Concetti Chiave
- Il dolore oncologico può essere classificato in diverse categorie, tra cui acuto, cronico, breakthrough pain, nocicettivo, neuropatico e misto, a seconda della sua natura e durata.
- Il trattamento del dolore oncologico richiede un approccio multidimensionale, coinvolgendo un team multidisciplinare per affrontare sintomi fisici, psicologici e aspetti sociali.
- È fondamentale una valutazione completa del paziente, utilizzando scale valutative e imaging, per adattare il trattamento alle necessità individuali.
- Il trattamento farmacologico deve seguire principi generali, come la somministrazione a orari fissi e la scelta della via di somministrazione più semplice e accessibile.
- Il monitoraggio continuo dei pazienti oncologici, inclusa la telemedicina, è essenziale per garantire un adeguato controllo del dolore e una risposta tempestiva alle esigenze terapeutiche.
Classificazione temporale:
- Acuto;
- Cronico (la maggior parte dei casi);
- Breakthrough pain (dolore episodico intenso o dolore incidente): è un dolore acuto ed improvviso, di breve durata (15-30 min), che si instaura su un dolore continuo e controllato solitamente con oppiacei. Proprio per il trattamento di questo si è sviluppata una generazione di oppiacei, quelli a rilascio rapido, che vengono somministrati per via intramucosale o per via intranasale.
- Nocicettivo: somatico (profondo e superficiale) o viscerale;
- Neuropatico;
- Misto: più la storia della malattia avanza più è probabile che questo si presenti, va ricordato che non esistono tabelle classificative o valutative ed è il clinico che deve decidere l’approccio per questi pz.
Indice
Trattamento del dolore oncologico
Il trattamento del dolore oncologico di base prevedrebbe un approccio multidimensionale, con il trattamento simultaneo dei sintomi fisici, psicologici e la valutazione degli aspetti sociali e spirituali, mediante coinvolgimento di un team multidisciplinare; in realtà questo non accade ancora, essendo i pazienti gestiti prevalentemente dalle singole specializzazioni e l’organizzazione dei team molto complessa.
Il pz deve essere valutato in maniera completa, avvalendosi di scale valutative (numeriche e Vas), importante è l’esame obiettivo (ricordarsi che la semeiologia è importante nella valutazione) e l’imaging.
Principi del trattamento farmacologico
Il trattamento farmacologico prevede dei principi generali:
1. Ad orari fissi, non al bisogno: occorre tenere presente anche che il breakthorugh pain, che si presenta per definizione nei pz trattati in cronico, deve essere riconosciuto e richiede una terapia specifica.
2. I farmaci prescritti devono essere di facile accesso al paziente: deve avere la possibilità di organizzare una scorta per evitare di incorrere in crisi di astinenza.
3. La via di somministrazione deve essere la più semplice: iniziare con via orale, qualora possibile, mentre la transdermica va scelta solo se il pz non riesce ad assumere farmaci per os. (La via transdermica si è rivelata magari più sicura per il paziente ma meno efficace.)
4. Il trattamento verrà somministrato secondo una scala basata sull’intensità del dolore, con aumento di dosaggi e potenza secondo un programma prefissato.
5. Il trattamento verrà somministrato secondo un programma individualizzato che tenga conto delle comorbidità, dell’età, con monitoraggio attento e regolare, con aggiunta talvolta di farmaci per trattare gli effetti collaterali.
Monitoraggio e scala di trattamento
Riguardo l’ultimo punto, i pazienti oncologici presentano la necessità di un continuo monitoraggio; infatti, a Verona quando possibile si usa anche la telemedicina (il clinico è contattabile tramite telefono o mail), soprattutto per quei pazienti che non possono raggiungere l’ospedale.
La scala di trattamento del dolore oncologico si basa ancora su concetti divulgati dall’Oms negli anni ’80 e rappresenta un protocollo applicabile in tutti i contesti, con farmaci semplici e accessibili in tutte le parti del mondo.
La scala è basata sull’intensità del dolore lamentato dal paziente e prevede l’utilizzo di farmaci con potenze analgesiche crescenti a seconda dell’intensità del dolore. (Non si basa sulla fisiopatologia del dolore)
I limiti sono abbastanza evidenti (argomento trattato successivamente dal prof.) ma in fin dei conti si è rivelata efficace nel trattamento del dolore.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali classificazioni del dolore oncologico?
- Qual è l'approccio raccomandato per il trattamento del dolore oncologico?
- Quali sono i principi fondamentali del trattamento farmacologico del dolore oncologico?
- Come viene monitorato il dolore nei pazienti oncologici?
- Qual è la scala di trattamento del dolore oncologico e quali sono i suoi limiti?
Il dolore oncologico può essere classificato in acuto, cronico, breakthrough pain, nocicettivo (somatico o viscerale), neuropatico e misto, con quest'ultimo che tende a manifestarsi man mano che la malattia avanza.
Si raccomanda un approccio multidimensionale che consideri i sintomi fisici, psicologici e gli aspetti sociali e spirituali, coinvolgendo un team multidisciplinare, anche se nella pratica attuale i pazienti sono spesso gestiti da singole specializzazioni.
I principi includono la somministrazione a orari fissi, l'accessibilità dei farmaci, l'uso della via di somministrazione più semplice, un programma di trattamento basato sull'intensità del dolore e un approccio individualizzato che consideri le comorbidità e l'età del paziente.
Il monitoraggio è continuo e può includere l'uso della telemedicina per i pazienti che non possono recarsi in ospedale, garantendo un contatto regolare con il clinico.
La scala di trattamento, basata sull'intensità del dolore e divulgata dall'OMS negli anni '80, prevede l'uso di farmaci analgesici crescenti. Sebbene presenti limiti, si è dimostrata efficace nel trattamento del dolore oncologico.