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Budapest, la città dei caffè letterari

Se tanto è stato scritto sull’architettura che rende Budapest una città affascinante, rari sono invece gli scritti che mettono in luce la natura e la vita dei suoi abitanti, le attività delle varie classi sociali che la popolano ed in particolare della nuova borghesia urbana che rappresenta le nuove professioni, che va man mano sviluppandosi e che accresce sempre di più il proprio ruolo all’interno della struttura sociale ungherese abbastanza complessa ed ancora di derivazione arcaica feudale.

Questa nuova generazione sociale si manifesta anche attraverso i luoghi che comincia a preferire: tra questi i caffè letterari.

  • Caffè intesi come centri di diffusione della cultura e di circolazione delle idee, veri e propri luoghi d’incontro e di lavoro quotidiano.
  • La storia letteraria e artistica tra Ottocento e Novecento trova in questi locali la sede principale.
  • Cominciano a sorgere già dalla seconda metà dell’Ottocento e si diffondono rapidamente soprattutto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in ogni parte della città, molto più di ristoranti, taverne e trattorie, circa 500 caffè solo a Budapest all’inizio del Novecento.
  • L’epoca dei caffè di maggior splendore: fine XIX - inizio XX secolo.
  • Tuttavia il caffè letterario esisteva già dalla fine del Settecento: il più famoso tra i primi era il Pilvax kávéház, il cui nome originale era Caffè Renaissance. Qui si chiacchierava, mangiava, leggeva, giocava a carte e a biliardo. La sua fama è dovuta al fatto che è da qui che partì la rivoluzione del 1848 contro l’egemonia degli Asburgo ed è qui che nacquero i 12 punti di Sándor Petőfi e del suo circolo. L’edificio originale fu demolito prima del 1910.

Dezső Kosztolányi: Budapest, a kávéváros

“Budapest, la città dei caffè” (A hét, 15 marzo 1914):

I caffè letterari, come suggerito dal nome, sono il luogo abituale di autori, scrittori, letterati, delle redazioni delle riviste letterarie più importanti. Spesso quindi gli autori ne raccontano un po’:

“...sto parlando del caffè. Quello che succede nel mondo succede qui. Ai tavolini gli studenti preparano gli esami, studiando anatomia, giurisprudenza e storia della letteratura. Chiamiamola università libera. Al tavolo grande si discorre di estetica, filosofia, architettura, linguistica, psicologia, botanica, farmacologia. Scopro per la gente di Pest che l’aspirina è disponibile non solo nei caffè, ma - a volte - anche nelle farmacie. Di letteratura non oso nemmeno parlare. Il primo habitué del caffè è stato Sándor Petőfi. Da allora, la letteratura ungherese si evolve di pari passo con l’industria del caffè, le rivoluzioni scoppiano e si placano nei caffè, e sarà compito di un futuro storico determinare l’impatto del caffè consumato su poesie, racconti, articoli, e scoprire chi ha bevuto caffeina e chi cicoria. Se la letteratura si indebolisce, anche il caffè diventa più leggero.

Non sappiamo in quali stanze, pagate mese per mese, vissero i nostri geni. Molti scrittori tornavano a casa solo per dormire. Ogni caffè dovrebbe essere contrassegnato con una targa. Dopo il bagno turco, il caffè ungherese è la prima vera specialità orientale. Qui è dove passiamo la nostra vita. ... Un inglese dice con inaudita arroganza: “La mia casa è il mio castello.”. Ma la gente di Pest può rispondere con altrettanto orgoglio: “Il mio caffè è il mio castello.”.”

“...a kávéházról beszélek. Ami történik ezen a földön, itt történik. A kis asztalkáknál diákok készülnek a vizsgára, anatómiát, jogbölcseletet, irodalomtörténetet tanulnak. Ha akarom, szabadegyetem. A nagy asztalnál prelegálnak, esztétikát, filozófiát, architektúrát, nyelvészetet, lélektant, botanikát, gyógyszertant. Fel kell fedeznem a pesti ember számára, hogy az aszpirin nemcsak a kávéházban, de - elvétve - a gyógytárakban is kapható. Az irodalomról nem ismerek szólni. Az első kávéházi törzsvendég Petőfi Sándor volt. Azóta a magyar irodalom a kávésiparral együtt fejlődik, a forradalom a kávéházakban tör ki, csitul el s egy jövendő történész feladata megállapítani, milyen hatással volt a versekre, az elbeszélésekre, a cikkekre a kávé, ki ivott koffeint és ki cikóriát? Ha gyöngül az irodalom, akkor a fekete kávé is gyöngül. Nem tudjuk, micsoda hónaposszobákban laktak a lángelméink. Sok írónk ágyrajáró volt. De minden kávéházat emléktáblával kell megjelölni. A törökfürdő után a magyar kávéház a legelső keleti különlegesség. Itt töltjük el az életünket. ... Az angol hallatlan gőggel mondja: “Az én házam az én váram.” De a pesti ember sem kevesebb önérzettel vetheti vissza: “Az én kávéházam az én váram.””

*Mentre in italiano il termine ‘caffè’ indica sia il luogo che la bevanda, in ungherese vi è una distinzione di termini: kávé è la bevanda, kávéház il luogo, letteralmente ‘casa del caffè’.

Cosa significa “caffè letterario”?

  • I caffè erano vere e proprie istituzioni dello stile di vita della classe borghese, quella medio-alta, alla quale appartengono anche gli artisti e gli scrittori. I caffè entrarono a far parte della vita e della quotidianità delle persone, che trascorrevano qui quasi l’intera giornata, a lavorare o, nel caso degli artisti, a comporre opere. In realtà, per chi frequentava abitualmente i caffè, questi rappresentavano quasi un’estensione del proprio salotto di casa. All’inizio del Novecento arriviamo a contare quasi 600 caffè e ciò sta ad indicare un caffè ogni 2000 persone. Offrivano la possibilità di restare accomodati per ore ad un tavolino consumando una buona tazzina di caffè sempre accompagnata dal classico bicchiere di acqua fresca, nonché una grande varietà di giornali e riviste sostenuti da telai di bambù. Tutti potevano accedervi e liberamente leggere tutto ciò che si voleva senza dover spendere molto. I caffè budapestini non avevano nulla da invidiare a quelli di Londra, Parigi, Vienna, Roma, Napoli, Venezia, Trieste, durante la Belle Époque la moda dei caffè era diffusa in tutte le principali città europee.
  • Honoré de Balzac definiva i caffè come un’istituzione: “Il caffè è un’istituzione indefinibile... uno studio d’avvocato, una borsa, un ridotto di teatro, un club, una sala di lettura.”.
  • A Budapest non si trattava solo di un luogo frequentato dagli scrittori, ma di locali organizzati appositamente per attirare gli scrittori e tenerli lì il più possibile. Ciò non rappresentava una missione culturale, bensì una precisa strategia di marketing eccezionale da parte dei proprietari.

Caratteristiche dei caffè

  • Luoghi di grandi dimensioni: con una superficie di almeno 150 m2 ed un’altezza interna di 4 metri, in quanto tutti i clienti erano soliti fumare e quindi il fumo richiedeva uno spazio sufficiente.
  • Per legge, un locale, per potersi chiamare caffè, doveva avere almeno 2 tavoli da biliardo, dal 1923 ne bastava uno.
  • I caffè non chiudevano mai, erano aperti 24 h su 24.
  • Ogni strato sociale aveva il suo caffè.
  • Servizi: ai tavolini si poteva chiacchierare, incontrare persone sia per piacere che per affari, i giornali erano distribuiti gratuitamente, si poteva giocare a biliardo e soprattutto a carte, vi erano sale da carte apposite. In molti caffè si poteva ascoltare musica e in diversi di questi vi era un wurlitzer; in altri, invece, c’era la musica dal vivo (zenés kávéház). Tra i servizi si annoveravano anche proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, serate di lettura in pubblico.
  • Luogo di lavoro, di redazione di riviste e giornali, del “estensione proprio salotto”.

Il wurlitzer era una sorta di pianoforte automatico che funzionava mediante l’inserimento di una moneta. In ungherese vi erano addirittura quattro termini con cui poter indicare questo strumento: 1. zenengép; 2. kintorna (dal latino quinterna, strumento a corde); 3. verkli (di origine austriaca, da verkli, macchina che produceva musica, impiegata per strada durante la monarchia austro-ungarica); 4. sípláda (è la denominazione più autoctona magiara: síp ‘fischietti’ + láda ‘scatola’). Ad oggi si tratta dei juke-box, dalla denominazione inglese, entrati però in uso solo successivamente, intorno agli anni ‘40.

Perché avevano così tanto successo i caffè?

Perché la gente vi trascorreva così tanto tempo?

  • A Pest, come nella maggior parte delle città europee densamente popolate, le persone meno abbienti vivevano agli inizi del Novecento in condizioni precarie: l’illuminazione era costosa, quindi si sfruttava quella naturale oppure quella di una lampada ad olio o a cherosene; l’illuminazione a gas venne introdotta a metà dell’Ottocento, ma aveva un costo molto elevato che la rendeva accessibile solo ai più benestanti. In più, nella maggior parte delle città era difficile ottenere combustibili, dunque le abitazioni erano spesso, oltre che buie, fredde. Gli appartamenti erano piccoli e stretti, contrapponendosi nettamente agli spaziosi, luminosi, riscaldati, vivaci caffè, in cui non si era mai soli => Noémi Saly, esperta della storia dei caffè ungheresi, li definisce “asili nido per adulti”, poiché vi si poteva trovare una soluzione ed una cura per tutti i bisogni, talvolta da intendere letteralmente, poiché persino giovani medici e giovani avvocati che non avevano soldi a sufficienza per mantenere un proprio studio offrivano i propri servizi all’interno dei caffè. Gli scrittori poi erano nei caffè particolarmente coccolati dai proprietari e dai maître.

Milán Füst

“Il caffè era luminoso e caldo, e se ci entravamo dal buio del nostro appartamento illuminato a lume di candela, ci sentivamo meno sconfortati, dopotutto. Avevamo amici lì e c’erano tutte le generazioni.”

“A kávéházban fény volt és meleg, s ha környezetünk gyertyavilágos sötétségéből oda beléptünk, akkor úgy éreztük, mégsem vagyunk annyira elhagyatottak. Ott voltak barátaink és ott volt minden nemzedékünk.”

Frigyes Karinthy

Frigyes Karinthy chiamava la clientela dei caffè, soprattutto i suoi colleghi, “Homo Caffeaticus Litterarius” [Karinthy rappresenta nella letteratura ungherese l’ironia, creando un particolare stile].

Come vincere la concorrenza?

  • Attirando le celebrità dell’epoca: gli artisti, i giovani scrittori di talento, autori teatrali e i loro amori, attori, attrici, dive. I proprietari facevano di tutto per attirarli nei propri caffè. I caffè però non potevano essere mantenuti dagli scrittori e dagli artisti, non solo perché erano pochi, ma anche perché spesso insolventi. Solo i più celebri erano abbienti, quindi paganti, ad esempio Ferenc Molnár o Jenő Heltai, quando erano già famosi, potevano non solo pagare per sé ma anche offrire ai propri amici. Ma che fossero paganti o non paganti, gli artisti erano in ogni caso in grado di attirare il pubblico pagante che poteva mantenere il caffè, di modo che il proprietario del caffè potesse a sua volta mantenere gli artisti in difficoltà. Alla domanda “Perché tollera nel suo caffè gente insolvente?” un vecchio e saggio proprietario di un caffè di Pest rispondeva così: “Dove va questa gente, vanno le belle donne, e dove vanno le belle donne, vanno gli uomini ricchi.”. Quindi il proprietario del caffè aveva interesse ad attirare e mantenere le “celebrità” all’interno del suo caffè, che era frequentato anche da gente che voleva vedere e incontrare proprio le celebrità, artisti, politici e il loro entourage. Dunque nei caffè si svolgevano le storie del mondo letterario, teatrale, artistico: era un palcoscenico vivo e ciò attirava clientela.
  • Luogo privilegiato per ottenere e girare informazioni (potere e influenza); presenza di politici => con l’avvento del comunismo proprio per questo motivo i caffè furono ben presto soppressi, in quanto rappresentavano un luogo di libera circolazione di informazioni. Le persone potevano parlare in modo incontrollato, in più in questo periodo assai diffusa era l’abitudine di leggere tutti i giornali rappresentanti le diverse fazioni politiche, il che conduceva ad un maggior confronto aperto sulle questioni politiche. In altre parole, i caffè erano i social media di oggi, luoghi del confronto e dell’informazione. Anche i politici frequentavano i caffè, luoghi democratici in cui ad un tavolo potevano giocare a carte persone di diversa estrazione sociale. Si potevano dunque avvicinare anche personalità politiche di spicco: ad esempio, il Ministro della giustizia continuò a frequentare il suo caffè preferito, Abbázia, anche dopo aver ottenuto il prestigioso incarico. Essere ben informati era molto importante, poiché poteva significare anche maggior potere nella propria professione.
  • Diverse tipologie di caffè erano rivolte a diverse tipologie di clientela, politici, artigiani, commercianti, ecc.
  • Il caffè come luogo “democratico”.
  • Il caffè come nuova scena della vita sociale.
  • Scena dell’emancipazione femminile.

Diverse tipologie dei caffè - diversa clientela

  • Caffè - Konditorei: ad esempio, Gerbeaud, luogo femminile come presenza diurna, prolungamento del salotto di casa, in cui le donne potevano prendere un dolce e bere una tazza di tè o un caffè, portando con sé anche anche i giovani figli per i quali questi posti potevano rappresentare un luogo di incontro sotto la sorveglianza adulta.
  • Bar, vendita di caffè (kávémérés): l’antenato del caffè, luogo molto semplice frequentato dai ceti più umili, per donne e uomini; spazio misto.
  • Caffè borghese (polgári kávéház).
  • Caffè notturno per divertimento (mulatós éjszakai kávéház): ad esempio, Orfeum, caffè con spettacolo, musica e esibizioni di danza.
  • Caffè-restaurant: il multifunzionale, caffè classico di Pest, in cui si poteva fare una colazione con caffè, mangiare qualcosa nel corso della giornata e farne un ufficio nello stesso tempo. Erano questi i caffè aperti h24, ospitanti scrittori e redazioni di giornale: di notte, quando c’era meno confusione, gli artisti scrivevano, mentre di giorno si confrontavano, si scambiavano idee e informazioni.
  • C’erano caffè per ogni tipologia di professionisti, non solo artisti, ma anche fornai, falegnami, commercianti e così via. I caffè poi non avevano in realtà l’esclusività, vale a dire che nessuno, nemmeno le personalità più di spicco, erano solite frequentare un unico caffè: in uno si faceva colazione, in uno si leggeva il giornale nel pomeriggio, in un altro si mangiava qualcosa, in un altro ancora si teneva un incontro d’affari. V’erano poi anche “oscuri caffè” con prostitute, in particolare nel VI distretto.

Donne nei caffè

  • I caffè rappresentano una scena importante della lotta per l’emancipazione femminile.
  • La presenza delle donne nei caffè = simbolo della loro posizione sociale.
  • Le donne potevano frequentarli anche senza un accompagnatore --> espressione della loro indipendenza in un’arena pubblica come quella del caffè.
  • Presa di possesso di alcuni spazi esclusivamente femminili all’interno dei caffè: ‘sala da signore’, ‘ore da signore’. hölgyterem hölgyóra.

Figure femminili tipiche nei caffè

  • Mogli degli artisti e politici: le prime figure femminili ad apparire nei caffè, ma al fianco dei mariti, e all’inizio dovendo sedersi a tavoli
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/19 Filologia ugro-finnica

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