Prima lezione: La governance del cambiamento climatico
Teorie a confronto sul concetto di cambiamento climatico e relazioni internazionali
Il Realismo parte da una posizione di pessimismo antropologico, cioè ha una visione pessimistica della natura umana. Gli stati vivono in un contesto di anarchia internazionale, per questo le relazioni internazionali sono conflittuali e i conflitti sfociano in guerre. La sicurezza nazionale è vista come un valore normativo preminente. Inoltre, l’interesse nazionale è un parametro fondamentale di politica estera, essa infatti è la proiezione esterna degli interessi dello stato.
Il Liberalismo ha fiducia nella ragione e nel progresso. Lo stato liberale promuove la formazione di un sistema politico ed economico che porti a condizioni di vita elevate per tutti. Per i liberali la natura umana è positiva, e vogliono applicare i principi razionali alle relazioni internazionali. Secondo i realisti, l’anarchia internazionale non comporta necessariamente relazioni conflittuali. La modernizzazione accresce la cooperazione internazionale. Norme e organizzazioni internazionali mitigano il ricorso alla guerra.
Il Costruttivismo pone l’accento sulla costruzione sociale della realtà tramite le idee socialmente condivise. Il sistema internazionale è un sistema di norme, inter-soggettivamente costruite, contestuali e contingenti. Hanno una visione meno rigida dell’anarchia, perché secondo loro l’anarchia è ciò che gli stati ne fanno. Le Organizzazioni Internazionali sono attori che esercitano potere a tutti gli effetti e che costruiscono il mondo sociale in cui hanno luogo cooperazione e scelta, aiutano a definire gli interessi degli stati e di altri attori. Le norme, le identità e i fattori interni contano.
Accordo di Parigi
L'accordo di Parigi stabilisce un quadro globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5°C. Inoltre, punta a rafforzare la capacità dei paesi di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e a sostenerli nei loro sforzi. L'accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante su cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre 2015.
L'UE e i suoi Stati membri sono tra le 190 parti dell'accordo di Parigi. L'UE ha formalmente ratificato l'accordo il 5 ottobre 2016, consentendo in tal modo la sua entrata in vigore il 4 novembre 2016. Affinché l'accordo entrasse in vigore, almeno 55 paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni globali hanno dovuto depositare i loro strumenti di ratifica. Sottoscritto da 196 Paesi il 12 dicembre 2015 alla XXI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC, i punti principali sono: presentare ogni 5 anni dei piani generali nazionali per la riduzione delle emissioni, raggiungere l’obiettivo di emissioni zero nel medio periodo, sostenere finanziariamente i paesi in via di sviluppo nell’implementazione dei piani e garantire trasparenza sulle emissioni.
Caso dell'Arabia Saudita
L’Arabia Saudita, uno dei principali produttori di petrolio al mondo, ha annunciato che a partire da febbraio ridurrà la sua produzione di petrolio di circa un milione di barili al giorno, portandola a poco più di otto milioni. Lo ha fatto sapere il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, spiegando che la decisione è stata presa dal suo fratellastro Mohammed bin Salman, principe ereditario e leader di fatto del paese. Secondo gli esperti, la decisione dell’Arabia Saudita ha come obiettivo quello di stabilizzare i prezzi del mercato in un periodo di grande incertezza dovuta alla pandemia, durante la quale il consumo di petrolio si è ridotto in diverse parti del mondo.
In seguito all’annuncio dell’Arabia Saudita, i principali indici del prezzo del petrolio al barile hanno superato i 50 dollari, cosa che non accadeva da diversi mesi. L’Arabia Saudita si prepara all’era post petrolio con l’apertura all’estero e investimenti nell’energia solare. Le risorse naturali, il petrolio ma anche carbone e gas, stanno finendo. E la loro estrazione, lo stoccaggio e la distribuzione hanno un violento impatto ambientale.
L’Arabia Saudita, restia a diffondere notizie sui suoi giacimenti, ha preso coscienza del problema del petrolio, risorsa in esaurimento e non più sostenibile. Ha deciso di investire in fonti di energia green sfruttando un elemento naturale di cui il Medio Oriente è ricco: il sole. Decisione inevitabile vista la prossima fine delle risorse naturali, l’aumento della popolazione (araba ma anche globale) e la crescita della domanda interna. Oltre alla necessità di rispettare gli accordi sul clima di Parigi.
Seconda lezione: La politica della natura
Bruno Latour nel suo libro “Politiche della Natura” mostra come ogni natura è l’esito di una doppia costituzione politica e scientifica. La politica è esito di una certa disposizione epistemologica e di un certo orientamento politico. Studiare l’idea di natura, ovvero di come essa si costituisce, circola, si trasforma, significa discutere di assetti politici prima ancora che epistemologici.
Il concetto di natura ha molti significati: può essere intesa come natura intrinseca, cioè qualità essenziale o definizione di proprietà di qualcosa. Può significare natura esterna, l’ambiente fisico non umano che è separato dalla società umana. Può essere natura universale, l’intero mondo vivente, esseri umani e entità non umane incluse.
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