Anatomia umana
Anatomia macroscopica
L'anatomia macroscopica studia gli elementi visibili ad occhio nudo. Include l’anatomia di superficie (forma generale, superfici corporee e proiezione su di essa degli organi interni), l’anatomia regionale (caratteristiche di superficie aree del corpo) e l’anatomia sistematica (struttura di sistemi e apparati).
Anatomia microscopica
L'anatomia microscopica studia le strutture troppo piccole per essere individuate ad occhio nudo. Include la citologia (cellule) e l’istologia (tessuti).
Livelli di organizzazione del corpo
- Cellule: Le più piccole unità viventi del corpo umano.
- Tessuti: Insieme di cellule specializzate e di prodotti cellulari che svolgono specifiche funzioni. Sono presenti 4 tipi di tessuto: epiteliale, connettivo, muscolare e nervoso.
- Organi: Struttura dei confini anatomici definiti visibilmente distinguibile dagli organi adiacenti. È composto da due o più tipi di tessuto che operano insieme per svolgere una particolare funzione.
- Sistemi/apparati: Sistema: gruppo di organi uguali o simili, che svolgono insieme una stessa funzione; apparato: gruppo di organi differenti che svolgono insieme una stessa funzione.
- Organismo
Istologia
Lo studio della struttura microscopica dei tessuti animali (e vegetali) e del modo in cui i loro componenti sono correlati da un punto di vista strutturale e funzionale. Ciascun tessuto è formato da materiale extracellulare e cellule, simili per caratteristiche e origine embrionale, che cooperano per svolgere una specifica funzione. Marcello Malpighi viene considerato il padre fondatore di questa disciplina in quanto, utilizzando metodi innovativi per la preparazione dei campioni, ha per primo identificato e descritto numerose strutture all’interno dei tessuti umani.
L’istologia si basa sull’osservazione dei tessuti attraverso strumenti che ne permettono una visualizzazione ingrandita (microscopia ottica e microscopia elettronica). Per poter visualizzare un tessuto al microscopio è necessario processarlo al fine di mantenerne l’integrità strutturale e ottenere sezioni sottili attraversabili dalla luce o da un fascio di elettroni.
L’allestimento dei preparativi istologici inizia con il prelievo che deve essere effettuato rapidamente, facendo attenzione a non deformare il tessuto. Successivamente, il tessuto deve essere trattato in modo tale da ottenere fette sottili attraversabili dalla luce e deve essere colorato per rendere visibili le strutture cellulari. A tal fine, il preparato istologico viene allestito sottoponendo il campione alle seguenti fasi:
- Fissazione: Serve per preservare l’integrità strutturale del tessuto, bloccando il metabolismo cellulare, evitando fenomeni di autolisi, eliminando microrganismi patogeni eventualmente presenti nel tessuto. La fissazione può essere effettuata con mezzi fisici o chimici. Tra i primi, il più utilizzato è il congelamento rapido del tessuto tramite ghiaccio secco o azoto liquido utilizzando crioprotettori, quali glicerolo e saccarosio, che fanno fuoriuscire l’acqua dalle cellule e impediscono la formazione di cristalli di ghiaccio, lesivi per le strutture cellulari. Questo metodo consente di evitare le fasi di disidratazione e inclusione. Il metodo chimico di fissazione più comunemente usato è l’immersione in formalina, cioè una soluzione di formaldeide neutra tamponata. Tale sostanza permette una buona conservazione della struttura tridimensionale delle proteine, formando legami crociati tra gli amminoacidi; tuttavia, non reagendo con i lipidi, non è un buon fissativo per le membrane cellulari.
- Disidratazione e chiarificazione: Per essere tagliato, il campione viene immerso in paraffina liquida (44 e i 60°C), che infiltra il tessuto e quando solidifica lo include al suo interno. Poiché la paraffina è idrofobica, è necessario estrarre l’acqua presente nel campione: la disidratazione si ottiene immergendo il tessuto in soluzioni acquose di etanolo a concentrazione crescente. L’alcol viene poi sostituito con un solvente organico (xilene o toluene) miscibile sia con l’etanolo che con la paraffina. Quest’ultima fase viene chiamata chiarificazione o diafanizzazione, in quanto il campione diventa parzialmente trasparente.
- Inclusione: Guarda disidratazione e chiarificazione.
- Sezionamento: Lo strumento utilizzato per il taglio è il microtomo che permette di ottenere sezioni con uno spessore di solito compreso tra 3 e 10 μm. Queste vengono stese su una vaschetta contenente acqua distillata riscaldata a 40-45°C e successivamente raccolte e depositate su vetrini portaoggetto. Se la fase di fissazione è stata effettuata tramite congelamento rapido, il campione viene sezionato al criostato, un microtomo particolare dotato di una camera refrigerata che permette di mantenere il tessuto alla sua temperatura di congelamento. Anche in questo caso le fette ottenute vengono depositate su vetrini portaoggetto e portate, in seguito, a temperatura ambiente per essere colorate.
- Colorazione: I coloranti utilizzati possono essere di origine animale, vegetale o sintetica. In ogni caso, ciascuno di essi è formato da un gruppo cromoforo, responsabile della colorazione, e da uno auxocromo (gruppo reattivo ionizzabile) che determina la solubilità in acqua e l’interazione con le macromolecole del campione. In base alle caratteristiche dell’auxocromo, i coloranti si...