Appunti ragioneria generale e applicata (28 settembre 2020)
Aspetti introduttivi
Iniziamo con gli aspetti introduttivi: la contabilità generale, la partita doppia e il concetto di competenza economica. La contabilità generale, che cos’è? A che cosa serve? Quando parliamo di contabilità generale facciamo riferimento a tutte quelle registrazioni e rilevazioni che ci servono per tener memoria dei fatti di gestione. Possiamo considerare la contabilità generale come lo strumento che ci serve ad annotare ciò che accade all’interno dell’azienda e tutti i fatti di gestione che coinvolgono l’azienda.
Che cosa osserva questo insieme di rilevazioni? L’oggetto di osservazione della contabilità generale sono gli atti e i fatti di gestione esterna, cioè significa che, in contabilità generale, andiamo a registrare tutte quelle operazioni che l’azienda fa con i soggetti esterni (finanziatori, banche, fornitori, clienti). Non osserviamo i processi produttivi, ma tutto ciò che riguarda l’azienda e la sua relazione con i soggetti esterni ad essa.
Perché non si osservano i fatti di gestione interna, cioè ciò che accade internamente alla gestione aziendale? Perché per osservare i fatti di gestione interna c’è un sistema di contabilità ad hoc che si chiama “contabilità analitica” e che riguarda, invece, tutto ciò che succede internamente all’azienda (processi produttivi, combinazione di fattori produttivi e così via). Oltre a questa rilevazione che è continuativa, cioè ogni volta che si fa un’operazione con un oggetto esterno, viene registrata in contabilità, la contabilità generale rileva periodicamente, cioè in determinati momenti dell’anno, alcuni specifici fatti di gestione o operazioni.
Quando avviene questo periodicamente? Quali sono questi momenti dell’anno in cui la contabilità generale registra questi atti di gestione? Generalmente, è il 31/12, quando andiamo a fare le scritture di assestamento, dove non si rileva un fatto di gestione perché non accade nulla in azienda, ma si va ad assestare i valori economici dell’anno. Quindi, quando parliamo di contabilità generale la dobbiamo vedere come una cosa che ogni giorno registra ciò che accade, al 31/12 si afferma e registra determinate registrazioni di assestamento.
Scopo della contabilità generale
Qual è lo scopo della contabilità generale? Perché l’azienda tiene un sistema di contabilità generale? La contabilità generale serve per determinare l’utile o la perdita d’esercizio a fine anno, dalla contabilità generale deriva il risultato economico del periodo. Allo stesso tempo, però, la contabilità generale esprime e sintetizza qual è il capitale con cui si è prodotto quell’utile, cioè come sono stati combinati i fattori produttivi per produrre quel risultato economico, sia esso positivo o negativo. L’obiettivo è un obiettivo conoscitivo: vogliamo conoscere se la nostra azienda è andata bene o male (utile o perdita) e qual è il capitale di cui ci siamo serviti per arrivare a quel risultato.
Non solo, perché oltre a dirci l’utile o la perdita e il capitale di funzionamento, la contabilità generale produce tutta una serie di informazioni supplementari che vanno ad integrare a quelle relative al risultato economico e al capitale di funzionamento. Sono tutte quelle informazioni che ci servono per comprendere meglio la gestione aziendale e per comprendere perché siamo arrivati ad un determinato risultato economico, al di là dell’utile o della perdita.
Il sistema di contabilità generale
Su che cosa si basa il sistema di contabilità generale, cioè come avvengono le rilevazioni? Questo insieme di rilevazioni avviene attraverso l’uso dei cosiddetti conti, tutto il sistema di contabilità generale è strutturato sull’uso di conti che non sono nient’altro che delle scritture che servono per darci delle informazioni in merito ad un determinato oggetto, un determinato aspetto della vita aziendale. Esistono due tipologie di conti: i conti a valore e i conti a quantità. Qual è la differenza? La differenza è che i conti a valore sono espressi in termini monetari (euro), invece, i conti a quantità sono quei conti che non vengono espressi in euro, ma in termini non monetari (quantità di prodotti acquistati/venduti...).
Nel sistema contabile che utilizziamo è chiaro che i conti che vengono maggiormente utilizzati sono quelli a valore, perché si deve riportare tutto ad un utile o ad una perdita e, quindi, è fondamentale che tutte le operazioni vengano rappresentate in termini monetari. Nel sistema di contabilità generale i conti vengono distinti in due categorie: conti finanziari e conti economici.
Conti finanziari
I conti finanziari sono, innanzitutto, i conti accesi a valori monetari certi, cioè tutti quei conti che risultano certi nell’ammontare e che sono sempre oggettivamente determinabili. La seconda categoria di conti finanziari sono i conti accesi a valori numerari assimilati perché sono simili a quelli certi, ma un po’ meno certi di quelli visti sopra, hanno un carattere di maggiore incertezza rispetto ai conti accesi ai valori numerari certi. È qualcosa di assimilabile al denaro liquido, come, per esempio, i crediti e debiti perché non c’è certezza della riscossione finché non si arriva a scadenza.
L’ultima categoria sono i conti accesi a valori numerari presunti che sono quei conti finanziari caratterizzati dal maggior grado di incertezza, cioè che riguardano fatti di gestione incerti sia nell’ammontare che nel momento in cui si verificano. Come vengono rappresentati in contabilità i conti finanziari? Ogni volta che c’è una modifica di un conto si genera una variazione, cioè ogni qualvolta succede qualcosa in azienda si movimenta un conto. I conti finanziari hanno un funzionamento antitetico, cioè le variazioni finanziarie positive confluiscono nella sezione dare, mentre le variazioni finanziarie negative vanno a confluire nella sezione avere.
Conti economici
Come riconoscere le variazioni? Ogni volta che si ha un’operazione, dobbiamo vedere qual è l’impatto di quella operazione nella gestione aziendale, cioè se comporta un miglioramento o un peggioramento in termini aziendali. Anche nei conti economici troviamo tre categorie principali di conti: i conti accesi ai valori di redditi, cioè tutti quei conti che si movimentano ogni qualvolta c’è un costo o un ricavo, tutti i conti accesi a costi e ricavi. Questi conti sono gli unici che a fine anno confluiscono nella tavola del reddito, tutti gli altri vanno a finire nella tavola del capitale. Quindi, con questi misuriamo tutte le variazioni economiche positive o negative al sorgere di costi o di ricavi.
Ci sono, poi, i conti accesi a valore di capitale che sono quelle variazioni economiche che originano da fatti di gestione riguardanti il capitale proprio della società, quindi il patrimonio della società. L’ultima categoria di conti economici sono quei conti accesi a costi e ricavi sospesi, cioè quei conti che utilizziamo al 31/12 in chiusura d’esercizio per eliminare dalla competenza dell’anno quote di costi o di ricavi non di competenza, cioè le scritture con cui andiamo a rettificare i costi e i ricavi di esercizio per fare in modo che nell’anno influiscano solo i costi e i ricavi di competenza.
Libri contabili in contabilità generale
Quali sono i libri contabili che si utilizzano in contabilità generale? Sono due libri contabili che le aziende devono avere: il libro giornale, ovvero il libro in cui andiamo a registrare cronologicamente (criterio del tempo) tutti i fatti di gestione che si sono verificati ed è fondamentale perché leggendolo riusciamo a dare evidenza a quello che è lo sviluppo della gestione aziendale, che cosa è successo giorno dopo giorno all’interno dell’azienda. L’altro libro contabile è il libro mastro dove le operazioni sono raggruppate per singolo conto; quindi, a rilevare non è più il momento in cui si verifica l’operazione, ma si ha una visualizzazione della gestione più compatta e si riesce ad avere una visualizzazione di dettaglio rispetto a quella che si ha guardando il libro giornale.
Il libro mastro è un libro più analitico rispetto al libro giornale perché raggruppa le stesse operazioni per singolo mastro, per singolo conto di contabilità generale. Qual è il beneficio di avere il libro mastro? Se l’imprenditore vuole vedere quali sono stati i movimenti nell’anno dal libro mastro basta cercare il conto e si trovano tutte le movimentazioni che hanno riguardato quel preciso conto.
Funzionamento della contabilità generale
Come funziona la contabilità generale e qual è il sistema e il metodo di rilevazione? Il sistema è quello del capitale e del risultato economico, cioè ogni operazione viene osservata sia nella sua dimensione economica che patrimoniale e il metodo con cui è tenuta la contabilità generale è quello della partita doppia, ovvero quello delle scritture contabili bilancianti, cosa significa? Significa che dare e avere devono sempre riportare.
Qual è l’iter di sviluppo delle scritture contabili? Ipotizzando di costruire un asse del tempo dall’01/01 al 31/12, al 31/12 succede che la gestione aziendale si blocca dal punto di vista contabile, perché al 31/12 si predispone il bilancio d’esercizio. Qual è la differenza principale tra questi due momenti? Cioè tra quello che succede dal 01/01 al 31/12 e il momento della predisposizione del bilancio? C’è una differenza fondamentale, ovvero che, dall’01/01 al 31/12, è fondamentale essere analitici nelle rilevazioni; quindi, andiamo a registrare contabilmente ogni singola operazione di gestione che accade.
Bilancio d’esercizio e scritture di assestamento
Quando, invece, andiamo a redigere il bilancio d’esercizio non viene richiesto di essere analitici, ma sintetici perché il bilancio deve sintetizzare i risultati conseguiti dall’azienda. Che cosa dobbiamo fare per essere sintetici? Dobbiamo porre in essere quelle che sono le operazioni di assestamento e quelle che sono le operazioni di valutazione.
Quali sono i riferimenti nell’una e nell’altra fase? In tutta la fase di registrazione della fase contabile si applicano quelle che sono le prassi contabili, cioè quelle regole di rilevazione contabile che guidano la registrazione dei fatti di gestione che ci dicono come contabilizzare ogni operazione. Quando, invece, dobbiamo arrivare al bilancio, ci dobbiamo far influenzare dalle disposizioni civilistiche che ci dice come valutare le poste di bilancio e, ad integrazione, i principi contabili nazionali che sono dei principi generali definiti dall’ordine dei dottori commercialisti che suggeriscono come dovrebbe essere valutata ogni posta di bilancio.
Disposizioni civilistiche e principi contabili nazionali
C’è una differenza sostanziale tra le disposizioni civilistiche e i principi contabili: le disposizioni civilistiche sono norme e quindi sono di applicazione obbligatoria per tutte le aziende, non si può derogare alla sua applicazione, mentre i principi contabili nazionali sono dei suggerimenti dell’ordine dei dottori commercialisti e quindi non hanno carattere vincolante, si possono applicare o meno.
Appunti ragioneria generale e applicata (29 settembre 2021)
Avevamo chiuso la lezione precedente dicendo che le scritture contabili sono quelle che rilevano tutte le operazioni di gestione. Temporalmente abbiamo le operazioni di gestione che si sviluppano dall’01/01 al 31/12 di qualunque anno e abbiamo detto che al 31/12, idealmente, si interrompe formalmente (amministrativamente) per procedere alla redazione del bilancio di esercizio. Abbiamo identificato questi due momenti ben distinti perché dall’01/01 al 31/12 abbiamo detto che nella contabilità vengono registrati tutti i fatti di gestione che, analiticamente, si svolgono seguendo quelle che sono le prassi contabili.
Bilancio d’esercizio
Che cosa accade al 31/12? Al 31/12 dobbiamo pervenire alla redazione del bilancio d’esercizio, il quale non è nient’altro che una sintesi di tutte le operazioni di gestione, quindi non è rilevante l’analiticità, ma è necessario riportare tutti questi valori ad una sintesi per capire il risultato economico e il patrimonio di un’azienda. Perché abbiamo tenuto distinti questi due momenti? Perché quando andiamo a redigere il bilancio d’esercizio non andiamo più ad effettuare delle rilevazioni analitiche, ma dobbiamo operare le scritture di assestamento e le scritture di valutazione che hanno lo scopo di determinare il valore da iscrivere in bilancio, quindi il valore di una posta da inserire nel bilancio d’esercizio. Per operare questa sintesi attraverso il bilancio facciamo riferimento alle disposizioni civilistiche e ai principi contabili nazionali.
Iter delle scritture contabili
Da questo presupposto, iniziamo ad analizzare l’iter delle scritture contabili, cioè l’ordine con cui le scritture vengono redatte dall’01/01 al 31/12 per arrivare fino alla predisposizione del bilancio. Questo è lo schema di tutte le scritture contabili (già viste in economia aziendale). Dall’01/01 al 31/12 partiamo con le scritture di gestione, ovvero tutte quelle scritture con le quali andiamo a rilevare analiticamente i singoli fatti di gestione. Al 31/12, la data in cui chiudiamo amministrativamente l’esercizio, andiamo ad operare le scritture di assestamento che sono quelle scritture che ci servono per andare ad applicare il principio della competenza economica, quelle con cui andiamo ad assestare costi e ricavi maturati nel corso dell’esercizio.
Una volta che abbiamo assestato per competenza costi e ricavi, procediamo con le scritture di epilogo, ovvero le scritture con le quali chiudiamo tutti i conti accesi a costi e ricavi dell’esercizio, per fare in modo che il saldo del conto sia pari a 0. Così facendo, epiloghiamo i conti accesi a costi e ricavi di esercizio a quello che si chiama conto del risultato economico che ci serve per determinare se l’azienda ha avuto un utile o una perdita. Sostanzialmente, andiamo a chiudere tutti i conti economici accesi a costi e ricavi per rilevare il risultato economico dell’esercizio e quando li abbiamo chiusi tutti facciamo la scrittura di determinazione del risultato economico, ovvero la scrittura con cui rileviamo l’utile o la perdita dell’esercizio.
Determinazione della situazione contabile
Solo dopo aver determinato l’utile o la perdita, si procede con la scrittura generale dei conti, ovvero chiudiamo tutti i conti non chiusi con le scritture di epilogo, come i conti finanziari, i conti economici accesi a valore di capitale e tutti quei conti aperti in contabilità dopo la rilevazione del risultato economico. L’ultimo step di questo iter di scritture contabili consiste nella determinazione della situazione contabile, economica e patrimoniale attraverso le quali riepiloghiamo tutte le componenti positive e negative di reddito e tutte le voci del capitale, cioè tutte quelle che compongono la situazione del patrimonio dell’azienda.
Scritture di assestamento
Facciamo un breve focus sulle scritture di assestamento che ci danno un input per il principio di competenza economica che andiamo a vedere in questa prima parte di lezione. Abbiamo detto che si chiamano scritture di assestamento perché servono ad assestare i costi ed i ricavi dell’esercizio; quindi, servono a fare in modo che sul risultato economico dell’esercizio gravino solo i costi e i ricavi di competenza economica dell’esercizio.
Quali sono le due principali categorie di scritture di assestamento? Le scritture di rettifica e le scritture di integrazione. Qual è la differenza tra le scritture di rettifica e quelle di integrazione? Le scritture di rettifica sono quelle con le quali andiamo ad eliminare dai costi e i ricavi dell’esercizio quella parte di costi e ricavi che non sono di competenza economica. Le scritture di integrazione, invece, sono quelle con le quali andiamo ad integrare a costi e ricavi dell’esercizio quei costi e quei ricavi che non si sono ancora manifestati, ma che sono di competenza dell’anno.
Situazione contabile economica
L’ultimo step è quello della situazione contabile economica nella quale riepiloghiamo tutti i costi e tutti i ricavi sostenuti e conseguiti nell’anno. È da questa situazione economica che rileviamo l’utile o la perdita d’esercizio, a seconda che i costi o i ricavi sono stati maggiori o minori dell’altro. Al contrario, siccome abbiamo detto che la contabilità rileva la situazione economica, ma anche il patrimonio con il quale abbiamo ottenuto quel risultato economico, un’altra tabella riepilogativa è quella patrimoniale (identica a quella sopra), nella quale troviamo tutte le attività e tutte le passività.
Principio della competenza economica
A questo punto rivediamo quello che è il principio della competenza economica. Per comprendere come funziona il principio di competenza economica dobbiamo partire dal fatto che, anche se abbiamo detto che al 31/12 interrompiamo la gestione per elaborare il bilancio, in realtà le operazioni aziendali non si interrompono mai senza subire delle battute d’arresto; quindi, c’è una continuità nello svolgimento delle operazioni aziendali.
La seconda premessa è che ogni fatto di gestione, quindi ogni operazione che effettuiamo nel corso dell’anno, ha una manifestazione finanziaria ed ha una competenza economica che sono due concetti distinti l’uno dall’altro. Partiamo dal primo: che cos’è la manifestazione finanziaria? La manifestazione finanziaria è il momento in cui...
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