Qualità e sostenibilità delle produzioni cerealicole
Commodities agricole e concetto di filiera
Commodity (pl. commodities) è un termine commerciale ed economico (dal francese “commodité”) e significa “ottenibile comodamente”. Indica materie prime o altri beni standardizzati, necessari e commercializzati senza che sia necessario l’apporto di ulteriore valore aggiunto. Una commodity deve essere facilmente stoccabile e conservabile nel tempo, cioè non perdere le caratteristiche originarie. Quelle agricole sono definite soft commodities.
Tipologie di commodities: derrate agricole, legname, fertilizzanti, energetici, petrolio, gas naturale, metalli.
Il prezzo di una commodity viene fissato in apposite borse merci, influenzate da ristretti gruppi di aziende o stati, denominati “lobbies” (che hanno interessi). Esempi di borse merci agricole: Chicago Board of Trade (CBOT) oggi CBE; Marché à Terme International de France (MATIF) oggi Euronext.
Per quanto riguarda tutte le soft commodities, il prodotto agricolo di “per sé” non ha valore commerciale ed impiego diretto (es. granelle), quindi deve essere, ad esempio, concentrato e conservato (= si hanno volumi più grandi perché non si ha solo la granella di un produttore, ma si ottengono grandi volumi aventi valori commerciali elevati), purificato (= pulizia da contaminanti), frazionato in prodotti derivati, miscelato (= miscelazione di grani in mulino o già in campo) e trasformato (= farine vanno all’industria alimentare per la trasformazione; es. pane, biscotti, ecc.).
Per queste motivazioni, occorrono reti (filiere) organizzate con diversi anelli (es. il magazzino che raccoglie i cereali può distribuirli, in base alle caratteristiche, a diverse destinazioni).
Grandi colture agrarie = commodities
I cereali sono rappresentati da un gruppo di colture appartenenti alle Graminaceae (o Poaceae) con caratteristiche comuni:
- Elevato valore alimentare
- Conservabilità elevata (soprattutto se sono ricche di amido)
- Ampia adattabilità ecologica della specie (il grano è la coltura più coltivata al mondo)
- Alimento di base (con sapore neutro che può essere usato per tanti impieghi diversi)
- Sottoprodotto interessante (paglia)
Commodities agricole, classificazione e rilevanza
Le colture di cereali occupano una superficie di gran lunga maggiore rispetto alle superfici agricole dedicate ad altro (es. frutta, agrumi, ortaggi, ecc.). Le colture da olio sono comunque molto importanti, dopo quelle cerealicole. Crescono molto le pulses (leguminose da granella - cecio, pisello da farina, fagiolo, ecc.), soprattutto per la sempre maggiore diffusione del consumo di proteine vegetali.
Tra i cereali, il frumento è il più coltivato a livello di superficie, mentre il mais è al secondo posto. Il mais è quello più consumato e commercializzato, in quanto ha una maggiore resa. Il mercato chiede maggiormente il mais per le sue qualità nutrizionali (amido in entrambi 78%) e per il fatto che costa meno (= a parità di superficie rende di più).
In futuro, si presuppone che il consumo di carne aumenterà leggermente, a causa dei paesi in via di sviluppo. Per questo motivo, aumenterà il reddito pro capite e, quindi, diminuirà il consumo di cereali a favore di quello delle carni. In Italia e in Europa, attualmente, si sta assistendo, invece, ad una diminuzione del consumo di carne. In generale, le abitudini alimentari stanno variando: aumentano i consumi di carne, grassi e zuccheri.
Commodities agricole, impieghi e filiere
Le commodities sono prodotti di base, interscambiabili tra loro, in quanto aventi caratteristiche più o meno neutre. Alcune sono più specializzate verso una preparazione, altre sono più varie. Gli impieghi possono essere in ambito alimentare, zootecnico, industriale (amiderie) ed energetico. Gli impieghi energetici e zootecnici sono paralleli, infatti si estrae bioetanolo e i sottoprodotti vanno all’industria zootecnica.
Fattori di pressione (driving forces)
- Aumento dei consumi di prodotti alimentari
- Aumento domanda di Bio-energie
- Cambiamenti climatici
- Globalizzazione del mercato (con la pandemia sono state notate situazioni di mercato particolari)
Tutte queste forze creano un’instabilità dei prezzi delle derrate (perché il prezzo varia in relazione ai cambiamenti del settore) e, di conseguenza, un aumento della pressione e della vulnerabilità dei sistemi agricoli. Attualmente, i prezzi dei cereali sono alle stelle (l’agricoltore è contento, ma il mulino ne patisce perché la GDO non può aumentare troppo il prezzo).
Domanda alimentare
Aumento dei consumi:
- Food security = disponibilità ed accesso al cibo
- Food safety = concetto legato alla qualità della vita. Si può avere accesso al cibo, ma non nutrizionalmente/microbiologicamente corretto (es. stile alimentare USA). Si tratta di sicurezza dal punto di vista igienico-sanitario
Concetti complementari. Nascita del fenomeno del Land Grabbing. 2050: 9 mld di abitanti (+28%), domanda alimentare (+70%). Come rispondere all’aumento della domanda:
- Aumento superfici coltivate + 10%
- Aumento delle rese + 90%
Aumento della domanda di bioenergie
Altri fattori che influenzano i prezzi e il mercato delle materie prime (in questo caso usate per la produzione energetica) sono i seguenti (i finanziamenti legati all’uso delle colture per fare biocarburanti stanno terminando):
- Direttiva 20:20:20
- 20% emissione CO2
- 20% energia da fonti rinnovabili
- 20% di consumo di energia
- Fonti agro-energetiche dirette
- Biomasse per combustione
- Biomasse per bioetanolo
- Biogas
- Fonti agro-energetiche indirette
- Eolico
- Idroelettrico
Sviluppo fonti rinnovabili collegato a prezzo petrolio (se il prezzo del petrolio è alto, si tende ad andare verso fonti bio, ma se è basso, le energie bio non sono competitive, quindi è necessario un intervento politico per convincere al loro utilizzo).
Sostenibilità ambientale
Si tratta di un fattore importante per il mercato. Chi produce un prodotto “sostenibile” deve dimostrarlo anche con numeri come il LCA (Life Cycle Assessment) che valuta le produzioni di CO2 lungo tutta la vita del prodotto.
Cambiamenti climatici
I cambiamenti climatici sono evidenti. Ad esempio, nei nostri luoghi nel 2021 si sono verificati vari mesi di siccità, mentre più nel Nord Europa ha piovuto molto, con grandi alluvioni in Francia e Germania. Solitamente Canada e USA producono cereali di alta qualità, quest’anno, invece, hanno avuto produzioni bassissime.
In futuro si avranno temperature più alte a causa dell’effetto serra e più acqua in atmosfera per effetto dello scioglimento dei ghiacciai. Bisognerà vedere quali saranno le distribuzioni delle piogge, probabilmente con periodi di siccità che si alternano a precipitazioni importanti. Tutto ciò comporta una maggiore vulnerabilità del sistema agricolo. Perché?
- Global warming (perdita di areali produttivi e produzioni ridotte)
- Maggiore frequenza di eventi estremi (perdita di raccolti)
- Incremento della sottonutrizione
- Riduzione di accesso per cause sanitarie
Causa, inoltre, una maggiore vulnerabilità dei sistemi economici. Perché?
- Il mercato delle Commodities è globale e le crisi locali si ripercuotono (crisi coinvolgono tutti)
- I consumi crescono e cresceranno (demografia, reddito)
- I mercati finanziari spingono comportamenti speculativi
- I prezzi sono più volatili (i grandi operatori acquistano con meno continuità - aspettano un prezzo migliore o accaparrano tutto)
Aumento della pressione sui sistemi agro-alimentari
L’aumento delle pressioni è diversificato. In questa tabella si può osservare l’evoluzione nell’ultimo decennio. Le scelte dei consumatori sono anche un driving force che influenza la competitività dei settori (soprattutto attualmente). I paesi occidentali hanno ora consumi alimentari stabili, ma comunque si hanno cambiamenti a causa dell’immigrazione. Nei paesi in via di sviluppo (India, Cina, Brasile) stanno cambiando le abitudini e si aspetta un cambiamento futuro da parte di quelli ancora oggi poco sviluppati. La richiesta di bioenergie interessa solo i paesi occidentali (OCSE = paesi sviluppati).
Attenzione: si crea una narrazione del prodotto fatta dalla pubblicità. Sembra che le tecniche non siano mai cambiate e si produca come un tempo. Questo comporta un’avversione da parte del consumatore verso, per esempio, il grano canadese o altro. Il Km 0 e paste fatte “come una volta” rappresentano una nicchia che costa di più e non può soddisfare i grandi numeri.
Produzione agricola e prezzi
Il prezzo è il primo parametro di sostenibilità di una filiera. Cosa influenza prezzi e mercati?
- Aspetti strutturali (40%): il prezzo si forma per un 40% a causa di aspetti strutturali (domanda e offerta si incrociano)
- Rigidità dell’offerta
- Concentrazione in pochi Paesi grandi esportatori
- Incrementi produttivi lenti e alimentari veloci
- Difficoltà logistiche (trasporti, stoccaggio)
- Consumi in crescita
- Consumi alimentari
- Consumi zootecnici
- Consumi energetici
- Domanda frammentata
- Rigidità dell’offerta
- Aspecti congiunturali (60%)
- Instabilità delle produzioni (andamento meteo)
- Instabilità politico-economico-finanziaria
- Speculazione
Come si formano i prezzi? Il prezzo si forma per un 40% a causa di aspetti strutturali (ci sono domanda e offerta che si incrociano).
- La rigidità dell’offerta è data da concentrazione di pochi paesi che sono grandi esportatori, incrementi produttivi lenti e alimentari veloci (le mode alimentari cambiano veloci, ma il cambiamento di produzione è lento) e difficoltà logistiche (trasporto, stoccaggio)
- La domanda, invece, è dinamica: crescono consumi energetici, nutrizionali, domanda frammentata che chiede cose diverse
Il prezzo si forma per un 60% a causa di aspetti congiunturali (episodici).
- Andamento meteo annuale instabilità delle produzioni
- Instabilità politico-economico-finanziaria guerre/crisi/dazi doganali creano problemi logistici e di trasporti
- Speculazione (= instabilità di mercato si amplifica a causa di qualcuno che crea valore con gli scambi)
Definizione del prezzo
Le commodities hanno prezzi flessibili, perché si adeguano rapidamente agli andamenti di domanda e offerta. Il mercato è sempre più aleatorio, con previsioni sempre meno attendibili. Dove le produzioni sono sempre maggiori dei consumi, i prezzi diminuiscono.
Ricordare: soft commodities, che sono facilmente stoccabili, non vengono raccolte e trasformate lo stesso anno, ma messe in “stock”. I prezzi si basano, quindi, su stock quante sono le scorte percentuali? Ad esempio, se gli stock sono al 30%, significa che per 4 mesi, anche se non ci fosse produzione, si avrebbe comunque il consumo coperto. È ottimo anche il fatto che vi sono due emisferi con condizioni ambientali opposte, perciò a semestri alterni si hanno i prodotti da una parte o dall’altra. Attualmente, il grano duro ha prezzi alti, perché gli stock sono al 16%.
Le Borse merci comprano in anticipo prodotti per cercare di stabilizzare i prezzi. Vengono fatte previsioni e, per ora, oltre agli stock, si prevede anche una minore produzione in Russia e Canada. Per questo motivo, i prezzi sono aumentati.
Le soft commodities sono interscambiabili anche per le terre coltivate perché sono colture erbacee. Un agricoltore decide, di anno in anno, cosa piantare e in base a quello i prezzi cambiano. Attenzione, però, dipende anche dalla vocazionalità dell’ambiente, dalla disponibilità di acqua, dalla filiera (contratti con trasformatori), ecc.
PAC e EFA
PAC = Politica Agricola Comunitaria
EFA = Ecological Focus Area = aree di interesse ecologico richiesta che determinate superfici non fossero destinate alla coltivazione, ma fossero dedicate a zone ecologiche (es. semine di essenze impollinanti, prato, ecc.).
Influenza del prezzo del petrolio
Il prezzo delle commodities dipende dal prezzo del petrolio:
- Si usano trattori che necessitano petrolio
- Utilizzo di concimazione: i concimi sono azotati (le piante necessitano azoto, fosforo e potassio - P e K sono minerali e si estraggono dalle cave; N deve essere dato spesso ai cereali, perché si perde nell’ambiente).
Un concime azotato si può ottenere per fissazione dell’azoto atmosferico. Questo processo richiede energia e, quindi, serve petrolio per produrre energie. Maggiore è il prezzo del petrolio, maggiore è il costo di produzione del concime.
- Bioenergie: se il petrolio cresce, si produce mais per fare energia, perciò cresce la competizione mais per alimentazione o mais per energia.
Filiera agroalimentare
La filiera è l'insieme delle aziende che concorrono alla produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione di un prodotto alimentare.
Un elemento chiave è la formazione di lotti omogenei con le qualità necessarie alla specifica destinazione d’uso. La filiera, quindi, comprende tutti i passaggi che portano i prodotti sulle tavole dei consumatori (“From farm to fork” - “Dal campo alla tavola”).
Il concetto di filiera, però, è ipotetico, infatti si ipotizza che ci siano tutti questi passaggi, concatenati uno con l’altro. In realtà, si ha a che fare con reti agroalimentari che sono l’insieme delle filiere interagenti di un certo settore.
Per quanto riguarda sia il frumento sia il mais, il mulino li trasforma e poi, a valle, ci sono le industrie alimentari che li lavorano (cosiddetti semilavorati). Le filiere possono essere più o meno complesse in funzione del numero di aziende e di anelli coinvolti nell'ottenimento del prodotto finale. In particolare:
- Filiere semplici orticole, frutticole, vitivinicole
- Filiere intermedie cerealicole, zootecniche di base
- Filiere complesse fibre naturali, zootecniche avanzate
Sistema complesso
I sistemi che governano le commodities alimentari (soft commodities - cereali e semi oleosi) sono estremamente complessi. Si tratta di reti aperte. Se si parte dalle aziende agricole e si va ai consumatori tramite la distribuzione, si ha un sistema a clessidra. In quest’ultimo vi sono molte aziende agricole (produttori) e molti distributori, invece, a livello centrale della filiera, si ha una concentrazione del prodotto in un numero più limitato di soggetti.
Trasporti e logistica
Il commercio internazionale di soft commodities è molto rilevante, vi sono nazioni la cui economia si basa sulla produzione di esse. La globalizzazione ha semplificato e reso molto economico il commercio delle granaglie, infatti spostare le commodities è facile ed economico. Si sono affermati sistemi logistici ad altissima efficienza. Ad esempio, Mar Nero - Ravenna (€ / t): 27 (2014); 18 (2016).
Il trasporto su gomma è molto più inquinante rispetto a quello eseguito su una nave mercantile. La soia è la commodity più commercializzata al mondo, il mais lo è abbastanza, mentre il frumento di meno. Solo il 20% del grano (150 mln t) è soggetto a commercio internazionale, ma è l’aliquota che ridistribuisce la risorsa a livello mondiale.
Origine delle commodities
Per molte commodities è rischioso parlare di km 0. Una pagnotta di pane, ad esempio, statisticamente, è stata prodotta solo con il 45% di farina di frumento coltivata in Italia. Non si è in grado, quindi, di avere tutta la farina necessaria per realizzare i prodotti solo con quella nazionale.
Cereali e altri commodities agricole in Italia
L’Italia è dipendente in modo crescente dalle importazioni agricole di materie prime. Nel grafico la linea rossa verticale rappresenta il 100%. Se si è a sinistra di essa si ha un deficit di materie prime, perciò è necessario importarle; mentre se si è a destra si ha un surplus, quindi è possibile esportarle. Oltre il 60% delle farine presenti in Italia, non sono prodotte da grani italiani.
In Italia è stata persa, nel corso degli anni, la superficie a cereali in maniera drammatica. L’impatto più forte è dovuto alla forestazione (anche, in maniera inferiore, alla cementificazione), infatti in Europa stanno aumentando. Nel mondo si ha avuto una crescita continua della produzione di cereali, legata, in parte, all’aumento di superfici, ma soprattutto, all’aumento della capacità produttiva delle colture nel singolo ettaro.
L’Europa si è imposta la necessità di avere rotazione colturale anche in areali spiccatamente cerealicoli. L’1,6% nel 1961 rappresentava la quota di cereali prodotta dall’Italia rispetto al totale mondiale, mentre nel 2018 si parlava dello 0,5%. Questo è un punto di debolezza per l’Italia, in quanto non può influenzare i mercati e deve competere con paesi dove la capacità produttiva, la logistica e l’offerta sono decisamente più forti e flessibili. Perché in Italia le commodities (l’agricoltura) perdono terreno? Alti costi, bassa redditività, frammentazione offerta (tante piccole filiere) scarsa competitività come commodities.
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