Indice

  1. Elaborazione del segnale nei centri ottici
  2. Dalla retina alla corteccia visiva

Elaborazione del segnale nei centri ottici

A seconda di dove sta l’immagine, io posso avere una differente frequenza di scarica fra una cellula gangliare centro on e una centro off: io mando dei potenziali elettrici al mio cervello con una frequenza variabile di momento in momento, di cellula in cellula, e il cervello poi decodifica questo segnale e riconosce un quadrato, un cerchio, un parallelepipedo dall’analisi dei singoli vettori che sono questi neuroni che scaricano a frequenza variabile, a seconda del tipo di stimolo che arriva e di dove lo stimolo è concentrato.
Questa è una cellula con centro on, quindi se questa macchiolina piccolina di luce arriva al centro di questa cellula gangliare io ho una scarica molto frequente in questo momento. Se invece va in periferia, essendo il centro on, la periferia è off e il segnale si spegne. Se l’illuminazione è molto intensa e copre tutta la parte centrale della cellula, la frequenza aumenta ulteriormente ed è più lunga, se invece l’illuminazione copre tutta la periferia della cellula il segnale smette del tutto in questo momento. Se l’illuminazione è diffusa, la cellula risponde, ma con una frequenza più bassa, che consente di dire: “Non c’è nulla di specifico nel centro on di questa cellula, nulla di specifico nella periferia off. C’è un’illuminazione diffusa, soffusa, blanda, che devi interpretare come frequenza di luce bassa”. Questo meccanismo, che è molto diverso se la cellula è off, in cui si sovrappongono i campi recettivi di diverse cellule gangliari, con centro on e periferia off, alla fine queste cellule convergono su una cellula di livello superiore.

Dalla retina alla corteccia visiva

Adesso stiamo passando dal nervo ottico al corpo genicolato. Se tutte queste cellule con campi sovrapposti sono combinate in questo modo e il fascio di luce arriva qui, la cellula del corpo genicolato che le raccoglie tutte vede un punto on centrale e tutti i punti esterni off. Quindi da questa cosa caotica arriva un segnale che viene già codificato in parte nel corpo genicolato, abbiamo finalmente un segnale pulito, sicuramente attivo al centro, spento in periferia. Il corpo genicolato converge inizialmente su cellule della corteccia definite semplici e abbiamo già un’immagine in cui definiamo un bordo, poi arriva la cellula complessa, la quale mette insieme il bordo di ciascuna e riconosce un oggetto che noi già conosciamo, e dice: “Questo è un cerchio”. Se poi questo cerchio ha anche dentro uno stemma, noi diciamo: “Questa potrebbe essere una ruota” e, se noi sappiamo, anche “Una ruota di una Mercedes”, perché noi riconosciamo la stella a tre punte nel cerchio, questo lavorando con cellule che sono sempre più complesse, che hanno collegamenti con la memoria e con le cortecce associative, che mettono insieme le varie informazioni.
Per riassumere: la retina è molto complessa, come se fosse un piccolo cervello fuori dal cranio con tutte quelle reti neuronali che coprono i recettori, che sono sul fondo della retina nella fovea. Recettori che, nella fovea, sono direttamente a contatto con la luce.

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