Concetti Chiave
- L'allegoria, derivante dal latino e dal greco, attribuisce significati profondi a narrazioni oltre il senso letterale, rivestendo un ruolo centrale nella letteratura medievale.
- Nel Convivio, Dante descrive quattro sensi delle Scritture: letterale, allegorico, morale e anagogico, ciascuno con un significato distinto e profondo.
- Dante distingue tra allegoria teologica, che include una realtà storica, e allegoria poetica, ritenendo che nella Divina Commedia utilizzi la prima.
- Il proemio della Divina Commedia evidenzia l'allegoria, con elementi come la selva e le tre fiere che simboleggiano rispettivamente il peccato e i vizi umani.
- L'ipertestualità nel proemio è ricca di riferimenti culturali e testuali familiari ai contemporanei di Dante, rendendo il testo denso di significati storici e biblici.
Questo appunto di Letteratura Italiana tratta dell’allegoria, proponendone la definizione, la sua trattazione teorica nel Convivio e la sua presenza nella Divina Commedia. Si fa anche cenno all’ipertestualità, con particolare riferimento al proemio della Divina Commedia.
Origine e significato dell'allegoria
Il termine allegoria proviene dal latino tardo allegoria prestito dal greco ἀλληγορία derivato dal verbo ἀλληγορέω, “dire o interpretare allegoricamente”, composto di ἄλλος, “altro”, e ἀγορεύω, “parlare”. Questa figura retorica consiste nel vincolare una narrazione o una descrizione a significati profondi diversi da quelli letterali. Nella cultura medievale l’allegoria riveste un’importanza centrale non solo nella letteratura ma anche nella lettura della realtà.
Nel Convivio (II, 1) Dante, trattando dell’interpretazione dei testi, descrive i quattro sensi delle Scritture:
- Il primo senso è quello letterale che non va oltre il senso immediato delle parole: “non si stende più oltre che la lettera delle parole fittizie, sì come sono le favole de li poeti”.
- Il secondo senso è quello allegorico vale a dire ciò che va oltre il senso letterale: “è una veritade ascosa sotto bella menzogna”. Dante presenta l’esempio di Ovidio che dice che il poeta Orfeo con la sua cetra poteva ammansire le fiere e commuovere alberi e pietre. Il significato nascosto di questa narrazione è che l’uomo saggio può indirizzare con la parola gli uomini crudeli verso la sua volontà.
- Il terzo senso è quello morale e si riferisce alle indicazioni riguardanti il comportamento e le azioni al fine di una vita virtuosa e cristiana.
- Il quarto senso è quello anagogico o sovrasenso e indica il significato spirituale che rimanda alla realtà ultraterrena della salvezza eterna.
Differenze tra allegoria teologica e poetica
Nel parlare dell’allegoria Dante specifica che quella dei teologi è diversa da quella dei poeti. Nell’allegoria dei teologi, infatti, anche il senso letterale ha una realtà storica. Il sommo poeta afferma che nel Convivio seguirà l’allegoria dei poeti. Il critico letterario e italianista Charles Southward Singleton afferma che, invece, nella Divina Commedia, Dante fa ricorso all’allegoria dei teologi. Il senso letterale non è dunque solo una finzione ma fa riferimento ad eventi storicamente veri.
Il proemio della Divina Commedia
Il proemio costituisce la parte della Divina Commedia in cui il senso allegorico è più evidente e preponderante giungendo quasi a prevalere su quello storico-letterale. La selva in cui Dante si perde rappresenta lo stato di perdizione del peccato, mentre la “diritta via”è la strada che conduce a Dio e all’operare il Bene. Ancora, il colle rappresenta la Salvezza, le tre fiere si riferiscono alla lussuria, alla superbia e all’avidità.

L'allegoria e l'ipertestualità
Come si è detto, l’allegoria è un procedimento radicato nella cultura medievale che risulta dunque ben familiare ai contemporanei di Dante. Un altro elemento che avvicina la narrazione al suo destinatario è il ricorso all’ipertestualità. Se si prende come esempio il proemio della Divina Commedia si noterà che esso è denso di riferimenti non immediatamente recepibili da chi lo legge ai nostri giorni ma ben chiari per un fruitore medievale. Già il primo verso costituisce una citazione biblica dal libro di Isaia. Nelle Confessioni di Sant’Agostino troviamo l’allegoria di una “silva plena insidiarum et periculorum”. Il virgiliano “Infandum, regina, iubes renovare dolorem” detto da Enea a Didone nel secondo libro dell’Eneide è rievocato dal sesto verso del proemio: “che nel pensier rinova la paura”.
Per approfondimenti sulla Divina Commedia vedi anche qui
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione di allegoria secondo il testo?
- Quali sono i quattro sensi delle Scritture descritti da Dante nel Convivio?
- In che modo l'allegoria teologica differisce da quella poetica secondo Dante?
- Qual è il significato allegorico del proemio della Divina Commedia?
- Come si manifesta l'ipertestualità nel proemio della Divina Commedia?
L'allegoria è una figura retorica che vincola una narrazione a significati profondi diversi da quelli letterali, rivestendo un'importanza centrale nella cultura medievale, sia nella letteratura che nella lettura della realtà.
Dante descrive il senso letterale, il senso allegorico, il senso morale e il senso anagogico, ognuno dei quali offre un diverso livello di interpretazione dei testi.
L'allegoria teologica ha una realtà storica anche nel senso letterale, mentre Dante nel Convivio segue l'allegoria dei poeti, che è più simbolica e meno legata a eventi storici.
Nel proemio, la selva rappresenta lo stato di perdizione, la "diritta via" il cammino verso Dio, e le tre fiere simboleggiano la lussuria, la superbia e l'avidità.
L'ipertestualità si manifesta attraverso riferimenti a testi noti dell'epoca, come citazioni bibliche e allusioni a opere di autori come Sant'Agostino e Virgilio, che erano familiari ai lettori medievali.