Thomas Stearns Eliot. The Waste Land
Questa poesia, benché riassuma la desolazione e disperazione di un'umanità perduta che può solo autodistruggersi, dà enorme gioia nella perfezione armonica che riesce a dare la creazione artistica quando è formulata così compiutamente, diventando un'eterna consolazione di bellezza, che appunto l'uomo trova pure nei momenti più cupi.
La cosa per me più divertente e anche più difficile da capire di questa poesia sono i riferimenti ai suoi personaggi che entrano e rientrano negli atti.
L'intero poema, ma in questo caso mi riferisco al titolo del primo atto, Burial of the Dead, si riferisce al mito del dio della vegetazione, che deve morire per risorgere. Riferimento alla Pasqua. Ed è soprattutto la desolatezza del mondo distrutto dall'uomo, postapocalisse.
Lista dei personaggi e spiegazione
Una donna o uomo innamorato; il profeta che chiede quali rami crescono dalle pietre?; l'indovina travestito Sosostris, forse la Blavatsky. Il marinaio fenicio annegato Phlebas (vedi Tempest "Those are pearls that were his eyes") nell'atto 4. In Fenicia si celebrava la morte e risurrezione del Dio Thammuz, inoltre i fenici aiutarono a Mylae (Milazzo) i romani per una battaglia, istruendoli sulla navigazione e con un'invenzione di guerra detta Corvus; Belladona, la donna fatale, la carta, il veleno era usato come cosmetico; l'uomo dai tre bastoni, una vera carta, cioè il 3 di mazze, Eliot disse che lo associa arbitrariamente col Fisher King.
Il tre di mazze è forza, audacia affaristica e nella navigazione. È lo stesso pg del fenicio?!; Il mercante guercio Mr. Eugenides; il Jolly, cioè il fool col pacchetto sulla schiena; infine l'impiccato, la carta del sacrificio, figura vista come uno appeso a un albero verde, è il rinnovamento e cambiamento.
Sosostris "non la trova" suggerendo che aprile è illusione di rinascita apparente, quando in realtà non c'è speranza (altro riferimento è il simpatico episodio dal Satyricon, che in pratica parla di immoralità). Tutti questi personaggi sono subito elencati appunto dall'indovina. Nel terzo atto appare poi Tiresias, un indovino cieco reso metà uomo e metà donna dagli dei, dunque è il fisher king, ma anche Sosostris?
Atto 3: The Fire Sermon
“The Fire Sermon” is a reference to Buddha’s “Fire Sermon”. Buddha’s sermon detailed how to achieve liberation from eternal suffering of the recurring circle of life (Samsara). Thus, Buddha laid down the principles of detachment from the temporal, material world as accomplished by detaching one’s self form the 5 senses.
"brings the sailor home from sea". Modernism was all about breaking away from the past, it was about taking the myths and symbols that had characterised art for centuries, and reinventing them for the modern human condition. In this way, Eliot compares the notion of nostalgia (the force that brings home Odysseus back to Ithaca) and, more domestically, the force that brings the humble typist home at teatime. Eliot explicitly marries these two seemingly opposing ideas together.
Uno dei punti centrali, che ritorna sempre (menzionando spesso l'acqua "The music crept by me upon the waters". citando the Tempest, i marinai ecc., il pescatore ecc.) è che vivere in un mondo così è molto simile a naufragare. Dunque non solo Mad Max ma anche Waterworld, due film post-apocalittici.
Nell'atto 4 c'è il marinaio affogato Phlebas, come detto.
Atto 5: What the thunder said
The Thunder speaks in The Brihadaranyaka Upanishad, which is considered the most important of the 13 Principal Upanishads composing the Vedanta, consists of the three main imperatives from which spring “The Three Principal Virtues" of Hinduism as articulated by the thunder.
Ultimo grande tema, che dice anche Praz, è il contrasto tra secco e umido. "Here is no water but only rock", che è fortissimo perché parla sia di Mad Max che di Waterworld. "The Jungle Crouched, humped in silence then spoke the thunder". Giungla è una parola hindu che vuol dire deserto. Aspetta la pioggia.
- Datta: give
- Dayadhvam: sympathize
- Damyata: control
"I sat upon the shore Fishing, with the arid plain behind me"
This is a reference to the Fisher King, a central figure in the Grail Legend. He was charged with looking after the Holy Grail. He was injured, rendering him impotent, with little to do but fish. His lands withered along with his health: the “arid plain”.
"These fragments I have shored against my ruins"
Shantih shantih shantih
pace pace pace
Murder in the Cathedral
Eliot intese combinare dramma e messa insieme, un rituale in ogni senso, l'interludio infatti è un vero sermone recitato dall'attore di Becket (visto che il dramma fu scritto per la Pasqua e recitato nella cattedrale di Canterbury), in cui è sottolineata la "contraddizione" di piangere e celebrare la morte di un santo, quindi dolore e gioia.
Ciò enfatizza l'imperativo di umiltà davanti a Dio che hanno i fedeli, che non possono capire secondo quali fili Dio agisce. Tutto il dramma, coi 4 tentatori e poi i 4 cavalieri, ricorda molto Everyman, che Eliot apprezzava. Lo stile dei versi va dal poetico rimato e stringato al discorsivo, il primo caso quando i personaggi sono sicuri di sé, il secondo quando perdono sicurezza e le frasi si allungano.
Il tema centrale è la dicotomia tra agire e sopportare uniti al rendersi martiri in vista di gloria nell'altra vita e fede nel volere di Dio, tema che connette perfettamente il dramma alla tragedia greca, tenendo infatti presente il mezzo del chorus, tipico strumento di commentary nella tradizione greca, tema che serve ad effettuare anche il collegamento con la messa e appunto con gli spettatori, che "rispondano" per far proseguire il rituale liturgico.
L'attenzione dunque non è nella psicologia del personaggio, il martirio è visto come rituale ben conosciuto e si sa come andrà a finire, l'accento è nel COME Thomas riesce ad arrivarci e a farlo nella giusta condizione. Infatti la "risoluzione" della coscienza di Becket avviene grazie all'implorazione del chorus, da qui la sua risoluzione non di "agire o sopportare", ma "agire sopportando", cioè accettare la "ruota" di Dio, sapere che in qualunque modo noi agiamo o non agiamo, è Lui che gestisce la nostra vita e il futuro e siamo nelle sue mani, è una contraddizione "agire non agendo" (e non possiamo del tutto capirla, dobbiamo arrenderci).
In definitiva nelle vite dei santi e nelle tragedie greche c'è il parallelo, celebriamo gli atti degli eroi che hanno salvato la gente, e denunciamo le iniquità del mondo che le hanno rese necessarie. Solo che nei greci manca l'elemento di premio nell'oltrevita. La parte due sopr. è più rito che dramma, ma il coro è il più attivo personaggio proprio perché Eliot voleva coinvolgerlo nella comprensione del rito di martirio dei santi, e dove c'è la miglior poesia.
Dunque il coro, composto da donne, nella I parte imparano che non ci si può isolare dal male che c'è nel mondo, ma accettare di esserne coinvolti. Il chorus dovrà poi diventare anche strumento di Dio e combattere il male per poter crescere spiritualmente (quindi crescita opposta alla stagnazione), accettando che Dio sa, come ha fatto e detto Thomas durante il sermone sulla contraddizione di gioia e lutto.
Il coro, all'inizio della parte II, sente la contraddizione di essere in lutto per il male e celebrare il bene che si sacrifica, ma non trova ancora pace conciliatrice in essa. Il I discorso, pessimistico, del chorus (Parte II) è legato al passato di Eliot (in Wasteland), essi detestano il mondo della pace precaria e non si fanno illusioni sull'umanità e su un mondo migliore, amano l'inverno (il mondo sia pulito in inverno) come bisogno di glaciazione di tutte le passioni (quando scrisse questo dramma Eliot si convertì al cristianesimo e il suo attivismo).
Il secondo discorso (i smelt the death-bringers) è brutale ma poeticissimo. Il coro capisce bene il male "presente", ma non lo vedono come mezzo per futura purificazione. Il bene lo combatte, ma che senso ha se non migliora niente? Che muoiono a fare i giusti? Non vedono che tutto è "woven on the loom of fate". Capiscono di essere protagonisti nel rituale, nella ruota del mondo che grazie a loro appunto acquista di significato, ma sono troppo disgustati dal male. Chiedono perdono a Thomas per questo.
Mentre Thomas è trascinato dai preti in cattedrale per cercare rifugio il coro riflette sul loro rifiuto di accettare cosa accade, e cominciano ad aver paura del "nulla eterno" che rischiano nel non accettare il disegno di Dio, che c'è qcs di peggio della violenza fisica. Ma non sono ancora pronti, chiedono aiuto al Signore per superare "the last fear for we are dust".
Durante l'assassinio percepiscono tutto il peso del mondo cattivo. Trascendere il male grazie al rituale è giusto, ma realizzarlo davvero, e vivere contrastandolo e, come Becket, sacrificarsi per l'umanità futura pur nelle nostre piccole vite, è difficile e doloroso. E questo è il messaggio finale che voleva dare Eliot, il significato di ogni rito liturgico e del suo dramma.
Eppure stranamente durante l'omicidio chiedono "the air to be cleared and world to be cleaned", un'impossibile, disperata richiesta. Nell'ultimo speech non sono più brutali, ringraziano Dio, capiscono la sua "wheel" e la loro parte. Anche in un mondo terribile tutto parla di Dio.
Ma anche Thomas stesso dice cose importanti: parla di come la gente, grazie anche ai riti, faccia diventare la realtà mito per sopportarla meglio: è una cosa positiva, naturalmente; dice anche, però, che molti umani vedono i fatti e la storia in chiave politica per giustificare interessi e moralità, e dai risultati male e bene si confondono.
Ad esempio la faccenda politica del Re d'Inghilterra, che volendo potere unito nega il papato ed è scomunicato, è il centro dei discorsi dei cavalieri alla fine, che "tentano" (come i 4 tentatori) Becket a tornare alle sole questioni politiche, questioni mondane di intrighi e causa/effetto, cercano di riportare Becket al livello terreno, e si infuriano quando sentono che ormai Becket ha del tutto trasceso questo distorto modo di vedere il bene ed il male, e lo uccidono per questo. Pare anzi che storicamente non avessero neppure l'ordine di ucciderlo, l'hanno voluto fare.
Il fantastico twist di far scendere i cavalieri dal palco e parlare agli spettatori, per discorrere come un processo su cause ed effetti è il finale atto di Eliot di partecipazione col pubblico. Essi saranno tesi verso le argomentazioni terrene, o hanno abbandonato questi pensieri mondani? La ruota è incomprensibile, quindi non si può capire mai causa ed effetto delle azioni.
James Joyce. Ulysses
Il primo episodio (Telemachus) comincia alla torre dove stanno Stephen, il prot., il suo amico e un inglese. Guardano il mare dalla torre, il suo amico Buck Mulligan definisce il mare madre. Stephen ricorda, a causa sua, che non ha voluto pregare prima che sua madre morisse. Buck lo critica e glielo ricorda in ogni cosa che fa, per torturarlo.
Stephen è un poeta del revival irlandese, dice che il suo aspetto potrebbe essere simbolo dell'arte Irlandese mentre Buck lo critica. Si parla qui di costruzione di identità culturale nominando anche Yeats, ma Joyce fa notare che sono fesserie grazie a una lattaia che nemmeno capisce il gaelico di un inglese.
Buck colpevolizza Stephen per la madre, e lui ha un cruccio con Buck per questo. Cerca di convincere Stephen a chiedere soldi ad Haines per bere, Buck è la nemesi in ogni senso, cerca di dominare Stephen. Haines compara la torre al castello di Amleto. Si forma un parallelo di Stephen come Amleto e Buck come Claudio. Haines ammira l'arguzia di S.
Alla fine chiama Buck l'usurpatore perché ha ottenuto le chiave della sua Torre Martello. Stephen rivela che vede religione e stato come freni alla libertà di pensiero.
Il secondo episodio: Nestor
Il secondo episodio (Nestor) riguarda la storia e il modo in cui le persone la usano. Il preside della scuola la manipola per i suoi fini e per il suo nazionalismo xenofobo, e manipola pure il fine ultimo della storia umana come raggiungimento della luce di Dio. Stephen al contrario sente la storia come grande macigno sopra di lui per via della morte della madre e dei difficilmente comprensibili insegnamenti positivi che deve dare, e naturalmente lui non ha una risposta chiara su questo utilizzo, al contrario di Deasy.
Deasy presume che Stephen sia feniano, ordina, grida; è pro-inglese unionista. Nell'episodio precedente l'inglese Haines, coinquilino, usava la storia per giustificare cosa hanno fatto loro agli irlandesi. Egli vede i cristiani come tesi verso la luce bianca, gli ebrei come peccatori neri spinti dal denaro. Ma già Deasy è avido e materialista.
Il romanzo non rispetta questa distinzione di colori, i protagonisti, Stephen e Bloom, sono sempre vestiti di nero, opposti a Deasy e Buck, "luminosi" personaggi dell'episodio precedente. Stephen non si fa trascinare dal discorso aggressivo di Deasy, risponde solo sugli ebrei, non sulla storia o le donne, è evasivo "Dio è solo un grido per strada". A Stephen non piace la violenza e resiste passivamente. Dà fine alla contesa, e non risponde all'ultima frase fuori mentre cammina.
Il terzo episodio: Proteus
Nel terzo episodio (Proteus) Stephen cammina sulla spiaggia e discrimina tra il mondo materiale come esiste e come i suoi occhi lo percepiscono, chiude gli occhi e lascia che l'udito prenda il sopravvento. Riflette ancora sul significato di figliazione, il peccato originale e altro, tutto relativo a Cristo.
Cristo è generato, non creato, direttamente collegato al genitore (appunto), padre, nel senso di stessa natura discesa, Stephen invece è stato creato, non generato, perché benché il padre, Simon, lo abbia generato, non ha con lui nessuna relazione o dipendenza, lui viene "dal nulla". Vorrebbe parlarne agli eretici studenti del passato.
Pensa a tantissime cose, la gioventù a Parigi a medicina, la conoscenza con un nazionalista in esilio (Egan), il disgusto per i genitori e la morte della madre, passando un attimo in spiaggia pensa ai danesi vichinghi sbarcati lì, una carcassa di un cane, un cane vivo che gli abbaia e lui pensa alla sua paura, considera nella storia i pretendenti alle corone, si chiede se anche lui è un "pretendente", guarda il cane che piscia e scava, e ricorda l'indovinello che fece a scuola agli allievi, della "volpe che sotterra sua nonna".
I padroni del cane sono raccoglitori di molluschi (e chissenefrega?), pensa a un sogno strano, guardando la donna della coppia che ha il cane, ricorda un rapporto sessuale, loro gli passano davanti, guardano il suo cappello, scrive un piccolo poema da un pezzo di carta strappato alla lettera polemica di Deasy... si sdraia, altri pensieri, altre azioni, il capitolo è tutto sui pensieri, forte!
C'è scarsa punteggiatura in ogni episodio, il che sfuma i confini tra dialogo, pensiero, narrazione, in questo episodio ancora peggio visto che i pensieri del monologo interiore schizzano da una parte all'altra. La mente di Stephen, persona di alta cultura, genera un linguaggio tutto simbolico (il mare come madre). Nei primi episodi vedevamo più socializzazione, ora è tutto interiorità.
Il pg era comparso in un precedente romanzo pieno di orgoglio e misantropia, ora il suo fallimento parigino fa sentire sofferenza, lo spinge a criticarsi ed è aperto alla crescita spirituale (è un poeta). Benché sia preda del solipsismo che cerca di rifiutare menando il bastone su un muro, guardandosi attorno, vivendo il mondo, pisciando e scaccolandosi, ha un contatto con esso e produce alla fine una poesia. L'episodio è associato e
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