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L'urbanistica dell'Ottocento – Parte 1

Indice

  • Piani delle capitali europee
  • Il Ring di Vienna (1857-1865)
  • Il piano per l'ampliamento di Barcellona (1859)
  • Il piano Hobrecht di Berlino (1862)
  • Il piano Haussmann di Parigi (1852-1870)
  • La legge urbanistica n. 2359 del 1865
  • Il piano regolatore di Firenze del 1865
  • Il piano regolatore di Roma del 1873
  • Il piano regolatore di Milano del 1889
  • La legge per Napoli del 1885
  • Il piano di risanamento di Napoli del 1885

I piani delle capitali europee

Nel corso del XIX secolo tutte le capitali europee si dotano di un piano urbanistico per rispondere innanzitutto alle esigenze della crescita indotte dall'urbanesimo, per migliorare le condizioni igienico-sanitarie esistenti (matrice politica per miglioramento delle condizioni sociali) e per migliorare la propria immagine e la propria qualità (matrice artistica).

Quest'ultima esigenza è molto sentita e il nesso che si crea tra il potere politico e l'urbanistica è molto forte: lo era stato anche nel corso della storia, ma ora l'attrattività di una città non è richiesta da un monarca che esercita il proprio potere assoluto e vuole magnificarlo, ma dalla nuova società urbana che si sta consolidando grazie alla rivoluzione industriale.

Le esperienze di pianificazione delle capitali europee sono assai diversificate, come diverse sono le città a cui si riferiscono e le società che le hanno espresse. Tra tutte mostreremo 4 esempi, ognuno dei quali si distingue per uno o più caratteri rilevanti della nuova urbanistica:

  • Il Ring di Vienna (1857-1865)
  • Il piano per l'ampliamento di Barcellona (1859)
  • Il piano di Berlino (1862)
  • Il piano di Parigi (1852-1870)

Per Vienna e Parigi è indicato il periodo di realizzazione del piano; per Barcellona e Berlino solo la data di approvazione.

Il Ring di Vienna

Ci consente di introdurre uno dei grandi temi progettuali che si pongono nel momento in cui le città cominciano a crescere. Nella città si erano nel frattempo formati dei borghi esterni alle mura; il primo tema è il rapporto tra la città e il suo territorio. L'Ottocento è un momento storico dove questo tema delle fortificazioni è fondamentale. Il confronto con le mura, che rappresentavano l'infrastruttura principale delle città fortificate. Le mura rappresentano un primo elemento che deve essere sostituito in una fase di crescita della città, quando la città tende a ricongiungersi con le formazioni urbane più esterne.

A Vienna si pone il tema di questa area bianca, che si teneva libera da qualsiasi costruzione perché era necessaria per la difesa della città (calcolata in base alla gittata dei cannoni, in modo da non provocare danni agli insediamenti).

Il nuovo piano urbanistico per Vienna, capitale dell'Impero Asburgico, si sviluppa sull'ampia area già occupata da bastioni che circondava la città antica murata Altstadt (dove era insediata anche la Hofburg, la residenza imperiale) e la separava dalla città cresciuta in epoca moderna formando un anello quasi completo, chiuso a nord dal Danubio.

Questo spazio libero tra le mura e i quartieri borghesi della città moderna (il glacis) era comune a diverse città murate del nord Europa e la sua profondità corrispondeva alla gittata dei cannoni posti sulle mura: adeguata per respingere eventuali assalitori, ma inferiore alla profondità del glacis per evitare di bombardare la città moderna.

Il piano prevede un abbattimento delle mura e il glacis diventa luogo di ricongiungimento tra la città storica e le nuove formazioni. Inizialmente viene disegnato un viale alberato.

Quando le mura non rispondono più alle esigenze di difesa militare anche Vienna, come le altre città, decide il loro abbattimento: in questo caso fu lo stesso imperatore Francesco Giuseppe I a ordinare nel 1857 la realizzazione di un Ringstrasse doppio viale alberato, la Ringstrasse che doveva saldare la Altstadt con in quartieri borghesi della città moderna cresciuta oltre il glacis, ma anche rendere Vienna più attrattiva e comunicare al mondo la potenza, la ricchezza e la modernità dell'Impero asburgico.

In quegli anni Vienna è già una città molto grande con circa 1,5 milioni di abitanti, che supereranno i 2 milioni all'inizio del XX secolo, per poi diminuire per le drammatiche vicende storiche del XX secolo. Il progetto è stato dapprima affidato agli ingegneri che lavoravano già per lo Stato asburgico e successivamente, dopo l'espletamento di un concorso di progettazione a cui parteciparono 84 progettisti, al coordinamento di Moritz von Loehr, un importante ingegnere statale.

Il progetto finale si sviluppa per oltre 5 chilometri di lunghezza; oltre alla realizzazione della doppia strada di circonvallazione (la Ringstrasse), a sezione molto ampia e percorsa da un tram, e di nuove piazze pubbliche; esso comprende:

  • La realizzazione di ampie zone a verde tra loro connesse che formano un parco anch'esso ad anello;
  • L'insediamento di molti edifici pubblici che hanno un ruolo rappresentativo in quanto accolgono le funzioni di una grande capitale imperiale, quali il Parlamento, la Borsa, il Municipio, l'Università, ma anche l'Opera di Stato, il Burg Theater, due Musei;
  • Numerose chiese, tra le quali la Chiesa Votiva;
  • Nuovi quartieri residenziali destinati alla borghesia.

Queste realizzazioni sono state tutte delle grandi novità per l'epoca. Gli stili architettonici differenti sostanziano la simbolicità degli edifici: musei neocinquecenteschi, teatri neobarocchi ecc.

Il piano è stato interamente completato e la parte di città realizzata. Esso ha cambiato il volto e l'immagine dell'area centrale di Vienna. Alla sua realizzazione contribuirono i più noti architetti e ingegneri austriaci e tedeschi dell'epoca (tra i quali Sitte) nelle forme neoclassiche ed eclettiche allora in uso.

Il piano per l'ampliamento di Barcellona

Noto anche come il plan Cerdà, dal nome del progettista, l'ingegnere catalano Ildefonso Cerdà, è senza dubbio il piano più rappresentativo dell'Ottocento, l'autore lo accompagnò con una vera e propria teoria della disciplina urbanistica allora nascente (Teoria generale dell'urbanizzazione, 1867); a lui si deve l'introduzione della parola urbanización, tradotta poi in urbanistica.

L'approccio scientifico all'urbanistica è evidente nella relazione che accompagna il progetto, nella quale ogni scelta tecnica è giustificata da studi storici sulla formazione della città, analisi statistiche e previsionali, stime dello sviluppo industriale, con un approccio che da questo momento in poi diventò la regola della migliore urbanistica.

Riesce a tenere insieme ragionamento scientifico e arte. Il disegno di ricucitura con Gracias è fatto riuscendo a interpretare al meglio i segni storici. Maglia regolare incardinata da due vie diagonali. Il piano di Cerdà è moderno e quasi razionalista. Le tessere che compongono questo disegno identificano degli isolati quadrati con gli angoli smussati, che hanno una dimensione ripetuta di 113 m di lato, intervallate da vie con sezione di 20 m. ogni strada ha un suo senso di circolazione, la quale avviene attraverso le ensanche. Le smussature sono fatte per favorire la circolazione.

Queste forme e misure nascono da una profonda valutazione del sistema di circolazione. Cerdà identificherà varie soluzioni con cui questo quadrato può essere insediato, formando sistemi di verde e aree pedonali. Questa complessità spesso non viene realizzata e l'isolato viene spesso edificato su tutti e quattro i lati.

A metà del XIX secolo, Barcellona conta poco più di 150.000 abitanti, ma è anche il centro dello sviluppo industriale spagnolo, tanto che all'inizio del XX secolo ha superato i 500.000 abitanti. Quando Cerdà termina l'elaborazione del piano (1859) Barcellona è ancora tutta racchiusa dalle mura medioevali (ben presto abbattute), identificabile con l'attuale centro storico (Ciudad Viella) tra il Montjuich e il porto, con qualche villaggio nel circondario e una frazione, Gracias, arroccata sulle colline. Oggi la sola municipalità di Barcellona ha una popolazione superiore a 1,6 milioni di abitanti.

Il disegno del piano proposto da Cerdà è sensazionale:

  • Un grande ampliamento (Ensanche in spagnolo) che circonda il Montjuich e si sviluppa verso est fino al fiume Besos;
  • Una nuova piazza sul lato nord della Ciudad Viella (oggi plaza de Cataluna) da cui partono le Ramblas verso il porto (una strada con un grande parterre pedonale che taglia il centro) e il Paseo de Gracias (verso Gracias appunto), un viale monumentale e alberato;
  • Una grande scacchiera fatta di isolati quadrati con angoli smussati per favorire la circolazione dei mezzi, da costruirsi solo su due dei quattro lati secondo una serie di combinazioni indicate dal piano;
  • Due grandi assi viabilistici (le Diagonal) che attraversano l'intero Ensanche, uno dei quali affiancato dalla ferrovia.

L'Ensanche è l'invenzione più interessante del piano, perché le varie possibilità compositive offerte dall'isolato progettato da Cerdà consentono di ricavare spazi pubblici diffusi in tutto il nuovo tessuto urbano, corridoi e percorsi verdi paralleli alla viabilità ma da essa autonomi (quasi una prefigurazione della moderna separazione dei diversi flussi di mobilità).

La sua attuazione, praticamente interamente compiuta, non corrisponde al disegno originario, perché progressivamente quasi tutti gli isolati furono costruiti su tutti e quattro i lati. Tuttavia la forza del plan Cerdà si è mantenuta nel tempo e da esso dipende totalmente l'immagine della città moderna. Gli stessi interventi realizzati per le Olimpiadi del 1992 (coordinati da Oriol Bohigas) possono essere considerati un completamento e uno sviluppo di quel piano.

Il piano Hobrecht di Berlino

Piano che risponde in modo abbastanza funzionalista, non è così ricco e importante come quello di Barcellona. È un piano che evidenzia come un pensiero più banale non risolva alcuni problemi fondamentali che in quel periodo si stavano ponendo. Affronta l'espansione urbana della città, annettendo territori alla Berlino chiusa nelle sue mura, la quale era una città non grande e non paragonabile a Vienna.

Berlino a metà del XIX secolo ha circa 500.000 abitanti (oggi ne conta quasi 3 milioni), è ancora capitale del regno di Prussia (l'unificazione tedesca avverrà nel 1871 con il 2° Reich). Lo sviluppo industriale è assai intenso e di conseguenza la cresciuta della popolazione che a fine secolo raggiungerà il milione di abitanti.

Il tema urbanistico di Berlino è quindi rispondere alla crescita urbana predisponendo un piano per l'adeguamento e l'ampliamento della viabilità, la sistemazione delle ferrovie e delle stazioni che interessano la città, la ristrutturazione e il potenziamento della rete idrica e di quella fognaria.

Si tratta quindi di un tema diverso da quello di altre città (come Vienna), impegnate anche nella loro valorizzazione e nel loro abbellimento, opzioni che a Berlino sono sviluppate dagli Hoenzollern sin dalla fine XVII secolo, ad esempio con il progetto di Friedrichstadt, la creazione del grande asse imperiale (la Unter den Linden) che raggiunge la reggia di Sanssouci a Potsdam attraverso il grande parco del Tiergarten (210 ha) ex riserva di caccia reale e ceduto alla città da Federico il Grande nel 1742.

Del nuovo piano è incaricato l'architetto berlinese James Friedrich Hobrecht, esperto soprattutto in infrastrutture, e lo stesso viene approvato nel 1862.

Il piano Hobrecht affronta il tema dominante dell'espansione urbana in modo piuttosto semplice e banale, circondando la città allora esistente da un'ampia fascia di nuova edificazione (una sorta di zoning in anticipo sui tempi), strutturata da un reticolo viario dettagliato e interamente disegnato, ma anche dalle nuove infrastrutture ferroviarie e dalle nuove reti idriche e fognarie che costituivano uno dei contenuti principali del piano.

Le ferrovie riportate dal piano sono i tratti terminali con le relative stazioni, mentre non sono ancora presenti né la Ring-bahn, cioè l'anello ferroviario che circonda l'intera nuova città, né la Stadt-bahn, cioè la ferrovia che l'attraversa, aperte rispettivamente nel 1870 e nel 1882.

La città esistente comprendeva gli antichi borghi medioevali di Coelln e Berlin, la prima espansione a ovest di Dorotheenstadt, la seconda a sud di Friedrichstadt e Friedrichhain e quella a nord oggi Prenzlauerberg, ma comprende anche la vasta area del Tiergarten che si estende fino a Charlottenburg, sede della reggia settecentesca degli Hoenzollern e una delle sette città che nei primi anni del XX secolo, unificandosi, diedero luogo alla "Grande Berlino".

Nel piano sono disegnati con grande precisione:

  • La rete stradale, le relative intersezioni (spesso a "stella"), le nuove piazze;
  • I Volkspark, piccoli parchi quartiere fino ad allora sconosciuti nelle città (un'innovazione dell'urbanistica tedesca oggi pratica comune) che si aggiungono ai grandi parchi di Tiergarten e Charlottenburg;
  • Gli isolati di diversa dimensione, destinati ad accogliere le Mietskasernen (le "caserme d'affitto"), la nuova tipologia residenziale di 5 piani articolati su quattro lati con piccole corti interne e un'alta densità, destinata ad accogliere i 4 milioni di abitanti previsti.

Il disegno è abbastanza scomposto, i disegni della trama urbana e dell'organizzazione delle piazze non sono di qualità elevata. I cortili all'interno delle corti chiuse sono troppo piccoli per assicurare la luce ai primi piani, inoltre le strade hanno una sezione troppo ridotta in rapporto all'altezza degli edifici. La metrica di una città si disegna in base al rapporto tra la sezione stradale e l'altezza degli edifici per garantire l'arrivo della luce solare.

Il piano Haussmann di Parigi

Le grandi trasformazioni urbanistiche di Parigi tra il 1852 e il 1870 non sono il risultato di un piano organico come quelli di Barcellona o Berlino, ma di un insieme sistematico d'interventi realizzati sotto un'unica regia, quella del barone George Haussmann, prefetto di polizia dell'imperatore Napoleone III. In questo caso non si ricordano, quindi, i nomi degli architetti o degli ingegneri che hanno progettato e realizzato la nuova urbanistica, ma quello del funzionario pubblico, un grand commis, che l'ha pensata e portata a termine.

La dimensione politica in questi interventi è quella principale; Haussmann è un barone e un prefetto di polizia, un funzionario pubblico con ampi poteri. Viene disarticolato il tessuto medievale della città, eliminando quasi tutte le tracce storiche.

L'obiettivo era lo stesso visto nei casi precedenti: da un lato promuovere la grandezza, il potere e l'immagine del III Impero e rispondere alla domanda di crescita della città sotto la spinta della rivoluzione industriale, ma anche di altre sollecitazioni (come quella di essere la capitale culturale d'Europa) che attiravano una grande quantità di nuova popolazione.

Un terzo motivo che ha spinto alla realizzazione di una trasformazione urbanistica così imponente è stato individuato da alcuni storici (v. Benevolo) nel tentativo di impedire sommosse popolari come quelle del 1848, durante le quali sono state erette barricate nelle strette strade medioevali della città, impossibili da ripetere nei grandi boulevards haussmanniani. Se questa intenzione c'è stata, era certamente secondaria rispetto all'obiettivo principale: una grande capitale aperta ad un futuro che stava iniziando e che Haussmann aveva capito.

La popolazione di Parigi era allora di circa 1 milione di abitanti; oggi l'area urbana corrispondente (20 arrondissement anch'essi istituiti da Haussmann) ha 2,2 milioni di abitanti, su un totale di 8 milioni della petite couronne e di 12 milioni della grand couronne.

Gli interventi di Haussmann, la cui sommatoria ne fa un vero e proprio piano urbanistico, interessano tutto il tessuto medievale della città; fino a allora le trasformazioni urbanistiche si erano concentrate nella costruzione del grande asse prospettico che dalla nuova place de la Concorde (XVIII sec.) si dirige verso Nanterre a ovest con il grande viale degli Champs Elisées in prosecuzione dell'antica rue de Rivoli, oltre che in qualche trasformazione nella parte più antica della città in riva destra della Senna.

Haussmann realizza 165 km di nuovi boulevards, grandi viali alberati larghi almeno 30 metri che comportano la demolizione di vecchi edifici residenziali con 117.000 alloggi, ma che sui suoli ricavati consentono la costruzione di 215.000 nuovi alloggi. Gli incroci tra i boulevards e con le altre strade sono dettagliatamente progettati, spesso con la soluzione a "stella", come in piazza de l'Etoile (oggi Charles de Gaulle) dove confluiscono 12 strade.

Per realizzare gli interventi previsti viene approvata (1852) una speciale legge sugli espropri per pubblica utilità molto conveniente per la municipalità che pagava poco i terreni e ricavava molto dalla vendita dei nuovi suoli. I proprietari si rifanno avendo l'opzione di entrare nel capitale delle società che gestivano gli interventi (un'operazione finanziaria quindi), ma successivamente i numerosi ricorsi presentati contro la legge la fecero decadere e così l'intera operazione si concluse con un enorme debito per il Comune.

Innovativa è anche la tipologia edilizia...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher architetturastudente di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Raffaglio Paolo.
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