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Tecniche dello scavo archeologico

L’analisi: l’identificazione e la registrazione dell’evidenza

Il disegno generale dell’area di scavo affiora quando la si contempla a lavoro interrotto: si notano relazioni che non erano evidenti. Il disegno tridimensionale che si forma è difficile da documentare ed impossibile da pubblicare. Non si può, però, fare a meno dell’osservazione attenta dell’archeologo sul campo così come non si può fare a meno dell’elemento interpretativo e delle foto, disegni e appunti presi.

Il terreno e i fantasmi

I siti sono composti da strati sovrapposti di terreno, pietre e di vecchie strutture. In molti casi (data anche la mancanza di fonti scritte e testimonianze scientifiche) è l’archeologo stesso a dover interpretare i resti: determinato elemento è un focolare o un deposito di argilla bruciata? Si deve inoltre possedere delle grandi conoscenze anche sul materiale di costruzione degli edifici: chi lavora con la pietra pensa alla cronologia, chi con il legno guarda in cosa il materiale stesso si è trasformato.

Il processo di comprensione non riguarda solo le strutture che si incontrano, ma anche la derivazione di ogni singolo strato. La superficie terrestre è formata da strati, alcuni si sono formati e conservano cambiamenti di migliaia di anni, dalle prime ere geologiche, alla coltivazione; altri molto veloci, come i cambiamenti umani apportati all’ambiente (che non si interrompono con la fine degli ultimi abitanti). Entrano, allora, in campo gli elementi naturali: agenti meteorologici, nuove trasformazioni fisico-chimiche, animali, vari microrganismi. Secondo Darwin solo a carico dei vermi sono state spostate tonnellate di terre.

Possono esserci degli errori di comprensione da parte dell’archeologo che, però, possono essere ridotti al minimo e smentiti dallo studio assiduo delle trasformazioni elementari, naturali o umane.

  • Studio delle aree abitate;
  • Analisi delle composizioni del suolo in base alle “piante” delle aree scavate;
  • Uso della termoluminescenza per capire da cosa e quando sono state riempite le buche di palo; questi possono essere simili in superficie ma di periodi completamente diversi sul fondo (studio dei pollini).

Strati

Humus; varietà di strati mescolati tra loro: l’archeologo deve segnalarli distintamente su delle etichette con una penna del tipo “resistente all’acqua ed alla luce”. Le etichette dovrebbero avere uno stesso codice colore (diverso da quello usato per i reperti) e devono essere fissate al suolo con chiodi galvanizzati con testa d’occhiello.

Il recupero dei dati

“Lo scopo di tutta la registrazione dello scavo è il recupero dei dati” con note, disegni e fotografie. Tutto ciò che non viene registrato, o è registrato male, è automaticamente perso (N.B. lo scavo è un’azione distruttiva). Tutto quello che viene ripreso e documentato deve essere posto in modo da facilitare l’interpretazione, pubblicazione e conservazione. Non è un semplice lavoro di catalogazione, ma di estrazione di significati dalle centinaia di reperti trovati per spiegare i disegni ed i periodi.

Il prodotto finito dello scavo deve essere pensato e tenuto a mente già prima della partenza dello scavo stesso. Non esistono regole fisse tra scavo e scavo, perché tutti i siti sono diversi.

Informazione semplice da recuperare

Può essere ampliato a seguito dei lavori, preferire le schede alfabetiche rispetto ai quaderni. Alcuni studiosi sostengono che lo scavo non offre fatti e che tutto è dato dalla speculazione: un ammasso di pietre impilate è assimilabile ad un muro, ma si devono fare ricerche su molti campi per capire la datazione, la provenienza, lo stile ed il rapporto con eventuali altre strutture.

La schedatura dei reperti sul posto deve essere immediata. Sulle schede possono essere segnate già delle domande a cui rispondere (velocizzare il processo; preferibile rispetto all’utilizzo dei blocchetti con paragrafi). Le schede devono contenere:

  • Nome del sito;
  • Numeri e zone del quadrato;
  • Numero dell’elemento;
  • Posizione dell’elemento rispetto al quadrato;
  • Rapporto tra gli elementi;
  • Descrizione dell’elemento con composizione e riempimento;
  • Ritrovamenti associati con l’elemento;
  • Schizzi e foto Polaroid;
  • Rinvii in scala ai disegni/foto;
  • Note interpretative sui reperti;
  • Valutazione di attendibilità.

Uno scavo è descritto per mezzo di schede per enumerare gli strati, fotografie, piante, sezioni e disegni del sito e dei reperti trovati. Si contano inoltre rinvii tra registrazione scritta e fotografie/disegni. La scheda descrittiva di un reperto deve presentare la fotografia del reperto, la descrizione scritta ed il disegno del reperto all’interno del contesto del sito. Tutto ciò deve essere eseguito anche per siti molto grandi e ricchi.

La memorizzazione in elaborati dei dati riguardanti gli elementi

Le schede possono anche essere registrate in un calcolatore per mezzo di schede perforate o a nastro. Se le schede sono state fatte bene, allora ci sarà modo di creare una mappa dei reperti del sito sotto forma di immagine a stampa o immagine visuale. Per Barker questa è un’inutile astrazione dello scavo, da usare solamente quando ci sono situazioni d’urgenza con conseguente incapacità di disegnare e fotografare gli elementi dello scavo secondo l’ordine stratigrafico. Per gli scavi dove non si hanno problemi di tempo è consigliabile utilizzare piante sovrapposte, matrici o diagrammi degli elementi.

I diari di scavo

È preferibile usare le schede alfabetiche. È consigliabile inoltre curare dei taccuini, dove si deve annotare il progredire dello scavo, dei lavori, informazioni varie, speculazioni ed ipotesi. Se uno scavo è particolarmente ricco ed esteso è consigliabile tenere uno schedario separato per tutti gli edifici, dove elencare tutti gli elementi architettonici ritrovati (utile per la scrittura della relazione finale).

La quadrettatura del sito

Struttura alla base di ogni sistema di registrazione dei dati – deve essere svolta prima dell’inizio dello scavo ed ancorata ad elementi stabili del paesaggio. Questo è sempre più difficile per colpa dell’espansione urbana, che toglie elementi (tipo siepi ed alberi) e può portare al disorientamento dell’operatore, che può non comprendere la locazione dello scavo. Per gli scavi nelle aree urbane è necessario l’appoggio degli ingegneri dell’espansione edilizia per porre lo scavo tra il vecchio ed il nuovo. Per le zone in campagna ad agricoltura di prateria, come nel deserto, è necessaria un’attenta ispezione del terreno.

Nelle pubblicazioni è necessario indicare le modifiche del vecchio paesaggio e descrivere il nuovo paesaggio. Per gli scavi ampi è necessario delimitare l’area con filo di lenza e picchetti (preferibilmente sbarre di metallo con gancio), resistenti anche sotto tiraggio e pressione. La linea che si forma deve essere dritta ed alla stessa altezza. A quel punto va posto un terzo picchetto, perpendicolare al filo precedente, dal quale far partire la griglia di divisione. I punti di intersezione delle linee vanno fermati bene con delle sbarrette di metallo, che non si spostino, per non dover ricalibrare la griglia. I picchetti agli angoli dei quadrati è consigliato vengano dipinti di colori brillanti per poter essere meglio evidenziati; in più è consigliato usare il sistema metrico decimale. La griglia può essere suddivisa in quanti più sotto-quadrati possibili secondo necessità.

Il sistema usato dai Biddle ha un’impostazione molto simile a quella del National Grid Reference System, che permette il riconoscimento di un punto del sito grazie all’utilizzo di sole 22 coordinate (Piano Cartesiano). L’ampiezza del sito deve essere di 10m e la quadrettatura fatta con lenza colorata per permettere il miglior riconoscimento delle zone da parte dell’archeologo. I vari quadrati sono inoltre nominati con lettere/numeri di plastica apposti al centro o in un angolo.

Il rilevamento della pianta del sito

Per registrare bene gli elementi del sito è bene mantenere una pianta in una scala ampia, ad esempio 20:1 per il sistema metrico. A volte è quasi impossibile delineare alla perfezione la distinzione dei singoli oggetti e degli strati; allora è bene che si delinei nel miglior modo possibile il carattere stesso dell’elemento, di modo da distinguere il punto di congiunzione.

È bene limitare l’interpretazione, anche se è difficile durante il disegno sul campo (anche per le capacità di disegno poco elastiche dell’archeologo). Le scale di colori e di simboli devono essere di numero inferiore rispetto agli elementi e agli strati, in caso contrario si rischiano caos ed illeggibilità. Su un sito si utilizzano più disegnatori, anche se si corre il rischio di avere disegni diversi (anche sostanzialmente) per una diversa cattura di particolari. Altro fattore che influisce nel disegno è la scala stessa: una pietra di 2cm appare come un punto. Gli elementi più piccoli inclusi sono di 1cm, il resto sparisce. È bene, inoltre, che lo stile di disegno adoperato sia lo stesso da tutti i disegnatori.

Sarebbe giusto segnare anche ogni scarpata, buco di palo e depressione nel terreno del sito, anche se non viene quasi mai svolto per mancanza di tempo. Per segnare le curve di livello delle digressioni si divide il sito in griglie da 20cm se piccolo e da 50cm – 1m se grande. Le piccole digressioni sono segnate allora come curve di livello con delle frecce che indicano il verso discendente. Nei siti complessi rischiano solo di confondere.

Se si vogliono prendere maggiori dettagli, come per la strada di ghiaia di Wroxeter, si segnarono intervalli orizzontali di 20cm e curve di livello di 2cm. Sulla strada si cercavano evidenze di un primo e di un secondo utilizzo, dove si studiarono dei resti sul terreno che avrebbero potuto indicare delle baracche affacciate sul lastricato stesso. Per fare questo lavoro si può usare anche una stadia con una rollina di 3m ed una lunga punta per analizzare buchi e crepe. Una stadiatura meno precisa può essere eseguita con la verniciatura.

Se i disegni fatti sul campo sono presi bene, allora si ricalcheranno quelli per la successiva pubblicazione, con le aggiunte di piante e sezioni interpretative se il sito era molto vasto. Se i disegni delle parti del sito sono in pellicola trasparente, allora si possono sovrapporre in pubblicazione per far notare la correlazione tra le varie parti.

Il telaio da disegno

Usare un telaio di 1 m² (2 m² troppo grandi) e suddividerlo in unità di 20 cm². In questo modo i disegni possono essere riportati a mano prima su carta millimetrata (opaca o trasparente) e poi sulla tavola da disegno nella scala desiderata. Se non ci si fida della carta millimetrata, che può perdere forma, è bene usare una pellicola di plastica con reticolo a stampa. Gli elementi di divisione del telaio possono essere ricavati con dei fili di plastica, nylon, ferro o elementi metallici a espansione. È meglio inoltre usare fogli di truciolato, invece che tavolette più pesanti, per agevolare la manualità dell’operatore e non affaticarlo.

È problematico usare il telaio se sono presenti degli ostacoli sul terreno che ne impediscono il posizionamento orizzontale. È importante che il telaio sia a livello se il terreno non è in piano: usare dunque delle livelle in legno o dei sassi per sollevarne gli angoli. Un metodo semplice per questa operazione è quello di usare delle asticelle duttili di filo metallico, da infilare nel terreno. Per terreni sassosi si consiglia, invece, l’utilizzo di morsetti con viti a farfalla e gambe con dischetti piatti o palline di gomma.

Se il telaio è in forte pendenza usare il filo a piombo per livellarlo. È consigliato anche usare la triangolazione e l’utilizzo di rolline per questo tipo di terreni.

Telaio 20 cm: Disegnare gli elementi guardando verticalmente il quadrato di superficie in esame. La scala 1:20 è la migliore perché permette di avere un telaio di 0,25 m² per aree di scavo di 5 m². Spostando i moduli via via che lo scavo prosegue, si otterrà la pianta di tutto il lavoro, che sarà molto più semplice correggere e completare.

Il sistema “a squadro”

Si ottiene con una rollina tesa sull’area da disegnare. Si usano o un nastro metallico o un’asta metallica di 3 m ad angolo retto per misurare le distanze. L’accuratezza del sistema dipende dalla valutazione dell’ampiezza dell’angolo retto e dal metodo della minima distanza dal punto d’intersezione. Dato che questo sistema porta a delle imprecisioni inaccettabili, è meglio usare uno squadro di metallo o di legno per la valutazione.

Il sistema delle due rolline parallele

Le rolline si tengono parallele ed a breve distanza per tutto il sito. Tra le due, poste alla stessa misura, viene poi fatta passare un’asta metallica da 1 m o 3 m. A questo punto l’angolo retto è perfetto e si può procedere alla misurazione. A Wroxeter i disegni sono stati eseguiti da studenti senza altra esperienza. Le tavole erano larghe 60 cm e lunghe quanto l’intero sito. Questo metodo di disegno alla cieca fu scelto per mantenere un profilo quanto più obiettivo possibile: c’erano infatti dubbi sull’interpretazione ed anche sulla presenza o no di edifici. I disegni assieme hanno formato la pianta del sito. Ovviamente la qualità del disegno era diversa per tutte le strisce.

Il sistema delle coordinate

Ogni punto della griglia è indicato (e trovato) secondo due coordinate x, y come per il Piano Cartesiano (si può usare anche con la triangolazione). Per la pianta del sito è bene usare un ellissografo con 3 misurazioni. In questo modo si può avere anche un solo disegnatore, che può tenere le due rolline con una mano ed un filo a piombo nell’altra.

La pellicola di plastica

Nonostante il suo costo elevato è preferibile usare la pellicola per i disegni perché la carta trasparente si modifica secondo le diverse condizioni atmosferiche (oggetti spostati in scala). Inoltre questo materiale permette anche l’utilizzo della matita con l’umidità. Usare matite morbide (HB – F) perché il segno è più riconoscibile, sono matite morbide e dal tratto flessuoso e nero, o inchiostri con Radiograph e simili, anche se questa opzione non può essere usata con l’umido. È inoltre consigliabile usare il colore nei disegni di campo per evidenziare meglio le situazioni, anche se potrà essere stampato solo nelle edizioni di lusso.

Dato che il disegno non può prescindere l’interpretazione del disegnatore, è bene che il disegno stesso non venga affidato ad un solo disegnatore. La fedeltà di resa del disegno e l’accuratezza devono essere controllate nel fine giornata per limitare l’approssimazione e stilizzazione degli elementi dello scavo (fori di palo fatti circolari, sassi e ciottoli omologati per forme e dimensioni). Per ovviare a questo problema è bene dare ai disegnatori delle fotografie stereoscopiche verticali d’appoggio dei loro settori. Può esserci anche una camera oscura sul campo. Il disegno unito alla fotografia porta alla miglior approssimazione possibile della realtà dello scavo. Le fotografie possono avere una distorsione, che può essere corretta con un tracciatore di linee radiali. Per la costruzione della pianta serve comunque la triangolazione degli elementi essenziali (edifici).

Durante le due guerre mondiali e dopo in Inghilterra si è notata una fortissima attrattiva verso le piante del sito, tanto da arrivare non al disegno della sezione verticale, ma di quella orizzontale, dove si prestava ai dettagli minimi la stessa attenzione rivolta alle complicatissime sezioni degli scavi. Le divisioni tra le sezioni vengono tracciate con dei puntini secondo i dati del rilevatore, che poi vengono uniti tra loro.

Le riprese fotografiche

Per avere una migliore resa fotografica è bene usare un negativo grande, ottenibile con una macchina fotografica 10x13 cm (ma si possono usare anche macchine 6x6 o 6x9). Molti sostengono che possano usarsi anche delle macchine a 35 mm, che portano a dei risultati non scadenti e, ovviamente, non stupendi. Le foto sono usate per completare l’accuratezza del disegno e per abbellire le pubblicazioni.

Fotografie verticali

Ci sono molti metodi di sollevamento per la macchina fotografica; tra i più semplici c’è l’utilizzo del cavalletto della macchina stessa. A seconda della dimensione dei cavalletti si arriva a prendere dai piccoli oggetti fino all’interità di una tomba. Per avere a disposizione altezze maggiori si usano scale su pali di sostegno o ponteggi che, però, dato il loro peso sono un problema per la mobilità e per lo scavo stesso. Le scale Tallescope non sono stabili alla massima altezza; una buona stabilità si può ottenere una scala estensibile usata a doppio. Per riprese fotografiche oblique dall’alto si può utilizzare qualsiasi sostegno per sollevare il fotografo (bedena di bulldozer). In giornate non ventose è consigliato utilizzare anche palloni aerei, modelli aerei radiocomandati ed aquiloni. Per fare mosaici di scatti verticali è bene usare uno strumento leggero, che non rovini il campo, facile da spostare e maneggevole per permettere lo scavo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AureoB00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nucciotti Michele.
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