Dispensa 1 – Fondamenti del
laboratorio di analisi degli
alimenti
Vetreria, soluzioni, calcoli stechiometrici, errori,
validazione e calibrazione
Come usare questa dispensa
Questa è la prima di tre dispense di studio sull’analisi chimica degli alimenti,
ricavate dagli appunti del corso (introduzione, calcoli stechiometrici, esercitazioni,
lezioni sulle analisi di vino, latte, aceto e birra). Il materiale è stato riorganizzato e
riscritto in forma discorsiva, con esempi numerici svolti passo per passo, in modo
da poter essere studiato senza le slide.
Dispensa Contenuto
1 – Fondamenti Vetreria e strumenti, preparazione delle soluzioni, calcoli stechiometrici,
(questa) qualità del dato analitico, calibrazione
2 – Estrazioni, Soxhlet, microonde, rifrattometria, conduttimetria, titolazioni,
Preparazione gravimetria
del campione e
metodi di
misura
3 – Analisi degli Densità, grado alcolico, estratto, ceneri, sale, latte, vino, aceto, miele,
alimenti olio, vitamina C
Ogni capitolo termina con esercizi svolti o da svolgere. Le soluzioni numeriche sono
state ricalcolate e controllate; dove gli appunti originali contenevano incongruenze,
sono segnalate in riquadri «Attenzione».
Il laboratorio di analisi: vetreria e
strumenti di base
Perché la scelta del materiale conta
Chi analizza un alimento lavora con quantità spesso piccolissime (milligrammi,
microgrammi per litro) e deve quindi controllare tutto ciò che può alterare il
risultato: la precisione della vetreria, la purezza dei reagenti, la temperatura. Il
materiale più usato è il vetro borosilicato (tipo DURAN o Pyrex), scelto per tre
proprietà: resistenza agli shock termici (coefficiente di dilatazione molto basso),
resistenza chimica agli acidi e all’acqua, trasparenza. Fa eccezione l’acido
fluoridrico, che attacca il vetro e va maneggiato in plastica (PTFE, polietilene). Per
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le soluzioni alcaline concentrate e per le tracce di metalli si preferisce la plastica,
perché il vetro cede ioni (sodio, boro, silicio) e ne adsorbe altri sulle pareti.
Vetreria volumetrica e vetreria di servizio
Si distinguono due famiglie con scopi diversi:
• vetreria di servizio (beute, becher, cilindri): serve a contenere, mescolare,
scaldare; le graduazioni sono approssimate e non vanno usate per misure di
precisione;
• vetreria tarata (matracci, pipette, burette): costruita per misurare volumi
con incertezza nota, riportata sullo strumento insieme alla temperatura di
taratura (di norma 20 °C) e alla classe di precisione.
I tre strumenti volumetrici da conoscere:
Strumen Incertezza indicativa
to Come misura Uso tipico (classe A)
Matracci Contiene un volume Preparare e diluire 100 mL: ±0,10 mL; 250
o (marca «In») soluzioni a volume noto mL: ±0,15 mL
Pipetta Eroga un volume fisso Prelevare aliquote di 10 mL: ±0,02 mL; 25 mL:
tarata / (marca «Ex») campione o reagente ±0,03 mL
a bulbo
Buretta Eroga volumi variabili da Titolazioni 25 mL: ±0,03 mL
una scala
La classe A indica la precisione più alta, la classe B ha tolleranze circa doppie. I
valori in tabella sono ordini di grandezza utili per ragionare: per i dati ufficiali si
guarda la marcatura sullo strumento.
Alcune regole d’uso che fanno la differenza nell’esame pratico e nella vita di
laboratorio:
1. La lettura del menisco avviene con l’occhio all’altezza del livello; per i
liquidi trasparenti si legge il punto più basso del menisco, per quelli molto
colorati (per esempio permanganato) il bordo superiore.
2. Una pipetta si avvina (si sciacqua) con la soluzione che dovrà prelevare, mai
con acqua se la soluzione non tollera la diluizione; un matraccio invece si usa
pulito e bagnato d’acqua distillata, perché la quantità di soluto non cambia.
3. Non si scalda mai la vetreria tarata e non si asciuga in stufa: la dilatazione e
il successivo raffreddamento alterano il volume.
4. La buretta si riempie, si elimina la bolla d’aria dal rubinetto e si azzera prima
di ogni titolazione.
5. Le soluzioni si portano a volume alla temperatura di taratura: una soluzione
calda occupa più volume di una fredda.
Bilancia e altre apparecchiature
La bilancia analitica misura al decimo di milligrammo (0,0001 g). Va usata con le
porte chiuse, su piano stabile, con campioni a temperatura ambiente (un oggetto
caldo genera correnti d’aria che falsano il peso). Il peso si legge dopo la
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stabilizzazione. Per le pesate di sostanze igroscopiche (ceneri, sali anidri) si lavora
rapidamente e si usa l’essiccatore.
Altri strumenti ricorrenti nelle analisi alimentari: stufa (essiccamento a 100–105
°C), muffola (incenerimento a 500–600 °C), bagno termostatico, pHmetro,
conduttimetro, rifrattometro, spettrofotometro UV-Vis, agitatori magnetici e piastre
riscaldanti. Nei capitoli seguenti li incontreremo uno per uno.
Domande di ripasso
1. Perché per l’acido fluoridrico non si usa il vetro?
2. Che differenza c’è tra matraccio e pipetta quanto al significato del volume
indicato?
3. Perché la vetreria tarata non va asciugata in stufa?
Preparare e diluire le soluzioni
Le grandezze con cui si esprime la concentrazione
Una soluzione è un solvente (di solito l’acqua) in cui è disciolto un soluto. La
concentrazione esprime «quanto soluto per quanta soluzione». In laboratorio
compaiono più modi di dirlo, ciascuno adatto a un contesto:
Grandezz
a Simbolo Definizione Dove si usa
Molarità M (mol/L) moli di soluto per litro di soluzione reagenti di titolazione,
calcoli stechiometrici
Normalità N (eq/L) equivalenti di soluto per litro titolazioni acido-base e
redox
Percentual % p/p grammi di soluto in 100 g di reagenti commerciali
e soluzione
peso/peso
Percentual % p/v grammi di soluto in 100 mL di acidità del vino, ceneri
e soluzione
peso/volu
me
Percentual % v/v millilitri di soluto in 100 mL grado alcolico
e
volume/vo
lume
Parti per ppm mg/kg oppure mg/L tracce nei cibi
milione
Titolo g/L grammi di soluto per litro contenuto di zuccheri e
acidi
Equivalenti e normalità. Un equivalente è la quantità di sostanza che nella
reazione considerata cede o accetta una mole di H⁺ (reazione acido-base) o di
z,
elettroni (reazione redox). Il numero di equivalenti per mole, indicato con
dipende dalla reazione: HCl ha z = 1, H₂SO₄ ha z = 2 (se si neutralizzano entrambi i
protoni), KMnO₄ ha z = 5 in ambiente acido. Vale la relazione
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N = z · M .
Per esempio una soluzione 0,1 M di H₂SO₄ è 0,2 N. La normalità semplifica i calcoli
di titolazione perché, al punto equivalente, gli equivalenti di titolante e di titolato
coincidono: N₁ V₁ = N₂ V₂. Va però sempre specificata la reazione, perché la stessa
soluzione può avere normalità diverse in reazioni diverse; per questo oggi si
preferisce lavorare con le moli e la molarità.
Dal reagente commerciale alla molarità
Gli acidi concentrati si vendono con la percentuale in peso e la densità. Per ricavare
la molarità si calcola quanti grammi di soluto sono contenuti in un litro:
M = (%p/p· d· 1000)/(100· PM)
d
con in g/mL. Esempio 2.1. Acido solforico al 98 % p/p, d = 1,84 g/mL, PM =
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Esame e prove di laboratorio Analisi biochimiche
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Analisi biochimiche e cliniche
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Analisi biochimiche per la diagnostica medica
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Analisi qualitativa