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24 febbraio ’21 Arte – significato di una parola

Obiettivo: cercare di dare un significato alle parole, mettere un “uguale” dopo “parola”.

Arte = ?

Problema che si sono posti filosofia, pensatori, eruditi, critici, linguisti: cosa scrivere dopo l’uguale.

Altrimenti uno dice una parola (significante) e pensa a una cosa (significato e denotato), uno dice la stessa parola ma pensa ad un’altra cosa.

Le risposte sono avvenute guardando cosa è successo (storia) oppure elaborando risposte (teorie). Noi ereditiamo un bagaglio infinito di informazioni, sintetizzate principalmente in libri dal 1450 (prima in manoscritti o a voce). Nel 1450 c’è una rivoluzione che permette di dare una risposta immediata a questa domanda, ma ogni risposta è diversa dall’altra creando una serie di paradossi. Noi sappiamo oggi che ciò che è stato scritto dopo l’uguale è diversissimo, ogni esponente prende una posizione estremamente relativistica, relativa al significato del termine “arte”. L’arte è tutto ciò che noi definiamo “arte”.

L’arte nel corso del tempo è stata molte cose insieme, ha avuto molteplici significati.

La tesi fondamentale del pragmatismo dice che “è vero ciò che funziona”, l’importante è crederci. Se una cosa funziona diventa una cosa vera, se non funziona tendiamo a scartarla. L’arte è un qualcosa che non “funziona” come tante altre cose per cui questa teoria è vera.

Perché oggi si cerca meno il significato della parola arte

Oggi si cerca di meno il significato della parola “arte” perché:

  • Privilegio della tecnologia sulla ricerca del senso delle cose e del loro rapporto col mondo.
  • Il pragmatismo (R. Rorty) ha sostituito la conoscenza (Hegel-Heidegger): non mi pongo il problema di cosa sto facendo, ma solo se sono in grado di farlo e se non è vietato: “è vero ciò che funziona”. È vero solo ciò che funziona, se non funziona non è vero. Ma è difficile starci dentro per l’arte che di per sé non ha funzione.
  • Incessante progresso come valori assoluti, ma ogni progresso ha sempre portato con sé anche un regresso. Secondo illustri pensatori, nell’arte non c’è progresso.
  • Svalorizzazione della tradizione tra generazioni (storia), dell’analisi critica prima di agire e della valutazione dell’esperto (dalla fantasia al potere alla ignoranza al potere). L’arte non perde valore nel tempo come fanno di consueto gli oggetti, soprattutto quelli prodotti o creati al giorno d’oggi.

È una sfida interessante riuscire a capire in che modo una parola così inattuale debba trovare oggi il suo posto nel campo del sapere che è andato dall’altra parte.

Ma dentro la parola “arte” è contenuta anche l’architettura?

C’è stata in passato? Ci può stare in parte oggi? Brunelleschi era un artista? Renzo Piano è un artista? Ha senso che un architetto europeo provi a farcela stare per distinguersi dagli altri del mondo globale? L’architettura è una pratica artistica o una pratica scientifica?

La parola “arte” ha assunto diversi significati nel tempo e si possono identificare quattro grandi epoche:

  • 1. C’è una prima grande età (dal Medioevo al Quattrocento), nella quale, come dice Hans Belting (studioso delle immagini), il concetto base è che l’arte e le immagini sono oggetti di elevazione. L’arte veniva percepita come reliquia cristiana, ed è un sostitutivo della reliquia attraverso l’immagine. È uno strumento che si pone al servizio della storia della salvezza. Pensiero unico = riscatto attraverso la fede. Arte strumento al servizio della fede e sostitutiva della reliquia →
  • 2. Dalla fine del Quattrocento fino all’Illuminismo, l’arte assume una seconda dimensione, di sfida estetica e costruzione di forme simboliche. Creazione di figure simboliche. Arti simboliche, la creazione di grandi immagini →
  • 3. Avviene poi una rottura all’inizio dell’Ottocento, che in genere i pensatori identificano con il pensiero di Hegel, filosofo che intercetta il senso delle cose e lo scrive nella sua estetica. Avviene la trasformazione dell’arte in filosofia, l’arte non è più una sfida di carattere estetico o di restituzione simbolica, ma una sorta di disciplina di carattere conoscitivo. Attraverso l’arte si conosce il mondo, l’arte è la forma sensibile di una idea di mondo, il generale ridotto nel particolare. Dall’Ottocento in poi noi ci aspettiamo che 24 febbraio ’21 l’arte significhi qualcosa, che abbia un senso. L’arte si trasforma in una sorta di filosofia e vuole dare dei significati →
  • 4. L’ultima dimensione parte dalla critica radicale della filosofia per mancanza di fondamenti, di una miscredenza religiosa, l’arte si trova in una condizione ancora nuova, caratterizzata dall’antifondazionalismo, come nel pensiero di Richard Rorty. L’arte è diventata al giorno d’oggi il soggetto dell’arte stessa, è diventata uno strumento di comunicazione che non necessita di una spiegazione o un significato ma semplicemente comunica o non comunica. Stagione contemporanea dove l’arte rappresenta solo sé stessa diventa arte se sa comunicare, creare shock. →

Arte, tekne e sistema delle arti

Il termine “arte” si abbina al termine “tekne”, dove l’artista è l’artigiano, colui che possiede la tecnica che si trasmette in bottega e ha una serie di regole che si tradurranno in ricettari che poi diventeranno manuali. L’artista è una figura non di rango, in quanto è colui che lavora con le proprie mani. Di solito non sa leggere, non sa scrivere, non è un abate, non vive nei monasteri, non vive all’interno del sistema di corte. È solo uno che applica a degli oggetti la sua capacità manuale.

Quando alla fine del Quattrocento cominciamo ad avere i primi scritti, che si chiamano “il sistema delle arti”, troviamo una definizione del concetto di “arte”, come ciò che determina tutto il sapere conosciuto. Il termine “arte” diventa quasi un sinonimo di “conoscenza/sapere”. Il sapere era stato diviso in Arti del Trivio (arti dialettiche) e Arti del Quadrivio (arti delle scienze naturali) e queste sette arti comprendevano e disciplinavano l’intero campo del sapere.

Il termine arte comprendeva tutto quanto, e quando si costruivano le scale del sapere ogni gradino costituiva una forma d’arte che comprendeva tutti i tipi di conoscenze. Tutte le arti compongono nel loro insieme un sapere universale.

Arte come reliquia e immagine religiosa

Quando l’arte comincia a diffondersi, diventa una grande manifestazione al servizio della fede il cui obiettivo è condurre i credenti verso la fede anche se non sanno né leggere né scrivere, attraverso le immagini.

Queste immagini diventano il fine e la rappresentazione stessa dell’arte, la sostituzione della reliquia stessa, ovvero se non hai il santo a disposizione avrai un’immagine del santo per poter credere.

Un artista spagnolo del Seicento capisce perfettamente questo concetto e per rimanere legato all’idea di arte come sostitutivo della reliquia, creando la Santa Paz, una riproduzione pittorica del “Velo della Veronica” che costituisce il fazzoletto in cui rimase impresso il volto di Cristo mentre saliva al calvario per la crocifissione, che prende una forte importanza perché è la principale reliquia e uno dei principali soggetti della storia della pittura. L’arte si traduce nella principale e più importante reliquia religiosa mai esistita.

Il “Salvator Mundi” è il quadro religioso più costoso di Leonardo Da Vinci (450 milioni di dollari da un principe dell’Arabia Saudita) che raffigura il ritratto del volto di Cristo, che comincia ad esistere dall’arte bizantina, per evolversi e mutare negli anni creando ciò che noi definiamo arte. L’arte diventa anche qui il sostituivo della reliquia, offrendo un volto di Cristo per permettere alle persone di credere, non avendo il corpo stesso di Cristo a disposizione. La pittura dà vita alla più grande narrazione che è stata in grado di fare: il volto del Salvatore, che tiene nella sinistra il Globo, la Terra e con la destra Cristo benedice incrociando indice e medio, segno che ha coscienza e preannuncia la sua crocifissione.

Questa è la prima fase dell’arte, al passaggio tra arte come semplice reliquia fino al significato anche estetico e simbolico. Da qui inizia proprio la sfida estetica per chi rappresenta al meglio la figura stessa, avviandoci verso la seconda fase dove l’arte diventa la restituzione di significati e sfida estetica.

Arte come farmaco, alchimia e corte

L’arte è anche farmaco, sin dall’antichità il farmaco è l’artificio che gli uomini mettono a punto per contrastare qualcosa di naturale (i mali); sono le spezie, le ricette del farmacista. L’arte del farmacista è di per sé un’arte e i manuali sono gli strumenti attraverso i quali ci si passano le formule, gli strumenti per ottenere grandi risultati. Quindi i grandi medici sono anche i grandi artisti, dalla fine del Medioevo fino all’inizio del Seicento, quando nel Nord Europa l’alchimia diventa la disciplina che tutti studiano, convinti che sia la nuova disciplina in grado di trasformare il mondo in un posto migliore.

I grandi alchimisti sono i grandi artisti, che attraverso l’Ars Magna, l’arte segreta che conoscono solo loro, sono in grado di trasformare gli elementi della natura in qualcos’altro. 24 febbraio ’21

Quando nascono le grandi corti del Seicento, gli speziali sono artisti come i grandi pittori di corte, perché sono a conoscenza delle ricette attraverso cui riescono a rappresentare e utilizzare la natura. Architetti, alchimisti, pittori, giardinieri, cuochi, pasticceri sono tutti artisti di corte, che creano arte. Con la ricomprensione contemporanea dell’importanza concordata alla creatività, i cuochi da meri inservienti sono diventati dei grandi Chef, dei grandi artisti della cucina.

Allo stesso modo l’architetto riesce a dare significati simbolici e rappresentativi, dove l’arte diventa manifestazione del potere.

Arte come studio dei corpi

L’arte è anche studio dei corpi, nel Quattrocento e nel Cinquecento c’è lo studio del corpo a livello muscolare e nervoso. Artista e anatomista sono la stessa cosa, colui che è in grado di riprodurre in disegno tutte le parti del corpo umano.

“Bodies” è la mostra contemporanea che ha avuto più successo perché itinerante, perché è stato trovato il sistema di plastificazione dei morti defunti, riuscendo a conservare i tessuti muscolari, nervosi, dei tendini e diventa esposizione di tipo artistico. Questo è l’erede dei primi alchimisti.

Tra il disegno della figura e la rappresentazione fisica del corpo vi è una mediazione estetica, che salta fino ad arrivare oggi all’esposizione della realtà cruda, dove l’arte diventa soggetto di arte stessa. Non ci sono più domande, semplicemente arte è la cosa stessa (dalla rappresentazione del corpo umano – immagine – alla presentazione del corpo stesso).

Sfida estetica, simboli e iconologia

L’arte ha avviato la sua grande sfida estetica, più un artista è esteticamente bravo nella rappresentazione del volto e dell’animo, più l’arte sopravviverà e resisterà nei secoli. Come artista venivi pagato in relazione non alla firma della bottega, ma alla grandezza del quadro, al tipo di materiale, al tempo impiegato.

L’arte progressivamente ebbe anche il compito di trasmettere significati simbolici ma precisi, diventando iconologia (ad ogni immagine corrisponde un significato ben preciso, ad esempio bilancia=giustizia). I pittori sono tenuti a conoscere questo codice generico che vale per tutti, che elenca tutti i significati nascosti dietro alle immagini. Gli elementi messi tutti insieme dentro un quadro ci raccontano una storia e l’arte diventa trasmettitrice di narrazione, rappresentazione di psicologia del profondo. Ogni elemento inserito in un dipinto ha un significato.

Nel Seicento l’arte diventa “arte dei metalli”, metallurgia, saper raccontare una professione e compito dell’artista è ricreare un’idea di panorami, prospettive e cose che non sono mai esistite, come la rappresentazione degli elementi fondamentali (aria, terra, fuoco, acqua). L’arte è diventata enciclopedia, perché fornisce attraverso l’immagine lo specchio completo del mondo in cui viviamo. L’Arcimboldo si pone come maestro dell’arte “della memoria”, la costruzione di un sapere universale per tutti. Per raggiungere la conoscenza universale, si proponeva la conoscenza sotto forma di immagine. Il grande elemento della memoria è l’Arca di Noè, lui riuscì a farceli stare tutti mettendoli vicini in base alla compatibilità di carattere o di natura. Il concetto è come se fosse una scala, partendo dal primo animale via via ti ricordi tutti gli altri. L’arte diventa enciclopedia.

Arte come testimonianza storica e celebrazione

L’arte diventa anche testimonianza storica, iniziando con la Colonna Traiana, su cui ci sono incise tutte le vicende storiche. L’arte diventa il film che vogliamo venga trasmesso a tutte le generazioni future, per contenere contenuti storici oppure biblici, ma in chiave inventiva.

Durante questa epoca di sfida estetica per immagini con contenuto, dove l’arte diventa anche celebrativa degli uomini di potere, delle gesta dei grandi regnanti. Con Van Dick la sfida estetica sta nel trovare l’artista che meglio ti rappresenta per essere ricordato dalle generazioni future. Lui è il primo a raccontare attraverso un quadro che cos’è la pittura, rappresentandosi mentre dipinge chi lo guarda (Re e Regina di Spagna), e si vedono dentro ad uno specchio dipinto dentro il quadro.

L’arte diventa anche capacità illusionistica, ad esempio nella residenza di Vurzburg, dove arte e architettura si fondono nel soffitto affrescato. Il dipinto si interseca con il cornicione architettonico, creando un illusionismo scenografico. 24 febbraio ’21

Nella scuola di Canaletto, si chiede all’arte di essere rappresentazione del reale, il disegno viene fatto attraverso la camera ottica, per poter rappresentare tutte le sfumature esterne che vengono riportate proprio dalla camera e che a occhio nudo non si vedrebbe. L’obiettivo finale è di fornire delle cartoline di paesaggio a coloro che vogliono conservarle. Grazie alla camera ottica ha la possibilità di creare le sue fotografie di luoghi particolari.

Pannini fa le cartoline di tutti i monumenti classici e poi li inserisce tutti in una stanza e quindi l’arte diventa rappresentazione di se stessa, celebrazione di sé.

Piranesi invece è un incisore di lastre di rame.

L’arte come testimonianza è dura morire, infatti Napoleone si fa rappresentare nelle sue grandi gesta.

Dopo Hegel e il Novecento

Poi, dopo Hegel, con il Novecento - e veniamo ad Arthur Danto e al suo Dopo la fine dell'arte pubblicato in inglese nel 1997 – l’Arte è testimone di una situazione del tutto diversa. Per un verso l'arte non vuole più essere debitrice della filosofia: essa pretende di certificare da sola la propria verità. Non sarà dunque il sapere concettuale - come è avvenuto da Platone sino a Hegel - ad assegnarle il suo statuto. Per altro verso l'arte rifiuta di presentarsi come apparenza e pretende di affermarsi come realtà, una realtà sui generis ma di pari dignità di quella «vera».

Il Novecento è il secolo nel quale l'arte vuole essere solo se stessa. Essa rinuncia alla propria ispirazione filosofica e vuole realizzarsi solo sulla base dei propri mezzi. Non è più il raggiungimento della perfezione rappresentativa a preoccuparla come scopo ultimo. Per scoprire la sua peculiare natura, al di là di quella che la filosofia le aveva attribuita, l'arte deve analizzare sé stessa. Ma oggi? È entrata nel mondo del Capitalismo mediatico, dove importa costruire un potere di visibilità. Un potere che è intrecciato con la finanza, la comunicazione, la pubblicità e che ha come scopo rispondere a un biologismo estetico conformista, stupire, far parlare di sé attraverso il nulla.

La filosofia vuole essere la realizzazione di una idea di carattere generale, saltando la mediazione estetica (passaggio dalla rappresentazione della figura alla figura stessa). L’arte comincia a voler rispondere alla domanda “che cosa significa l’opera d’arte?”, quindi dal Novecento in poi i pittori vogliono rispondere alla domanda attraverso l’opera. Astrazione e semplificazione in Picasso, il ritorno agli elementi geometrici essenziali. Per Monet è coglimento dell’istantaneità, è l’osservazione di un’atmosfera che trasforma la sua anima, coglimento nell’immediatezza all’aperta e fisso l’infinito nel finito. E tu che guardi il finito nel quadro, torni a cogliere l’infinito iniziale percepito.

Che significato ha l’opera? (osservatore) Che significato voglio dare all’opera? (artista)

Duchamp con l’Orinatoio vuole dire che l’arte è fatta da qualsiasi oggetto a cui io do un significato. Nell’arte non contano, materiali, fini, utilizzo, significato ma solo la firma dell’artista che potrebbe vendere la sua merda, purché firmata. (Manzoni) Il marchio rende arte qualsiasi cosa.

Tutti gli artisti vogliono rispondere alla domanda attraverso le loro opere.

Fase contemporanea dell’arte

Nella fase contemporanea dell’arte in cui ogni cosa è possibile, e importa ciò che l’arte riesce a trasmettere, quanto riesce a far parlare di sé. Chris Brown rappresenta sé stesso, e la rappresentazione è di farsi sparare alla Biennale.

Andy Warhol dice che si possono utilizzare immagini del passato conosciute per attirare l’attenzione. Arte contem

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Ingegneria civile e Architettura L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c.serena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica d'Arte e di Architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Panza Pierluigi.
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