Didattica della formazione
Programma
- Idea di didattica applicata ai contesti di formazione: campi di riflessione della didattica, distinzione didattica bambini e soggetti in età evolutiva e come è possibile tematizzare la didattica.
- Formazione rivolta agli adulti: formazione che si svolge dentro contesti di lavoro. Formazione che avviene in un ambito molto concreto che è appunto la vita di lavoro. Il lavoro è uno dei luoghi per eccellenza in cui l’esperienza di apprendimento diventa concreta. Le organizzazioni dunque sono un luogo dove di sviluppa l’apprendimento, sono dunque organizzazioni formative. Focus sulle comunità di pratica.
- Etnografia della formazione: illustrazione dell’approccio etnografico, degli strumenti metodologici per svolgere indagini etnografiche. Percorso compreso di esercitazione sul campo.
Cos'è la didattica?
Termine derivante dal greco, insegnare. Disciplina che studia le teorie e i metodi dell’insegnamento. Legata dunque all’idea dell’insegnare = trasmissione di qualcosa che si sa a qualcuno che non sa. Insignare (latino), che significa imprimere un segno su qualcosa, nel nostro caso nella mente/nella coscienza di qualcuno. Ricevendo questo segno, il soggetto è plasmato.
Dobbiamo pensare che ci sia un’azione attiva da parte di chi imprime il segno e un ruolo passivo da chi lo riceve. Ciò può essere fuorviante.
- Know what - Conoscere cosa: rinvia alla conoscenza degli oggetti, delle caratteristiche di come essi si presentano. Il sapere è dunque un contenuto.
- Know why - Conoscere perché: livello più sofisticato del precedente, non solo include il conoscere cosa ma va oltre e rinvia al conoscere le ragioni per cui quelle cose sono in quel modo e non in un altro. Dimensione che implica la spiegazione di un fenomeno = conoscenza scientifica.
- Know how - Conoscere come: sfera della pratica, inclusivo del sapere cosa, ha a che fare con la conoscenza del modo in cui i fenomeni possono essere manipolati e trasformati.
Il concetto di apprendere dovrebbe essere assunto in ragionevole contrapposizione con il concetto di insegnare (apprendere insegnare). La logica dell’insegnare è fondamentalmente riducibile ad una relazione tra chi sa e chi non sa ma se ci pensiamo bene, l’impressione del segno ha qualcosa di passivizzante. Ci mette infatti nella condizione di guardare in una condizione in cui qualcuno accoglie un sapere, in cui qualcuno si fa riempire. Ciò ci fa negare la soggettività di chi riceve il segno. È necessario uscire da questa logica e entrare in una che valorizza la soggettività dell’apprendimento. Anche i metodi diventano cruciali da questo punto di vista.
I metodi classici sono caratterizzati da una centralità di un luogo in cui questo fenomeno si riproduce = aula:
- Autorità: che sta al di sopra di tutti e che implica un’insubordinazione.
- Gerarchia: riduzione dei soggetti a meri contenitori.
- Trasmissibilità meccanica
- Ipse dixit: adattamento passivo.
Nell’aula spesso il metodo utilizzato è l’indottrinamento, questo modello classico è giunto fino a noi cristallizzato. Fondato sulla gerarchia, sull’ordine, sulla trasmissione dall’alto verso il basso. La conoscenza deve essere distinta dall’informazione: l’informazione è qualcosa che è disponibile su libri e giornali, è qualcosa che si raccoglie mentre la conoscenza deve essere assimilata, richiede comprensione e impegno, implica un soggetto che apprende. La conoscenza dunque non si può trasferire se non mediante un impegno diretto. È strettamente legata all’esperienza cognitiva e pratica dei soggetti.
Relazione tra conoscenza e apprendimento: modalità attraverso cui il soggetto acquisisce e fa propria la conoscenza. Esiste un nesso diretto tra acquisizione e appropriazione della conoscenza e modi di apprendere. L’apprendimento è un fenomeno che genera e stabilisce conoscenza.
In quanto esseri umani la nostra nascita può essere descritta come un essere gettati nel mondo (Heidegger). Veniamo catapultati in un mondo non conosciuto, dal primo nostro respiro siamo costretti ad orientarci in una realtà che già esiste e che si pone alla nostra esperienza con tutte le sue oggettivazioni. Queste ultime sono il linguaggio, le regole, le norme, le istituzioni, gli oggetti materiali, la strada, la casa, i monumenti… abbiamo a che fare dunque con la complessa realtà che funge da punto di riferimento orientativo delle azioni. Questa realtà ci si para davanti e noi per diventare attori sociali capaci di stare al mondo siamo chiamati a confrontarci con questa realtà per farla nostra. Ci poniamo ad essa con un linguaggio, con dei modi di fare etc.
Questo processo che è racchiuso nel gergo sociologico nel concetto di socializzazione caratterizza il nostro essere nel mondo e significa fare esperienza del mondo, far proprie le oggettivazioni racchiuse nella realtà già esistente. L’apprendimento altro non è che un modo particolare con cui l’esperienza soggettiva entra in relazione con il mondo. Mondo che è caratterizzato da altri soggetti che come noi sono nel mondo e che come noi fanno esperienza. La modalità esperita dai soggetti è legata alla sfera emozionale (relazione con gli altri), ha a che fare con la sfera intersoggettiva (descrive l’insieme delle relazioni che ciascuno mette in atto quando si rapporta con altri soggetti) e con la sfera interoggettiva (composta dagli oggetti che sono presenti nella realtà, talvolta si pongono come nostri alleati e talvolta si pongono contro, sono da intendersi nella loro caratteristica di artefatto => attori non umani).
Il modo di rappresentarsi con il mondo già esistente si configura secondo una dinamica in cui la coscienza del soggetto è attiva e riflessiva (capace di riflessività). Per cogliere il concetto di riflessività dobbiamo distinguere tra comportamento e azione. Il comportamento è basato sull’istinto, su routine messe in atto per soddisfare bisogni. L’azione è caratterizzata dalla capacità della nostra coscienza di arrestare il flusso ordinario della routine per orientarne il senso. La riflessività è dunque capacità di pensare in azioni o all’azione compiuta. Inoltre è anche capacità di negare un’oggettivazione data: questa tradizione non mi piace e di conseguenza la cambio. Se non fossimo capaci di capacità negativa saremmo come un esercito di formiche che seguono degli schemi precisi. Grazie alla riflessività dunque usciamo dalla routine, innoviamo. La routine però è essenziale in quanto senza dovremmo innovare il mondo tutti i giorni. Ne consegue che dobbiamo essere in grado di modificarla e adattarla e non di crearla. La riflessività della coscienza e la capacità di negazione sono il tratto fondante del soggetto, della sua libertà e della sua capacità di apprendere. Riflessività e apprendimento stanno assieme. Questo apprendimento avviene a tre livelli:
- Sfera cognitiva: pensiero.
- Sfera esperienziale: esperienza.
- Sfera emotiva: emozioni.
Si apprende meglio in una situazione pratica. Tanto più se questa sfera coinvolge emotivamente. Questo processo dell’apprendere non è un processo che avviene nel vuoto di una soggettività ma in relazione ad altri oggetti e soggetti a loro volta dotati di capacità di riflessività e negazione. La consapevolezza del mondo e degli altri, ancora una volta risultano fondamentali.
Se tematizziamo questo procedimento: apprendimento = atto trasformativo che riguarda soggetto e realtà. Non c’è più un soggetto auto trasparente ma il soggetto si costruisce in rapporto agli altri. Costruzione sociale della realtà.
Costruzionismo sociale
Costruzionismo sociale = corrente della sociologia e della psicologia sociale. Ci segnala come siano fondamentali alcuni assunti che nel loro insieme ci aiutano a cogliere connessioni tra apprendimento e trasformazione. Assunti:
- Attori nella loro interazione attorno a pratiche partecipano alla costruzione sociale della realtà.
- La costruzione avviene sempre in un contesto (ciò che è stato tessuto insieme) che influenza il soggetto.
- Questa costruzione è un’attività costante che si concentra soprattutto nel cambiamento.
- I concetti del senso comune sono sempre costruiti in ambito sociale e proprio per questo possono essere trasformati.
Quando si parla di costruzionismo si entra in contatto con un filone di riflessione che si chiama activity theory. Questo filone, elaborato da Vygotsky, secondo il quale l’apprendimento è un fenomeno non solo sociale ma anche situato (legato ad una situazione). Questa è una visione che ci porta a configurare l’apprendimento come un fenomeno al cui centro non c’è solo il soggetto ma un processo multipolare in cui il soggetto è parte integrante nel quale ci sono attività e altro: il soggetto è immerso in un evento/attività in cui è impegnato assieme ad altri.
L’apprendere evoca l’idea di afferrare e di fare proprio l’oggetto. È il concetto cruciale dal quale possiamo rivalutare la dimensione soggettiva e rivalutiamo anche una dinamica relazionale nella quale agiscono altri soggetti.
John Dewey
Filosofo americano. Scuola pragmatista. Il suo contributo è noto come “teoria dell’indagine” (Logica e teoria dell’indagine) e how we think. Ci mostra come il processo di apprendimento sia legato all’esperienza e alla capacità del soggetto di ricondurla all’interno dei suoi equilibri consolidati, il processo attraverso il quale il soggetto fa tesoro della propria conoscenza. Le nostre teorie incorporate orientano il nostro agire e al tempo stesso questo bagaglio è arricchito dall’esperienza e dalla pratica. Descrive l’apprendimento come un processo circolare. Davanti ad una situazione problematica il nostro bagaglio di risposte (risposte di routine) non funziona, solitamente entriamo nella dissonanza cognitiva: non sappiamo cosa fare, i nostri meccanismi mentali non funzionano. Questa dissonanza produce anche squilibrio emozionale. Tutto ciò ci porta a mettere in discussione quella specifica risposta del bagaglio che non funziona ma la dissonanza non dura all’infinito, cominciamo a riflettere. Questa riflessione passa allora al passaggio dell’intellettualizzazione del problema, dove cerchiamo di razionalizzare il problema. Nel momento in cui siamo capaci di identificare il problema, siamo vicini alla soluzione. Il terzo passaggio consiste nel mettere in atto alcune vie di uscita, nel trovare soluzioni che nelle situazioni date risulti per noi soddisfacente. Nel momento in cui risulta soddisfacente agiamo. L’apprendimento dunque è legato all’agire, abbiamo cambiato il nostro agire.
Situazione problematica dissonanza cognitiva che causa squilibrio mentale riflessione che porta a intellettualizzazione identificazione e soluzione del problema azione.
La formazione
- Ampio campo delle attività educative extra e post formali: tutte quelle attività extra l’esperienza scolastica e universitaria.
- Si rivolgono a soggetti adulti già impegnati nella (o da avviare alla) vita professionale oppure a giovani da avviare alla vita professionale.
- Queste attività sono legate/hanno come referente direttamente o indirettamente al mondo del lavoro e delle organizzazioni.
- Si tratta di attività educative orientate da finalità di apprendimento che hanno a che fare al tempo stesso con le dimensioni cognitive (conoscenze) /esperienziali (esperienze) /relazionali delle persone impegnate (relazioni).
Il termine formazione non è traducibile in molte lingue in quanto è inadeguato! => è un termine fuorviante poiché nell’accezione più comune e letterale del termine dire formazione significa “dar forma” ad un oggetto secondo un disegno preordinato. È dunque una pratica fortemente coercitiva grazie a cui è possibile plasmare qualcosa in base al volere del plasmatore. Allo stesso tempo vi è l’oggetto disposto a farsi plasmare. Ma questa idea di formare è un’idea inadeguata! Si ha a che fare con persone, non con oggetti malleabili e plasmabili. La logica caricaturale di questo modello della formazione corrisponde alla logica dell’incidere (imbuto di Norimberga).
- Tra i tanti termini disponibili nel lessico comune e tecnico, il termine legato all’idea di formare è il meno utile e più fuorviante.
La soggettività degli attori ha un ruolo decisivo: coloro che partecipano sono spinti da una strategia o da un desiderio. Al tempo stesso non è solo la resistenza del soggetto che non si vuol far plasmare, l’agire formativo è soprattutto una pratica relazionale. In questa relazione si incontrano soggetti portatori di interessi e di obiettivi non necessariamente convergenti. Questa configurazione porta a sottolineare come sia improponibile una logica che aderisca al significato letterale della parola.
Le dimensioni soggettive del destinatario sono fondamentali e soprattutto è fondamentale l’intersoggettività (relazione di continuo scambio).
Opposizione accademia-monastero
- Monastero: iniziazione all’acquisizione della dottrina, assimilazione di un contenuto di sapere dato e indiscutibile.
- Accademia: intesa nel senso platonico => comunità di eguali di persone che stanno assieme perché accomunati dal voler sviluppare il sapere, c’è dunque interazione.
Il termine educazione risulterebbe maggiormente adeguato poiché significa “accompagnare” (e-ducere dal latino), qualcuno con esperienza accompagna qualcun altro per una strada ignota. Rinvia però alla presenza determinante di un’autorità. MA l’idea di educare introduce dal nostro punto di vista sfumature di significato che ci segnalano la possibilità di scambi relazionali, inoltre mette in evidenza un tratto di aleatorietà, di non determinatezza di un punto di approdo di un percorso. La qualità della relazione didattica è decisiva. Se si ha un buon rapporto con i propri interlocutori, la qualità dell’azione condotta assieme è sicuramente migliore rispetto ad una relazione scadente. I buoni docenti dunque sono determinati da bravi studenti e viceversa.
Questa critica messa a fuoco diventa un punto analitico/sfondo concettuale per sottolineare i legami tra azione formativa e processi organizzativi. In seguito verranno descritti i passaggi di fondo partendo dalle visioni che alle origini ne caratterizzavano i tratti centrali per giungere a orientamenti più vicini a noi che vedono il prevalere di approcci centrati sull’apprendere.
Tre paradigmi riguardanti le organizzazioni
- Approccio Taylor Fordista o modernista: prevalere di una cultura deterministica della formazione che corrisponde in maniera speculare/conforme al modello dominante: l’uomo al lavoro è un prolungamento delle macchine. Il suo agire risponde alle esigenze dell’organizzazione determinate dal management. L’uomo al lavoro dunque deve adattare le proprie capacità alle nozioni espresse dall’organizzazione. Uomo motivato dal denaro.
- Taylorismo postula la possibilità che per ogni attività ci sia un modo ottimale e unico di svolgere il lavoro (one best way). Formazione = trasmettere agli operatori una capacità operativa. Funzione di snodo cruciale dei processi di riproduzione tecnica. Presidio fondamentale delle scelte tecniche dell’organizzazione ed ha il compito di assoggettare le persone agli imperativi del sistema. Prende le caratteristiche di azione di addestramento (in questo caso a un compito ripetitivo e semplice). Le risorse tecniche della formazione sono dunque indifferenziate: imbuto di Norimberga. Il professionista della formazione si limita a trasmettere nozioni.
- Prospettiva organicistica sistemica o neomodernista: logica del determinismo della macchina messa in discussione per fare spazio a concessioni più temperate. Tendenziale ricomposizione tra la scissura uomo-organizzazione. È un passo importante nato facendo emergere le fragilità del taylorismo.
- Rivalutazione delle dimensioni affettive: uomo non è più un prolungamento della macchina MA essere dotato di capacità affettiva e bisogni (come quello di realizzarsi).
- Bisogni degli individui diventano maggiormente considerati e il partecipare alla vita riproduttiva rende consapevoli i lavoratori dei bisogni non concreti.
- Scoperta della rilevanza delle relazioni tra organizzazione – ambiente. Organizzazione vive e si sviluppa dentro ambienti che sono anche altre organizzazioni. La relazione fra organizzazione e ambiente rende possibile lo sviluppo dell’organizzazione stessa. Grazie alle capacità di adattamento si è capaci di sopravvivere alle insidie dell’ambiente.
Organizzazione come sistema organico: organismo vivente sensibile alle variazioni dell’ambiente. Insieme di parti che interagiscono tra loro e rendono possibile lo sviluppo. Scoperta dell’ambiente = nuova visione vita organizzativa = terreno fertilissimo per fondare una cultura radicalmente rinnovata della formazione.
La formazione di queste organizzazioni deve promuovere forme di apprendimento che permettono agli individui di adattarsi alle condizioni ambientali: uomo al lavoro è un soggetto attivo. Nel loro insieme gli orientamenti di metodo: complessità nuova e ricca di potenziale.
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