Storia della storiografia
Influenza del regime fascista sugli studi storici
1922: marcia su Roma
1938: leggi razziali
1940: entrata dell'Italia in guerra a fianco della Germania nazista
1943: Italia diviene cobelligerante
Dal 1922 al 1938 si verificano fasi evolutive importanti. Il regime fascista non inizia come regime totalitario, ma dittatoriale (dal 1925 al 1929) e, dopo il 1929, avvia un processo di totalitarizzazione, conquistando spazi pubblici sociali italiani per costruire una nuova società. Il regime impone alcuni modelli educativi alla popolazione, con un preciso sforzo di costruire una nuova forma di educazione nazionale. Ricostruisce il sistema educativo (riforma di Gentile, aggiustata in seguito; si trasforma l'università; mobilitazione della gioventù per trasformarla nella gioventù fascista).
L'interesse del regime è educare gli italiani alla cultura fascista, creando un nuovo modello del cittadino: l'italiano-nuovo. Il partito penetra progressivamente in tutte le istituzioni educative e culturali del Paese, sia tramite organizzazioni che con l'imposizione della sua presenza (dal 1932 è obbligatoria la tessera per poter partecipare a concorsi pubblici). Il regime impone un giuramento di fedeltà al regime (sempre negli anni '30). A tutti i docenti universitari italiani viene chiesto di giurare fedeltà al Fascismo. Quale fu la reazione dell'università italiana? Su 1200 professori universitari solo 12 rifiutarono di giurare. Erano tutti fascisti? No! Molti giurarono per continuare a insegnare, cercando un loro modus vivendi. È impossibile sostenere che ci fu un’indipendenza dell’università o di qualsiasi altra istituzione nei confronti del regime. Quando il regime attua imposizione politico-istituzionale, questa diviene anche imposizione etica-culturale (le due cose andavano di pari passo).
Ci fu un certo successo di questo processo di totalitarizzazione che si inflesse su istituzioni anche culturali del paese. Il regime modificò la struttura dell’università italiana: si crea la facoltà di scienze politiche. Influenza anche sulla selezione del personale docente dell’università (sistema dei concorsi pubblici controllato dal ministero della pubblica istruzione) che attua una selezione in cui si controlla la posizione politica dei candidati sottoposti a valutazione da parte del sistema educativo-istituzionale italiano. Il regime punisce i docenti contrari al regime. Storico che aveva frequentato la casa di Benedetto Croce (antifascista); non fu favorito. Un esempio. Questo influisce anche sulla selezione degli storici.
La selezione attuata dal regime non è basata solo sul controllo degli apparati amministrativi universitari o dei concorsi pubblici, ma costruisce anche istituzioni che favoriscano una precisa visione della storia, quella fascista. Negli anni Trenta, in questo sforzo di mobilitazione politico-culturale, il regime fascista crea istituzioni di ricerca che hanno come scopo promuovere una precisa visione della storia italiana. Si creano istituzioni che, di fatto, esistono ancora oggi (giunta centrale di studi storici, avrebbe dovuto coordinare l’attività degli istituti storici italiani, l’istituto per la società moderna e contemporanea, primo istituto scientifico di storia specificatamente dedicato allo studio per la storia contemporanea…) per ogni periodo storico il regime crea istituzioni che controllano ed espandono la ricerca storica.
L’Italia era in ritardo per lo sviluppo storiografico fino alla Prima Guerra mondiale. Non tanto per piano metodologico-interpretativo (Villari alla pari con altri studi europei), ma per numero di coloro che facevano ricerche e sulla natura delle istituzioni che gli italiani avevano a disposizione per fare storia.
Tra le due guerre il fascismo attua un’opera di modernizzazione degli studi storici (più in generale progetto di modernizzazione del sistema istituzionale ed educativo italiano). Il fascismo è il momento in cui per la prima volta l’Italia sperimenta una politicizzazione di massa (questa, già vista con Francia, implica capacità di trasmettere messaggio culturale-educativo di massa). Il regime necessita di strumenti che possano produrre cultura (anche storica) per educare la popolazione. Ecco l’importanza di istituzioni scolastiche, universitarie e formazione secondaria (modo per educare la popolazione; necessario per creare progetto politico). Il regime censura le opinioni politico-storiche contrarie al suo progetto. Esiste una repressione verso il dissenso culturale (anche storico-storiografico) nei confronti degli studiosi.
Come? Non violenta (come in Unione Sovietica o Germania, dove le persone scompaiono o messe sotto processo), ma si impedisce di pubblicare tramite censura. Eccezioni: Benedetto Croce scrive opere alla visione politica fascista (visione storica dell’Italia centrata sullo sviluppo del liberalismo). Perché lui non è censurato? È un personaggio internazionalmente riconosciuto. Censurarlo significherebbe danneggiare la sua reputazione a livello internazionale. Ma è un caso particolare (persona in vista e importante). Gran parte di storici degli anni Venti e Trenta subisce pressioni politico-professionali per conformarsi a ciò che il regime vuole che si dica. Es. Pietro Silva (storico del Mediterraneo), a cui minacciano di stroncare la carriera, se non si adatta ad appoggiare politicamente le rivendicazioni del regime verso l’espansione italiana nel Mediterraneo.
Questa atmosfera influisce sulla natura degli studi. Fare storia contemporanea diviene complica...
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