La nuova storia
A cura di Jacques Le Goff
Negli ultimi 20 anni, c’è stato un profondo rinnovamento del mondo scientifico e sta cambiando anche la scansione del sapere. Questo cambiamento riguarda in particolare le scienze umane o le scienze sociali; tre fenomeni indicano questo emergere di un nuovo campo del sapere:
- L'affermazione di scienze sia nuove sia già comparse ma solo ora consacrate dal punto di vista universitario.
- Il rinnovamento sia della problematica che dell'insegnamento di scienze tradizionali.
- L'interdisciplinarità, evidente per la comparsa di scienze composite che uniscono due scienze, e che ha anche dato origine a scienze che superano le frontiere tra scienze dell’uomo e quelle della natura o della vita.
La collocazione peculiare della storia
In questo campo rinnovato, la storia occupa una posizione originale. Il termine nuova storia era usato da Henri Berr già nel 1930, e ci sono due caratteristiche essenziali che mettono la storia in questa posizione particolare:
- Il suo rinnovamento integrale.
- Il radicamento in tradizioni antiche e solide.
Influenzata dalla nuova geografia, una delle prime scienze umane a rinnovarsi e che verrà intesa come scienza dell’uomo e degli uomini, anche la nuova storiografia si proclamerà così fin dagli inizi. I maestri della nuova storiografia sono Lucien Febvre, Marc Bloch e Fernand Braudel. Da questa influenza si ha anche l’importanza della cartografia per la nuova storia, non solo carte topografiche o illustrative ma anche carte di ricerca e di spiegazione, per l’esigenza di cogliere la lunga durata iscritta nello spazio, di quantificare e localizzare, di formulare ipotesi esplicative suggerite dalle correlazioni tra fenomeni che si riferiscono ad aree sovrapposte o discordanti.
La storia non si è limitata ad aprirsi a nuovi orizzonti e indirizzi, come nel campo della demografia storica. La storia si proclama storia globale, totale e rivendica il rinnovamento di tutto il campo storiografico. Le opere di avanguardia nei vari settori della nuova storia dichiarano le proprie ambizioni al di là di ogni specializzazione, sono libri di storia totale in cui è tutto il complesso di una società ad essere analizzato e ricostruito. Ogni forma di storia nuova è un tentativo di storia totale. Anche il termine “sociale” presente nel titolo delle Annales (rivista accademica francese fondata nel 1929 da Febvre e Bloch) è stato scelto per il significato vago e in grado di abbracciare tutta la storia.
La seconda caratteristica originale della nuova storia è quella di basarsi su una lunga e solida tradizione. La nuova storia è nata in gran parte da una rivolta contro la storiografia positivista del XIX secolo, anche se molte delle acquisizioni tecniche del metodo storiografico positivista rimangono valide. La nuova storia ha allargato il campo della documentazione storica, da quella essenzialmente basata sui testi ha sostituito una storia fondata su una molteplicità di testimonianze (documenti figurativi e orali, scritti di ogni genere, reperti archeologici ecc.). Ma i metodi di analisi di questi nuovi documenti sono più o meno ricalcati sui metodi messi a punto dall’erudizione dei secoli XVII, XVIII, XIX.
La storia vive oggi una rivoluzione documentaria che ha con la nuova storia rapporti ambigui. È in corso di elaborazione una concezione nuova del documento e della critica. La storia beneficia di queste acquisizioni metodologiche come della propria organizzazione universitaria. Meglio delle altre scienze umane, la storiografia offre una base istituzionale solida e può volgersi verso nuovi orizzonti con le spalle coperte.
Nascita della nuova storia: la scuola delle Annales
La tradizione che sta dietro alla nuova storia è quella dei fondatori delle Annales d'histoire economique et sociale. Bisognava liberare la storia dalla routine e dalla chiusura entro barriere strettamente disciplinari. Poi c'era il desiderio di affermare due direzioni innovatrici espresse dai due aggettivi qualificativi del titolo della rivista:
- Storia “economica” - con la quale si voleva coltivare un campo quasi completamente trascurato dalla storia tradizionale (le Annales nascono nel 1929, anno della grande crisi).
- Storia “sociale” - per il carattere vago che consentiva di parlare di tutto.
Si volevano abbattere gli steccati che separavano la storia dalle scienze vicine, in particolare la sociologia. Marc Bloch scrisse che l'unica storia vera, che può essere fatta solo in collaborazione, è la storia universale. Dal 1924 al 1939, le Annales portarono avanti una battaglia contro la storia politica, che era da un lato una storia-racconto e dall'altro una storia di avvenimenti ed evenemenziale. Febvre respingeva la pretesa di cercare motivi reali dei grandi avvenimenti di massa nella psicologia individuale dei "grandi" o nel gioco contraddittorio di diplomazie rivali. I veri motivi erano economici, sociali, intellettuali, religiosi e psicologici. In seguito ha affermato anche che i fautori del materialismo storico accrescono la parte dei fattori economici nei conflitti internazionali, a detrimento dei fattori politici e morali.
Quindi, la posizione e l'azione delle Annales sono:
- Il rifiuto della storia semplicistica che si ferma alla superficie degli avvenimenti e fa dipendere tutto da un solo fattore.
- La debolezza di un’analisi troppo eclettica che rischia di smarrirsi nella molteplicità dei motivi.
- L'essenziale richiamo a una storia profonda e totale.
Le Annales inoltre criticano la nozione di fatto storico, poiché non c'è una realtà storica già definita ma bisogna svolgere una costruzione scientifica del documento la cui analisi deve consentire la ricostruzione e la spiegazione del passato.
Les Annales. Economies – Societes – Civilisations
Dopo la seconda guerra mondiale, le Annales e i suoi storici compiono un passo in avanti e imprimono un’ulteriore spinta alla nuova storia. La rivista dal 1946 porta un nuovo titolo che indica l’ampliamento dei suoi orizzonti, in cui si nota l’uso del plurale prima di tutto. Poi si ha la comparsa del termine “civiltà”, in cui si uniscono il materiale e lo spirituale. Marc Bloch giustifica questo uso di “civiltà” al plurale perché riconosce che in una società tutto si lega e si condiziona vicendevolmente: la struttura politica e sociale, l’economia, le credenze, le manifestazioni più elementari e più sottili della mentalità.
Il termine civiltà però nasconde anche dei pericoli, come l’uso che ne fa Arnold Toynbee il quale distingue, dagli inizi dell’umanità, 21 civiltà che passano tutte attraverso tre fasi successive di genesi, maturità e declino. Questa concezione assimila in modo sbagliato “società” e “civiltà”. Le Annales vogliono far comprendere e porre i problemi della storia, e si tratta dei problemi di una storia per il presente, per consentire di vivere e di comprendere in un mondo in condizioni di definitiva instabilità. La rivista si è presentata fin dall’inizio con una fisionomia internazionale, anche se è stata soprattutto occidentale ed europea, ma ha il desiderio di aprirsi più ampiamente al mondo intero.
All’inizio di questa nuova fase compaiono due opere programmatiche dei fondatori:
- La società feudale di Marc Bloch, modello di una storia problematica, sintetica e comparatista, aperta sui modi di vivere e di pensare, capace di superare la storia giuridica delle istituzioni in direzione di una storia sociale delle classi e dei poteri.
- Il problema dell’incredulità nel secolo XVI: la religione di Rebelais di Lucien Febvre, in cui sonda il centro religioso del XVI secolo e la lunga durata delle idee, dei sentimenti e delle fedi.
Uscirà anche un libro postumo di Marc Bloch, Apologia della storia o del mestiere di storico, revisione critica dei modi di pensare e di praticare la storia sbagliati. Da una parte c’è il rifiuto dell’”idolo delle origini”, dall’altra l’attenzione ai rapporti tra il presente e il passato, ovvero l’esigenza di comprendere il presente per mezzo del passato e di comprendere il passato per mezzo del presente. Anche nella raccolta degli articoli di metodo di Febvre si hanno le prese di posizione contro la storia politica e diplomatica, la storia-quadro, la storia manuale, la storia filosofica e quella fatta a base di storia evenemenziale, passiva davanti ai fatti, senza problemi, racchiusa nella rimuginazione dei testi. Invece lotta per una storia diretta, ovvero la storia fatta sulla base di indagini collettive, come indagini sul catasto, sui piani parcellari, sulla tecnica agricola e sulle sue ripercussioni sulla storia degli uomini.
La VI sezione della Ecole pratique de hautes etudes
I fatti essenziali nella vicenda delle Annales dopo la guerra sono da una parte la fondazione della VI sezione della Ecole pratique de hautes etudes, dall’altra il rinnovamento del gruppo dirigente della rivista. Victor Duruy, quando fondò a fianco della vecchia Sorbona un insegnamento basato sulla ricerca, sulla pratica erudita o sperimentale, aveva previsto una VI sezione, quella delle Scienze economiche e sociali. Il suo programma interdisciplinare era aperto sul mondo intero e basato sulla ricerca e sulle indagini collettive, lo stesso delle Annales, e la storia giocava un ruolo ispiratore e propedeutico. Questo fu un avvenimento molto importante per la nuova storia, che ormai si trasmette per mezzo dell’insegnamento, della ricerca, della discussione, a contatto con le altre discipline, e sfocia in una istituzione. A questo ci saranno numerose resistenze. Georges Friedmann diventerà in Francia il padre della nuova sociologia che sarà impregnata di storia, mentre Braudel e Morazè ridaranno alle Annales lo slancio verso quella storia in cui si illuminano vicendevolmente passato e presente. Fernand Braudel dà alla nuova storia la sua opera Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II. Egli studia in primo luogo le forze permanenti che agiscono sulle volontà umane, che pesano su di esse senza che se ne rendano conto, ed è un’analisi di ciò che il Mediterraneo rappresenta come forza motrice del gioco delle forze umane. Egli passa poi in rassegna le forze particolari ma contrassegnate da una certa permanenza, forze impersonali e collettive. Infine parla degli avvenimenti. Dopo la morte di Febvre nel 1956 Braudel diventa il principale ispiratore delle Annales.
I padri della nuova storia
La nuova storia può richiamarsi ad alcuni dei più grandi nomi della storiografia a partire dal XVIII secolo. Ad esempio secondo Voltaire la storia doveva essere economica, demografica, delle tecniche e dei costumi, degli uomini, delle strutture e non solo storia politica, militare, diplomatica, dei re e dei grandi e degli avvenimenti. Inoltre doveva essere storia in movimento, delle evoluzioni e trasformazioni, esplicativa e globale. Questo programma della nuova storia sarà ripreso anche nella prima metà del XIX secolo da Chateaubriand e Guizot. La prefazione degli “Studi storici” di Chateaubriand è un manifesto della nuova storia, che deve essere globale e in cui l’economico, l’artistico, l’antropologico sono in primo piano. Inoltre deve essere stori “filosofica” ovvero problematica ed esplicativa. Infine deve essere una storia disposta a rinunciare al prestigio dello stile e alla concezione dello storico scrittore e artista. Questa storia nuova è chiamata da Chateaubriand “storia moderna”. Guizot nel 1828 aveva indicato la civiltà come oggetto principale della storia, vedendo nella civiltà soprattutto l’idea di progresso.
I due principali precursori della nuova storia sono Michelet e Simiand, un economista francese. Anche Michelet rifiuta una storia essenzialmente politica ma aspirava a una storia totale e profonda. Egli richiama anche due orientamenti essenziali della nuova storia: una storia più materiale, che si interessasse anche al clima, all’alimentazione, alle condizioni fisiche; e una storia più spirituale. C’è inoltre una storia dei costumi e una storia antropologica. Simiand nonostante non fu uno storico ma un economista e un sociologo, ha molti titoli di merito nei confronti della nuova storia; in un articolo egli denuncia tre idoli della tribù degli storici:
- L’idolo politico -> lo studio dominante della storia e dei fatti politici, delle guerre ecc. che porta ad attribuire a questi avvenimenti un’importanza esagerata.
- L’idolo individuale -> concepire la storia come storia di individui e non come studio dei fatti, cosa che porta ad ordinare le ricerche intorno a un uomo e non intorno a un’istituzione, fenomeno sociale ecc.
- L’idolo cronologico -> l’abitudine a perdersi in studi sulle origini e indagini su varietà particolari invece di studiare e comprendere il tipo normale di una determinata epoca.
Detronizzare la storia politica fu il principale obiettivo delle Annales e il fine primario della nuova storia, anche se una nuova concezione del politico deve prendere il proprio posto nel campo della nuova storia. Per quanto riguarda la storia dei grandi uomini, da un lato essa continua a dominare nella produzione para- e pseudo-storica ma dall’altro la nuova storia deve conferire un nuovo statuto scientifico alla biografia. Infine uno dei grandi compiti della nuova storia è rivedere le abitudini cronologiche degli storici. La nuova storia deve orientarsi verso la presa in considerazione della molteplicità dei tempi storici e l’elaborazione di regole precise della lunga durata.
Una storia francese?
La nuova storia si presenta essenzialmente come una storia francese. La storia ha giocato in Francia, dal XIX secolo, un ruolo predominante di organizzazione e avanguardia nel campo delle scienze umane e sociali. Nei paesi anglo-sassoni le scienze sociali moderne sono derivate dalla sociologia o dall’antropologia, mentre in Francia è stata la storia ad assumere il ruolo di guida. In Inghilterra lo sviluppo precoce della scienza economia e dell’economia politica hanno parzialmente bloccato questa affermazione della storia. La Francia è l’unico paese moderno a vantare una tradizione storiografica antica e continua, legata sia ai centri di potere politico e ideologico, sia all’evoluzione sociale e alla precoce formazione del sentimento nazionale tra XII e XV secolo. La tradizione storiografica in Francia si è più o meno difesa dalle due influenze che altrove (Germania, Italia, paesi anglosassoni) l’hanno distolta dalla storia del quotidiano e del concreto, ovvero la filosofia e il diritto. Il diritto ha ispirato una storiografia giuridica troppo spesso avulsa dal reale. La nuova storia non deve avere una concezione nazionalistica ma deve essere particolarmente sensibile alle differenze.
La nuova storia oggi
La nuova storia è stata definita in base all’emergere di nuovi problemi, di nuovi metodi che hanno rinnovato settori storiografici tradizionali, e in base alla comparsa sull’orizzonte storiografico di nuovi oggetti, prima riservati all’antropologia.
La lunga durata
È la più feconda delle prospettive aperte dai pionieri della nuova storia. Le forze profonde della storia agiscono e si lasciano cogliere solo nei tempi lunghi. Un sistema economico e sociale cambia solo lentamente. Questo lo aveva capito anche Marx, che aveva indicato come tappe essenziali di storia dei sistemi di durata plurisecolare. Si possono scegliere come misura della storia i costumi o la mentalità, periodizzare in base alle tecniche, alle forze energetiche, agli atteggiamenti prevalenti riguardo fenomeni e problemi fondamentali, come il lavoro. La storia del breve periodo è incapace di cogliere e di spiegare le permanenze e i cambiamenti. Una storia politica che si regola sui cambiamenti dei regni e dei governi non coglie la vita in profondità. Bisogna studiare ciò che cambia lentamente e le strutture, ma bisogna anche resistere a una delle tentazioni della nuova storia ovvero usare espressioni come “storia immobile” in quanto la storia si muove sempre, e la nuova storia deve essere in grado di spiegare meglio il cambiamento.
L'uomo selvaggio e l'uomo quotidiano
La teoria della lunga durata ha favorito il riavvicinamento tra la storia e le scienze umane che studiano società “quasi immobili” ovvero l’etnologia o l’antropologia. Da qui si ha il crescente interesse per i costumi, i modi di alimentarsi, vestirsi, abitare ecc. Ne scaturisce la necessità di sviluppare metodi di elaborazione di testi sin qui trascurati, testi letterari o d’archivio che testimoniano delle umili realtà quotidiane, ovvero gli “etnotesti”. Il riavvicinamento tra storici e antropologi però non è privo di problemi. Negli ultimi decenni l’antropologia si è soprattutto dedicata ai continenti extraeuropei e al folclore, al quale la nuova storia si sente spesso vicina, mentre l’antropologia continua a non farne gran conto. La nuova storia si è soprattutto interessata a una etnologia delle differenze mentre l’antropologia si è rivolta all’uomo.
La nuova storia si è comunque sforzata anche di allacciarsi alle altre scienze umane, ad esempio la scuola sociologica francese aveva esercitato molta influenza sulle Annales. Però la nuova storia non trova facilmente un terreno comune con una sociologia che oscilla tra un linguaggio filosofico e astratto, e dei metodi di indagine molto empirici, e a loro volta i sociologi trovano la storia troppo poco concettuale. Anche con l’economia il dialogo non è facile, anche se lo sviluppo della storia economica e la sua presenza nella nuova storia mantengono aperte le vie di contatto tra le due scienze. La crisi attuale della geografia ha comportato anche un rilassamento delle relazioni tra la storia e la geografia, che ebbero un ruolo essenziale nelle Annales.
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