Diritto costituzionale
Introduzione
La Costituzione ha lo scopo di limitare i poteri altrui. Essa nasce con la nascita dello stato liberale. Lo stato liberale è una conquista relativamente recente ed implica l'esistenza di uno stato moderno. Lo stato moderno nasce con le grandi monarchie nazionali del '500 e '600.
Uno stato inteso in senso moderno deve presentare tre elementi, senza i quali non può essere considerato in senso moderno:
- Territorio: spazio geografico definito da confini
- Popolo: insieme di persone che vivono in quel territorio e sono legate allo stato da un rapporto di cittadinanza
- Autorità sovrana: esercita le prerogative dello stato sovrano su quel territorio e nei confronti di quel popolo
Altri concetti da chiarire
- Cittadinanza: rapporto che lega un individuo a uno stato moderno, dal quale discendono diritti e doveri
- Nazione: concetto metagiuridico che indica la comune appartenenza a una cultura, religione, spiritualità ecc. di persone che ambiscono ad appartenere a uno stato. La nazione e lo stato non necessariamente coincidono
- Sovranità: potere al di sopra del quale non c'è nient'altro. È un'autorità piena. Il concetto di sovranità è evoluto nel corso del tempo. Ad oggi negli stati il concetto di sovranità è molto attenuato (ad es. l'Italia è uno stato sovrano, ma il concetto di sovranità deve essere rivalutato alla luce dell'integrazione europea).
Forma di stato
Definizione
Modo con cui si relazionano chi detiene il potere politico e chi vi è assoggettato. Le forme di stato possono essere studiate in due prospettive:
- Storico-evolutiva
- Strutturale
Secondo la prospettiva storico-evolutiva la forma di stato è assoluta. Lo stato assoluto è quella forma di stato nel quale il potere sovrano si concentra in un unico soggetto, il monarca. Costui detiene tutto il potere: il potere di creare diritto, di perseguire l'interesse del regno e di amministrare la giustizia. Il monarca assoluto trova la propria legittimazione in una dimensione non terrena, ma divina: non a caso a lungo i monarchi cercavano un'incoronazione anche religiosa. Il monarca assoluto, in forza della propria legittimazione divina, è al di sopra del diritto.
Non si può parlare di diritti individuali: coloro che vivono all'interno della monarchia assoluta sono sudditi più che cittadini. La disposizione del potere interamente nelle mani del monarca comporta la violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Tuttavia, con il tempo, il monarca assoluto ha iniziato a fare qualche piccola concessione per promuovere il benessere della comunità (stato di polizia). Si parla di assolutismo illuminato.
Nello stato assoluto nascono le prime forme di apparato burocratico dello stato. Ad esempio, nasce un esercito stabile per difendere i confini, nasce una prima forma di riscossione dei tributi. Ci sono quindi alcuni tratti caratterizzanti lo stato moderno, ma nella loro fase embrionale. Lo stato assoluto funziona all'interno di un contesto sociale economico molto arretrato, in un contesto dove la ricchezza è legata unicamente alla terra.
Con l'evolversi della società la ricchezza inizia ad essere legata ad altri fattori, diversi dalla terra. Nasce la borghesia intesa come classe economica che detiene la ricchezza grazie a fattori diversi dalla terra. Di conseguenza anche il potere si sposta dai proprietari terrieri ai borghesi. Si tratta ovviamente di un processo molto lungo.
La rivoluzione francese ha messo definitivamente in crisi lo stato assoluto, rivoluzionando completamente la storia dell'umanità sulla base dei principi: libertà, fraternità e uguaglianza. Oltre a queste ragioni ideali, anche ragioni socio-economiche portano alla fine del modello assoluto di stato alla fine del '700. Lo stato assoluto non può più rispondere ai bisogni di un uomo di un'epoca moderna.
Nel corso di tutto l'800 fino alla fine della prima guerra mondiale si sviluppa e si consolida lo stato liberale, che nasce dagli elementi di crisi dello stato assoluto. Lo stato liberale esprime a pieno quella nuova organizzazione del potere basato sulla centralità della classe borghese. Ciò determina il consolidamento di alcuni principi sui quali si basa lo stato liberale:
- Separazione dei poteri: è la conquista più importante; fu teorizzato da Montesquieu nel secolo precedente per evitare che il potere sia affidato a un'unica persona deve essere suddiviso a più soggetti distinti. Nessuno può imporsi sugli altri. Si afferma il principio per cui le funzioni dello stato si dividono in: legislativa, esecutiva, giurisdizionale. In uno stato di questo tipo il ruolo del monarca viene marginalizzato.
- Rappresentativo: nell'organo rappresentativo, il parlamento, devono essere rappresentati coloro che contribuiscono ad affermare la ricchezza del paese (in questo periodo la borghesia, limitato quindi a una serie definita di cittadini; si parla di stato monoclasse).
- Legalità: tutto è soggetto alla legge, anche il monarca, perché la legge è adottata da un organo rappresentativo. Tutto deve essere disciplinato dalla legge. Per questo a volte lo stato liberale viene definito come prima forma di stato di diritto.
- Uguaglianza: tutti sono uguali davanti alla legge, compreso il monarca. L'uguaglianza è considerata soltanto dal punto di vista formale e non sostanziale.
Nello stato assoluto il potere si concentra in un monarca, nello stato liberale questo non è più accettabile perché la classe divenuta dominante, la borghesia, impone la separazione dei poteri. Lo stato liberale soddisfa le esigenze della classe borghese, che detiene la ricchezza. Essa vuole uno stato minimo, che non intervenga e rimetta all'individuo ogni scelta relativa alla propria vita e al loro agire nella società. Si afferma anche il principio di libertà individuale.
Si parla di stato minimo facendo riferimento all'impegno dello stato liberale di garantire diritti e libertà. Si tratta di conquiste molto significative. Tuttavia, tutte queste garanzie devono essere formalizzate in un documento scritto. È così che nascono le prime costituzioni. È in questo contesto che si sviluppa e afferma anche il concetto di nazione, intesa come entità spirituale. La sovranità non appartiene più al monarca, ma alla nazione.
Anche lo stato liberale entra in crisi: l'800 è il secolo della rivoluzione industriale che modifica profondamente le società europee. Essa porta delle trasformazioni rilevanti nella produzione di beni. Conseguenza della rivoluzione industriale è l'inizio dei flussi migratori, le città si ingrandiscono, l'economia cambia, nasce nuovo ceto del proletariato. Il proletariato acquisisce sempre più potere. Questo comporta grandi cambiamenti negli equilibri della società. Questa classe, infatti, inizia a manifestare la propria sofferenza: lo stato liberale portava benefici alla borghesia, ma d'altra parte sfavoriva i lavoratori (proletariato). La borghesia era la classe rappresentativa e di conseguenza le altre classi non erano rappresentate.
È necessario introdurre delle misure. Un primo elemento di trasformazione è costituito dall'estensione del suffragio. Si passa da un suffragio esteso al 5/6 per cento della popolazione a un suffragio molto più esteso. Parallelamente nascono i partiti politici di massa: prima la rappresentanza era limitata a una classe sociale. Esiste ormai uno stato pluriclasse. È necessaria una nuova forma di stato. Lo stato liberale non può più soddisfare tutti i bisogni.
Ciò avviene a cavallo della prima guerra mondiale. Dopo la guerra, si cerca di ricostruire lo stato, senza eliminare totalmente lo stato liberale, ma alcune trasformazioni sono necessarie. La Costituzione di Weimar del 1919 cerca di ridefinire lo stato liberale su basi nuove, in modo che tutte le classi sociali possano essere rappresentate. Tuttavia, questo porta ai totalitarismi: lo stato controlla la vita del singolo e della società, limita le libertà individuali.
Dopo la seconda guerra mondiale nascono nuove forme di stato che si impegnano a soddisfare quelle ambizioni che non erano state raggiunte dopo la prima guerra mondiale. La forma di stato che si sviluppa è lo stato sociale, che mantiene alcuni caratteri dello stato liberale, ad esempio il principio della separazione dei poteri. Si sviluppano altre caratteristiche: il principio rappresentativo permane, ma viene migliorato con l'introduzione del suffragio universale, permane il principio di legalità, ma viene riconosciuto un ruolo di particolare rilevanza alla costituzione, rimane il principio di uguaglianza che non è più solo formale, ma diventa anche sostanziale (art 3 cost). L'uguaglianza sostanziale consiste nell'intervento concreto dello stato per interrompere le varie disuguaglianze. È compito della repubblica passare da un'uguaglianza formale a una effettiva, quindi sostanziale; stato interventista, al contrario dello stato liberale che è uno stato minimo. Tuttavia, lo stato sociale ha un costo molto elevato. Esso è finanziato con il prelievo fiscale o con il debito pubblico. Per questo motivo anche lo stato sociale è entrato in crisi.
Forme di stato in senso strutturale
Da questo punto di vista assumono interesse tre diverse forme di stato:
- Stato unitario: caratterizzato dal fatto che il potere sovrano è concentrato in un unico livello di governo, lo stato centrale, oppure in organi periferici che però dipendono dallo stato centrale. È una forma di stato che oggi è recessiva perché gli stati cercano di potenziare il decentramento.
- Stato federale: caratterizzata dall'esistenza di almeno due livelli di governo: il potere è diviso tra due distinti livelli di governo che coesistono, ma ognuno dei quali ha dei margini di autonomia e sovranità. Gli stati federali nascono per aggregazione, cioè da un processo di aggregazione di soggetti politici preesistenti (esempio Svizzera e USA). Questa aggregazione, tra soggetti che mantengono la propria identità e mettono in comune alcune funzioni, costituisce il processo federalistico. Caratteristiche:
- Esistenza di costituzione scritta che assolve alla funzione di mettere per iscritto in modo chiaro quali competenze ha lo stato federale e quali ciascuno stato, gli spazi di autonomia della federazione e degli stati federati;
- Esistenza di un parlamento bicamerale: l'organo amministrativo ha due camere, una rappresenta il popolo, l'altra le entità costitutive dello stato federale. Nel caso degli USA una camera rappresenta il popolo nel suo complesso, l'altra, il senato rappresenta parimenti ciascuno stato membro (è composto da due rappresentanti per ciascuno stato);
- La costituzione può essere modificata solo attraverso un procedimento molto aggravato in cui gli stati federati partecipano in modo tale da poterla anche bloccare (occorrono maggioranze molto qualificate).
- Forma regionale: una forma di stato che si colloca in linea di principio tra lo stato unitario e lo stato federale. Questa forma di stato è la forma regionale (Italia). Accanto al livello di governo centrale, esistono dei livelli di governo intermedio, che godono di autonomia, il quale non è assimilabile né dal punto di vista quantitativo, né da quello qualitativo, al livello di autonomia di cui godono gli stati federali. I procedimenti di modifica della costituzione possono avvenire senza che le regioni possano in alcun modo intervenire in modo determinante. Inoltre, non esiste una camera rappresentativa delle regioni, nonostante il parlamento sia bicamerale: anche la seconda camera rappresenta il popolo e non le regioni.
Forme di governo
Definizione
Indica i diversi modi con cui il potere pubblico è distribuito tra gli organi di vertice dello stato. Modalità di ripartizione della funzione di indirizzo politico tra gli organi costituzionali e le relazioni che intercorrono tra questi. Indirizzo politico: determinazione dei fini da perseguire da parte dei poteri pubblici in un dato momento storico. Elemento necessario è la separazione dei poteri (si può quindi parlare di forma di governo solo a partire dallo stato liberale).
Tipologie di forme di governo
- Parlamentare
- Presidenziale
- Semipresidenziale
- Direttoriale
- Neoparlamentare
Forma di governo parlamentare
È una forma di governo che nasce in Inghilterra e solo successivamente si estende all'Europa continentale. Si caratterizza per l'esistenza di tre organi posti al vertice dello Stato: parlamento, governo e presidente della Repubblica. I due elementi connotativi di questa forma di governo sono:
- Rapporto di fiducia tra parlamento e governo;
- Esistenza di un capo di Stato.
Rapporto di fiducia: il governo è legato al parlamento da un rapporto di fiducia. Questo implica che il governo dopo essere stato nominato, si deve presentare in parlamento con il programma politico che intende svolgere e per il quale chiede la fiducia della maggioranza parlamentare. Ottenuta la fiducia, il governo si impegna a perseguire il programma. Il parlamento può in qualsiasi momento revocare la fiducia al governo qualora questi non persegua il programma presentato, attraverso l'approvazione di una mozione di sfiducia, che obbliga il governo a dimettersi.
Esistenza di un capo di Stato: il presidente della Repubblica è il capo di Stato. Il capo di Stato non viene eletto direttamente. Egli non svolge una funzione di indirizzo politico ma di garanzia. Ha poteri di intervento nelle relazioni tra parlamento e governo, al fine di garantire la regolarità costituzionale di queste relazioni. I due poteri principali del capo dello Stato sono: nominare il presidente del Consiglio dei Ministri e sciogliere anticipatamente le camere.
N.b. Se si parla di repubblica parlamentare (Italia), il capo dello stato viene eletto a suffragio diretto o indiretto ed assume un'investitura temporanea. Se si parla di monarchia parlamentare, la carica di capo dello Stato viene rappresentata dal monarca, designato per via ereditaria e dinastica.
Forma di governo presidenziale
Forma di governo che nasce negli Stati Uniti. Questa forma di governo si caratterizza per:
- Mancanza del rapporto di fiducia tra governo e parlamento
- Potere esecutivo è incentrato nel presidente, che è il capo del governo, quindi non c'è il presidente del consiglio dei ministri
- Il presidente è eletto direttamente
- Rigidità del principio della separazione dei poteri e applicazione del principio dei checks and balances (insieme di meccanismi finalizzati a mantenere l'equilibrio tra i vari poteri all'interno di uno Stato)
- Il potere legislativo è detenuto dal congresso. Il congresso ha una struttura bicamerale ed è composto dal Senato e dalla camera dei rappresentanti. Anche il congresso è eletto dal popolo così come il presidente.
Il presidente è eletto direttamente dal popolo perché è sul suo ruolo che è incentrata la funzione di indirizzo politico. Il presidente non ha bisogno di fiducia perché gli è attribuita direttamente dal voto popolare. Per bilanciare il grande potere politico affidato al presidente al congresso viene affidata l'esclusiva potestà di iniziativa legislativa. Il Parlamento non può licenziare il presidente il quale a sua volta non può sciogliere le camere. È il principio cardine della separazione dei poteri che garantisce la democraticità di questa forma di governo. È presente un sistema di controllo reciproco con cui i titolari dei suddetti due poteri si limitano: il parlamento ha il potere della borsa (approvazione del bilancio e degli interventi comportanti nuove spese), mentre il presidente è titolare del potere di bloccare le leggi emanate dal parlamento.
Forma di governo semipresidenziale
È una forma di governo intermedia tra quella parlamentare e quella presidenziale. Modello nato in Germania con la Repubblica di Weimar e in Finlandia. Il modello più noto è quello della Francia. Si caratterizza per:
- Rapporto di fiducia tra governo e parlamento
- Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo
- Struttura bicefala: accanto al presidente della Repubblica c'è anche la figura del presidente del consiglio, al quale compete la direzione dell'azione di governo.
Il presidente della Repubblica esercita dei poteri nei confronti del governo: nomina e può anche revocare i ministri e presiede le riunioni del Consiglio dei Ministri. Esercita anche dei poteri nei confronti del parlamento: può sottoporre a referendum ogni progetto di legge concernente l'organizzazione dei pubblici poteri e può sottoporre al consiglio costituzionale una legge prima della sua promulgazione affinché ne venga controllata la legittimità costituzionale. Inoltre il presidente della Repubblica è il garante della tenuta dello Stato in situazioni di emergenza, potendo adottare le misure necessarie.
Forma di governo direttoriale
Si caratterizza per la presenza del direttorio: un organo collegiale che viene eletto dal parlamento. Quest'organo svolge le funzioni di governo e di capo dello Stato contemporaneamente. Il modello tipico è quello della Svizzera nel quale il direttorio prende il nome di consiglio federale.
Forma di governo neoparlamentare
Si caratterizza per:
- Rapporto di fiducia tra governo e parlamento
- Capo di governo eletto direttamente dal corpo elettorale
- Contestualità tra elezione del capo
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