Concetti Chiave
- Don Abbondio è un parroco che ha preso i voti non per vocazione, ma per cercare protezione, evitando così i problemi della vita.
- Il suo incontro con il cardinale Federigo Borromeo lo sorprende negativamente, rivelando il suo egocentrismo e il timore di perdere la tranquillità quotidiana.
- Don Abbondio è preoccupato che i bravi possano incolparlo della conversione dell'innominato, evidenziando la sua costante ansia per la sicurezza personale.
- Nonostante affermi di non essere dalla parte dell'ingiustizia, il suo comportamento ambiguo riguardo al matrimonio non celebrato rivela una chiara contraddizione.
- Il confronto con il cardinale mette in luce l'incomprensione tra i due, poiché Don Abbondio prioritizza la propria vita rispetto al vero significato del servizio a Dio.
Il Carattere di Don Abbondio
Come si è visto fin dal primo capitolo, Don Abbondio è un personaggio particolare, ovvero non è il parroco che tutti si aspetterebbero, devoto a Dio e alla Chiesa, questo perché ha preso i voti non per vocazione, ma per ricevere protezione. Inoltre si è costruito un sistema di vita per il qualche evita tutti i problemi e cede solo a quelli che non si possono evitare.
Incontro con il Cardinale
Nel capitolo XXIII ritroviamo Don Abbondio, il quale è nella chiesa in cui si trova il cardinale Federigo Borromeo. Quando quest’ultimo lo fa chiamare per avere un colloquio, il curato è incredulo, ma non in senso buono, poiché questo colloquio avrebbe sconvolto la quiete e la monotonia della sua vita. Più volte prima di entrare nella stanza in cui si trova Federigo, Don Abbondio ricalca sul tema dell’io, mettendosi più volte in primo piano, come se tutti dovessero qualcosa a lui, non rendendosi conto però che a lui non badava nessuno (“Dietro veniva Don Abbondio, a cui nessuno badò.”). Una scena simile la ritroviamo anche verso la fine del capitolo XXIII quando dice “Oh povero me! Povero me! Il cielo è in obbligo di aiutarmi…”. Con quest’ultima frase risalta anche il pensiero di Don Abbondio per cui tutti sono in obbligo di aiutarlo, compreso Dio, infatti per lui non c’è distinzione fra santi e birboni perché entrambi vogliono cambiare qualcuno o qualcosa e quindi disturbano la sua quiete.
Riflessioni e Paure di Don Abbondio
Durante il tragitto di ritorno dal castello dell’innominato, Don Abbondio si fa mille paranoie sul fatto che i bravi che sono con lui possano essere venuti a conoscenza della conversione del loro padrone, l’innominato, e che possano pensare che sia lui il “colpevole”. Anche in questo passo ritorna il tema dell’io, come quando dice “Sta a vedere che se la prende anche con me…” in riferimento a Don Rodrigo.
Il Confronto con il Cardinale
Più volte poi ribadisce che lui non è dalla parte dell’ingiustizia, e che nessuno può azzardarsi a pensare questo, cosa alquanto ironica se si pensa al matrimonio che non ha voluto celebrare. Riguardo a quest’ultimo fatto, Don Abbondio ha paura che il cardinale ne venga a conoscenza e perciò intima ad Agnese di non dire nulla, cosa inutile perché alla fine è Lucia a rivelare il fatto al cardinale, che successivamente pretende spiegazioni da Don Abbondio. Infatti, come poi si vede anche nel capitolo XXV, Don Abbondio non capisce nulla del discorso del cardinale sul significato dell’essere parroco e di conseguenza servitore di Dio, infatti mentre Federigo pone dinnanzi a tutto il volere di Dio, Don Abbondio reputa più importante la sua vita, per questo è molto difficile per i due personaggi comprendersi durante il colloquio.
Domande da interrogazione
- Qual è la vera motivazione che spinge Don Abbondio a diventare parroco?
- Come reagisce Don Abbondio all'incontro con il Cardinale Federigo Borromeo?
- Quali sono le paure di Don Abbondio durante il suo ritorno dal castello dell'innominato?
- In che modo Don Abbondio interpreta il suo ruolo di parroco durante il confronto con il Cardinale?
Don Abbondio non ha preso i voti per vocazione, ma per ricevere protezione, cercando di evitare problemi e mantenere una vita tranquilla.
Don Abbondio è incredulo e preoccupato, poiché teme che il colloquio possa sconvolgere la sua vita monotona, evidenziando il suo egocentrismo e la sua convinzione che tutti debbano aiutarlo.
Don Abbondio teme che i bravi possano pensare che lui sia il colpevole della conversione dell'innominato, rivelando la sua preoccupazione per la propria sicurezza e il suo egoismo.
Don Abbondio non comprende il significato del suo ruolo di servitore di Dio e pone la sua vita personale al di sopra del volere divino, rendendo difficile la comunicazione con il Cardinale.