Per la prima volta, don Abbondio compare nel primo capitolo del romanzo. Lo scrittore avverte subito il lettore che don Abbondio non era nato con un cuor di leone, poiché si era trovato a vivere in un’epoca, nella quale la forza legale non proteggeva per nulla il debole. Egli aveva dovuto accorgersi di essere nelle condizioni di un vaso di terracotta, costretto continuamente a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Perciò, aveva obbedito volentieri ai parenti che lo volevano prete, preoccupandosi non tanto degli obblighi e dei nobili fini del ministero, quanto piuttosto di poter vivere con qualche agio all’interno di una classe sociale forte e riverita.
Strategie di Sopravvivenza
Si era poi creato un sistema di vita particolare che consisteva soprattutto nello scansare tutti i contrasti e nel cedere a ciò che non poteva scansare, cioè la prepotenza dei nobili più forti di lui. Se si trovava assolutamente costretto a prendere parte ad una lite fra due contendenti, egli stava sempre dalla parte del più forte, sempre però collocato nelle retroguardie, cercando sempre di far capire che egli non gli era volontariamente nemico. Era come se avesse chiesto al più debole perché non avesse saputo essere il più forte. Inoltre, egli si atteggiava a rigido censore degli uomini che non si comportavano come lui, però sempre nel caso in cui la censura non comportava alcun pericolo per la sua persona.
Giudizi e Sentenze
Alla fine, il giudizio finale era sempre lo stesso, per prudenza e convenienza: colui che era stato battuto era vittima di imprudenza e nel caso di una persona uccisa, quest’ultima era sempre una persona poco raccomandabile e poco chiara nel suo modo di essere. Infine aveva una sentenza prediletta, con la quale terminava sempre i propri discorsi: al galantuomo che bada a sé e se ne sta nei suoi panni, non accadono mai brutti incontri. In tal modo, don Abbondio, destreggiandosi alla meglio, era riuscito ad arrivare oltre l’età di sessanta anni senza tanti problemi.
Il Soliloquio di Don Abbondio
Il soliloquio a cui egli si lascia andare dopo aver incontrati i bravi è molto significativo per capire meglio il suo carattere Infatti, mentre si avviava a cappo basso verso casa, tumultuavano in lui opposti e disordinati pensieri. Pensava quale pretesto avrebbe potuto trovare nei confronti di Renzo per non dover celebrare il matrimonio. Anche in questa circostanza, don Abbondio si colloca immediatamente dalla parte del più forte. Non inveisce con don Rodrigo che vuole impedire il matrimonio di Lucia, ma accusa i due giovani di essersi innamorati e di volersi sposare, incuranti della situazione difficile in cui stavano così mettendo un uomo dabbene come lui.
Notte di Angoscia
Durante la notte successiva all’incontro con i bravi, è preso dall’angoscia totale e il paragone con il principe di Condé che prima della battaglia di Rocroi dormì profondamente, rende ancora più comica la figura del curato. Dopo essersi voltato e rivolto tante volte nel letto, alla fine, da vero ignavo, pensa che la soluzione migliore sia quella di guadagnare tempo, menando Renzo per le lunghe. La nottata non fu tranquilla e nel sonno gli passano davanti i bravi, don Rodrigo, Renzo, rupi, fughe, inseguimenti, grida e soprattutto schioppettate.