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Capitolo X: l’Archivio storico

L’ultima fase dell’archivio

L’archivio approda nell’ultima fase dopo aver superato i momenti più incerti della sua vita: quando raggiunge questo momento, avrebbe il diritto di godersi una “tranquilla vecchiaia”.

Sappiamo che l’archivio per sua natura occupa uno spazio che spesso viene appetito da altri settori operativi del soggetto che lo conserva.

La teoria e la prassi archivistica prevedono per la gestione della terza fase le seguenti tipologie di intervento:

  • Riordinamento del materiale applicando le metodologie archivistiche ed in particolare il rispetto del metodo storico istituzionale.
  • Realizzazione dei mezzi di corredo e di strumenti per la ricerca, al fine di poter accedere alle singole consistenze isolate.
  • Fruizione della documentazione archivistica, in particolare del pubblico esterno.

Per indicare il materiale archivistico che si trova collocato nella terza fase, il D.P.R. non usa mai il termine archivio storico, ed accetta la soluzione di sezione separata o separata sezione. Alla base di tale scelta vi fu una discussione che coinvolse gli archivisti e gli storici contemporanei dato che, attribuendo il valore di archivio storico solo alla documentazione con più di 40 anni, si toglieva tale caratteristica.

Queste conclusioni possono risultare fondate perché non crediamo corretto individuare un termine cronologico per attribuire la storicità di un documento.

Ricordiamo che ogni archivio nasce come rappresentazione di un fatto storico e quindi è da considerarsi una memoria storica.

Quando però può essere considerato una fonte storica? Ogni documento diventa fonte storica nel momento in cui viene utilizzato per tale funzione dallo storico.

Il recente Codice dei Beni Culturali ha riproposto una soluzione intitolando l’articolo 42 “Conservazione degli archivi storici degli organi costituzionali” e precisando che il Presidente della Repubblica, la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica e la Corte Costituzionale non versano la loro documentazione prodotta dall’Archivio Centrale dello Stato, bensì conservano i propri atti nel loro archivio storico.

Il riordinamento degli archivi

Il tema del riordinamento degli archivi è considerato uno degli argomenti più discussi della letteratura archivistica europea e mondiale a partire dal 1500.

È opportuno ricordare che con il termine riordinamento ci si riferisce alle operazioni che gli archivisti svolgono durante l’ultima fase, dovendo comunque intervenire per fornire agli archivi una sistemazione definitiva.

Il problema del riordinamento è un elemento strutturale della storia di questi beni culturali, dato che le vicende che coinvolgono gli archivi arrecano alla documentazione molte modifiche dal punto di vista organizzativo.

Un archivio può subire conseguenze durante operazioni più o meno ordinarie di trasferimento, ovvero in occasione di eventi di forza maggiore, come incendi, alluvioni, terremoti, una causa di disordine che possiamo definire di ordinaria amministrazione che si individua nella fruizione.

Il principio di pertinenza

Possiamo affermare che tale problema è sempre esistito in parallelo all’esistenza degli archivi.

Successivamente si svilupparono linee di riordinamento fondate sopra al principio di pertinenza che consentiva di ristrutturare il materiale per materia.

Questo principio fu più difficile applicarlo nel nord Italia con centro Milano, dove l’archivista Luca Peroni l’applicò con grande impegno.

Un particolare caso di applicazione si ebbe in Toscana, dove nell’ambito delle riforme leopoldine furono introdotti degli Enti religiosi che furono soppressi dal materiale: le pergamene furono tolte dalla loro sede naturale e riunite in un nuovo contesto denominato Archivio Diplomatico.

Il materiale così riunito fu disposto in ordine cronologico. Di questa situazione si tenne memoria in appositi Notulari, organizzati per fondi e poi cronologicamente, realizzando uno strumento per la ricerca virtuale.

Il principio di provenienza

Già alla fine del 1700 c’erano degli oppositori a questa metodologia. Lodolini, in un suo saggio sull’ordinamento archivistico, ricorda che il principio della provenienza fu applicato per la prima volta in Danimarca nel 1791 dalla Commissione per l’ordinamento degli archivi camerali.

Secondo Brenneke, il primo segnale per introdurre questo nuovo metodo si ebbe nel 1819, quando l’Accademia di Berlino suggerì di abbandonare il principio di pertinenza per quello di provenienza, all’inizio interpretato come distinzione riguardante le problematiche territoriali.

Il metodo storico

In Italia il principio di provenienza ebbe uno sviluppo precoce per la sua applicazione in Toscana, grazie all’intervento di Francesco Bonaini che utilizzò le sue conoscenze archivistiche e riuscì ad applicare le nuove idee realizzando quel metodo storico che ancora oggi costituisce l’elemento base del lavoro di tutti gli archivisti.

I progetti di Bonaini furono realizzati integralmente all’Archivio di Stato in Lucca dove Salvatore Bongi, direttore per circa 40 anni, pubblicò quattro grossi volumi di Inventari che ancora oggi sono portati ad esempio per le metodologie applicate nel rispetto di quel metodo storico.

Tali principi furono teorizzati dagli archivisti olandesi alla fine del 1800. Giorgio Cencetti fu uno degli innovatori.

Il metodo storico fu portato al limite estremo, riconoscendo che il vero lavoro dell’archivista non consisteva nell’inventariazione bensì nello studio del soggetto produttore, della sua struttura e della sua storia.

Negli anni Sessanta del 1900, gli archivisti italiani vissero dei momenti di crisi: in particolare Claudio Pavone e Filippo Valenti criticarono il passato di Brenneke il quale, presentando la concezione tedesca del principio di provenienza liberamente applicata, lasciava comprendere come la rigidezza del collegamento tra l’archivio e la storia del soggetto produttore dovesse essere riveduta.

Successivamente, superati questi momenti di riflessione, l’archivistica italiana negli anni Ottanta si orientò sopra una riconsiderazione in positivo del metodo storico tenendo presenti le recenti critiche, ma in fase di riequilibrio si presentarono altri problemi strutturali.

Il problema legato alle metodologie per il riordinamento degli archivi, ebbe il suo sviluppo nel

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

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