Cos'è l'urbanistica?
L’urbanistica si occupa di migliorare l’ambiente in cui noi viviamo quotidianamente, per rendere l’esperienza nell’abitare migliore possibile. Contribuisce a rendere l’abitare di qualità, garantendo un processo di appaesamento/radicamento/identificazione, agendo sugli spazi, può permettere alle persone di raggiungere beni e servizi in modo agevole, e può così concorrere a ridurre le disuguaglianze.
Di che cosa si occupa l'urbanistica?
“L’urbanista si occupa dell’arco, l’architetto delle pietre” = l’architetto progetta singoli oggetti, l’urbanista si occupa di definire le regole secondo le quali essi devono essere composti. – Edoardo Salzano
La città
Non è un insieme di case, è la casa di una comunità organizzata, è la casa della società.
“La città nel suo significato integrale è un plesso geografico, un’organizzazione economica, uno sviluppo di istituzioni, un teatro di azioni sociali ed un simbolo estetico di unità collettiva” - Lewis Mumford
“Tutte le città hanno in comune questo soltanto: che ciascuna è sempre un insediamento circoscritto, almeno relativamente …” - Max Weber = Dentro le mura era città, fuori le mura era altro. Oggi le cose sono cambiate, sono sistemi più complessi.
Che cos'è oggi la città? Che cosa è diventata?
“La città è dovunque e in ogni cosa” - Amin e Thrift = sono sistemi diversi dalla città murata, perché ovviamente si è espansa.
Dalla città di antico regime alla città moderna … verso la città contemporanea
A fine '800 la città di Manchester si è espansa sul territorio.
La città di antico regime
Lettura morfologica: interno/esterno città/campagna. Ludovico Quaroni è stato un personaggio che ha iniziato a leggere la città come un qualcosa che si può leggere attraverso i suoi limiti, tessuti, emergenze (campanili) e immergenze.
- Il limite -> interno dall’esterno. Differenza tra campagna e città.
- Ci sono delle emergenze -> es. campanili, palazzi alti.
- Ci sono immergenze -> spazi vuoti (es. piazze, slarghi ecc.), un qualcosa che acquista significato perché coesiste con lo spazio costruito. Il vuoto e lo spazio costruito acquistano senso l’uno dall’altra.
La città moderna
Alla fine dell’ '800 ci fu la rivoluzione industriale e accade che l’industria diventa un nuovo sistema di produzione. Le fabbriche invadono la città e cambia il paesaggio urbano.
- Non c’è più interno/esterno.
- Non c’è più città/campagna ma centro/periferia (= lontano dal centro, nasce questo nuovo termine).
Dalla città alla “conurbazione”
- Patrick Geddes
Urbanistica: un neologismo
Il defonso Cerdà pensava che le conquiste della tecnica e della scienza dovessero essere a vantaggio di tutta la città. Lui introduce questo termine per ritrovare ordine nella città. Con l’espansione della città ci doveva essere.
Il formarsi dell’urbanistica: idee di città
- Modelli alternativi alla concentrazione- densità urbana.
- Città giardino di Howard -> trova un equilibrio tra città e campagna.
- Le città utopiche -> città nuove lontane da quelle esistente.
- Intervento nella città esistente -> ad esempio l’asse che si trova a Parigi di Haussman, lui voleva dare regolarità.
- Espansioni urbane -> Cerdà a Barcellona crea una griglia per dare un nuovo ordine.
- La città moderna -> città dilatata dove il vuoto aveva l’obiettivo di dare spazio.
La città contemporanea
È una città con: grandi nodi infrastrutturali, con molte fabbriche e tessuti dilatati.
È una città con molti aggettivi: dispersa, diffusa, frammentata, eterogenea, frattale, generica …
Non ci sono confini, è estesa al territorio perché non è difficile leggere la città e la campagna dato che sono incastrate tra di loro.
Possiamo dire che l’urbanistica non si occupa solo di città ma di territori urbanizzati perché non 'è distinzione tra città e campagna.
L’urbanistica si occupa delle trasformazioni del territorio, dei soggetti, delle tecniche e degli esiti. - Bernardo Secchi.
Soggetti
- Sono importanti perché i territori sono vissuti e vanno progettati in modo da consentire di vivere nel miglior modo possibile.
- Parlare di urbanistica significa parlare della gente che abita il territorio. Il territorio è costruito dall’uso che ne fa la gente.
- Per questo si può dare un’altra definizione di urbanistica: “Per urbanistica intendo le tracce di un vasto insieme di pratiche: quelle del continuo e consapevole modificare lo stato del territorio e della città”. - Secchi.
- Per questo quando progettiamo dobbiamo tenere conto della diversità di persone che utilizzano lo spazio.
- Per questo il ruolo dei soggetti è cambiato, sono chiamati a partecipare alla costruzione di una visione per città e territori, sono attivi nel promuovere e partecipare alla trasformazioni di città e territori e nel dare un senso comune e condiviso a quelle trasformazioni.
Strumenti che l’urbanistica usa per intervenire nel territorio
Piano e progetto urbanistico; sono 2 cose distinte, il piano contiene un progetto.
Piano e progetto come modi per rappresentare l’idea di città espressa da una data società in un dato momento. Strumenti che hanno forme diverse, che si sono articolate nel tempo.
Urbanistica: sapere pratico applicato al progetto di trasformazione di uno specifico territorio urbanizzato - Patrizia Gabellini.
Urbanistica e tempo
Cambia l’oggetto, cambia lo sguardo con cui si osserva e cambiano gli strumenti messi in campo per intervenire nel territorio. Cambiano anche i “modi di intendere l’urbanistica”.
Urbanistica e disciplina
- Quaroni
Urbanistica e architettura
- De Carlo
Alle origini. Urbanistica, città e società 28/02/2023
Bernardo Secchi ci insegna a guardare all’urbanistica non come una scienza ma come un sapere, un sapere relativo ai modi di costruzione, continua modificazione e miglioramento dello spazio abitabile e della città in particolare. Situata tra studio del passato e immaginazione del futuro, tra verità ed etica.
Gli argomenti trattati:
- I grandi cambiamenti (riflessi nello spazio della città).
- Teorie e ipotesi sull’origine dell’urbanistica moderna (con specifico riferimento ad alcuni autori).
- Alcune “radici”: quali possibili soluzioni per porre rimedio alle condizioni della città industriale.
La morfologia della città
La città contemporanea come insieme di diverse forme urbane contemporaneamente presenti. Ci sono forme e geometrie dello spazio costruito (e dello spazio aperto). All’interno di una mappa si possono notare diversi tessuti realizzati in tempi e modalità diversi: centro storico più denso e delimitato, cortine realizzate lungo strada, case isolate su lotto. Nelle città contemporanee coesistono differenti parti di città.
Ad esempio possiamo notare che e Trieste ci sono vari tessuti che compongono la città:
- Parte ottocentesca
- Parte novecentesca -> corte più aperte
- Anni 30 del 900 -> case unifamiliari e villini
- Zone industriali
Prima il pieno e vuoto si compenetravano si significavano reciprocamente, ora il vuoto diventa distanza.
Urbanistica alle origini: I “nudi” fatti
Chiamati così da Leonardo Benevolo. Sono rappresentati da quel processo che noi chiamiamo rivoluzione industriale. Questo è stato un evento-processo che rompe l’asse del tempo stabilendo un prima e un dopo per la struttura e morfologia della città. Non un fenomeno improvviso ma un processo stratificato e articolato diversamente nei differenti paesi europei che modifica radicalmente la struttura dell’economia, della società, del territorio, dello spazio urbano.
Quello che cambia sono:
- Le persone si trasferiscono dalla campagna alla città
- Incremento demografico perché c’era l’abbassamento del tasso di mortalità
- Trasformazione struttura degli insediamenti (esplosione urbana)
La morfologia della città di antico regime
- Mura: confine tra mondo urbano e rurale
- Tessuto edilizio: compatto (= tessuto che è dato dalla presenza di una tipologia che si ripete, case che al piano terra c’è produzione artigianale), denso, organico
- Emergenze/immergenze
Questa città è in armonia con la campagna ma è un’illusione retrospettiva, c’erano forti diseguaglianze e sporca, non c’erano fognature.
La città moderna. La città industriale
- Nasce un nuovo paesaggio urbano
- Non più interno/esterno
- Non più città/campagna ma centro/periferia
La classe operaia è quella che viveva peggio: sovraffollamento negli alloggi e assenza di standard minimi di igiene. Le periferie le condizioni era molto gravi, c’erano queste caserme d’affitto (=piccoli appartamenti) dove vivevano anche più nuclei famigliari in condizioni d’igiene indecenti.
Un nuovo paesaggio urbano: crescita e concentrazione
Questo si forma per:
- Saturazione aree libere interne ai confini urbani
- Aggregazione dei nuclei esterni
- Presenza di nuove infrastrutture: ferrovia, stazioni, canali navigabili, scali merci, depositi …
- Presenza di fabbriche dentro la città (case e officine si alternano senza un ordine)
- Crescita di nuovi quartieri in ogni direzione, all’esterno del perimetro urbano (mura)
- Abbattimento delle mura
- I bordi della città avanzano verso la campagna, perdita della forma urbana tradizionale
- Non più interno / esterno o città / campagna ma centro / periferia
La città del XX secolo di Leonardo Secchi
Lui dice una cosa molto importante ovvero che questa crescita si protrae fino agli anni 60 del 900. In questi anni la città non si sviluppa più secondo un’espansione che ingloba il territorio ma si iniziano a verificare i fenomeni di dispersione e diffusione insediativa. La città continua a crescere ma attraverso modalità diverse, Secchi le chiama razionalità minimali. In altri termini si può dire che si urbanizza la campagna ma con un modo più discrezionale. Per Secchi è una soglia importante perché per tutto il 900 l’urbanistica oscilla tra la dissoluzione e la crescita della città.
Negli anni 60 molti architetti e urbanisti indagano sulla storia e le origini dell’urbanistica e vengono pubblicati una serie di libri importanti:
- “Le origini dell’urbanistica moderna” di Leonardo Benevolo (1963) -> L’urbanistica non nasce quando nasce la rivoluzione industriale ma quando gli effetti sulla città sono gravi che necessitano di un intervento riparatore. Quindi accusa l’urbanistica di essere nata in ritardo.
- Lui dice che l’urbanistica ha una doppia origine: morale e tecnica; morale per la forte critica alla città industriale e chi la critica propone un modello alternativo, quindi quella antica viene lasciata lì; tecnica ovvero di chi interviene nella città esistente per migliorare le condizioni della città.
- In questa doppia origine lui riconosce un fondamento politico: entrambi gli atteggiamenti nasce da una critica del modello capitalistico. Nel 1848 questa politica va scemando, il movimento operaio prende consapevolezza e ci sono delle rivoluzioni ma lui dice che questo non ha effetti sul sistema capitalistico e anzi dice che la politica perde interesse per l’urbanistica e da questo momento essa assume una natura squisitamente tecnica (regolamenti, norme -> sono sterili)
- Secchi critica Benevolo perché liquida troppo velocemente le origini e non solo quelle 2 che ha elencato. Inoltre critica la consequenzialità di rivoluzione industriale, cambio delle città ecc… Afferma che Benevolo è troppo schematico.
- “Questioni di architettura e urbanistica” di Giancarlo De Carlo (1965) -> secondo lui fino all’ '800 non si può parlare di urbanistica ma una proiezione etica dell’architettura. Per lui l’urbanistica nasce quando si guarda lo spazio considerando anche alcune questioni di carattere economico, sociale ecc…
- Lui dice che il compito dell’urbanistica è dare forma e organizzazione allo spazio fisico e tridimensionale di una società ed essa si può trovare sulla struttura della forma urbana.
- “Origini e sviluppo della città moderna” di Carlo Ayminino (1965) -> Critica la posizione di Benevolo (quello che aveva scritto nel suo libro “Le origini dell’urbanistica”), anche lui pensa che non ci siano solo 2 origini ma necessario guardare a una serie di esperienze più ampia. Lui dice che Benevolo trascura delle utopie come la città industriale di Tony Garnier, inoltre dice che il connubio urbanistica-politica si è realizzato e ricorda la Vienna Rossa, è accaduto che l’amministrazione ha cercato di risolvere il problema degli alloggi operai e lo ha fatto attraverso dei quartieri realizzati da architetti importanti come Hoffman e Lose.
- “L’urbanisme, utopies et realites” di Francois Choay (1965) -> Introduce una distinzione tra la pre urbanistica e l’urbanistica.
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