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Politica economica avanzata (Francesco Timpano)

Ore 19.00 questionario sui seminari.

Questo corso si baserà sulla Politica Economica Europea. Nella prima parte guarderemo come l’Europa ha trattato il tema degli squilibri territoriali, le politiche di coesione. Interventi “place-based”, ovvero basato sul luogo al quale vengono applicate. Coesione e competitività sono i temi di questo primo modulo. Nel secondo modulo si parlerà di digitalizzazione e sostenibilità (Politiche per l’Industria 4.0). Tutto questo, trasversalmente c’è un laboratorio, Next Generation EU (segui pagina su LinkedIn).

Non è un esame nozionistico, le domande saranno applicazioni di quello che impariamo a lezione.

“Frequentante” = partecipa alle prove intermedie.

Esame prova intermedia proposte 4 domande, se ne scelgono 2, risposte da dare in → 90 minuti.

L’altra prova intermedia può essere fatta in tutti gli appelli.

Laboratorio Next Generation EU prove intermedie, assessment di analisi (primo → semestre), proposta di policy (secondo semestre).

Temi per il gruppo sono le linee di azione del PNRR che si chiamano missioni e componenti e possono riguardare riforme o investimenti.

Prima lezione (Seminario Butera)

Seconda lezione

Perché le politiche? Nel dibattito di letteratura scientifica, oltre che al dibattito politico, molti sostengono che le politiche dovrebbero essere ridotte al minimo, lo Stato dovrebbe avere un ruolo limitato alla gestione della moneta della PA, investimenti pubblici su alcuni settori della vita economica, ma poco altro.

Altri pensano che lo Stato dovrebbe addirittura intervenire nell’economia di mercato, attraverso incentivi, sostegni ecc.

Ma cos’è il mercato?

Il funzionamento del mercato (sintesi).

  • Il mercato funziona attraverso il sistema dei prezzi, il quale ha una chiara funzione allocativa: i prezzi sono indicatori di scarsità e se le risorse sono allocate in base all’uguaglianza tra prezzo e costo marginale o tra salario e produttività marginale del lavoro o tra remunerazione del capitale e produttività marginale del capitale non si sprecano risorse (efficienza).
  • Al contrario, l’esito distributivo di un processo efficiente di allocazione delle risorse può entrare in conflitto con il desiderio di non avere fenomeni di povertà e di forte disuguaglianza.

Un’allocazione efficiente è una allocazione dove la domanda è uguale all’offerta (a quel prezzo).

Un altro problema, la distribuzione delle risorse del mercato è soddisfacente? Ci sono alcuni consumatori soddisfatti altri no, aziende che fanno utile, altre no.

Cos’è una distribuzione delle risorse soddisfacente? Il fatto che non ci siano poveri, salario minimo garantito, salario uguale per tutti? Non sono scelte tecniche, ma sono più scelte politiche. Allora la politica interviene per correggere gli esiti distributivi insoddisfacenti del meccanismo di mercato. Il mercato può generare disuguaglianza anche se efficiente, perché per qualche motivo i salari si distribuiscono in modo disuguale, efficienza vuol dire che si usano tutte le risorse in campo, l’equità non è la stessa cosa. Il mercato genera ottimo paretiano, ovvero per migliorare la situazione di uno, devo peggiorare la situazione di un altro.

La politica economica serve a cambiare la distribuzione, mantenendo l’equilibrio di mercato. Quindi vuol dire cercare di cambiare meccanismo di mercato, cercando di mantenere l’efficienza, ma con una distribuzione più equa.

Gli obiettivi della politica economica nella prospettiva europea

1. Libertà

  • Molto importante, l’Unione Europea è nata per generare libertà, pace e democrazia, da quando è nata non ci sono state più guerre. Ampliare le dimensioni per l’Europa, vuol dire aumentare i territori di pace, le zone europee dove ci sono state guerre (vedi Balcani), non erano ancora incluse nel territorio politico europeo.
  • Libertà: l’Europa non è nuova ad accordi e trattati, ma l’Europa della CEE poi UE oggi anche UME è un’Europa nata in tempo di pace e con regimi tutti democratici.
  • La democrazia è la pace, che durano nella vecchia Europa da quasi 50 anni, sono la base della nostra libertà e la stessa libertà è il presupposto per la democrazia e la pace.

2. Efficienza

  • Il meccanismo di mercato è di norma efficiente (ottimo paretiano), nel senso che produce esiti non migliorabili se ci si intende spostare dal punto di ottimo raggiunto al fine di favorire uno degli attori del mercato per (consumatori e produttori) (efficienza paretiana). Questo è vero solo se ci si trova in concorrenza perfetta, se le condizioni del funzionamento di mercato della concorrenza perfetta, allora quel risultato di efficienza non si può conseguire (Es. se c’è un monopolista, c’è potere di mercato, quindi c’è inefficienza).
  • Nella rappresentazione proposta dal libro di testo, l’efficienza può essere interpretata come assenza di sprechi.
  • In realtà i prezzi permettono un meccanismo di regolazione dell’utilizzo dei fattori produttivi e della produzione e del consumo di beni nel quale il presupposto dell’efficienza è che non vi siano perturbazioni al modello fondamentale della concorrenza perfetta.
  • Se intervengono fatti che modificano l’assetto di concorrenza perfetta come possono essere la presenza di potere di mercato (per esempio alcune imprese sono più grandi di altre o hanno più informazioni di altre), il risultato di efficienza non è raggiungibile.

Terza lezione

Aiuti di Stato alle imprese, risolvono alcuni fallimenti di mercato, per esempio stimola l’innovazione, ma tendono comunque a creare distorsioni nel mercato con gli incentivi alle imprese, perché si danno soldi (“gratis”) ad alcune imprese, mentre ad altre no.

3. Equità

  • L’Europa è però un’Unione di paesi caratterizzati da una spiccata cultura del Welfare State. Rispetto agli USA, in Europa se c’è la povertà ci si chiede quali interventi si possono attuare, in America ci si chiede quali incentivi si possono offrire all’individuo stesso.
  • In Europa se c’è un povero la questione è “quali sono le condizioni di funzionamento del mercato che determinano la povertà? Cosa deve fare lo Stato per eliminarla?
  • Negli USA la domanda è “perché quell’individuo non ha gli incentivi corretti per non essere più povero”? Quindi una preoccupazione per l’equità ma con accentuazioni diverse.
  • Come si può definire l’equità nell’ambito delle politiche europee? Il termine utilizzato è quello di coesione economica e sociale (e territoriale). Di coesione, perché l’UE cerca di accompagnare i paesi in ritardo di sviluppo verso la media europea.
  • Il concetto di equità è legato ai convincimenti politici prevalenti in un paese (es. equità nel senso che tutti devono avere lo stesso reddito o equità nel senso che ognuno deve avere il reddito che si merita?)

Concetto di coesione, come fare ad avvicinare paesi alla media UE, come si fa a restringere la distribuzione del reddito in UE? Attraverso politiche di coesione economico sociali.

4. Occupazione e reddito

  • Obiettivo di politica economica, come raggiungere la massima occupazione? (full employment)
  • È possibile intervenire per raggiungere la massima occupazione? Che ruolo ha lo Stato?
  • L’Europa è pervasa da una cultura keynesiana, ma il suo rafforzamento è avvenuto in una congiuntura storica poco favorevole alla impostazione keynesiana per la crisi finanziaria dei sistemi di welfare (sistemi di intervento a sostegno delle famiglie in situazione di difficoltà, pensione, disoccupazione e fornire alcuni servizi fondamentali come la sanità e la scuola di base).
  • L’obiettivo della piena occupazione è tuttavia centrale nella politica europea, anche se in un quadro di riferimento in cui c’è chi si è sottratto dall’adesione alla politica sociale europea (Regno Unito), rendendo complicata una sua piena applicazione.
  • È un tema che fa parte delle strategie europee, dei paesi di stampo keynesiano, obiettivo di piena occupazione. L’UE ha un obiettivo dove si è spostata l’attenzione da interventi dal lato della domanda, ovvero spendo risorse pubbliche per creare lavoro (intervento dal lato della domanda), ad interventi dal lato dell’offerta, ovvero l’Europa si occupa di far diventare le persone occupabili, le persone diventano proattive, cercando di risolvere alcuni problemi del mercato del lavoro, la disparità di occupazione tra uomini e donne.
  • Il tema non è l’intervento che fa lo Stato, il sussidio di disoccupazione per esempio, ma è importante avere un set di strumenti che rendano la persona adattabile ai cambiamenti ed occupabile, ovvero rendere il disoccupato occupabile, non è solo un sostentamento economico. Lo faccio con politiche attive del lavoro, pensiamo al cambiamento che ha portato la digitalizzazione o le nuove tecniche produttive che tagliano dal mercato del lavoro alcuni individui, che andranno riformati, adattati alle nuove condizioni lavorative.
  • Più che cercare di correggere le distorsioni del mercato del lavoro, cerco di correggere lo stato di disoccupazione attraverso alla formazione del disoccupato, oppure attraverso il sostegno all’imprenditorialità. Esempio possono essere i Mini Job tedeschi (vedi), oppure la Spagna, con lavoro interinale.

Reddito

  • La distribuzione del reddito è uno dei principali obiettivi concreti di una politica di equità.
  • La distribuzione del reddito è un tipico esito di mercato insieme alla povertà. La domanda ideale potrebbe essere: se lo Stato si astenesse da qualsiasi attività redistributiva attraverso il bilancio pubblico, quale risultato distributivo produrrebbe il mercato?
  • Quale è la distribuzione del reddito desiderata dai cittadini o dalla maggioranza politica che li governa?
  • Come cambiamo la distribuzione? Con le tasse, tassando i più ricchi per dare più soldi ai poveri, lo fa attraverso dei servizi.
  • Voglio spostarmi dal grafico di destra a quello di sinistra (sulle ascisse il Reddito e sulle ordinate la frequenza).
  • Ci possono essere diversi modelli, reddito uguale per tutti, niente redistribuzione, base omogenea per tutti e dopo ognuno gioca le sue carte. Dipende dalle preferenze del singolo.
  • Attualmente c’è un dibattito sul Cuneo Fiscale (differenza tra il costo del lavoro per l’impresa, tasse, contribuzione sociale, sistema sanitario e scolastico, ecc., e ciò che incassa il lavoratore, il reddito netto). Si sta discutendo su come ridurre questo cuneo fiscale, ovvero che l’impresa guadagni di meno, oppure che il lavoratore guadagni di più questo è → un tema delle imprese, ma un tema molto legato alla redistribuzione del reddito.

Non è un tema molto europeo, che però si occupa del tema della coesione territoriale, ovvero la disomogeneità del reddito, ovvero in alcune regioni si guadagna di più in altri meno, l’UE vuole affrontare il problema della coesione territoriale come questo.

5. Crescita e stabilità

  • La crescita economica italiana è più bassa rispetto ad altri paesi, è uno dei punti deboli della performance europea complessiva degli ultimi anni.
  • La crescita economica europea è mediamente bassa rispetto alle performance delle altre aree regionali e distribuita in modo molto disomogeneo all’interno dell’Europa.
  • La crescita economica dipende da una pluralità di fattori di cui vi occuperete. Di recente l’attenzione degli economisti è stata posta su elementi quali: la quantità e la qualità del capitale umano, l’imprenditorialità, la spesa in ricerca ed innovazione.

Il Green Deal europeo si aggiunge al Next Generation EU, attraverso cui si cerca di uscire dalla crisi Covid.

Stabilità

  • La stabilità economica è da intendere come la capacità dei sistemi economici, anche con interventi di policy, di controllare le oscillazioni del ciclo ed i fattori che possono determinarli.
  • I maggiori problemi riguardano la recessione con le sue conseguenze sociali ed economiche, l’inflazione ed i suoi effetti redistributivi (che penalizza coloro che non hanno un reddito fisso e che possa sostenere la variazione del prezzo dei beni, che hanno un cambio significativo) (se hai uno stipendio fisso ed aumenta l’inflazione, vuol dire che il tuo stipendio perde di potere di acquisto, ma percepisci comunque lo stesso stipendio, mentre altri sono avvantaggiati, come le imprese che vendono i beni i cui prezzi in aumento, un esempio è la benzina, bene ad elasticità della domanda molto bassa, anche se aumenta il prezzo, la gente consuma la stessa quantità, se il prezzo aumenta e la quantità domandata resta invariata, l’azienda lucrerà su questo aumento dei prezzi, soprattutto per quei beni che non hanno sostituti), il debito pubblico interno e i suoi effetti sulle relazioni tra le generazioni (può essere acquistato dai soggetti interni al paese, problema di tipo generazionale, se la generazione che vive nel momento in cui si aumenta il debito, saranno avvantaggiati dall’utilizzo di quelle risorse, le generazioni successive invece dovranno ripagare il debito aperto dalla generazione precedente), il debito pubblico esterno ed il suo impatto sulla dinamica interna di consumi ed investimenti (dovremo ripagare anche il debito ai paesi che hanno investito nel nostro paese, spesso in alcuni paesi devono comprimere gli investimenti interni per ripagare il debito verso gli esterni, i paesi che non hanno questi problemi è un paese stabile), i movimenti internazionali di capitali determinati dalla volatilità nel mercato dei tassi di interesse e dei cambi.

Fallimenti del mercato e fallimenti dello Stato

Il mercato funziona secondo le regole tipiche della concorrenza, ovvero beni omogenei, poca differenziazione dei prodotti, piena informazione, per ogni mercato presente e futuro c’è un prezzo, si forma un mercato, non ci sono esternalità, non ci sono beni pubblici, non ci sono profitti superiori al normale, prezzo uguale al costo marginale, tutti lavorano al salario corrente, non ci sono monopoli, mercato a libera entrata, non ci sono barriere, se ci fossero profitti superiori al normale, ci saranno nuovi agenti che entreranno in quel mercato → Modello di concorrenza perfetta. Questi sono mercati efficienti.

Il mercato non sempre funziona come ci attendiamo. E cosa ci attendiamo dal mercato?

In primo luogo, efficienza, quindi assenza di spreco nella produzione, prezzi allineati al costo marginale, quantità prodotte in funzione degli input disponibili (capacità produttiva), distribuzione dei beni in funzione delle preferenze dei consumatori, assenza di profitti superiori al normale, assenza di potere di mercato in particolare di potere derivante da vantaggio informativo…

L’intervento pubblico si giustifica per diversi motivi:

  • Serve a eliminare i fallimenti del mercato, cioè tutte le volte che quel modello (di concorrenza perfetta) non funziona, si interviene, ovvero portare la domanda uguale all’offerta, impostando un prezzo che garantisce quella uguaglianza;
  • Serve a garantire la produzione di beni che non si produrrebbero se prevalessero le logiche del mercato e fare in modo che si distribuiscano adeguatamente, un esempio è l’istruzione, se il mercato funzionasse da solo, la domanda di istruzione sarebbe uguale a quella odierna? Che tutti andrebbero a scuola se non ci fosse l’obbligo o che l’offerta sia uguale di più? La risposta è no, quindi bisogna intervenire perché l’istruzione ha una forte esternalità positiva, stesso vale per la sanità, dove tra l’altro alcuni servizi sono a pagamento, ma se tutto fosse lasciato al libero mercato, la gente si sottocurerebbe, stesso vale per l’assicurazione sanitaria → Vengono chiamati beni meritori, beni che avrebbero una bassa domanda, ma che sono necessari.
  • Serve talvolta a garantire l’esistenza ed il funzionamento del mercato. A volte i mercati falliscono, lo Stato garantisce il funzionamento stesso del mercato, esempio sono le assicurazioni sul lavoro, che probabilmente non ci sarebbero se non intervenisse lo Stato → Ogni politica pubblica per essere implementata correttamente, deve interrogarsi su dove fallisce il mercato, dobbiamo capire a quale fallimento di mercato risponde con una certa politica pubblica.

La Commissione Europea si fa mandare dagli stati le proposte normative che vogliono introdurre, la prima cosa che la Commissione Europea chiede è quale fallimento di mercato vuole correggere.

Vengono imposti dei comportamenti, immaginiamo alle misure per la sostenibilità, se non le si rispetta, si interviene con multe ecc.

Climate change → Perché faccio pagare le tasse sulla benzina? Perché la benzina inquina, crea una esternalità negativa, quindi pago le tasse, vengo disincentivato all’utilizzo.

Eliminare i fallimenti del mercato… in quale misura? E con quali strumenti? Qui entrano valutazioni soggettive e politiche.

Una prima motivazione dell’inefficienza dei mercati: il potere di mercato

Il potere di mercato si esprime in particolare nella forma di mercato monopolistica o oligopolistica.

Il monopolio genera prezzi superiori ai costi marginali e quantità prodotte

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fede_Paoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Timpano Francesco.
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