ZOLA l’assomoir cap.II “l’alcol inonda Parigi”—> naturalismo francese
EMILIE ZOLA 1840-1902
É il fondatore del naturalismo a fine 1800, una corrente che pretende l’oggettività nella rappresentazione
della realtà. L’autore osserva tutto e rappresenta tutto, tutte le classi e tutti gli uomini, anche umili di bassa
classe—> prima di lui pochi lo facevano. È uno scienziato, unisce personaggi e situazioni seguendo un
procedimento= metodo scientifico (Galileo).
Romanzi= finalità di essere “ Il verbale” di un grande esperimento, durante il racconto si evidenzia il
meccanismo di processo.
Lo scopo dell’autore naturalista è rendere consapevole del procedimento il lettore—> espone senza mai
allontanarsi dalla realtà.
Zola crea un parallelismo fra Letteratura e scienza:
Scrittore letterario: uomini- sentimenti e vita quotidiana, romanzo e opera
Scienziato: reagenti chimici, risultato dell’esperimento.
Ciò che rende riconoscibile il romanzo sperimentale e il romanzo sono:
-linguaggio preciso e oggettivo= poiché il materiale è usato in maniera oggettiva
-stile che tende a un oggettività che evita pensieri ed emozioni personali
L’oggettività della materia e di come viene usata ha il fine di raggiungere una verità.
Zola è un socialista umanitario, questo influenza la sua scrittura, ha il compito da letterato di:
-influenzare la realtà per far prendere coscienza della realtà e innescare cambiamenti nella vita politica
-denunciare e portare alla luce i fatti attraverso i romanzi, solo successivamente i politici hanno il compito di
mettere in pratica-
Nonostante i presupposti di una scrittura e uno stile oggettivo NON elimina GIUDIZI PERSONALI (ex.
Manzoni), sono un elemento caratterizzante delle sue opere.
Nei romanzi STRIDERE EVIDENTE fra dialoghi dei personaggi e narrazione dell’autore.
Le parti narrative in terza persona permettono il distacco.
Ciò che rende scorrevole è il DISCORSO INDIRETTO LIBERO—ex. P. 120 r.57-62, 84-87 dell’estratto
“L’assomoir” cap. II.
1861-1893 Ciclo dei Rougon-Macquart—> rappresenta nei 20 romanzi la società contemporanea. Sceglie
le vicende di una famiglia ricca francese sviluppate in un ambiente circondato da: alcolismo, prostituzione e
omicidio—> l’assomoir= l’ammazzatoio, rappresenta il luogo comune per eccellenza: osterie e bar francesi.
Il romanzo che creò più scalpore per la maniera cruda e realista con cui scrive. La chiave è il realismo
mimetico del linguaggio nei dialoghi, c’è una scelta di una SINTASSI SGRAMMATICATA.
VERISMO
Giovanni Verga
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri. Dopo la spedizione di
Garibaldi, abbandona gli studi di giurisprudenza e serve nella Guardia nazionale dal 1860 al 1864. Pubblica
il romanzo storico I carbonari della montagna (1861-1862) e il romanzo patriottico Sulle lagune (1863). Nel
1866 scrive Una peccatrice. Si trasferisce a Firenze nel 1869, li frequenta l’ambiente letterario, conosce
Luigi Capuana e scrive romanzi patriottici, sentimentali, mondani, passioni e trasgressioni.
Storia di una capinera (1871) e Rose caduche.
Si trasferisce a Milano nel 1872, dove pubblica Eva, Tigre reale ed Eros (1875), influenzati dagli scapigliati, e
la novella Nedda (1874).
Nedda: Bozzetto che descrive in modo realistico e vivo la realtà della vita quotidiana.
Nel periodo successivo, scrive Rosso Malpelo (1878), Vita dei campi (1880) e I Malavoglia (1881), primo del
ciclo dei Vinti. Pubblica anche Novelle rusticane (1883), Per le vie (1883), e debutta come drammaturgo con
Cavalleria rusticana (1884). Successivamente, scrive Vagabondaggio (1887) e Mastro-don Gesualdo (1889).
Tornato in Sicilia nel 1893, si dedica al teatro con La Lupa (1896) e Dal tuo al mio (1903). Negli ultimi anni,
riceve riconoscimenti critici e nel 1920 è nominato senatore. Muore a Catania il 27 gennaio 1922.
Nel 1984 a Parigi incontra Zola e prende lezione dai naturalisti francesi e acquisisce nuove tecniche
narrative. Verga come Zola ha un interesse per le classi subalterne però Verga era pessimista mentre Zola
ottimista.
L’unico scopo era quello di documentare
La fase romantica e la fase scapigliata
Il romanzo Eva di Giovanni Verga si basa su quattro temi principali: il rapporto tra arte e modernità, l'artista
in crisi, la storia d'amore di Enrico Lanti, e il contrasto tra la società moderna e il mondo premoderno
siciliano. Una novità del romanzo è l'alternanza dei punti di vista, che porta all'eclissi dell'autore. Tigre reale
ed Eros rappresentano tappe verso la svolta verista di Verga, documentando la società contemporanea.
Negli stessi anni, Verga lavora al bozzetto siciliano Nedda, pubblicato nel 1874, in cui per la prima volta
sceglie umili personaggi contadini della sua terra descritti realisticamente. Tuttavia, Nedda non è ancora
verista, poiché l'autore interviene continuamente nella narrazione, mancando la teoria dell'impersonalità
Il pensiero e la poetica
La poetica verista di Giovanni Verga è caratterizzata da una visione positivistica, materialistica e
deterministica. Verga cerca di rappresentare il mondo in modo oggettivo, senza far trasparire la sua
ideologia (teoria dell'impersonalità), descrivendo la psicologia dei personaggi solo dall'esterno. Si concentra
sulla realtà siciliana, usando il romanzo come strumento di denuncia senza giudizio, lasciando emergere
persone e luoghi attraverso il punto di vista dei personaggi (artificio della regressione). Questo crea un
effetto di straniamento nel lettore.
Rosso Malpelo adotta la prospettiva della comunità che perseguita il protagonista. Verga utilizza il discorso
indiretto libero, e la lingua dei personaggi rispecchia l'ambiente rappresentato, con un parlato dialettale,
antiletterario, che include sgrammaticature, proverbi e imprecazioni tipiche siciliane.
La prima opera verista di Verga è Vita dei campi, con protagonisti emarginati per motivi economici e sociali.
Questi personaggi osservano la realtà nella sua crudezza, senza possibilità di riscatto, mostrando una
rassegnazione coraggiosa. L'unica consolazione è l'attaccamento alla famiglia (ideale dell'ostrica). Verga
crede che le sue opere debbano stimolare una riflessione critica nel lettore, piuttosto che offrire
consolazione.
CICLO DEI VINTI dove i personaggi di Verga sono dei Vinti, la vita è dominata dal destino.
I malavoglia (anche libro) cap I e cap XV 1881
"I Malavoglia” (in realtà erano grandi lavoratori) è il primo romanzo verista di Giovanni Verga, pubblicato nel
gennaio del 1881. Fa parte del CIclo dei Vinti, primo volume e vengono utilizzate antifrasi, aggettivi dati
dalla gente del popolo come MALAVOGLIA. Racconta le vicende della famiglia di pescatori dei Toscano,
soprannominati "Malavoglia", vissute in Sicilia tra il 1863 e il 1878 nel villaggio di Aci Trezza. La famiglia,
radicata nei valori morali tradizionali, è contrapposta agli abitanti del paese, che rappresentano l'ideologia
utilitaristica. Nonostante le disgrazie che li colpiscono, i Malavoglia, guidati dai valori di padron 'Ntoni,
lottano per sopravvivere. Il romanzo esplora le conseguenze del "progresso" sulla famiglia, sottolineando la
prevalenza dei bisogni materiali nella società moderna.
Verga utilizza varie tecniche veriste nel romanzo, come il narratore interno, anonimo e popolare, vuole
imitare il parlato,, usa proverbi per spiegare i comportamenti e i pensieri del personaggio. La narrazione è
filtrata attraverso il discorso indiretto libero e prevalgono i tempi verbali imperfetti. Utilizza espressioni
idiomatiche dove il racconto sembra più disteso e colloquiale. Manipola la sintassi, c’è un alterazione del
parlato con: paratassi (costruzione del periodo fondata su un criterio di coordinazione) e ipotassi (una o più
proposizioni sono sottoposte a una principale), battute brevi, ripetizioni e l’uso del “che”.
La roba
La novella, pubblicata per la prima volta nel dicembre del 1880 nella "Rassegna settimanale di politica,
scienze, lettere e arti" e poi compresa nella raccolta Novelle rusticane ha come protagonista Mazzaro, un
contadino siciliano che poco per volta, sacrificando tutto alla logica economica, è divenuto il maggior
proprietario terriero della regione, sostituendosi al barone grazie anche alla sua avidità e al suo egoismo.
Ma il processo di accumulazione economica si scontra con la sua sostanziale insensatezza: di fronte alla
morte, infatti, Mazzarò scopre l'inutilità di una vita dedicata esclusivamente alla morte (parallelismo con
Mastro-don Gesualdo). La figura dell'accumulazione è visibile proprio nella ripetizione ossessiva del termine
"roba", che ricorre ben ventiquattro volte nel testo.
La novella può essere divisa, in base ai punti di vista della narrazione, in tre parti: il punto di vista di un
viandante (rr. 1-27), che percorre le proprietà di Mazzarò; viene descritta la distesa dei possedimenti come
fosse vista dai suoi occhi. Successivamente il punto di vista è quello del lettighiere (rr. 27-55) che,
rispondendo alle domande del viandante, presenta la personalità di Mazzarò. Infine, il punto di vista è quello
di Mazzarò stesso (rr. 56-151), che conclude il racconto attraverso una sorta di elogio del lavoro e delle
fatiche, finalizzate tuttavia al misero piacere dell’accumulo.
Rosso Malpelo
Questo racconto fu pubblicato per la prima volta nel 1878 e poi riunito in Vita dei campi nel 1880. Il
racconto è la storia di un ragazzo che lavora in una cava di rena e costretto a confrontarsi senza
consolazioni con la violenza che domina la realtà. Poiché ha i capelli rossi è ritenuto malvagio; all'inizio è
protetto dal padre, ma quando questi muore in un incidente di lavoro, resta solo e indifeso poiché la
mamma e la sorella lo maltrattano. Rosso assimila la "dura legge della vita" e cerca di insegnarne la lezione
all'unico amico che abbia, Ranocchio. Quando anche costui muore di tisi, accetta di visitare un tratto
inesplorato della cava da dove non tornerà mai più. L'impianto del testo è prevalentemente descrittivo e ha
come principale obiettivo quello di presentare il protagonista e il contesto sociale in cui agisce. L'intreccio si
compone di diversi episodi: la morte del padre mastro Misciu; il ritrovamento del cadavere del padre; la
morte dell'asino; la morte di Ranocchio; la morte di Malpelo. I singoli episodi sono riferiti mediante il
passato remoto, anche se nel racconto prevale l'uso dell’imperfetto. Nella novella l'autore regredisce fino ad
eclissarsi dietro il punto di vista della comunità: ricorre a un processo di straniamento per poter mostrare
l'ignoranza del popolo; starà al lettore capovolgere il punto di vista del narratore che rispecchia la mentalità
arretrata della comunità dei minatori. La voce narrante è omodiegetica (interna e partecipe della vicenda) ed
è ostile al protagonista: è proprio dal coro paesano, infatti, che il ragazzino è descritto con termini
fortemente dispregiativi. Il linguaggio adottato da Verga rispecchia la produzione verista: si tratta di una
forma mista di italiano colto ed espressioni dialettali; ricorre al che polivalente; al discorso indiretto libero e
al meccanismo della concatenazione (una delle ultime parole del periodo precedente viene ripresa all'inizio
di quello successivo).
Libertà
Riassunto
Dal punto di vista strutturale, il testo è diviso in tre atti: azione, reazione, punizione. Nell'incipit il lettore si
imbatte in una folla inneggiante "libertà", ossia un'equa distribuzione della proprietà terriera. Armata di falci,
scuri, sassi, travolge il centro del paese "come il mare in tempesto", poi esonda nelle abitazioni dei notabili
"come un carnevale furibondo". in un crescendo di violenza sottolineata dal cromatismo rosso/nero
vengono uccisi borghesi, aristocratici, preti, sbirri accusati di malversazioni o immoralità. Tra le vittime
innocenti anche donne, bambini e un padre di famiglia in difficoltà. Il giorno seguente gli insorti si radunano
nella piazza deserta. L'inagibilità di chiesa, municipio, circolo li smarrisce. Il pensiero della spartizione delle
terre li rende avidi, li divide e disorienta, ora che il padrone non l'hanno più. Poi l'arrivo di Bixio, " il generale
che faceva tremare la gente", comporta le prime esecuzioni sommarie. Il processo istituito in loco completa
arresti e condanne. In paese ognuno ritorna alle proprie occupazioni. Secondo i notabili libertà è sinonimo
di rivoluzione e carneficina. La normalizzazione, invece, per i contadini significa ricominciare ad accettare la
logica di arbitrii e sopraffazioni che ha alimentato la rivolta. In fondo braccianti e galantuomini sono legati a
doppio filo per vivere. A distanza di tre anni si concludono i processi. Mentre i giurati non dissimulano
disinteresse e noia, gli imputati di cui è emblema la figura del carbonaio sono piegati dalla sofferenza della
delusione e dello sconcerto.
Qual è la posizione di Verga? In Libertà, la posizione di Verga è di cupo pessimismo: le differenze di classe
sono ineliminabili. Verga, da latifondista conservatore, monarchico e Crispino, ha forse una visione
fatalistica della realtà agraria. Poiché l'assetto sociale e naturale, lo scrittore catanese pensa che ogni
cambiamento sia destinato a fallire
1) Verga nella libertà è un narratore impersonale, si può definire esterno: ● utilizza un metodo narrativo che
suscita nel lettore un giudizio critico, infatti fa trasparire le emozioni tramite i personaggi e innesca un
giudizio critico dal nostro punto di vista.
Prova diversi sentimenti e giudizi rispetto alle vicende, espressi in due punti di vista.
- Prova orrore davanti ai risultati sanguinari e devastanti che reca la sommossa
- Vuole capire perché si è scatenata e denuncia le condizioni (miserevoli) in cui vivono i contadini e la
sopraffazione da parte di chi possiede le terre, galant.
2) Ha una visione dell’esistenza totalmente realistica e cruda Lo si capisce dal verismo, con cui Verga
racconta la realtà analizzando tutte le classi sociali da quelle più basse a quelle più alte, mettendole a
confronto es. “I galantuomini non potevano lavorare le loro terre colle proprie mani, e la povera gente non
poteva vivere senza i galantuomini. Fecero la pace.” Secondo Verga la rappresentazione deve riferirsi a un
fatto realmente accaduto. Il racconto deve essere anche narrato in modo da porre il lettore faccia a faccia
con il fatto avvenuto così che non venga visto attraverso i filtri dello scrittore, ma sia in grado di sviluppare
un punto di vista critico del lettore. spirito critico vige la legge del più forte, classi dominanti, sopraffazione e
ingiustizia pessimismo, perché dopo la rivolta torna tutto come prima, nonostante la violenza, che sembra
aver sconvolto tutto in realtà si accorge che nulla muta e cambia.
3) IL LINGUAGGIO: asindeto-> frasi unite da punteggiatura. Utilizza un linguaggio che risulta “semplice e
povero, quasi spoglio”, attraverso il metodo del parlato (prendendo spunto da Manzoni), fa un gran uso di
similitudini, frasi fatte, metafore e l’uso di una parole con significato opposto, il dialetto siciliano con tanto di
proverbi (di solito inseriti in corsivo e/o tra virgolette).
“anche il lupo allorché capita affamato in una mandra, non pensa a riempirsi il ventre, e sgozza dalla rabbia”
straniamento rovesciato: non riconoscere come normali valori e comportamenti autentici e comprensibili Lo
straniamento consiste nel descrivere ciò che appare ai nostri occhi normale in modo anormale. Lo
straniamento è rovesciato perché fa apparire come normale un contesto che ad oggi è non lo è.
Questo si può vedere nella frase : (il reverendo) - Non mi ammazzate, ché sono in peccato mortale! - La gnà
Lucia, il peccato mortale; la gnà Lucia che il padre gli aveva venduta a 14 anni, l'inverno della fame, e
rimpieva la Ruota e le strade di monelli affamati. I contadini vedevano le proprie figlie ai preti e ai baroni e
spesso venivano stuprate. A te guardaboschi! che hai venduto la tua carne e la carne del prossimo per due
tarì al giorno! I guardaboschi hanno venduto se stessi mettendosi a disposizione dei proprietari terrieri per
pochissimo compenso e hanno denunciato per la stessa somma i contadini che per disperazione
raccoglievano legna nelle terre dei padroni.
5) i protagonisti sono i galantuomini, ovvero la famiglia agiate in contrapposizione con le famiglie povere e
membri del clero la rivolta infatti inizia perché i contadini erano oppressi dai propri padroni e le terre che gli
erano state promesse da garibaldi non le hanno ricevute es. contadini contro le famiglie agiate,
“ammazzate” rubano 6) luoghi: ambientato nelle campagne siciliane, la vicenda si svolge più precisamente
nel sud della Sicilia, La vicenda inizia davanti al municipio, sugli scalini della chiesa per poi proseguire, nel
centro città, nei palazzi dei nobili e borghesi e infine nei boschi, nei campi e durante il processo in tribunale
e nel carcere della città dove ci sono gli imputati. Es: 75e119
La Lupa
Il narratore, come già visto anche in Rosso Malpelo, è un narratore impersonale perché si può vedere che
non è Verga a parlare ma un personaggio non identificabile nella storia. Il narratore svolge il ruolo di un
osservatore distante, non esprime un giudizio ma rappresenta il pensiero della voce popolare. [es: riga 5
“come una cagnaccia”; riga 7 “occhi da satanasso”, riga 12 “Maricchia, poveretta, buona e brava ragazza”]
—> non è un giud
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