettale può avere un altro sviluppo: etnolinguistico: tipo parole e cose di studio sviluppato all’inizio del 900 nel metodo dialettologia, che non ricostruisce solo le forme di espressione ma anche i contenuti della cultura.

Atlanti linguistici

Raccolta di carte il cui fondo è costante: rappresentazione schematica e muta con la sola indicazione dei punti di inchiesta (carte onomasiologiche: basate su concetti e ogni concetto corrisponde a una domanda fatta in modo analogo in tutti i punti di inchiesta sulla base di un questionario predeterminato). Scegliere luogo, soggetto e questionario è molto delicato.

Nella carta molte forme si ripetono senza grandi differenze. Le isoglosse non si sovrappongono, anzi è frequente che in uno stesso fenomeno ci siano isoglosse diverse per parole diverse: confermata l’ipotesi dell’inesistenza di confini netti e dell’esistenza di dialettali. Il mutamento linguistico si diffonde non solo da luogo a luogo ma anche nello stesso luogo da parola a parola (diffusione lessicale).

La sociolinguistica

È volta allo studio della variazione nei grandi centri urbani. Prime indagini adottarono metodo della sociologia e la distinzione tra inchieste macro e micro. Altri esperimenti (Milroy) mostrano che le relazioni sociali possono essere comparate a una rete nella quale ogni individuo rappresenta un nodo e le relazioni le corde che uniscono i nodi. Esistono relazioni più robuste di altre: il comportamento linguistico è diverso nelle comunità a relazioni forti rispetto a quelle a relazioni deboli: le prime tendono a respingere le innovazioni più delle seconde.

Si capisce che la sociolinguistica si integrava nella dialettologia tradizionale arricchendola. Le inchieste vengono fatte a insaputa dei soggetti. La consapevolezza che il linguaggio è costitutivo sia dell’identità sia individuale che sociale impone di studiarlo in relazione a tutti gli altri fenomeni sociali che entrano in gioco. Ad esempio, i grandi fenomeni migratori facilitano il mutamento linguistico.

Ecco perché dove i dialetti romanzi continuano la parlata di insediamenti antichi, il dialetto è più conservativo e le differenze diatopiche sono più forti. La sociolinguistica ha prediletto queste ricerche nelle quali è centrale accanto a quello linguistico il dato sociale. Si è occupata di situazioni coloniali extraeuropee ma anche europee.

È molto raro che una comunità usi in modo compatto una sola varietà linguistica. La situazione più comune è quella in cui più varietà (di famiglia uguale o differente) sono usate in concorrenza o con una ripartizione delle rispettive funzioni. Bisogna però premettere l’importanza della differenziazione tra diglossia e bilinguismo.

Diglossia e bilinguismo

  • Diglossia: è un fenomeno collettivo. La comunità attribuisce a due varietà linguistiche funzioni comunicative differenti. Le due varietà sono legate al dominio linguistico (=particolare ambito comunicativo). Una delle varietà è riservata agli usi ‘bassi’, l’altra invece agli usi ‘alti’. Es: nel medioevo il latino ‘alto’ e volgare ‘basso’.
  • Bilinguismo: fenomeno individuale. Quando un singolo parlante è in grado di usare due o più varietà.

La loro differenza è data dal fatto che possiamo trovare:

  • Sia diglossia che bilinguismo: Europa medievale tutti conoscevano il volgare e alcuni possedevano anche il latino (dunque erano bilingue).
  • Né diglossia né bilinguismo: nelle tribù primitive.
  • Diglossia senza bilinguismo: nei gruppi sociali che usano le due varietà sono nettamente divise come nelle colonie europee dove indigeni e coloni non conoscevano lingue reciproche.
  • Bilinguismo senza diglossia: dove parecchie persone conoscono due o più varietà ma non esiste differenziazione sistematica del loro uso. Questa è la situazione della società a forte mobilità sociale (come quella dell’Europa romanza di epoca moderna).

Ogni volta che una lingua standard si impone su varietà regionali riducendole a dialetti per poi eliminarle del tutto, le dinamiche sono simili a quelle delle condizioni diglottiche. I casi più studiati sono quelli del castigliano e catalano in Catalogna e francese e occitano nella Francia meridionale. Il processo si realizza, a livello collettivo come un’affermazione di una varietà sull’altra e a livello personale porta al cambio di lingua. La conclusione del processo può comportare la scomparsa totale della varietà che è stata privata di prestigio.

Lo studio su creoli ha delineato un quadro più ampio: osservando la situazione di Haiti (francese ‘alto’ e creolo francese ‘basso’) che era alla base del concetto di diglossia si nota che nelle lingue dove la varietà alta corrisponde alla lingua che ha dato origine al creolo, il parlante mescola continuamente (ma non casualmente) le due varietà, in rapporto alle sue capacità, all’ascoltatore, all’argomento, al luogo. Si crea dunque un continuum che va da enunciati del tutto francesi a altri del tutto creoli con in mezzo variazioni.

  • Basiletto= varietà linguistica considerata di livello più basso.
  • Acroletto= varietà linguistica considerata di livello più alto.

Quando un parlante passa da una varietà all’altra avviene il code-switching. Quando parliamo la commutazione non avviene fra varietà nettamente differenti. Più i tratti sono sentiti come volgari più affiorano solo in prossimità del basiletto, più sono considerati socialmente approvati si addensano verso l’acroletto. In Italia il dialetto funziona come basiletto mentre lo standard come acroletto. Le varietà in questione sono in contatto verticale e c’è tra loro una differenza di prestigio.

Esiste anche contatto orizzontale (adstrato). Nella Romània contemporanea le lingue standard si scambiano elementi ma poco riguarda la morfologia o la sintassi. È molto frequente invece il prestito lessicale. Le lingue romanze sono in contatto anche con le lingue non romanze. Non si tratta solo di rapporti orizzontali (di tipo adstratico) ma anche di veri e propri casi di diglossia in cui in epoca contemporanea la lingua romanza è la varietà alta.

Succede anche viceversa. In generale il rapporto con l’inglese è oggi in tutto il mondo la più rilevante forma di contatto tra lingue romanze e non.

Pragmatica

La pragmatica studia la lingua nei suoi contesti ed in relazione con le circostanze del suo uso e soprattutto con le dinamiche relazionali. La filosofia analitica di Austin e Searle (teoria degli atti linguistici) considera gli enunciati non in rapporto alla loro grammaticalità ma come un’azione governata da regole tanto linguistiche che socioculturali che possono essere appropriati o no, riusciti o no. Gli enunciati infatti hanno una forza illocutoria: se il parlante compie un atto gli ascoltatori gliene attribuiscono la responsabilità e ne attendono la coerenza (es: affermazione).

Un atto perlocutorio invece si ha quando il parlante produce degli effetti sugli interlocutori (es: ordine). Queste impostazioni sono valide per tutte le lingue ma sono diverse le modalità di realizzazione. Per esempio ci sono culture che escludono l’ordine diretto; si apre un vastissimo campo che comprende ad esempio lo studio delle forme di cortesia o delle particelle di legamento o connettivi usati nel discorso orale.

Un aspetto importantissimo soprattutto nel parlato è la deissi: insieme dei riferimenti allo spazio, al tempo e alle persone. Una distinzione pragmaticamente importante è quella tra tema (topic) e rema (coda): i nostri enunciati sono costruiti su qualcosa di dato (tema) di cui si afferma qualcos’altro di nuovo (rema). Il tema non deve per forza coincidere col soggetto ma in italiano è frequente che occupi il primo posto nella frase grazie allo...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludofru di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Luongo Salvatore.
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