La rivoluzione industriale
Le cause del primato britannico
La Gran Bretagna fu il primo Paese in cui si sviluppò la Rivoluzione Industriale a causa di condizioni molto favorevoli tra cui il clima, il territorio (ricco di carbone), che hanno influito sullo sviluppo industriale del Paese. Inoltre le limitazioni dei poteri della Corona hanno favorito l’emergere di ceti più intraprendenti. Ad esempio, la Navigation Act favoriva il commercio e la cantieristica, i Calico Acts favorirono l’industria tessile. Il sistema finanziario era adatto alle condizioni del territorio (Country bank e Merchant bank). Questo aveva portato all’emergere di alcune figure che davano ordine alle pratiche e consuetudini, tra cui Adam Smith e David Hume, dei teorici che seppero suggerire il miglior ordine per le condizioni del Paese.
Questi cambiamenti sono stati comunque possibili in un periodo molto lungo, a causa di un tasso di crescita basso. Tra il 1760 e il 1780 il tasso di crescita era dello 0.6%, tra il 1780 e il 1801 del 1.4%, e tra il 1801 e il 1831 il tasso di crescita era del 1.9% (oggi il tasso di crescita annuo della Cina è di circa il 7/8%). Nonostante fosse molto lenta, la crescita era comunque costante, e la sua velocità aumentava costantemente. L’intensificazione della velocità è data anche dalle scoperte scientifiche che vennero fatte negli anni precedenti alla Rivoluzione Industriale (macchina a vapore). La macchina a vapore avvia alla Rivoluzione energetica, e consente di accedere a risorse del sottosuolo che fino ad allora non erano disponibili per l’uomo. Essendo il primo Paese, la Gran Bretagna non sentiva alcun tipo di pressione o concorrenza. Inoltre, essendo isolata dalle altre potenze europee, non fu influenzata dalle Guerre Napoleoniche tra il 1700 e il 1800, e poté dedicarsi allo sviluppo economico.
Teorie economiche e modelli di sviluppo
La Rivoluzione Industriale è stata possibile grazie a soluzioni istituzionali che limitavano il potere sovrano e favorivano gli agenti economici. Anche i Paesi europei vollero imitare il modello economico inglese. Alcune teorie aiutano a capire come avvenne la Rivoluzione industriale nel Continente. Il contesto socio-culturale europeo era molto simile al contesto inglese. Gli studiosi cercarono quindi di imitare il modello economico inglese, stabilendo che il Paese che avesse seguito i passi della Gran Bretagna, avrebbe realizzato la Rivoluzione industriale. L’economista Rostow formulò un modello economico, suggerendo l’esistenza di stadi di sviluppo economico. Egli riteneva che i Paesi europei che fossero riusciti ad industrializzarsi sarebbero stati quelli che avevano adottato il modello inglese.
- Società tradizionale: vive nella stagnazione, la crescita economica è limitata alla disponibilità di produrre le risorse in maniera tradizionale.
- Transizione: inizia il cambiamento, si esce dal vincolo delle risorse.
- Decollo o takeoff: dopo una fase di transizione lo sviluppo si avvia e si autoalimenta, il Paese muta le sue condizioni (sviluppo autosostenuto) e si trasforma in una economia sviluppata (lo sviluppo riguarda ancora alcuni singoli settori, in particolari quelli industriali).
- Maturità: tutta l’economia è coinvolta nella trasformazione.
- Età del consumo di massa: gli effetti benefici si estendono anche al consumo con i mercati e le produzioni di massa.
Secondo Rostow, i Paesi che avessero avuto l’intenzione di affacciarsi allo sviluppo economico avrebbero dovuto seguire il medesimo percorso e imitare gli altri Paesi. Tale modello suscitò però fin da subito diversi dubbi da altri economisti che iniziarono a criticarlo. In particolare le critiche erano rivolte ad alcuni stadi suggeriti da Rostow, il quale non ne dava spiegazioni. Ad esempio, Rostow inserì la fase della transizione, ma non riuscì a spiegare come avviene né quali sono le sue caratteristiche.
In particolare lo storico russo Alexander Gerschenkron cercò di analizzare questo modello e di individuarne le debolezze, incentrandosi sulla fase della transizione e sulla fase del decollo. Gerschenkron riteneva che la realizzazione della Rivoluzione Industriale non è senza differenze (a differenza di come suggeriva Rostow), ma avviene differenziandosi dal modello inglese, pur imitandolo. I Paesi che si sono incamminati sul sentiero dello sviluppo economico si sono infatti differenziati dal modello inglese. Lo storico riteneva che più un Paese presentava differenze rispetto alla Gran Bretagna, maggiori erano le novità da introdurre nel facilitare lo sviluppo economico, e sottolineò che solo alcuni Paesi riescono a realizzare lo sviluppo economico, mentre altri non riescono.
Suggerisce l’esistenza di un’arretratezza relativa: non tutti sono arretrati nella stessa misura, la distanza dipende dal divario con i prerequisiti dello sviluppo, misurati rispetto alla Gran Bretagna (mercato, istituzioni, norme, ecc.). Se vi era un’arretratezza relativa, per raggiungere lo sviluppo bisognava recuperare questa distanza. Per ridurre la distanza rispetto alla Gran Bretagna bisogna ricorrere a dei fattori sostitutivi, che consentono di migliorare le proprie prestazioni, e possono variare a seconda dell’arretratezza. In gran parte dei casi il fattore sostitutivo è la libera combinazione del mercato, cioè è necessario fare sì che venga ad esistere una situazione di libero mercato. Gerschenkron introduce anche dei vantaggi dell’arretratezza, e sostiene che essere arretrati alle volte produce dei vantaggi e non solo svantaggi, un esempio di questi vantaggi è l’imitazione: se un Paese è arretrato ha la possibilità di imitare solamente le soluzioni vincenti dei Paesi industrializzati e sviluppati, così da non commettere gli errori che i Paesi leader hanno dovuto affrontare.
Il paradigma di Pollard e North
Pollard invece riteneva che lo sviluppo economico non era da valutare nelle intere Nazioni, ma all’interno delle singole regioni. La dimensione nazionale non è più adeguata nel misurare lo sviluppo economico. La differenziazione regionale portò Pollard ad uno studio sui differenziali della contemporaneità, cioè riteneva che alcuni fenomeni, a seconda del momento in cui si realizzano, hanno effetti differenti. Ad esempio la ferrovia diventa il modello principale per il commercio e il trasporto, ma ha effetti diversi sulle varie nazioni. Ad esempio, ebbe un impatto molto importante nel continente europeo, ma non in Gran Bretagna dove la rivoluzione industriale era già avvenuta e in cui il suo impatto fu quasi irrilevante (in GB durante la Rivoluzione Industriale il commercio avveniva grazie alla presenza di canali navigabili). Si può dire che la rivoluzione industriale inglese terminò con l’avvento della ferrovia, mentre per altri Paesi come il Belgio, la Rivoluzione Industriale cominciò proprio con l’avvento della stessa. In Italia invece la ferrovia arrivò troppo presto, quando non erano ancora presenti settori produttivi all’altezza.
Secondo Douglas North un importante fattore che consente lo sviluppo economico è dato dalle istituzioni, che hanno il potere di abbassare i costi di transazione e rendono più efficienti i mercati. Lo Stato ha un ruolo molto importante, perché può favorire o meno il perseguire dello sviluppo economico, ma può anche avere ruoli differenti (minimale in GB). Nel corso del tempo lo Stato assume un ruolo sempre maggiore, tanto che si sviluppano i sistemi di economia mista, fino all’esperienza sovietica dello Stato massimale, in cui lo Stato è tutto. Si sviluppa poi il welfare state europeo.
Durante gli anni della Restaurazione (anni 20 del 1800) la Gran Bretagna era dal punto di vista del reddito pro capite più avanti rispetto a tutti gli altri Paesi, e mantiene costante questo distacco per tutta la prima metà dell’Ottocento. Tutta l’Europa ammirava la Gran Bretagna e cercò di raggiungere i medesimi risultati imitandola. La GB però aveva realizzato lo sviluppo economico in solitudine, mentre gli altri Paesi erano costretti a realizzarlo in concorrenza tra di loro. La rincorsa doveva avvenire entro il 1913, entro la Prima Guerra Mondiale. I Paesi che non ci riuscirono rimasero arretrati (es. Spagna e Russia) fino agli anni ’90 del Novecento. L’Italia riuscì a ridurre il distacco rispetto alla Gran Bretagna e agli altri Paesi entro la Prima Guerra Mondiale, pur essendo l’ultimo Paese a riuscirci. Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 la crescita economica frenò, ma seppe riprendersi dopo la Seconda Guerra Mondiale, tanto che il momento che porta al culmine il processo di trasformazione italiano è il secondo dopoguerra e tutti gli Anni ’50. L’avvicinamento italiano alla Gran Bretagna è per cicli e fasi, e richiede 70-80 anni. Tuttavia l’Italia incontra le maggiori difficoltà dopo gli anni ’90, aumentando il distacco che fino a qualche anno prima si stava riducendo sempre di più. Inoltre dalla Prima Guerra Mondiale in poi, la Gran Bretagna perde la sua leadership, lasciando il posto agli Stati Uniti e alla Germania, riuscendo comunque a rimanere tra le grandi potenze.
Il Belgio e la Francia
Quando la Rivoluzione Industriale si sposta nel continente europeo, alcuni Paesi erano più avvantaggiati rispetto ad altri, perché avevano caratteristiche tali da consentire di recuperare il gap con la Gran Bretagna. Tra di questi vi era il Belgio, che aveva caratteristiche talmente simili alla GB che bastarono alcuni interventi per rendere possibile la rivoluzione industriale e di seguire gli stadi individuati da Rostow. Il Belgio adottò anche diversi interventi al fine di favorire lo sviluppo economico, tra cui diventare Stato autonomo nel 1830. Le risorse del Belgio erano simili e il Paese godeva di una economia aperta. A fine ’700 iniziano alcune attività produttive della lana, che diventò uno dei pilastri dell’industrializzazione del Belgio. Inoltre disponeva di importanti miniere di carbone. Alla lana si aggiunse anche il cotone (i pilastri della Rivoluzione industriale sono il tessile e il carbone), e infine si sviluppò anche l’industria chimica (colori per la tessitura). Tuttavia il problema del Belgio riguardava le risorse finanziarie, ovvero come allocare tali risorse finanziarie e in quali settori emergenti. Dagli anni 20 dell’Ottocento nascono delle Banche Industriali, portando dal 1830 alla nascita della Société Générale de Belgique, una holding finanziaria che si occupava di investimenti industriali. Nel 1835 nacque poi una seconda banca ad orientamento industriale. Determinante in Belgio fu la rete ferroviaria, aperta ai commerci internazionali. Queste condizioni attirarono investitori dall’estero, e portarono il Belgio ad essere il primo Paese a recuperare il distacco con la Gran Bretagna. La velocità del Belgio è dovuta alla forte assonanza con la Gran Bretagna, e alle sue piccole dimensioni (in termini di territorio e popolazione). Il Belgio è stato avvantaggiato dalle sue piccole dimensioni, ma non può essere certo paragonato alla rivoluzione industriale avvenuta in Gran Bretagna.
Il primo grande Paese europeo in cui si realizza la rivoluzione industriale è invece la Francia. La Francia era uno Stato molto centralizzato formatosi tra il 1600 e il 1700, e presentava forti differenze rispetto alla GB. I prerequisiti differenti portarono ad una crescita nettamente differente rispetto a quella vissuta dagli inglesi. Tale differenza è stata a lungo considerata come arretratezza, perché comparata con l’esperienza inglese. In realtà è riuscita nel tempo a ridurre il divario con un percorso differente, e non con una imitazione del modello inglese. I fattori erano infatti molto diversi: la Francia era uno stato accentrato, disponeva di un vasto territorio, la popolazione era molto diffusa e gli agglomerati erano pochi, solo le città principali, la demografia era molto differente e la popolazione era molto legata all’attività agricola (piccole e medie proprietà). La crescita demografica era poi molto più lenta rispetto alla Gran Bretagna.
L'energia e le infrastrutture in Francia
Inoltre in Francia la fonte energetica prevalente non è più il carbone (sebbene avesse alcuni giacimenti, spesso confinanti e contesi), ma l’acqua come forza motrice per produrre energia e muovere i macchinari. La forza idrica venne quindi sfruttata nelle valli, portando ad un decentramento dell’industria. Negli anni successivi alla Rivoluzione Francese con Napoleone (dal 1790 al 1815 con la sconfitta di Waterloo), il Paese si dedicò ad enormi spese militari, che influenzarono il lento sviluppo economico. I settori in cui la Francia realizza i maggiori investimenti sono cotone e lana. Si sviluppa poi il settore della seta, un tessuto riservato solo ai più abbienti, le cui industrie erano distribuite su tutto il territorio. Parigi divenne la capitale della moda.
Si dotò poi di infrastrutture moderne e di strumenti che consentirono di favorire lo sviluppo economico, e di introdurre l’industria siderurgica, molto importante per le ferrovie, la meccanizzazione e le infrastrutture. Per finanziare queste innovazioni si sviluppano istituti di finanza internazionale, adeguati alla nuova realtà economica. Tra di questi vi fu il Credit Mobiliere dei fratelli Pereire. Lo Stato ebbe un ruolo molto importante, in quanto negli anni di Napoleone, l’imperatore necessitava di importanti infrastrutture e di impegni civili nella realizzazione di ponti e strade. Nacquero quindi scuole di ingegneria che rimasero attive anche dopo la caduta di Napoleone.
La Francia svilupperà poi la produzione di energia elettrica, sfruttando gli impianti idroelettrici, e realizzando energia elettrica grazie alla disponibilità di risorse idriche. La Francia ebbe quindi uno sviluppo totalmente differente rispetto a quanto avvenne in Gran Bretagna.
Il caso tedesco
La Germania è il cuore dell’Europa, per la sua storia, le sue dimensioni e la sua posizione centrale. Si costituisce come Stato unitario con tempistiche simili a quelle dell’Italia. Con il Patto di Varsavia era infatti frammentata in tanti stati più piccoli. La ricomposizione prende avvio dopo la Pace di Vienna del 1815. Il processo di unificazione parte dalla costruzione di un territorio economico comune, e in seguito avviene l’unificazione politica (contrariamente all’Italia). Uno Stato in particolare, la Prussia, si fa carico dell’unificazione e avvia il procedimento, creando nel 1833 lo Zollverein, un’unione doganale: vengono abolite le dogane interne, creando un ampio mercato di scambio.
Questo portò all’unificazione nel 1871. La Germania si industrializza quindi non con la prima, ma con la seconda rivoluzione industriale, perché realizza il proprio processo di industrializzazione adottando strumenti, fattori e modalità differenti rispetto alla prima rivoluzione industriale. La seconda rivoluzione industriale vede grandi investimenti in settori capital intensive: lavorazione dell’acciaio, produzione di elettricità e ingegneria meccanica e chimica.
Gerschenkron riteneva che l’industrializzazione tedesca fosse avvenuta attraverso dei fattori sostitutivi, e in particolare fosse avvenuta sulla base di settori che richiedevano ingenti capitali (capital intensive). Nasce la Banca universale, o Banca mista, il cui obiettivo è quello di fornire capitali per sostenere tutte le esigenze del Paese. Tra di queste vi sono banche esistenti ancora oggi: Deutsche Bank e Commerzbank (1870) e Dresdner Bank (1882). Viene definita Banca mista perché fornisce tutti i capitali circolanti per il breve periodo e per il lungo periodo. Queste banche universali si sostituiscono al mercato, cercando di accelerare il processo di industrializzazione. Si differenziano anche nella loro operatività: tali banche contribuiscono alla crescita delle grandi industrie per esempio partecipando ai consigli di amministrazione, intervenendo anche nella gestione delle imprese.
Viene creato un sistema di capitalismo cooperativo e organizzato, in cui le banche coordinano la concorrenza. Tali imprese spingono verso il dumping, proteggendo il mercato interno e svantaggiando la concorrenza esterna. In questo periodo nascono grandi imprese. Nel settore chimico nascono la Bayer, la Basf, la Hoechst, nel settore dell’elettromeccanica nascono la Siemens e la AEG e nel settore dell’acciaio nascono la Krupp e la Thyssen. In diversi territori tedeschi erano presenti grandi giacimenti di risorse molto importanti, tra cui l’area più importante della Ruhr. In Gran Bretagna l’industrializzazione si sviluppa sulla libera concorrenza, mentre in Germania si sviluppa grazie a poche grandi imprese e industrie. L’esperienza tedesca dell’industrializzazione ha necessitato di conoscenze teoriche e scientifiche molto complesse, che hanno portato alla nascita di scuole non solo teoriche ma anche tecniche (politecnici e scuole professionali).
Pollard sottolinea come la rivoluzione industriale tedesca ha interessato solo alcune regioni in particolare (a ovest), mentre altre restarono più arretrate (es. la Prussia). Bismarck introduce poi delle soluzioni assistenziali e previdenziali, regolamentando il lavoro minorile e le pensioni, facendo diventare la Germania il primo Paese a occuparsi di temi sociali e introducendo il welfare state.
Conclusioni sui modelli europei
Gli altri Paesi europei che intendessero avviare la rivoluzione industriale avevano ora diversi esempi da imitare, non più solo la Gran Bretagna, ma anche il Belgio, la Francia e la Germania. I paesi che non si erano ancora industrializzati erano i Paesi periferici, ovvero l’impero Asburgico, la Russia, l’Italia e la Spagna. L’impero Asburgico era una realtà che presentava sia centralità sia periferia. Il centro principale era Vienna, ma presentava anche alcune nazioni fin troppo arretrate (Romania, Bulgaria e Polonia, ecc.). Il processo di industrializzazione imita la Germania ed è concentrato solamente nella zona di Vienna e della Cecoslovacchia. La Russia era ancora più periferica, caratterizzata da un’arretratezza economica ma anche culturale (c’era ancora la servitù della gleba, ovvero i contadini erano legati a determinati terreni e padroni).
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