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Il bozzar delle storie: schizzi e disegno dall'antico

Il bozzar delle storie si divide in due categorie: lo schizzo e il disegno dall'antico. Essi si differenziano per il tipo di finalità che hanno. Il disegno dall'antico è una rappresentazione delle architetture del passato, un rilievo che serve a capire le proporzioni dell'architettura. Prima si proporzionava in modo empirico, si vedevano le cose passate che si mantenevano ancora e si copiava per avere lo stesso effetto statico. Gli architetti andavano a Roma col metro e riportavano le misure di ogni elemento. È un disegno che attiene alla funzionalità delle forme, non deve essere bello, si deve solo capire e leggere, è un promemoria.

Ci sono poi disegni che servono per presentare un progetto a qualcuno, alla maestranza, e quindi un esecutivo, oppure disegni che servono per prefigurare l'architettura, e questi devono essere belli, per far capire al committente come sarà l'architettura, il disegno che serve a vendere, come i render e i filmati, dove la rappresentazione può vivere di vita propria. Già nell'antichità il disegno dava informazioni, non era un'opera d'arte, un dipinto, non era estetica, era reale.

Forma Urbis Romae e i trattati di architettura

Uno dei primi disegni è la Forma Urbis Romae (III sec d.C.), ci sono stati alcuni ritrovamenti ed è stata fatta una ricostruzione con dei pezzi di marmo, era una pianta di Roma disegnata sulla pietra, posta nell'accesso di Roma, serviva per orientarsi e per capire dov'erano le botteghe, i teatri, vi erano informazioni di livello urbanistico, le funzioni della città.

Trattati di architettura: uno dei primi trattati fu il "De Architectura" di Vitruvio (35-25 a.C.) con il quale si acquisiva padronanza dei metodi di architettura, era tutto quello che si sapeva in quegli anni sull'architettura. Vitruvio in quel trattato distingue 3 tipi di disegno: l'iconographia (convenzioni tecniche, la pianta), l'orthographia (ortogonale rispetto alla pianta, cioè il prospetto o la sezione), e la scaenographia (disegno allusivo della facciata e dei fianchi che si allontanano, in cui tutte le linee rispondono all'asta fissa del compasso, ovvero la prospettiva, anche se quella reale fu inventata poi da Brunelleschi, mentre quella di Vitruvio non era precisa, ma metteva insieme due prospetti simultaneamente). I disegni originali di Vitruvio non ci sono giunti.

La Forma Urbis fu il primo esempio di disegno consapevole, ma ce n'erano anche nella preistoria, che mostravano granai e palafitte, ma non c'era l'intenzione di mostrare l'architettura, era solo per mostrare il paesaggio, mentre le piante le avremo nel Medioevo, quando i Monaci Sangallesi fecero la pianta dell'Abbazia Benedettina, una planimetria a fil di ferro, ovvero senza lo spessore dei muri, in cui vi sono anche delle quotature.

Il concetto di schizzo secondo Giorgio Vasari

Giorgio Vasari nel libro Le Vite, nell'appendice descrive tutte le tecniche artistiche, e parla dello schizzo: "Gli schizzi chiamiamo noi una prima sorte di disegni che si fanno per trovare il modo delle attitudini et il primo componimento dell'opera, e sono fatti in forma di una macchia, accennati solamente da noi in una sola bozza del tutto. E per che questi dal furor dello artefice sono in poco tempo espressi, universalmente sono detti schizzi, perché vengono schizzando o con la penna o con altro disegnatoio o carbone, in maniera che questi non servono se non per tentare l'animo di quel che gli sovviene." (Giorgio Vasari, Le Vite, Libro I, cap. XVIII, 1450). Quindi sono un primo disegno per trovare il componimento dell'opera, sono confusi, non c'è distinzione tra le parti, è un ragionamento fatto velocemente per fermare l'idea nel gesto dello schizzo, serve solo a tenere a mente le cose, è un post-it.

Tra i primi schizzi troviamo i disegni di un monaco del Tardo Medioevo che andò in giro per tutta l'Europa a disegnare, ed oggi questi disegni sono utili a ricostruire alcune architetture andate distrutte, ma erano disegni che servivano a lui per capire, erano schemi. Autoritratto di Villard de Honnecourt dal Livre de Portraiture 1230.

La tecnica dello schizzo tra artisti

La tecnica dello schizzo era usata anche dagli artisti prima di un'opera, un lavoro alla composizione, ad esempio è il caso di Pisanello nel Cartone della Sinopia, che usò per fare un affresco cavalleresco. La Sinopia era uno strumento per dipingere le pareti, lui fece un cartone, dando la dimensione, poi fa dei buchi lungo le linee maggiori e con la polvere di gesso rimanevano sul muro, e poi si ricalcava il disegno. Pisanello fece anche un taccuino in cui rappresentò la Corte di Ferrara, il Patriarca di Costantinopoli (1438), fa parte del Concilio di Firenze, ci sono cose che gli risultavano inusuali, rappresentò il patriarca a cavallo e il cavallo non aveva le narici perché in oriente si tagliano in modo che riescano ad ossigenare di più ed a camminare di più.

Antonio di Puccio Pisano detto Pisanello, Visita dell'Imperatore Bizantino Giovanni VII Paleologo e del Patriarca di Costantinopoli al Concilio di Firenze, Ferrara 1438.

Leonardo da Vinci e lo schizzo

Leonardo da Vinci, per il Cartone della Battaglia di Anghiari disegna su un taccuino di studi e scrive "Il bozzar delle storie sia pronto e 'l membrificare non sia troppo finito sta contento solamente a' siti d'esser membra, I quali poi a' bel aggio piacendoti potrai finire" (Leonardo da Vinci, Trattato della Pittura, 1550). I dettagli non sono ben definiti, la composizione è più dinamica, cerca la scena in movimento. Lo schizzo è qui un'impostazione di dimensioni e posizioni da definire meglio dopo. Leonardo disegnava per indagare e studiare. Fu chiamato a studiare dighe che contenevano l'Arno che era in piena, egli studiava ed inventava macchine anche per la guerra, studiò la posizione del feto nel grembo materno, pensò che potesse funzionare come un carciofo, fece delle similitudini.

L'applicazione dello schizzo da parte di Donato Bramante

Donato Bramante riprogettò la Basilica di San Pietro, disegnando la planimetria su una pergamena. Fece uno schizzo e poi delle variazioni, fece delle prove, trovò soluzioni alternative. In alto vediamo delle prospettive, è il pensiero di un architetto che sta progettando per tentativi. Nell'immagine accanto la messa in bella, qui non ci sono ripensamenti, è in scala, su una pergamena più pregiata con campiture di inchiostro, ci è voluto molto tempo. Donato Bramante, progetto per San Pietro.

Nell'Incisione Prevedari (Milano, 1481), Bramante disegna in prospettiva. Contratto del 24 ottobre 1481 con impegno dell'incisore Bernardo Prevedari a "fabricare [...] stampam unam cum hedifitijs et figuris [...] secundum designum in papiro factum per magistrum Bramantem de Urbino..."

Michelangelo e il disegno delle fortificazioni

Michelangelo disegnò le fortificazioni per la Porta Prato di Firenze. La forma è strana, lui segna la traiettoria delle armi, la forma a spigoli era per consentire ai soldati di non avere angoli morti e poter colpire i soldati nemici da qualsiasi punto. L'architetto plasma l'architettura come lo scultore con la creta, Michelangelo fa mille ripensamenti e poi ne ricalca solo uno. Il disegno dà vita a forme diverse.

Raffaello Sanzio e Andrea Palladio: il disegno come strumento di progettazione

Raffaello Sanzio disegnò il Compianto su Cristo Morto (studio per il trasporto di Cristo). Andrea Palladio disegnò in alto la sezione restaurata della trabeazione del Tempio di Marte Ultore a Roma, fa il profilo con le misure di tutti gli elementi. Poi dopo tanti anni sotto disegna 20 piante alternative per ammodernare la casa di Camillo Volpe (Vicenza). Le piante hanno variabili dipendenti ed indipendenti, le proporzioni sono in variabili, risolve l'equazione del progetto per valutare velocemente una serie di varianti. 1:1, 1:2, 1:3 sono le combinazioni di Palladio. L'unica variante è il posizionamento della scala.

Palladio nel 1570 scrisse I Quattro Libri dell'Architettura, in cui mise un Tempietto di Bramante di qualche anno prima, mise un prospetto e una pianta di Vitruvio e lui ne fece il rilievo. Il successo dell'architettura di Palladio è il fatto che era disegnato in proporzione e in scala, e tu potevi rifarlo. Il disegno serviva anche a divulgare l'architettura.

Altri esempi di disegno architettonico

Francesco Borromini disegnò il progetto di S. Ivo alla Sapienza (1642), con la copertura di forma elicidale. H Focillon, storico dell'arte contemporaneo, nel trattato Vita delle Forme, Elogio della Mano, scrive: "Mi accingo a intraprendere questo elogio della mano così come si adempie ad un dovere di amicizia. Nel momento in cui inizio a scrivere vedo le mie, di mani, che sollecitano, che stimolano la mia mente. Eccole, compagne instancabili, che per tanti anni hanno assolto il loro compito, l'una tenendo fermo il foglio, l'altra moltiplicando sulla pagina bianca quei piccoli segni scuri, fitti, persistenti. Grazie ad esse l'uomo prende contatto con la dura consistenza del pensiero, arriva a forzarne il blocco. Sono le mani ad imporre una forma, un contorno, e, nella scrittura, uno stile."

Le Corbusier prendeva appunti su un taccuino, qui prese le misure durante un viaggio in Oriente, e studiò un sistema di camere di luce. La rotta transatlantica, Le Voyage en Orient, 1911.

Mario Ridolfi progettò una casa per sé e sua moglie. Lui amava sua moglie ed il disegno, la moglie morì, poi perse la vista, si uccise. Mario Ridolfi, Casa Lina, 1966 e Casa INA (Roma).

Aldo Rossi e Purini furono gli ultimi grandi disegnatori italiani, disegni e componimenti poetici. Aldo Rossi, Progetto per Cimitero di San Cataldo, Modena 1971. Franco Purini, Parete 1976.

Architettura gotica

L'architettura gotica (1150-1500, Europa): il Gotico è uno stile notevolmente diverso, ha una sua particolare forma, tende a trasformare la struttura in una struttura puntiforme, le campate arrivano a far scomparire la parete, i muri sono quasi sostituiti da vetrate. I teologi affermano che "lo splendore della bellezza e della verità" lo troviamo nelle cattedrali gotiche. Tutto l'insieme è caratterizzato dalla presenza decisiva della luce. "Tutto è luce, la luce splende ovunque, nella luce si mostra Dio", è una luce colorata filtrata dalle vetrate. Questa architettura nasce dal voler rappresentare la Città di Dio (1140) nell'Ile de France, la regione che circonda Parigi. È anche una manifestazione della nazionalità francese. Il processo di unione dei feudi comincia ad avvenire in questo momento, un potere sopra-feudale, caratteristica anche politica, crea un diverso modo di pensare rispetto a quello romano pontificio. Queste cattedrali costruiscono un linguaggio nuovo.

I canoni del Gotico furono definiti dalla Cattedrale di Notre-Dame di Chartres (Chartres in Francia 1194) costruita dal vescovo Fulberto ed ancora in buono stato di conservazione, grande luogo di pellegrinaggi, è una tappa del cammino di Santiago de Compostela. Facciata rivolta ad ovest, abside ad est. In facciata troviamo due torri campanarie. Il Portale Reale è costituito da 3 ingressi decorati da statue, intrecci, colonnine, foglie d'acanto che rappresentano la Nascita di Gesù, i mestieri legati alle stagioni ed ai segni dello zodiaco, figure dei bestiari medievali, le scene si susseguono seguendo il filo della narrazione. Il transetto presenta anch'esso due facciate, quella nord che presenta 3 ingressi del Portale dell'Alleanza scolpito con scene della Bibbia, e quella sud con altri 3 ingressi con gli Apostoli e i Santi.

La pianta è a croce latina con 3 navate di 6 campate, nel transetto 3 navate di 3 campate, poi vi è il coro di 4 campate con le navatelle che girano attorno all'abside semicircolare formando un doppio deambulatorio con 5 cappelle radiali. Le navate sono coperte da volte a crociera separate da arcate ogivali poggianti su pilastri polistili (pilastro composto di colonnine sottili) e sormontate da un triforio (galleria situata sopra le navate laterali). Sono presenti 176 vetrate raffiguranti Santi e personaggi Biblici. Il pavimento presenta un labirinto.

Altre opere gotiche

Convento Madonna del Carmine o Chiesa do Carmo (Lisbona, in Portogallo 1389). Fu distrutto da un terremoto nel 1755, era la più grande chiesa gotica della città, ne rimane solo lo scheletro, 3 navate e i costoloni degli archi ogivali.

Abbazia di S. Galgano (Siena, 1218), una chiesa gotica cistercense dopo il crollo, rimangono i pilastri ed i costoloni che creano un telaio che permette di fare scomparire la parete. Manca il tetto, ha pianta a croce latina, 3 navate, ampio transetto, campate di pilastri cruciformi, facciata a doppio spiovente, abside rettangolare, sui lati monofore strombate a tutto sesto e bifore, contrafforti, la copertura era a volte a crociera poggianti su costoloni.

Villard de Honnecourt, 1230 architetto francese.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Consoli Gian Paolo.
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