Complicanze della fase intraoperatoria
La sala operatoria rappresenta statisticamente uno degli ambienti sanitari con i più alti livelli di rischio collegato alla sicurezza sui luoghi di lavoro. I rischi nella fase intraoperatoria sono strettamente legati alla fase perioperatoria e preparatoria, dove la somministrazione di alcuni farmaci può causare criticità con alcuni farmaci anestetici; inoltre, possiamo dividere le complicanze in base al tipo di intervento che verrà eseguito:
- Interventi di chirurgia maggiore, ossia interventi complessi che richiedono un’anestesia generale e che, soprattutto a causa dell’utilizzo di farmaci anestetici, possono associarsi ad alcune complicanze.
- Interventi di chirurgia minore: sono interventi effettuati spesso in anestesia locale o loco-regionale (spinale, epidurale), dove quindi il tasso di complicanze è più basso.
Complicanze della fase intraoperatoria negli interventi di chirurgia maggiore
La trombosi venosa profonda è una complicanza che si può verificare sia nella fase preoperatoria che nella fase intraoperatoria; si manifesta con dolore, gonfiore, tensione cutanea e arrossamento cutaneo. Nella maggioranza degli interventi di chirurgia maggiore, come gli interventi di chirurgia vascolare e chirurgia cardiaca, la somministrazione di anticoagulanti deve essere sospesa almeno entro 5 giorni dall’intervento per prevenire possibili emorragie mentre per interventi minori come interventi sulla cute, estrazioni dentarie e chirurgia oculare (cataratta) non c’è bisogno di sospensione di somministrazioni di anticoagulanti. Le complicanze frequenti della trombosi venosa profonda comprendono:
- Insufficienza venosa cronica
- Sindrome post-trombotica
- Embolia polmonare
L’embolia polmonare è una complicanza intraoperatoria associata alla trombosi venosa profonda dovuta all'occlusione di arterie polmonari da parte di trombi che hanno origine altrove, generalmente nei grandi tronchi venosi delle gambe o della pelvi. La sintomatologia dell'embolia polmonare è aspecifica e comprende dispnea, dolore toracico pleuritico e, nei casi più gravi, sensazione di testa vuota, presincope, sincope o arresto cardiorespiratorio. Il trattamento dell’embolia polmonare si basa sull’uso di anticoagulanti e sistemi di compressione meccanica solitamente localizzati alle gambe del paziente operato. L’infermiere deve distinguere un’embolia massiva (caratterizzata da shock e/o ipotensione, PA massima minore di 90 mmHg) da quella non massiva che è caratterizzata da proprietà emodinamiche più stabili.
Assistenza infermieristica a paziente con rischio di embolia polmonare
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