Archivistica II – 01/03/2020
Archivi di comunità
Di moda durante evoluzione della disciplina. Molti studi sugli archivi comunali. Stagione/periodo in cui, in Italia, molte amministrazioni provinciali finanziarono in molte parti d’Italia ordinamenti e inventariazioni di archivi comunali. Alcuni elementi teorici da riconsiderare alla luce di ciò che poi andremo ad approfondire (anche concetti che già conosciamo dal punto di vista manualistico). Certe definizioni di tipo generale hanno necessità di essere consolidate per capire bene dove andiamo a parare.
- L’archivistica non è una precettistica; ci sono discipline come biblioteconomia, in cui il bibliotecario inserisce l’unità libro nella biblioteca partendo da considerazioni oggettive (argomento, autore, titolo, anno di uscita…); l’archivistica non ha una precettistica; può avere una serie di elementi di valutazione che permettono l’ideale collocazione dell’unità all’interno di una struttura; fino a cinquant’anni fa… archivi non hanno struttura (Cencetti: conseguenza diretta dell’attività di… - ogni archivio è il frutto di una propria realtà e storia; hanno una loro struttura interna; ok; per il resto, però…).
Noi dobbiamo capire fenomeno archivistico, non solo descriverlo (come farebbe bibliotecario con i libri). L’archivista non gli basta descriverli, ma li deve interpretare. Altrimenti si riducono archivi solo ad ammassi di carte. Se entriamo nelle logiche dell’archivistica, possiamo fare meglio anche il nostro lavoro di storici.
- Chi si avvicina agli archivi da appassionato, riduce fenomeno archivistico ad un contenitore di informazioni. Probabilmente archivi contengono informazioni. Ma a me interessa capire come queste informazioni si collegano l’una l’altra, soprattutto all’interno di strutture (di un’organizzazione spontanea, volontaria…). Importanza del VINCOLO. A noi interessa capire un fenomeno che noi chiamiamo archivio.
Ordinamento e inventario degli archivi
(Muller / Fruin) → manuale di archivisti olandesi → scritto in fiammingo (a fine ‘800-inizi ‘900), poi diffuso a inizio ‘900 in tutta Europa (edizione italiana 1908, redatta da Bonelli e Vittani). Dunque dal fiammingo al tedesco, dal tedesco all’italiano. Cosa ci sia rimasto dei pensatori fiamminghi, non lo sappiamo (passaggio linguistico che probabilmente ha alterato/modificato pensieri degli autori).
Avvertenze degli autori
Un libro noioso e di poco spirito! Il lettore è avvisato; ci riteniamo come obbligati a dichiararlo apertamente sin dal principio: se la critica si compiacerà di occuparsi del nostro scritto, lo proclamerà subito, subito. Abbiamo quindi creduto di dover schiettamente dichiarare in precedenza per parte nostra che anche a nostro parere i racconti di Fritz Reuter sono più divertenti di questo libro e che inoltre non pretendiamo che si tenga per una questione vitale quella di sapere se una data vada stampata o no tra parentesi, o se si debbano numerare i documenti colle cifre o colle lettere.
Dunque? A volte ci avviniamo all’archivistica come se fosse il supermercato degli aneddoti, delle cose curiose o dei documenti che da soli possono fare la storia. Pavone e d’Angiolini dicono che una certa stagione storica (positivista) credeva che in fondo la storia fosse soltanto un’esposizione di documenti. L’archivistica deve essere una sorta di bussola metodologica (evidentemente) per saperci orientare in un archivio (piccolo, grande, di Stato). Solo in queste strutture possiamo trovare ciò che ci serve.
Autori olandesi mettevano le mano avanti (no libro divertente!). Bonelli e Vittani scrivevano (siamo nel 1908):
Questo libro è fatto per tutti noi, a qualunque archivio apparteniamo, e non è fatto che per noi. E già questo un titolo sufficiente, pare, perché a buon diritto venga a bussare alla porta di ogni archivista, fiducioso di essere accolto almeno da buon camerata. Né vi sembri, per caso, troppa presunzione la nostra; poiché, dopo tutto, noi non abbiamo fatto che mettergli indosso una veste quale usiamo noi, affinché esso possa diventare familiare indistintamente a ciascuno di noi. I dilettanti invece di cose degli archivi, che non vivono in essi e per essi come noi tutti, che confondono l’archivistica colla storia degli archivi, coi loro regolamenti, o, peggio, coi sistemi di ordinamento dei musei storici, possono risparmiarsi la noiosa fatica di guardare questo libro; mentre non vi troverebbero ciò che vogliono, si imbatterebbero in una selva di questioni per loro senza significato e piccine.
A volte c’è necessità di costituire un gruppo: può essere positivo, da un lato (rete di persone che parlano di un certo linguaggio), negativo dall’altro (corporazione che tende all’autoreferenzialità: noi siamo gli archivisti, questo il nostro linguaggio; il resto fuori). Riconoscere che noi abbiamo strumenti comuni ci può...