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Positivismo, Naturalismo e Verismo

Premessa: Il quadro dell'Europa del secondo Ottocento è caratterizzato dal progresso tecnologico e

scientifico, con conseguente sviluppo dell industrializzazione (sviluppo che peraltro non è contemporaneo

in tutin Paesi; dall’ascesa della borghesia liberale, che impone i miti del denaro, dell'intraprendenza nelle

attività economiche. del profitto; dell'urbanesimo, dall’allargamento del proletariato, dallo sviluppo delle

ideologie che ne interpretano i problemi (socialismo e marxismo, anarchismo) e dall’aggravarsi della

conflittualità sociale. In questo contesto prende campo il Positivismo, che da una parte sembra offrire un

sostegno teorico alle esigenze della borghesia, protesa ad inseguire il progresso, dall'altra risponde alla

necessità dei socialisti della «lotta di classe». In campo letterario il positivismo presiede all'elaborazione di

Il

cospicui movimenti letterari della seconda metà del secolo, il naturalismo in Francia e il verismo in Italia.

positivismo è quindi un insieme di indirizzi filosofici che celebrano la scienza, come strumento

fondamentale del progresso umano. All'interno del positivismo si distinguono:

positivismo sociale

-​ il di Augusto Comte (Corso di filosofia positiva, 1862): la scienza, cioè la ricerca

delle leggi che regolano il mondo fenomenico, è l'unica forma di conoscenza possibile, e l'unico

metodo valido per l'indagine è quello oggettivo, sperimentale; la metafisica è priva di ogni

fondamento; i fenomeni sono in relazione fra loro, legati da un rapporto costante di causa ed

effetto; tra scienza e progresso vi è un rapporto indiscibile; la scienza deve porsi a fondamento di

tutto l'ordine sociale (è di questo periodo la nascita della sociologia). Sul piano ideologico la

borghesia trovava in questi principi la conferma della sua ottimistica aspirazione ad un progresso

continuo della società, da attuarsi pacificamente, senza traumi o scontri di classe.

teoria dell'

evoluzione

-​ la di Charles Darwin. Nelle sue opere (L'origine della specie, 1859; L'origine

dell'uomo, 1871), Darwin sostiene che la specie si evolve positivamente e indefinitamente nel

tempo, a prezzo però di una lotta feroce che gli individui e i gruppi combattono per la

sopravvivenza e che elimina i più deboli. Sul piano ideologico, l'evoluzionismo di Darwin da una

parte sembrò offrire la giustificazione della prevaricazione dei potenti a danno degli inermi, sia in

politica interna, sia in politica internazionale (colonialismo e imperialismo); dall'altra, all'opposto,

parve confermare le ipotesi socialiste di lotta di classe e di vittoria del proletariato.

A mano a mano che alla filosofia e alla cultura idealistica del primo Ottocento si sostituisce la filosofia e la

cultura positivistica, si rafforza in Europa e in Italia la tendenza al reale: un reale interpretato però non più

in base ad alcuni principi assoluti e astratti, non più visto come dominato da un imperscrutabile fato o dalla

Provvidenza divina, ma analizzato scientificamente, in quelle componenti (soprattutto economiche e

sociali) che vengono ora considerate come forze condizionanti l'individuo. Nel decennio 1870-1880 Emile

Zola elabora una precisa poetica esposta nel saggio Romanzo sperimentale (1880): nasce la «scuola naturali-

sta». Questi, i principi fondamentali:

-​ Scientificità: il romanzo deve essere realizzato con i procedimenti propri della scienza sperimentale,

cominciando dalla osservazione analitica, guidata, appunto, dalle conoscenze scientifiche della

realtà materiale, umana e sociale. Si sostituisce allo studio dell'uomo in astratto, dell'uomo

metafisico, lo studio dell'uomo naturale, sottomesso alle leggi fisico-chimiche e determinato dalle

influenze dell'ambiente;

-​ Impersonalità: lo scrittore deve essere freddamente obiettivo, non far pesare sulla narrazione il suo

intervento personale. Al fine dell'impersonalità, lo scrittore impiegherà il linguaggio proprio dei

personaggi e ricorrerà, quando sia necessario, al dialetto e al gergo.

-​ Funzione sociale: l'arte, come la scienza, deve proporsi come fine il miglioramento della società,

attraverso la denuncia dei mali della società stessa.

Il Verismo, ovvero la versione italiana del naturalismo, nasce in un ambiente con definite connotazioni

storiche e culturali:

-​ Presa di coscienza dei problemi post-unitari:. Come in Europa, anche in Italia l'industrializzazione,

benchè agli inizi, provoca il fenomeno dell'urbanesimo e, con l'ampliamento del proletariato, la

nascita del movimento operaio, la «questione sociale» è complicata dallo squilibrio esistente tra

Nord e Sud, squilibrio aggravato con la realizzazione della unità, dall'egemonia del Settentrione.

L'estensione della legislatura piemontese a tutta l'italia, il ricorso all'amministrazione accentrata, la

coscrizione obbligatoria che toglieva braccia alla terra, l'imposizione di nuove tasse (tassa sul

macinato, 1869) contribuiscono a deteriorare ulteriormente la situazione del Mezzogiorno: il

brigantaggio è solo l'espressione più clamorosa di una condizione di diffusa insofferenza. Come

osservarono i relatori delle «inchieste» parlamentari (Pasquale Villari, Stefano lacini, Giustino

Fortunato, Sidney Sonnino), persistono nel Sud anacronistici rapporti feudali e condizioni di

spaventosa miseria e ignoranza: di qui, il distacco tra «paese legale» e «paese reale».

-​ Declino del romanzo storico e sentimentale. Ad esso viene sostituito il romanzo di argomento

contemporaneo e di costume.

Caratteri del verismo italiano:

Il verismo italiano ebbe carattere regionale: illustrò la realtà culturale e umana di quelle terre i cui abitanti si

trovavano uniti, senza conoscersi, vittime di una unità il cui equilibrio appariva ancora assai precario e

instabile. Questo nuovo movimento raramente pose al centro della sua indagine il proletariato urbano o i

bassifondi di una capitale tentacolare (Zola), ma si volse piuttosto a ritrarre l'umile vita di contadini,

pastori, pescatori, con le loro passioni, rappresentando il mondo del meridione e delle isole, delle plebi

contadine e artigiane. In conclusione, il verismo italiano derivò dal naturalismo francese: l'interesse per

alcune indagini proprie della mentalità e della cultura positivistica (rapporto tra l'uomo e l'ambiente, studio

dei meccanismi psicologici visti in genere come frutto dei condizionamenti esterni, e dell'ereditarietà);

alcuni principi fondamentali della poetica (es. l'impersonalità), e lo stimolo alla elaborazione di determinate

tecniche espressive (es. dialogo, parlato, ricorso al dialetto).

Ma se i romantici commisuravano la realtà a principi ideali (idealismo), i veristi si limitano a documentarla

(positivismo): questa, la fondamentale differenza tra le due «scuole».

1.Giovanni Verga: Il Ciclo dei Vinti, Verismo e Capolavori

G

iovanni Verga Verismo

(1840-1922) è il maggiore esponente del italiano che vive negli anni della delusione

​

successiva all'unità d'Italia. Nato a Catania, Giovanni Verga trascorse la giovinezza nella città natale e dopo

un primo soggiorno fiorentino nel 1865 risiedette lì fino al 1872. Nel 1873 Verga scrive “Eva” una sorta di

manifesto della sua poetica ancora legata all'immaginario romantico ed al clima della scapigliatura milanese

di quegli anni (testo 1). Successivamente si trasferì a Milano dove venne a contatto con alcuni scrittori

scapigliati e dove maturò l'adesione al Naturalismo e contribuì alla nascita del Verismo. Dopo il 1893 Verga

tornò a Catania, dove morì il 24 gennaio del 1922. postulato dell'impersonalità

L’ideologia verghiana Il metodo narrativo di Verga si fonda sul . L'autore deve

→​

eclissi del narratore

attuare l' , scomparendo dal testo e astenendosi da giudizi espliciti. L'opera deve sembrare

Regressione

essersi "fatta da sé". Per conseguire questo obiettivo, Verga adotta la tecnica della : il narratore

​

regredisce al livello culturale e linguistico dei personaggi, adottandone il punto di vista e l'ottica limitata.

D

iscorso Indiretto Libero: È la tecnica fondamentale per rappresentare la voce dei personaggi, della

●​ ​

comunità o del "coro" popolare. Il discorso dei personaggi si fonde con la narrazione senza l'uso di

virgolette o verbi dichiarativi, lasciando la loro mentalità in primo piano.

Vita dei Campi "Vita dei campi" (1880) è una raccolta fondamentale nell'evoluzione artistica di

→

Giovanni Verga, poiché segna il suo definitivo e maturo approdo al Verismo. Costituisce il ponte tra le sue

opere giovanili (come Nedda) e il Ciclo dei Vinti, in particolare I Malavoglia. La raccolta fu pubblicata per

la prima volta dall'editore Treves nel 1880 e la versione canonica definitiva comprende otto novelle. "Vita

​ ​

dei campi" è la prima opera in cui Verga sperimenta pienamente il metodo narrativo che avrebbe poi

perfezionato nei romanzi maggiori.

-​ I

mpersonalità e Regressione: L'innovazione più significativa consiste nell'assunzione del punto di

​

vista culturale e del linguaggio dei personaggi, che sono contadini, pastori e pescatori siciliani. A

differenza di Zola, Verga non commenta né giudica i fatti, ma lascia che la realtà si esprima

attraverso la voce e i valori del popolo.

-​ Linguaggio: Viene utilizzato il modo di parlare del popolo siciliano, con proverbi, motti, e una

​

sintassi che riflette il parlato e la logica elementare del mondo rurale.

-​ L'amante di Gramigna e la Poetica: Questa novella è cruciale poiché è preceduta da una lettera

​

all'amico Salvatore Farina, in cui Verga espone in modo esplicito la sua teoria dell'impersonalità

dell'arte, presentandola come un approccio oggettivo e "scientifico" alla descrizione dei fatti.

→

T

emi Centrali e Ideologia La raccolta esplora la lotta per la vita nelle classi sociali più umili della Sicilia,

​ ​

in un'atmosfera di cupo pessimismo. I protagonisti vivono in condizioni di costante miseria e sono

schiacciati dalla dura realtà, dalla quale non hanno possibilità di riscatto. Ogni volta che tentano di uscire

dalla subordinazione, vengono respinti indietro dal destino. Le vicende sono incentrate su passioni forti e

primitive, come l'amore, la gelosia, l'onore, la rassegnazione e l'attaccamento alla famiglia. L'assoluta

obbedienza al codice dell'onore spesso porta a conclusioni violente e drammatiche (come il duello rusticano

in Cavalleria rusticana). I personaggi sembrano incapaci di sfuggire a un destino ineluttabile, segnato dalla

loro condizione sociale. →

Rosso Malpelo (testo 2) pubblicata per la prima volta 1878

​ La novella viene tra il 2 e il 5 agosto del e

Vita dei campi

in seguito venne inserita in (1880). Nella scelta dell’ambientazione e del tema l'autore si

condizioni di lavoro nelle miniere e

ispira a un dibattito molto attuale nella società dell’epoca, quello sulle

sullo Il lavoro dei

sfruttamento del lavoro minorile. In particolare lo spunto venne a Verga dall’inchiesta

fanciulli nelle zolfatare siciliane La Sicilia

di Leopoldo Franchetti e Giorgio Sonnino, contenuta nel libro del

1876.. Verga si ispira a un problema sociale di attualità e si schiera dalla parte dei più deboli, dei vinti.

Trama: La novella inizia con la presentazione del personaggio di Malpelo, un giovane che lavora in una cava

di sabbia siciliana e che è ritenuto da tutti un essere malvagio a causa dei suoi capelli rossi. Per questo

motivo il giovane è malvoluto dalla sua famiglia, che si vergogna di lui, e maltrattato dai suoi compagni di

lavoro. In risposta a questo, Malpelo vive completamente isolato. Nel racconto si dice che lo tenevano a

lavorare lì solo perché il padre era morto nella cava in seguito al crollo di una parete. Viene narrata la

morte del padre, alla quale Malpelo assiste impotente. Gli uomini accorsi per salvarlo rinunciano

rapidamente, ritenendo impossibile l’impresa, mentre Malpelo continua a scavare inutilmente per liberarlo

dalle macerie. Dopo la perdita del genitore, il ragazzo torna al lavoro più solo che mai, subendo ancor di più

la crudeltà dei compagni. A lui vengono assegnati i compiti più duri e pericolosi, e la sua rabbia trova sfogo

nel maltrattare un vecchio asino. A questo punto entra in scena un altro personaggio, il giovane Ranocchio,

momentaneamente zoppo dopo un incidente. Malpelo inizia a tormentare il ragazzo, ma in questo

comportamento si cela il suo modo di essergli amico e di prepararlo per il mondo. Viene descritto anche un

ritorno a casa del protagonista, che si reca dalla madre e dalla sorella. Le due donne però si vergognano di

lui e non vedono l’ora che torni alla cava a lavorare. In questo momento viene ritrovato il cadavere del

padre, evento che sconvolge moltissimo Malpelo. Il ragazzo prende i vestiti del genitore e inizia a custodirli

con gelosia. La scia di morti, però, non è finita: anche l’asino che Malpelo usava picchiare viene trovato

morto e il suo cadavere viene mangiato dalle bestie. Il protagonista porta Ranocchio a vedere la scena per

dargli una lezione sulla vita, ma il ragazzino non vivrà mai la vita a cui Malpelo lo sta preparando:

Ranocchio, infatti, si ammala e Malpelo fa appena in tempo ad andare a trovarlo prima che muoia. Dopo la

morte di Ranocchio arriva alla cava un uomo evaso di prigione che si sta rifugiando per sfuggire alla cattura,

ma che alla fine decide di andar via, preferendo il carcere alla vita sottoterra.Nel finale Malpelo viene

mandato in esplorazione in una zona pericolosa della cava e non fa più ritorno, presumibilmente morto nel

labirinto dei cunicoli.

Rosso Malpelo

Il narratore di è un narratore popolare, che ci racconta i fatti già conclusi. Non dobbiamo

però pensare che il narratore popolare corrisponda alla voce di un solo personaggio, in quanto esso

rappresenta piuttosto la voce di tutto il popolo, un coro, il punto di vista della comunità. Questo è evidente

«Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi

già nell’incipit della novella:

perché era un ragazzo malizioso e cattivo». Appare chiaro che questo non è il punto di vista di Verga, ma

quello della gente del popolo e in particolare degli abitanti del paese in cui Malpelo vive e lavora. Verga in

quanto persona è completamente assente e l’autore regredisce adottando un punto di vista che non è il suo.

A parlare è la voce del pregiudizio, che presenta una spiegazione irrazionale come perfettamente logica.

Bisogna sottolineare che l'utilizzo di questo punto di vista non comporta l’adesione dell’autore a ciò che

viene detto. Al contrario, il lettore va oltre ciò che il narratore popolare dice ed è indotto a contestare il

pregiudizio, a svelarne la falsità. Ci troviamo allora di fronte a un narratore inattendibile alle cui parole non

possiamo credere perché non riporta la verità, ma un punto di vista distorto. Questo narratore non capisce

le azioni di Malpelo e le attribuisce tutte alla sua presunta malvagità derivante dai capelli rossi. Per il lettore

è chiaro che Malpelo ha dei valori autentici, come la pietà verso il padre, il senso della giustizia, l’amicizia e

la solidarietà. Il punto di vista del narratore, con i suoi pregiudizi e le sue incomprensioni, crea su questi

valori un effetto di straniamento. Questo accade perché il narratore è portatore di un punto di vista

disumano, che ignora i valori e conosce solo gli interessi privati e la logica del più forte. Lo straniamento ha

dunque l’effetto di negare che possano esistere dei valori in un mondo dominato dalla lotta per la

sopravvivenza, e in questo Verga esprime il suo pessimismo. Dall’altra parte l’insensibilità del narratore, che

La Lingua:

dovrebbe apparire strana, appare invece normale: abbiamo qui uno straniamento al rovescio. Il

punto di vista è popolare ma la lingua usata ha a volte ancora caratteristiche del registro alto e letterario, o

perlomeno dell’italiano grammaticale. Essa accoglie molti elementi del parlato, ma non scende mai fino al

dialetto, la vera lingua parlata dal popolo alla fine dell’800. Quello che Verga riprende dal siciliano è

piuttosto l’immediatezza e la rapidità delle formule, che vivacizzano il discorso e modernizzano le forme

dell’italiano, creando una lingua più diretta e incisiva.

Malpelo è un emarginato, rifiutato dalla famiglia e dai compagni di lavoro. La sua diversità si riconosce in

un particolare fisico, i suoi capelli rossi in cui il popolo vede un segno di malvagità. Per Malpelo la vita si

configura come un’eterna lotta per la sopravvivenza dominata dalla legge del più forte. Lo vediamo anche

negli insegnamenti che dà a Ranocchio, con il quale intrattiene un rapporto ambiguo tra l’amicizia e il

bullismo. Il fine è far capire a Ranocchio che la vita è una lotta in cui dominano il male e l’ingiustizia. Dalla

vicenda di Ranocchio, così come dal rapporto con la famiglia, emerge un contrasto forte tra amore e

violenza nel personaggio di Malpelo. La concezione della vita di Malpelo è priva di speranza. Per questo

motivo egli decide di non ribellarsi contro le ingiustizie che subisce perché gli sembrano inevitabili. A volte

sogna un destino diverso, ma subito ne comprende l’impossibilità e torna alla realtà. È come se Malpelo si

facesse carico del male del mondo. Il suo destino è quello del padre, sia nell

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teresaguerrera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Marino Mario.
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