Archeologia dell'Italia medievale
Il medioevo in Italia: strumenti per la navigazione
La periodizzazione: un solo medioevo, molti modi di suddividerlo
Il 476 è una data puramente convenzionale, simbolica; la deposizione di Romolo Augustolo fu un piccolo dettaglio nell’ambito di una crisi iniziata molto prima. Di sicuro la data di inizio del medioevo va collocata nel V secolo: potrebbe essere punto di partenza del Medioevo, nello specifico dell’Alto Medioevo.
Il periodo dal IV al VII secolo inclusi oggi solitamente si indicano come tarda antichità. Dunque esiste una concezione “larga” di alto medioevo che va dal V e una più ristretta che parte dall’VIII; l’alto medioevo finisce con un’altra data simbolica, l’anno Mille. In tale periodo ebbe inizio la mutazione feudale, uno dei tratti più significativi dei secoli successivi.
I secoli da XI a XIII hanno caratteristiche particolari, come il fenomeno dell’incastellamento e del balzo tecnologico che porta alla creazione delle ceramiche smaltate. Questo sotto-periodo è stato definito come i secoli centrali del medioevo, high middle Ages.
La fine del basso medioevo quanto va avanti? Dipende dalla data di svolta che si vuole adottare: 1348 (anno della peste nera), 1453 (conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani) o 1492 (scoperta America); quindi anche qui periodizzazione breve che va dal XIII al XIV / XV e una più estesa che va dal XI al XV secolo.
Italia tardoantica, tra impero e regno Goto (IV – V secolo)
Unica suddivisione del territorio in questo periodo è di tipo amministrativo: al Nord c’è la provincia dell’Italia Annonaria e al centro sud quella dell’Italia Suburbicaria. Le città ancora ruolo fondamentale anche se molte preesistenti vengono abbandonate durante l’alto medioevo.
Gerarchia delle città: in testa Roma, capitale dell’Impero romano d’Occidente fino al 286, poi Milano, dal 286 al 402, poi Ravenna, capitale fino al 751. Con il regno Goto la situazione non subisce modifiche importanti; l'Italia resta un territorio unitario, interamente in mano ai Goti tranne la Sardegna. Anche perché i Goti numericamente sono pochi, circa 100000 persone in tutto, e controllano i territori essenzialmente grazie a fortificazioni collegate fra loro. Altre città potenziate dal V secolo in poi sono Pavia e Verona, entrambe saranno sedi regie.
Nel 535 scoppia il conflitto fra regno goto e impero bizantino (guerra greco gotica 535 – 553); nel 540 Ravenna cade definitivamente in mano ai bizantini.
Italia tra Bizantini e Longobardi (VI – VIII secolo)
I Longobardi provengono dalla Pannonia, entrano in Italia nel 568 / 569 penetrando nell’area padana. Altri nuclei di popolazione si spingono verso Sud: il primo conquista una zona della Tuscia lungo l'Arno, il secondo la città di Spoleto e il restante Benevento. Le conquiste successive portano ad ampliamento di queste entità territoriali e ora si distinguono la Longobardia major (regno settentrionale, dove risiede il re e che comprende area padana e Tuscia) e Longobardia Minor (ducati di Spoleto e Benevento). Con il regno di Rotari si assiste ad ampliamento territoriale di tutti i ducati.
Con re Astolfo, a metà dell’VIII secolo, i Longobardi riescono a impadronirsi di Ravenna (751) e della zona settentrionale delle Marche (Pentapoli), raggiungendo così l’unione fra i due settori del regno. La penisola non viene unificata in un’unica entità territoriale perché varie zone rimangono in mano ai Bizantini. La capitale del regno longobardo cambia più volte: prima è Verona, poi la funzione passa brevemente a Milano e infine a Pavia. Nuova gerarchia urbana in questi territori: città prima secondarie ora diventano nuovi cardini, come Cividale, Spoleto e Benevento, e Lucca.
La capitale della provincia bizantina d’Italia è Ravenna, dove risiede l’esarca; il resto delle zone bizantine è prevalentemente diviso in ducati, fra cui quello di Roma, collegata a Ravenna dal corridoio della via Flaminia. Restano bizantini anche la Liguria (fino al 643), Veneto, Umbria con Perugia, Puglia e Calabria meridionali, alcune città della Campania, le isole maggiori.
L'Italia carolingia
Nel 774 Carlo Magno sconfigge i Longobardi e il loro regno viene incorporato in quello dei franchi. Il sovrano diventa imperatore nell’800 ma non unifica la penisola, anzi prende corpo una tripartizione del territorio: i franchi amministrano l’area padana, la Toscana e il ducato di Spoleto con conti e marchesi; il papa estende il suo dominio su Lazio, Romagna e marche settentrionali; i Longobardi superstiti rimangono in meridione (Benevento, Salerno e Capua). I Bizantini continuano ad amministrare parte della Calabria e la Sicilia. La capitale della zona in mano ai franchi è Pavia, ma si inizia ad affermare anche Venezia.
Nel IX secolo entrano in gioco anche gli Arabi, che a partire dall’827 conquistano la Sicilia, Taranto (840) e Bari (847).
Il regno italico, l’impero romano – germanico (X – XI secolo)
Dopo la fine dell’impero carolingio (888), si verificano tentativi di coordinare l’Italia settentrionale in un unico regno, primo fra tutti quello di re Ugo (926 – 947); l’obiettivo sarà raggiunto dal re di Germania Ottone I, poi proclamato imperatore. Il papa resta il principale interlocutore per la zona centrale dell'Italia, detenendo la zona detta “patrimonio di San Pietro”. A Sud continuano i principati longobardi insieme ad una rinnovata supremazia bizantina (territorio diviso in Temi, di carattere amministrativo - militare).
Già nel X secolo iniziano ad emergere le future città marinare: Venezia, Pisa, Genova e Amalfi. Il X secolo è l’epoca dell’incastellamento in tutta la penisola, che proseguirà con andamento ciclico fino al XIV secolo.
L'Italia dei comuni e il Mezzogiorno dei Normanni (XI – XII secolo)
Situazione sempre più frammentata: in questi secoli si assiste al fenomeno dell’affermazione della civiltà comunale nell’Italia centro – settentrionale e alla lenta invasione dei Normanni nel Meridione (dal 1030). In questo caso i primi insediamenti furono presso Trani e presso Aversa, da qui si assiste a una espansione notevole che porterà nella seconda metà del XII secolo all’unificazione di buona parte del Mezzogiorno.
L'Italia di Federico II e oltre (XIII – XIV secolo)
L’epoca di Federico II (1220 – 1250) vede un'Italia ancora tripartita: a Nord l’area comunale, compresa nel regno d’Italia, parte dell’Impero germanico (da comuni poi a signorie); al centro lo Stato della Chiesa e a Sud il regno di Sicilia. Federico cerca di assoggettare i liberi comuni della zona centro – settentrionale, ma non progetta di unificare la penisola; nel 1268 inizia il dominio degli Angiò nell'Italia meridionale.
Archeologia medievale: nascita, infanzia e sviluppi di una disciplina
Origini: tentativi e false partenze (1861 – 1950)
È fra fine Ottocento e inizio Novecento che nasce la disciplina: ci sono molti studiosi che perseguono lo studio del Medioevo, sia in ottica locale che più ampia, e molti appassionati di archeologia che si dilettano in rinvenimenti e studi, ancora come hobby. Nel 1878 Claudio ed Edoardo Calandra, padre e figlio, scavano nel cimitero altomedievale di Testona (Torino) e scoprono e pubblicano una necropoli longobarda: è stata giudicata come la prima scoperta scientifica di questo tipo. Ci sono i casi di “medievisti per caso” ovvero archeologi che si imbattono casualmente nelle stratificazioni medievali durante ricerche focalizzate su ben altri periodi (con strati più “in basso”); ad esempio Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel, o ancora Gaetano Chierici (1819 – 1886).
Primi studiosi singoli: Paolo Orsi (1859 – 1935) analizza oggetti longobardi e capisce l’esigenza di avere in Italia questo tipo di studi; Giacomo Boni (1859 – 1925) scava le fondazioni del campanile di San Marco a Venezia: si tratta di uno fra i primi scavi di monumento medievale e non per riportarlo alla luce, ma per verificare la struttura delle sue fondazioni; uno scavo per la ricerca e propedeutico al restauro; Alfredo D’Andrade (1839 – 1915), architetto portoghese, che si occupa di architettura medioevale e di restauro, ma anche di alcuni scavi, come quello di Palazzo Madama. Ugo Monneret de Villard (1881 – 1954) scava monumenti medievali in Italia e all’estero ed è il primo docente di un corso di Archeologia Medievale al Politecnico di Milano, nel 1913; dopo di lui si deve aspettare il 1966 per ritrovare l’insegnamento.
Una ragione del ritardo rispetto ad altri stati nella creazione di una specializzazione dell’archeologia verso il medioevo sta nel fatto che, mentre nel resto d’Europa fare archeologia medievale significa indagare le proprie origini dopo la dominazione romana, nel nostro paese il medioevo veniva percepito come un periodo oscuro e negativo, nel quale l’Italia è stata dominata da stranieri. Es: a Roma durante il regime fascista la chiesa di Sant’Adriano al Foro Romano, costruita da papa Onorio I dentro la Curia, viene demolita.
Quindi l’archeologia medievale nasce come un’archeologia che si pratica sporadicamente, indirizzata soprattutto verso lo studio delle necropoli “barbariche”: le più importanti sono quelle di Nocera Umbra e Castel Trosino, scoperte nel 1897 e 1893.
1950 – 1973
Nel secondo dopoguerra si diffonde consapevolezza più diffusa. Gian Piero Bognetti promuove due scavi importanti: sull’isola di Torcello (Venezia) e l’altro nel castrum tardo antico di Castelseprio (Varese); per realizzare gli scavi si rivolge ad un’equipe polacca. Ci sono molte squadre europee che lavorano in questi anni in Italia. Nel 1967 apre a Roma il Museo dell’Alto Medioevo e nasce la rivista Alto Medioevo. Molti studiosi in vari centri d’Italia si concentrano sul periodo fra anni 60 e 70.
1974 – oggi
Anno di nascita ufficiale archeologia medievale italiana: 1974, fondazione della rivista Archeologia Medievale da parte di Riccardo Francovich, docente dell’università di Siena. Fra gli scavi più importanti dell’archeologo ci sono il castello di Montarrenti e il castello di Rocca San Silvestro. Grazie al rapporto con studiosi stranieri si è affermato l’approccio dell’archeologia urbana; es. scavo di colle San Silvestro a Genova. Altra tappa: 1994, fondazione della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI).
Archeologia della città medievale
Notitia Dignitatum (fine IV – metà V secolo): documento che illustra la struttura dell’impero (cariche, legioni, articolazione amministrativa). Ci sono alcune raffigurazioni nel testo e gli elementi più centrali sono le città e i castelli.
Le capitali
Città sentite come luoghi nevralgici; le capitali sono i luoghi dove si amministra il governo, sono i luoghi della vita sociale, economica e religiosa. Milano, capitale dal 286, è più vicina al cuore dell’Impero e meno esposta ai pericoli perché arretrata rispetto alle Alpi; Ravenna, dal 402 al 751 capitale, si difende meglio e si affaccia sull’Adriatico→ rapporto diretto con Costantinopoli. Con l'arrivo dei Longobardi le capitali si moltiplicano (Verona poi Milano e infine Pavia). Con la frammentazione crescente dei secoli anche il concetto di capitale tende ad assottigliarsi. Roma mantiene importanza in virtù del suo passato e della centralità religiosa.
Le altre città
Cambiamenti di status
Molte città cambiano importanza, acquisendone come per Cividale del Friuli, Spoleto, Benevento, Lucca. Oppure al contrario perdono importanza, come Aquileia e Luni.
Scomparsa
Città che scompaiono senza seguito, succede ovunque.
Nuove fondazioni
I nuovi insediamenti si sostituiscono, almeno in parte, a quelli perduti, ma dipende dalle zone: molte delle nuove città nascono come fortezze. L'amministrazione imperiale reagisce al pericolo, soprattutto nel nord – Est, con la costruzione di fortezze (ad es. Grado, Heraclea, ecc..). Si ricorda anche la fondazione di Ferrara nel 604 dall’esarca di Ravenna.
Due eccezioni: Venezia, che prende corpo nel IX secolo, partendo dall’insediamento di Torcello; la città Leonina (ovvero la fortificazione del Vaticano ad opera di Leone IV) e le nuove fondazioni papali del IX secolo (fondazione di Leopoli sul sito dell’antica Centumcellae, vera e propria città).
La città nell’età tardoantica
Infrastrutture
- Mura: elemento distintivo delle città in questa fase, a causa dell'instabilità dell’epoca. Es. mura aureliane di Roma, faranno da modello per le altre città; costruite da Aureliano, saranno sopraelevate da Massenzio e da Onorio successivamente. Molti sono i casi di restauri di vecchie cinte murarie fra III e V. Oltre a Roma solo altri due casi di ampliamento cinta muraria (nel resto dei casi o restauro vecchia cinta o restringimento di essa): Milano e Ravenna (non a caso le capitali). Caso di Portus, scalo portuale presso Ostia, con mura risalenti al V secolo; ci testimoniano l’importanza del sito.
- Fortezze: caso dei ridotti urbani: in alcune città si costruiscono fortezze interne, probabili sedi di guarnigioni, come ultima possibilità in caso di attacco; le fortezze vengono ricavate all'interno delle aree urbane (es. città di Cosa: il capitolium romano diventa castrum nel VI sec.) o immediatamente all’esterno (es. Trento con il Doss Trento, fortificazione esterna alla cinta).
- Strade: si mantengono alcuni assi stradali antichi, magari con restauri o sovrapposizioni di pavimentazioni. Si creano nuovi percorsi: fondi stradali in terra battuta o con frammenti e tritumi di ceramica pressati. Es. a Bologna il basolato stradale della via Aemilia presso Strada Maggiore presenta restauri tardoantichi in cocciopesto e laterizi.
- Via porticata: caratteristica dell’età tardo antica; versione monumentale del percorso e creata per sottolineare importanza edifici nei terminali. Es. strada di Ravenna che collegava palazzo imperiale con cattedrale; a Roma collegamenti fra chiese del suburbio; a Milano nella basilica degli apostoli.
- Reti fognarie: fra i punti di maggiore trasformazione del sistema urbano. I condotti non vengono manutentati e si intasano: lo smaltimento dei rifiuti viene sempre meno regolato sistematicamente. Si scavano nuove discariche o si usano a tale scopo rovine di edifici antichi in disuso o alcuni ambienti di essi; o ancora si gettano i rifiuti accanto alle abitazioni.
- Acquedotti: alcuni vengono restaurati, es. acquedotto di Ravenna ad opera di Teodorico. Molti invece smettono semplicemente di funzionare proprio in questo periodo; si moltiplicano di conseguenza i pozzi.
Paisaggio monumentale
Destino degli apparati monumentali dei secoli precedenti: o continuano ad essere utilizzati per la funzione originale, es. edifici per spettacolo, o vengono rifunzionalizzati, ad es. in chiese. O ancora vengono abbandonati e progressivamente diventano cave di materiale edilizio a cielo aperto. Fornaci per la calce. Tessuto urbano spesso smantellato: la città tardoantica raccoglie l’apparato monumentale di età romana e lo rimodella in base alle proprie esigenze; l’alternanza di pieni e di vuoti è una delle caratteristiche della città ora.
Si continua ad investire sui palazzi. Caratteristiche comuni dei palazzi in questo periodo:
- Sono pur sempre residenze di alto rango, strutture che quindi ricalcano quelle delle domus aristocratiche → presenza di sala absidata per udienze come tratto distintivo.
- In alcuni casi matrice militare pianta rettangolare con corte centrale (come quartier generale delle fortificazioni).
Chiese
Dal IV secolo in poi gli edifici di culto cristiano sono la categoria edilizia su cui si investe di più, fino ad assumere caratteri notevoli per dimensioni e decorazioni. Es. basiliche di Roma→ zona suburbana, presso santuari dei martiri (San Pietro, San Paolo, etc..) dentro le mura non c’è spazio fisico e i cimiteri sono là (mentre la cattedrale, San Giovanni in Laterano, è all’interno delle mura). Basiliche dentro le mura solo in seguito, tra V e VI, insieme alle parrocchie urbane (spesso ottenute nelle aule absidate delle domus aristocratiche precedenti).
La monumentalità di marca ecclesiastica conquista gli spazi urbani con un movimento centripeto, dal suburbio al centro della città. Gli sforzi maggiori in questo settore vengono effettuati tra IV e VI secolo; nel VII si registra una flessione nel numero e nelle dimensioni dei nuovi edifici.
Il tessuto urbano
- Abitazioni: le tipologie edilizie dell’età imperiale, domus e insulae, non vengono più costruite nel corso del V secolo, già nel VI si provvede solamente a restaurarne alcune. Le domus hanno una superficie molto estesa e vengono spesso frazionate (es. Brescia case presso Santa Giulia). Le abitazioni si fanno più piccole ed essenziali, in materiali di recupero o deperibili. Le case dei secoli VI e VII sono edifici semplici in generale, a pianta rettangolare, con pali portanti e zoccolo in pietra. In alcuni casi hanno anche un piano superiore e un focolare (es. case di Classe del VII). Documentate anche case semi interrate.
- Crescita delle stratificazioni urbane: le infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti vengono meno e nessuno si occupa della manutenzione sistematica degli spazi urbani, dunque si creano notevoli accumuli dovuti all’azione degli agenti atmosferici e all’incuria. Nascono orti urbani, quindi nuovi spazi agricoli, dove si aprono spazi vuoti in seguito alla rovina dei monumenti.
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