Appunti di linguistica
Di cosa si occupa la linguistica italiana?
La linguistica si occupa di tutta la lingua. È una disciplina che non vuole stabilire norme, ma solo descrivere le lingue presenti in Italia (intese come varietà dell’Italia) → studia anche i dialetti, minoranze linguistiche (persone che vivono in Italia, ma usano lingue diverse).
Prospettiva sociolinguistica = approccio che valorizza l’uso concreto della lingua in un certo territorio e le funzioni che essa compie, quando viene utilizzata. La sociolinguistica e la linguistica della varietà guardano entrambi al concreto uso della lingua all’interno della società.
Funzione = la lingua ha degli obbiettivi comunicativi che si raggiungono utilizzando la lingua in modi diversi da quelli previsti dalla grammatica → si possono creare delle strutture linguistiche, apparentemente non corrette, che sono però giuste dal punto di vista comunicativo. La lingua di cui si occupa la linguistica italiana non è un qualcosa di definito, ma un mosaico: esse sono le varietà e identificano diversi usi dell’italiano. L’italiano è un insieme di varietà. La varietà è ciò che ci consente di analizzare questo panorama linguistico.
Concetti fondamentali della linguistica
- Repertorio linguistico = il complesso delle potenzialità comunicative di una comunità linguistica → l’insieme di tutte le possibilità/scelte comunicative linguistiche che possono essere attuate da una comunità linguistica.
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Comunità linguistica = insieme degli individui che condividono un repertorio linguistico, le persone che hanno tutte le stesse potenzialità comunicative. Gli individui di una comunità condividono anche le regole di utilizzo del repertorio.
- ESEMPIO: un repertorio può comprendere i vari modi di salutarsi e quindi la comunità è quella che sa scegliere la parola che è adatta per salutare uno sconosciuto, un amico (=regole del repertorio)... La comunità linguistica condivide queste regole.
- Competenza comunicativa = è la capacità di saper scegliere il tipo di espressione da usare in una determinata situazione, la capacità di variare le scelte linguistiche in base all’interlocutore, tenendo conto delle regole del repertorio linguistico. Ciò che mi permette di evitare gaffe comunicative. Tecnicamente la competenza comunicativa va al di là delle parole e comprende anche aspetti culturali (es. stringersi la mano, mantenere una certa distanza quando si parla con uno sconosciuto). Unisce la conoscenza delle strutture di una lingua, ma ricorda che non bastano solo esse per saper usare una lingua, ma bisogna avere una consapevolezza di quando certe strutture sono adeguate alla situazione.
Il concetto di varietà
La varietà è un insieme di scelte linguistiche marcate (=condizionate da fattori) in senso:
- Storico: nell’800 si parlava in modo diverso rispetto al giorno d’oggi. Il fattore tempo e la stratificazione storica di una lingua fa sì che vi siano delle scelte linguistiche adeguate al passato, ma non più ad oggi. Es: “uffizio” invece di “ufficio”, la prima risulterebbe troppo arcaica oggi, ma nell’800 era di uso comune.
- Geografico: a seconda delle zone d’Italia vi sono delle parole più utilizzate rispetto ad altre. Es: in Lombardia è comune mettere l’articolo determinativo davanti al nome proprio maschile.
- Di cultura del parlante: il percorso di formazione scolastica, di formazione linguistica, l’età... Se una persona ha una formazione linguistica completa (es. laurea) conosce molte più parole (e quindi più opzioni) e può marcare diversamente la sua comunicazione.
- Di situazione: il momento in cui una certa comunicazione si compie, ma anche il rapporto che c’è tra due interlocutori. Se due persone si conoscono, esse sceglieranno forme linguistiche improntate sulla colloquialità (Es. “ciao”).
- Di canale comunicativo: è il mezzo fisico che ci permette di comunicare: scritto o parlato. La norma linguistica che impariamo a scuola si adatta alla lingua scritta, quindi questa è una distinzione di canale comunicativo. Quando si parla di canale scritto è comodo pensare alla scrittura tradizionale (non messaggistica): carta stampata o manuale; per il canale parlato bisogna immaginare una comunicazione faccia a faccia; questi sono i classici canali comunicativi.
L'architettura dell'italiano
Bisogna pensare alla lingua come qualcosa che non si risolve in un’unica realtà, bensì qualcosa di complesso, è un insieme di elementi che si sostengono l’uno con l’altro (come mattoncini).
L'italiano contemporaneo
Tre gruppi di opzioni linguistiche che formano l’italiano contemporaneo:
- Scelte linguistiche usate da tutti, nei contesti più vari, non marcate (costituiscono la grammatica fondamentale dell’italiano). Questa scelta non è condizionata dalla geografia, dalla cultura, della situazione… es: i vari pronomi; i colori; “casa”= è una parola neutra che si può usare sempre, non è colloquiale, non troppo formale, non regionale.
- Scelte linguistiche particolari (=caratteristiche), marcate, differenziate sotto diversi punti di vista: geografico, sociologico, stilistico (vedi varietà della lingua). In questo gruppo ricadono TUTTE le varietà della lingua. Queste scelte linguistiche marcate sono quelle che danno origine alle varietà della lingua.
- I dialetti: sono ancora una risorsa espressiva importante per la comunità linguistica italiana, anche se la loro diffusione è disuguale. Infatti, in alcune zone d’Italia il dialetto è più utilizzato di altri e gli anziani lo usano di più. Es. il Veneto utilizza il dialetto anche in contesti dove vi sono estranei, mentre in Liguria questo fenomeno è più limitato (è la regione dove l’uso del dialetto è più limitato).
Le varietà dell’italiano
(=modi diversi di usare l’italiano nel nostro territorio nazionale)
Si dispongono nello spazio linguistico secondo 5 parametri fondamentali:
- Il parametro tempo crea le varietà diacroniche. Interessa soprattutto quando guardiamo all’evoluzione della lingua nella storia [nel corso ci occupiamo dell’italiano contemporaneo, quindi non ci interessa direttamente].
- L’area geografica → varietà diatopiche.
- Le caratteristiche sociali del parlante (età, formazione, mestiere…) e del gruppo al quale appartiene → varietà diastratiche.
- Il contesto comunicativo → varietà diafasiche.
- Il canale comunicativo → varietà diamesiche. => i canali comunicativi sono tre: lo scritto, l’oralità e il trasmesso (mediazione tecnologia; es. messaggi).
Esempi di fenomeni linguistici che possono essere determinati da più fattori di variazione
Quando una scelta linguistica viene compiuta, lo si fa sulla base di più fattori (nonostante ce ne possa essere uno fondamentale).
Queste sono strutture concrete che la società usa (anche se scorrette):
- Ce l’ho detto INVECE DI gliel’ho detto: espressione di un italiano molto trascurato, quindi connotata a livello diastratico, ma è usata anche da persone più colte, quindi è anche marcata dal punto di vista diafasico (→ informalità); ma anche dalla prospettiva diatopica (è più diffusa nel nordovest) e diamesica (è un’espressione dell’oralità! Non potrebbe mai essere scritta in un libro).
- A me mi piace INVECE DI a me piace: espressione usata in situazione orale (→ punto di vista diamesico), conversazione diafasicamente marcata verso il colloquiale, possibile fattore diastratico.
- Gli ho chiamato se veniva INVECE DI gli ho chiesto se sarebbe venuto: nel piemontese “chiamare” significa “chiedere”. Questa frase è fortemente marcata in senso regionale, è comprensibile solamente a parlanti di una certa area. È una conoscenza condivisa solo tra piemontesi. Se un politico usasse questa espressione avrebbe dei problemi di competenza comunicativa, mentre due piemontesi che la usano tra loro non hanno nessun problema di competenza!
- Ho chiamato a Giorgio INVECE DI ho chiamato Giorgio: costruzione diffusissima nel meridione, struttura marcata regionalmente.
Gli esempi c. e d. sono quindi marcate in diatopia, in senso diafasico (=colloquiale), ma anche possibilmente dal punto di vista di cultura del parlante: se una persona non si rende conto che è una parola dialettale, allora è decisamente marcata in senso diastratico.
Le realizzazioni che non sono standard possono essere volute oppure subite (chi non è in grado di distinguere lingua standard da lingua non standard).
Tutte queste espressioni sono anche marcate dal punto di vista diamesico [RICORDA CHE I MESSAGGI NON RIENTRANO NELLO SCRITTO! È L’ORALITÀ CHE STA ALLA BASE DI ESSI].
Le varietà dell’italiano
Assi
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Asse verticale Diastratia (parametro: cultura parlante, caratteristiche sociali)
- Il polo alto: rappresentato dall’italiano colto (=varietà caratterizzate da un’alta cultura del parlante).
- Polo basso: varietà dell’italiano di tipo popolare (popolare= riguarda parlanti che hanno ricevuto una bassa scolarizzazione e hanno quindi una possibilità precaria di gestire l’italiano).
- Lungo l’asse della diastratia ci sono delle varietà intermedie! Es: parlanti con sola licenza media= conoscenza media, ma non avanzata.
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Asse orizzontale → Diamesia (varietà che sono condizionate dal canale comunicativo).
- Polo sinistra: canale comunicativo dello scritto, scritture più formalizzate e corrette in assoluto. Es: libro di storia.
- Polo destra: canale del parlato il massimo dell’oralità. Es. in famiglia, con tanti intercalari.
- Anche qui ci sono realizzazioni intermedie.
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Asse diagonale Diafasia (=situazione).
- Polo inferiore: polo molto informale, due interlocutori che hanno relazioni personali fra di loro.
- Polo superiore= situazione formalissima → tra i due parlanti c’è una distanza (anche istituzionalizzata. Es. due ministri che parlano).
- L’asse della diatopia (=geografia) è rappresentato dallo sfondo (dal momento che l’immagine è in 2D).
- La parte destra dello schema è più scura perché le varietà sulla parte destra sono anche le varietà dove il fattore diatopico è più forte.
- Al contrario, il lato sinistro mostra che la dimensione diatopica non è più rilevante per queste varietà. Es. l’italiano tecnico-scientifico non cambia da regione a regione.
- L’ellisse: non è il centro esatto, è più spostato verso sinistra e l’alto sono le varietà più importanti del nostro repertorio. La varietà italiano standard letterario sta più verso l’alto (sia nella diastratia, sia nella diamesia che diafasia), mentre l’italiano neostandard è più vicino al centro.
Esempio
Italiano burocratico: varietà che è formale (diafasia - situazione), che si colloca verso il massimo della scrittura (diamesia) e sul polo medio alto della diastratia e non presenta variazione diatopica (tendenzialmente).
Italiano informale trascurato: zona dell’informalità (diafasia), vicino al parlato (punto di vista diamesico), popolarità (asse diastratico) e condizione di dialettalità (diatopia).
Scopo: risponde alla necessità di fornire uno schema più intuitivo su un panorama molto complesso.
Le etichette che identificano le varietà cambiano a secondi dei filoni degli studiosi: ci sono dei piccoli aggiustamenti. Es. italiano standard letterario può essere chiamato italiano standard; mentre quello neostandard= comune.
Continuum e gradatum
La situazione delle varietà dell’italiano è un continuum.
- Continuum = fra elementi di una serie non vi sono interruzioni nel passaggio dall’uno all’altro; in linguistica, insieme di varietà di una lingua non separate da confini netti, ma con punti di contatto e di sovrapposizione tali da determinare il passaggio graduale dell’una nell’altra.
- Gradatum = fra elementi di una serie vi sono interruzioni nel passaggio dall’uno all’altro; in linguistica, insieme di varietà di una lingua separate da confini netti, senza punti di contatto e di sovrapposizione.
- In pratica: lungo un asse (diafasico, diamesico, diastratico…) si vengono a collocare le varietà dell’italiano, che sono in posizione di continuum. Le varietà n7, n8, n9 (vedi immagine) sono in un rapporto di continuum perché tutte più o meno vicine sull’asse diafasico. Alcune scelte linguistiche che appartengono a una di esse si possono trovare in un’altra delle tre. Es. “notifica” parola da italiano burocratico può essere trovata anche nell’italiano tecnico-scientifico.
- Italiano standard letterario e neostandard continuum
- NB: sono PUNTI di contatto, ma le due varietà hanno la loro identità.
- Es. di gradatum: italiano tecnico scientifico VS italiano popolare non c’è nessun punto di contatto.
- A volte il rapporto di gradatum si può stabilire non solo per la madrelingua principale, ma anche per i dialetti → i dialetti dell’intera Liguria: tra il dialetto di Chiavari e di Genova c’è un rapporto di continuum. MA tra il dialetto spezzino VS quello di Ventimiglia c’è un rapporto di gradatum (anche se nella stessa regione), perché su quello spezzino c’è anche influenza toscana.
- In che rapporto sono italiano e dialetto? In gradatum, ma ci sono delle varianti dell’italiano che portano a una maggiore sovrapposizione (aggiungendo più elementi regionali all’italiano oppure italianizzando i dialetti).
[RIPASSO → Varietà: insieme di scelte linguistiche particolari, perché marcate da vari parametri]
Esercizi: dire la stessa cosa in modi diversi
Variazione diafasica → i saluti
- Molto formale: distinti saluti, egregio, esimio, i miei ossequi, spettabile, illustrissimo, con stima (congedo scritto), magnifico (per rettore), amplissimo (preside), i miei omaggi.
- Formale: salve, distinti saluti*, buonasera, cordiali saluti, addio, arrivederci, caro, arrivederla, ciao (in negozio, se c’è un commesso giovane, anche se sconosciuto).
- Medio formale: buondì, buonasera, ‘giorno, ‘sera, arrivederci, gentile.
- Informale: ciao, ci sentiamo, ci si vede, ci si sente, baci, un abbraccio, alla prossima.
- Molto informale: ciao*, cià, ehi, bella, bella fra, bella zio, uhè/ué/we (qui anche forte fattore diatopico).
*=punti di continuum
Formale → lettera a un professore → Molto formale lettera al sindaco → Medio formale entrando in un negozio
NB: nonostante ci stiamo concentrando sulla variazione diafasica, capiamo subito che alcuni saluti sono utilizzati solo attraverso il canale scritto (→ dimensione diamesia). Ci sono spesso intrecci tra parametri, ma bisogna riconoscere quello fondamentale, che prevale.
Variazione diafasica → veicolo a 4 ruote:
- Formale: autovettura, autoveicolo,
- Medio formale: automobile, auto
- Informale: macchina, mezzo, bolide,
- Molto informale: rottame, catorcio, rumenta (region. – liguria), brum brum (linguaggio infantile), ferro (region.), carretta,
Intrecci con la dimensione diatopica.
[RIPASSO: competenza comunicativa= concetto che ci permette di conoscere la lingua e di saperla calibrare a seconda delle varie condizioni]
Variazione diafasica → verbi per “dire” qualcosa:
- Molto formale: illustrare, profferire
- Formale: esplicare, esporre, dichiarare, manifestare,
- Medio formale: esprimere, affermare, discutere, presentare
- Informale: parlare,
- Molto informale, colloquiale: sparare, blaterare, fare
Variazione diatopica: avverbi (avverbi di tempo)
- Nord: adesso
- Centro: ora, mo’, adesso
- Sud: mo’.
Variazione diatopica: nomi di frutti
(frutto di grosse dimensioni, dalla scorza di colore verde scuro e molto dura, con polpa rossa e zuccherina).
- Nord: anguria, pateca (liguria), cocomero.
- Centro: cocomero.
- Sud: cocomero, zipangulu (calabria), mellone (sardegna), muluni (sicilia), melone d’acqua.
Variazione diatopica: nomi di oggetti
(recipiente per cuocere il cibo)
- Regionale: frissura (calabria), pignatta (genova), tomica (friuli – pentola a pressione), pignata (friuli; sicilia), marmitta (Valle d’Aosta), tiana (campania).
- Non regionale: pentola, calderone, pentola a pressione, padella.
I nomi regionali stanno dal lato destro (sfondo verde più scuro).
I non regionali nel bianco, dove la diatopia è sempre meno presente.
Variazione diastratica: le patologie
(dolore al capo)
- Uso colto: cefalea, emicrania, mal di capo,
- Uso comune/popolare: emicrania, mal di testa, cerchio alla testa.
Italiano normativo
(o italiano standard)
Si colloca verso il polo colto, della formalità, dello scritto e dove la variazione diatopica è ininfluente. È l’italiano che si pone come una norma ed è quindi considerata come la varietà di riferimento.
Storicamente
L’italiano normativo è: di base toscana, fiorentina. È l’italiano che si forma nel 1300. In questo secolo, la Toscana...
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