Concetti Chiave

  • E. granulosus è un parassita associato alle attività pastorali, particolarmente diffuso in Sardegna, con un'incidenza di 10-14 casi ogni 100.000 abitanti.
  • Il ciclo di vita del parassita prevede un periodo di 37-45 giorni per lo sviluppo di proglottidi mature dopo l'ingestione da parte del cane, rendendo tempestivo il trattamento fondamentale per interrompere il ciclo.
  • Rischi per l'uomo derivano dall'ingestione di prodotti contaminati, come funghi e fragole, con il 70-75% delle volpi portatrici di uova o oncosfere sul pelo, aumentando il rischio di idatidosi alveolare.
  • E. granulosus causa la formazione di cisti idatidee, mentre E. multilocularis provoca idatidosi alveolare, che può metastatizzare, richiedendo interventi chirurgici più estesi per la rimozione.
  • Grazie a tecnologie moderne come ecografie e Tac, la diagnosi delle cisti è migliorata, evitando confusione con neoplasie e riducendo il rischio di complicazioni durante gli interventi.

Indice

  1. Distribuzione e ciclo di vita
  2. Rischi e prevenzione
  3. Diagnosi e complicazioni

Distribuzione e ciclo di vita

E. granulosus si trova in tutto il mondo, ma è estremamente legato alle attività pastorali, per cui è molto presente in Sardegna, dove è ancora un problema enorme, perché si hanno ancora 10-14 casi ogni 100.000 abitanti.

E’ un parassita molto piccolo, con 3 proglottidi ed in quest’immagine si può vedere l’ultima proglottide quando viene eliminata. T. saginata produce 40.000 oncosfere; in questo caso questo parassita ne ha davvero poche.

Si sa che dal giorno 1 in cui il cane ingerisce l’idatide, ci vanno almeno 37-45 gg per avere una proglottide matura con le uova, che si stacca e può contaminare l’ambiente, permettendo la replicazione del ciclo. Se si trattasse il cane a 30 gg, si ucciderebbe il parassita prima che possa eliminare delle uova, per cui si andrebbe ad interrompere il ciclo.

Rischi e prevenzione

Per E. multilocularis, uno dei rischi è rappresentato dall’ingestione di prodotti del bosco (anche se non è mai stato verificato), come funghi, fragole, ecc, che possono avere le uova trasportate dall’acqua e l’uomo ingerendone una corre il rischio di sviluppare l’idatidosi alveolare a livello del polmone. Il 70-75% delle volpi ha uova o oncosfere sul proprio pelo, per cui in zone endemiche toccare una volpe può essere molto rischioso. Se si trattasse il cane a 30 gg, si ucciderebbe il parassita prima che possa eliminare delle uova, per cui si andrebbe ad interrompere il ciclo.

Diagnosi e complicazioni

La forma larvale è un’idatide, che ha le cisti figlie: in E. granulosus esiste anche uno strato avventiziale, formato da tessuto connettivo, perché l’organismo cercava di delimitare le idatidi, per cui si ha questa forma con all’interno tutte le cisti figlie; E. multilocularis dà invece l’idatidosi alveolare, che, come si può vedere in quest’immagine a sinistra, metastatizza, si infiltra, per cui in questo caso l’unico sistema che si ha per intervenire è asportare non solo tutta la zona colpita, ma andare anche oltre, perché si vuole essere sicuri, come nei tumori, di asportare anche un pezzo che magari sembra sano, ma magari contiene una piccola parte. Infatti un piccolo pezzo di questa membrana germinativa è in grado di ricreare l’idatide. Oggigiorno la situazione è molto cambiata, perché si hanno le ecografie, le Tac, ecc e non è più un problema, ma 30-40 anni fa una ciste di E. granulosus veniva diagnosticata in un soggetto che aveva problemi al fegato o ai polmoni ed in radiografia si vedeva una massa rotondeggiante radiopaca, che di solito veniva diagnosticata come neoplasia. Il problema era che si interveniva pensando ad una neoplasia, ma poi in realtà ci si trovava con questa ciste: basta che si buchi (e così facendo si fa ripartire il ciclo, per cui si è intervenuti per nulla) per far fuoriuscire gli antigeni che si trovano all’interno all’esterno. Quando l’uomo è sottoposto ad una forte stimolazione antigenica si arriva allo shock anafilattico, per cui i pazienti morivano sotto i ferri, perché ci si aspettava un tumore, non una ciste.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la distribuzione geografica di E. granulosus e il suo impatto in Sardegna?
  2. E. granulosus è presente in tutto il mondo, ma è particolarmente legato alle attività pastorali, risultando un problema significativo in Sardegna, dove si registrano ancora 10-14 casi ogni 100.000 abitanti.

  3. Qual è il ciclo di vita di E. granulosus e come può essere interrotto?
  4. Dopo che un cane ingerisce l’idatide, ci vogliono 37-45 giorni per avere una proglottide matura. Se il cane viene trattato a 30 giorni, il parassita viene ucciso prima di poter eliminare le uova, interrompendo così il ciclo.

  5. Quali sono i rischi associati a E. multilocularis e come si possono prevenire?
  6. Il rischio principale è l’ingestione di prodotti del bosco contaminati, che possono portare all’idatidosi alveolare. Inoltre, il 70-75% delle volpi ha uova sul pelo, quindi toccarle in zone endemiche è pericoloso. Trattare i cani a 30 giorni può prevenire la diffusione delle uova.

  7. Come è cambiata la diagnosi delle cisti di E. granulosus nel tempo?
  8. In passato, le cisti venivano spesso diagnosticate come neoplasie a causa della mancanza di tecnologie avanzate. Oggi, grazie a ecografie e TAC, è possibile identificare correttamente le cisti, evitando interventi chirurgici errati che potevano portare a gravi complicazioni come lo shock anafilattico.

Domande e risposte

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