Estratto del documento

Laboratorio di deontologia professionale e tutela dei minori

Ultima lezione: 23/05 14:30 – 18:30 con prova scritta a domande multiple

Lezione 06/05/2022

Deontologia e responsabilità dello psicologo in ambito sanitario

Giustificazione e limiti dell’attività sanitaria

Cosa legittima la presa in carico di una persona in cui lo psicologo opera un intervento che è suscettibile di conseguenze. Porsi la questione della giustificazione, oltre che sensata dal punto di vista giuridico, aiuta anche a definire e comprendere meglio qual è il limite dall’agire professionale dello psicologo nel confronto del paziente. Questo confine non è solo clinico, ma anche giuridico e l’ipotesi di responsabilità si verifica quando questo confine viene superato. È una questione che ha delle ricadute pratiche importanti.

Cosa legittima l’attività sanitaria?

  • Utilità dell’intervento
  • Richiesta d’aiuto del paziente
  • Il consenso del paziente
  • Il dovere professionale: il fatto di essere clinici, sanitari, impone il dovere di intervenire nei confronti di una persona sofferente.

Consenso del paziente (regola)

Se non c’è il consenso, lo psicologo non ha possibilità di intervenire. Sarebbe un intervento illecito, la manifestazione del consenso da parte del paziente è la rappresentazione di un diritto del paziente = diritto all’autodeterminazione (articolo 32 = il diritto alla salute è un diritto inviolabile). La presenza di questo diritto, induce lo psicologo ad avere una maggior accortezza e consapevolezza di dover informare il paziente, creando un contesto in cui il paziente è in grado di esprimere un consenso consapevole e informato rispetto a quello che si farà insieme. La responsabilità delle scelte è sempre del paziente (autonomia delle scelte).

Dovere professionale (eccezione)

Cosa limita l’attività sanitaria?

Fonti di limitazione

L’attività trova un limite in ciò che la giustifica, quindi nelle norme:

  • Norme etiche
  • Norme giuridiche: imposte dalle leggi dello stato

Il codice deontologico ha una natura etica, è stato emanato su ordine e approvato dallo stato. Il codice civile è la legge dello stato che regola, tra le altre cose, i rapporti come la formazione e lo scioglimento della famiglia, rapporti tra coniugi e genitori/figli, i contratti (contratto di prestazione-opera). Le regole sono le stesse sia che lo psicologo sia un libero professionista, sia un dipendente pubblico. Lo stato si occupa poco della professione, soprattutto per quello che riguarda le scelte cliniche, che sono orientate secondo la deontologia e l’etica individuale e sociale. Molte volte lo psicologo lamenta che il diritto lo costringa eccessivamente, vincoli troppo la sua discrezionalità nell’operare.

Perché è necessario che «etica & diritto» espletino una funzione di limite all’azione dello psicologo clinico?

Il paziente non è solo una persona che chiede di essere aiutata a superare un problema di salute, ma è anche un cittadino titolare di diritti tutelati dalla Costituzione. La condizione di malato è una situazione transitoria/momentanea nella vita del soggetto, identificato e riconosciuto dalla legge come titolare di diritti e questa condizione non cambia se si ammala, se chiede aiuto… E se i suoi diritti non vengono rispettati (anche se la violazione è fatta a fin di bene), ne deriva una responsabilità.

L’atto del curare comporta l’ingresso in una sfera personale e intima altrui tutelata dai diritti fondamentali del paziente consapevole. Il consenso è un processo, non è il foglio su cui si mette la firma (documento che dimostra solo che in tal giorno, la persona ha fatto una dichiarazione, ha capito cosa stava facendo, è solo una prova che lo psicologo crea anche solo per tutelare se stesso). Il consenso non si può esaurire in quello, perché il processo cambia, subentrano altri problemi, è necessario l’aiuto di altre persone per la cura…

«Etica & diritto» sono limiti troppo ingombranti per lo psicologo clinico?

Quale concezione del “mandato sociale” dello psicologo? Il mandato sociale è quello che la società si aspetta dallo psicologo, come professionista che si occupa della sofferenza psichica. Ci sono tanti modi in cui vedere il mandato sociale.

Quanta consapevolezza dei diritti del paziente nello psicologo? La “professionalità” nella relazione clinica va al di là del rispetto dei classici “confini etico-professionali”, non è solo data dalla padronanza di conoscenze tecniche ma anche di norme etiche e giuridiche che concorrono molto di più a definire anche il confine dal punto di vista clinico. Il paziente a volte è insoddisfatto del lavoro del clinico perché nota qualcosa che non va dal punto di vista etico (lo psicologo arriva tardi, manda troppi messaggi, è troppo presente…). Questi sono esempi di errori fatti dallo psicologo a fin di bene.

I diritti fondamentali del paziente come «confine professionale» in psicologia

Etica & diritto: limite o garanzia per lo psicologo clinico

«Etica & diritto» come garanzia dello psicologo Ci si tutela anche scegliendo i pazienti, anche se il codice deontologico condanna la discriminazione dei pazienti. Ma comunque ci sono determinati elementi dei pazienti verso cui lo psicologo risulterebbe inadeguato per quel determinato paziente. Il rispetto del paziente si esercita anche dicendo, nero su bianco, quello che si può o non si può fare.

Professionalità come «competenza di base» dello psicologo clinico

La professionalità come competenza di base dello psicologo, è un insieme di atteggiamenti, abilità e conoscenze, è funzionale al soddisfacimento di valori bioetici e alla garanzia dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nel processo di cura.

Valori bioetici fondamentali

(in rosso: carattere prioritario nella cura della salute mentale) Lo psicologo deve avere una maggiore considerazione delle questioni etiche e giuridiche. La professionalità concorre a rinsaldare la fiducia del paziente nel terapeuta, più che in altri ambiti sanitari.

Competenze per una pratica clinica eticamente orientata (Gabbard)

  • Riconoscere le questioni etiche nella loro complessità: spesso la complessità deriva dal fatto che lo psicologo non ha mai trovato quello specifico problema.
  • Considerare il proprio impatto personale nel processo terapeutico.
  • Anticipare le situazioni eticamente “rischiose”.
  • Affrontare l’incertezza delle questioni etiche, prendere decisioni e metterle in pratica.

Quale certezza?

I “principi” etici e giuridici devono essere osservati con ragionevole flessibilità, le “regole” con stretto rigore.

Fonti del diritto della professione di psicologo

Quale «diritto»?

  • Diritto statale
  • Diritto deontologico
  • Etica sociale

Fonti del diritto statale

  • Costituzione della Repubblica Italiana
  • Art. 2 Cost. «principio personalistico e principio solidaristico»
  • Art. 3 Cost. «principio di uguaglianza e divieto di discriminazione»
  • Art. 13 Cost. «diritto fondamentale di libertà personale»
  • Art. 15 Cost. «diritto alla riservatezza»
  • Art. 32 Cost. «diritto alla salute»

Codice civile

  • Contratto in genere e singoli contratti (es. contratto d’opera intellettuale e contratto di cura)
  • Persona fisica: capacità naturale e capacità giuridica
  • Lavoro e professioni
  • Famiglia (rapporti tra coniugi, potestà genitoriale e filiazione)
  • Responsabilità civile contrattuale ed extracontrattuale
  • Illecito civile

Codice penale

  • «Dei delitti e delle pene»
  • Esercizio abusivo della professione
  • Rivelazione di segreto professionale
  • Omissione di denuncia o referto
  • Omicidio e lesioni personali
  • Reati sessuali
  • Circonvenzione di persona incapace
  • Truffa
  • Appropriazione indebita
  • Estorsione

Codice deontologico degli psicologi italiani

  • Principi generali
  • Rapporti con l’utenza e la committenza
  • Rapporti con i colleghi
  • Rapporti con la società
  • Norme di attuazione

Linee guida nazionali o internazionali

  • Raccomandazioni del CNOP sulle prestazioni psicologiche attraverso tecnologie di comunicazione a distanza – 2013
  • Stress lavoro-correlato: quadro normativo – 2013
  • Linee guida lo Psicologo in unità spinale – 2012
  • Parere sulla Prevenzione/Promozione in ambito psicologico – 2012
  • Nota introduttiva “Linee Guida per la valutazione psicologica dei macchinisti dei treni e dell’altro personale collegato alla sicurezza” nel trasporto ferroviario – 2009
  • Parere sulla Diagnosi Psicologica e Psicopatologica – 2009
  • Atto di indirizzo in tema di pubblicità – 2007
  • Elementi Etici e Deontologici per lo Psicologo Penitenziario: Considerazioni e contributi per l’operatività professionale – 2005
  • Linee guida per la valutazione e selezione del personale – 2005
  • Carta professionale dello psicologo – 2005
  • Linee guida per la consulenza psicologica nell’infertilità – 2004
  • Manuale di Condotta Professionale NASP (National Association of School Psychologists) – 2000
  • Codice Deontologico ISPA (International School Psychology Association) – 1990

Lezione 2

Ordinamento della professione di psicologo

Legge 18 febbraio 1989 n. 56: Riconoscimento del lavoro dello psicologo come «professione» (art. 1). Legge che ha avuto una lunga elaborazione in sede parlamentare e per cui c’è stato un grosso dibattito sull’attribuzione di alcune competenze, come la psicoterapia. Dibattito che si è concluso a favore dello psicologo, nel senso che può svolgere quell’attività. La definizione fissa il confine tra le aree di competenza dello psicologo e altre attività simili, eventualmente svolte da altri professionisti (counselor).

Definizione

«La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito» (art. 1 l.o.)

La definizione non è precisissima, definisce il campo dello psicologo come l’ambito psicologico, ma cos’è l’ambito psicologico? È difficile stabilire il confine netto sopra citato. Tanti problemi rimangono ancora aperti. Il legislatore lascia a volte questa genericità per non vincolare l’operatore ad una determinata funzione. Dire “ambito psicologico” fa sì che questa nozione possa adeguarsi nel tempo a quello che è più pertinente. Sanzionare qualcosa per legge, vorrebbe dire bloccare quella definizione a quel contesto storico, non può evolvere.

Legge 18 febbraio 1989 n. 56: Disciplina dell’attività psicoterapeutica (art. 3)

Lo psicologo esercita una professione intellettuale protetta. Questa norma è una vittoria degli psicologi. Professione intellettuale = lavoro in cui vi è predominanza di attività intellettiva rispetto all’attività materiale. Professione protetta = lavoro sottratto alle regole della concorrenza. È il tratto caratterizzante, vuol dire che tocca interessi sociali molto importanti, come il diritto alla salute del paziente, contemperato anche al diritto al lavoro di chi ha conseguito un determinato titolo e aspira a quella professione → bilanciamento di due interessi che abbia come esito il maggior grado di tutela ad entrambi. Servono a proteggere sia il professionista sia il paziente.

Abilitazione professionale

  • Ordine professionale: ordine di auto-governo. Sono gli psicologi che, nei limiti in cui sono stati delegati dal legislatore, si danno delle regole. Eleggono propri rappresentanti negli ordini degli psicologi regionali e come avviene nel parlamento, sono legittimati ad assumere decisioni, quindi anche introdurre norme (come approvare il codice deontologico). Amministra gli interessi della comunità. Ha un potere giudiziario, decide sull’eventuale responsabilità dei suoi iscritti. Quindi il potere giudiziario che hanno è usato come potere disciplinare.
  • Albo professionale: potere disciplinare. Potere normalmente del giudice dello stato al quale uno cittadino può rivolgere denuncia. Lo stesso vale per gli psicologi. Qualsiasi persona può fare una segnalazione/esposto all’ordine con la quale denuncia che l’iscritto ha tenuto un certo comportamento che si suppone essere professionalmente illecito e chiede all’ordine se il comportamento segnalato violi quale norma deontologica. L’ordine può aprire un procedimento anche senza questa segnalazione. Anche in caso di revoca dell’esposto, il procedimento disciplinare va avanti perché, nell’accertare la violazione di un illecito deontologico, non c’è solo in gioco l’interesse privato del paziente, ma anche un interesse pubblico. È come se la scorrettezza professionale, siccome è realizzata da un soggetto appartenente alla comunità, diventi un interesse che appartiene alla comunità intera degli psicologi. E anche perché l’illecito può riverberarsi sull’immagine di tutti. Articolo 2: l’inosservanza dei precetti è punita. La violazione di una norma del codice ha una doppia rilevanza: privata e pubblica (=pertinente alla comunità degli psicologi). Quindi la revoca della denuncia/segnalazione non fa interrompere il processo. Questo accade anche nel penale.

Limiti alla retribuzione

Tariffario e art. 2231 c.c. Iscrizione obbligatoria all’Enpap (per liberi professionisti).

Compenso professionale

  • Determinato nella fase iniziale del rapporto (= fase pre-contrattuale): viene stipulato un contratto, viene definito il compenso.
  • Solo l’iscrizione all’albo conferisce diritto alla retribuzione: per chi esercita abusivamente la professione di psicologo (=laureato non ancora iscritto all’albo), il compenso non è garantito, la sua pretesa economica non è tutelata dalla legge. Chi è abusivo, non può andare dal giudice a lamentarsi che il soggetto non l’ha pagato.
  • Il compenso è stabilito dallo psicologo.

Limiti alla discrezionalità nella determinazione del compenso

  • Tariffario (psicologo A), sulla base dei valori di mercato dei diversi atti professionali. Un conto è fare sostegno psicologico, un conto è fare psicoterapia. Il tariffario non è un documento vincolante, ha una funzione orientativa però è interessante vedere come è organizzato (si trova online), che divide le prestazioni (consulenza e sostegno psicologico/ psicologia clinica / diagnosi psicologica / abilitazione e riabilitazione psicologica / psicoterapia / psicologia del lavoro e delle organizzazioni / psicologia dell’educazione e dell’orientamento / psicologia della comunità / psicologia della salute /psicologia dello sport).
  • In caso di prestazione di mezzi, il pagamento del compenso non può essere subordinato al conseguimento del risultato: nell’ambito del diritto civile si distingue prestazione di mezzi: lo psicologo non garantisce un risultato, è un comportamento errato garantire la guarigione o un miglioramento della condizione di salute. Lo psicologo può mettere a disposizione la sua competenza per raggiungere un risultato che potrà essere conseguito o no. I problemi nascono quando il professionista eroga una prestazione senza adeguarla ai bisogni dei pazienti (aggravamento/insorgenza di uno stato di sofferenza maggiore).
  • Prestazione di risultato: la prestazione consiste nel prodotto finito, nel fornire un risultato. In questo caso, il pagamento è conseguente al risultato.

Voci del compenso (secondo il tariffario)

  • Onorario
  • Spese
  • Indennità

Onorario

  • Calcolato sommando ciascuna voce del nomenclatore, corrispondenti all’atto svolto
  • Criterio di calcolo:
    • Complessità della prestazione
    • Appartenenza del cliente a categorie a benefico delle quali sono stipulate convenzioni
    • Urgenza
    • Situazione socio-economica del cliente: per andare incontro al paziente, magari è disponibile ad un onorario un po' più basso, anche se deve essere rilasciata una ricevuta (spesso lo sconto è associato ad una attività in nero, ricca di problemi)
    • Interessi sostanziali sui quali incide la prestazione professionale
    • Competenza specifica dello psicologo

In caso di prestazione non effettuata per colpa del paziente, lo psicologo può rinunciare o ridurre l’onorario per la singola prestazione. Prestazioni gratuite ammesse solo quando non costituiscano strumento per illecito accaparramento di clientela. L’illecito si configura quando emerge un sistema per cui lo sportello gratuito diventa un modo per indirizzare verso un determinato studio di pazienti bisognosi. Ma non è definito in maniera rigorosa per legge. Lo psicologo può ricevere un minorenne, all’insaputa dei genitori.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 1 Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi del corso di Deontologia professionale e tutela dei minori Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilladifranca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia professionale e tutela dei minori e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Dodaro Giandomenico.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community