Storia delle relazioni internazionali (9 CFU)
Prove d'esame
2 prove:
- Esonero scritto intermedio su metà della prima parte (dal 500 alle guerre napoleoniche): due domande aperte in due ore
- Esonero orale sul resto della prima parte e sulla seconda parte
Bibliografia
G. Formigoni – Storia della politica internazionale nell'età contemporanea; slides; documenti professore
Prima parte: Prof. Giordano (42 ore)
Linee generali della politica internazionale nell’età moderna
- L’Europa tra Quattro e Cinquecento: dinamiche politiche, istituzionali e territoriali
- La nascita del sistema europeo degli stati
- Il mondo fuori dall’Europa: gli imperi orientali
- I tentativi egemonici degli Asburgo e l’antagonismo franco-asburgico. Carlo V, Filippo II, la guerra dei 30 anni e le paci di Vestfalia. Il modello di Vestfalia delle relazioni internazionali
- I processi di modernizzazione in Europa. L’ascesa dell’Inghilterra, della Prussia e della Russia
- I tentativi egemonici francesi: Luigi XIV, il trattato di Utrecht e il nuovo ordine europeo
- L’espansione coloniale e l’antagonismo franco-britannico
- Le rivoluzioni americana e francese nelle relazioni internazionali
- I tentativi egemonici francesi: Napoleone. Il congresso di Vienna e la Santa Alleanza
Linee generali della politica internazionale nell'età contemporanea
- L'egemonia britannica e la Pax Britannica
- Il trionfo delle nazionalità e le rivoluzioni del 1848
- Le unificazioni italiana e tedesca nelle relazioni internazionali. Il sistema bismarckiano e la Realpolitik
- La questione d’Oriente
- L’ascesa degli Stati Uniti e del Giappone
- Il riallineamento delle potenze a fine secolo: verso la guerra
- I tentativi egemonici tedeschi: la Prima guerra mondiale
Seconda parte: Dott. Romeo (21 ore)
- I trattati di pace e la Società delle Nazioni
- Le relazioni internazionali negli anni '20 e '30 del '900
- Nuovi tentativi egemonici tedeschi: la Seconda guerra mondiale
- Il crollo del sistema europeo degli stati: verso un nuovo ordine mondiale
- Le organizzazioni internazionali e le integrazioni regionali
- Il sistema internazionale bipolare e la guerra fredda
- La decolonizzazione e il movimento dei paesi non allineati
- Coesistenza pacifica e crisi dei missili di Cuba: la distensione. L’emergere della Cina come potenza globale
- La nuova guerra fredda, il crollo dell’URSS e la fine dell’equilibrio bipolare. Tra anarchia e nuovo ordine internazionale
- Il XXI secolo e il mondo dopo l’11 settembre 2001
Introduzione alla storia delle relazioni internazionali
Glossario
Storia dei trattati: in cui è prevalente l’aspetto giuridico, lo studio del procedimento mediante il quale furono elaborate le norme dei trattati, fonti principali del diritto internazionale. Lo strumento è la diplomazia, ossia la tecnica o l’arte di attuare una politica estera e di operare nella politica internazionale.
Storia delle relazioni internazionali: storia delle vicende che riguardano la complessa realtà dei rapporti tra i diversi soggetti (governativi e non governativi) della politica internazionale. In particolare, tale ambito di analisi e studio riguarda le relazioni tra stati, organizzazioni internazionali e società civile, le dinamiche economiche, sociali, ambientali, nonché il ruolo dei mass media, dell’opinione pubblica, delle ideologie, delle imprese multinazionali; e infine riguarda i fattori geografici, demografici ecc. Attenzione a non scivolare nella politica internazionale, che è la parte più attuale e che non deve essere confusa con la storia delle relazioni internazionali!
Ricordarsi il rapporto privilegiato tra storia delle relazioni internazionali e:
- Storia generale > soprattutto storia moderna e contemporanea
- Diritto internazionale > regola la vita della comunità internazionale
- Politica internazionale > studio delle vicende internazionali di attualità che riguardano i rapporti tra stati o gruppi di stati
- Geopolitica
Attori: coloro che agiscono nel campo delle relazioni internazionali. Uno degli attori più importante è lo stato, oggi affiancato da altri soggetti che agiscono condizionando le scelte e gli esiti nell’arena internazionale (organizzazioni internazionali, entità transnazionali e infranazionali, ONG, imprese multinazionali, lobby, organizzazioni terroristiche, organizzazioni criminali, insorti, opinione pubblica…)
Fattori: elementi di varia natura che influiscono sull’andamento delle relazioni internazionali > principali fattori: geografia e territorio; popolazione e curva demografica; sistema economico; strutture politiche e sociali; ideologie; potenza militare; sviluppo scientifico e tecnologico; ambiente.
Oggetto: rapporti tra stati sovrani, in pace come in guerra. L’espressione si riferisce alla politica internazionale e, per estensione, ai rapporti tra i vari soggetti internazionali. La stessa espressione indica anche la disciplina che studia la realtà, che ha al suo centro l’evento umano più grave e drammatico che possa darsi, cioè la guerra (Luigi Bonanante, Treccani).
Soggetti e contesto: entità sovrane indipendenti dotate di potestà e vita internazionale.
«Di relazioni internazionali vere e proprie si può parlare soltanto con riferimento agli ultimi cinque secoli, cioè da quando hanno cominciato a consolidarsi i cosiddetti Stati moderni, complesse strutture giuridico-amministrative [...]. Mentre nel 1648, al termine della guerra dei Trent’anni, gli Stati sovrani erano 23, oggi sono quasi 200, il che suggerisce quanto complessa sia l’analisi dei loro rapporti.» [...] «Poiché ciascuno Stato si ritiene sovrano – cioè non riconosce alcun potere superiore al suo e non ammette alcun intervento all’interno dei propri confini – i rapporti che gli Stati intrattengono tra loro sono ispirati a un astratto principio di uguaglianza e reciprocità.» (L.B., Treccani)
Soggetto principale: lo stato è stato a lungo il principale protagonista della storia delle relazioni internazionali. Esso ha una persona giuridica, cioè un soggetto di diritto, titolare di rapporti giuridici. Lo stato è una persona giuridica pubblica, anzi la principale persona giuridica pubblica dato che dispone della sovranità nazionale (popolazione e territorio), persegue i fini dei suoi cittadini e riconosce le altre persone giuridiche. In tal senso, lo stato è un soggetto di diritto internazionale.
Materia: formalizzazione dei rapporti di convivenza.
«In senso lato relazioni internazionali sono esistite fin dall’antichità, per esempio con i rapporti tra le città-Stato della Grecia. Già allora comportavano l’invio di missioni con compiti di rappresentanza, informazione e negoziato, funzioni della diplomazia che si sono mantenute inalterate fino a oggi, pur nel mutamento profondo dei sistemi internazionali» (Massimo De Leonardis, Treccani)
Sulla definizione di «Storia delle relazioni internazionali» esiste comunque un dibattito acceso > alcuni studiosi, per esempio, preferiscono partire dalla fine del XVIII secolo, con la nascita dello Stato-nazione (o Stato nazionale) e ancor più dal XIX e XX secolo con l’introduzione del termine globalizzazione (o mondializzazione), quando diviene «evidente che le relazioni internazionali pervadono l’esistenza della vita umana e richiedono una considerazione in sé e per sé»
Una scelta dettata anche dalla quantità e qualità del materiale documentario reperibile, necessario all’analisi storica dettagliata delle relazioni internazionali (anche scienze diplomatiche)
La Storia delle relazioni internazionali presuppone la ricerca storica e ciò la distingue dai due campi tematici attigui: la «politica internazionale» e la «teoria delle relazioni internazionali».
La prima appartiene alla storia solo dopo la sua manifestazione, cioè quando sia possibile avere una documentazione sufficientemente ampia e una visione distaccata dai fatti > essa è, in altri termini, studio della cronaca dei fatti contingenti, considerati nei momenti in cui essi accadono.
La seconda è mossa dal progetto di definire nella forma di leggi scientifiche (nomoteticamente) le costanti che caratterizzano le relazioni internazionali > essa mira per definizione a occuparsi di temi valutati nei loro caratteri generali e costanti, più che di temi considerati nella loro specificità, come storia dei fatti politici, ristretta (histoire événementielle) ad avvenimenti particolari e irripetibili
Si tratta dell’esatto contrario dell’interesse dello storico, diretto verso quei temi (generali e/o particolari) definiti da contorni precisi, riguardo ai quali si cercano spiegazioni, comprensioni, narrazioni.
E tuttavia le due discipline, benché distinte, sono tutt’altro che contrapposte e concorrenti > esse si integrano e si sovrappongono costantemente (es. Trappola di Tucidide, Insularità e continentalità ecc.)
Geopolitica
La geopolitica indica quel complesso di problemi politici che traggono origine da fatti d’ordine territoriale, specie quando si considera lo Stato come un organismo che nasce, si sviluppa e decade, e che, al pari degli esseri viventi, ha bisogno di uno spazio vitale (Friedrich Ratzel 1844-1904).
Secondo il pensiero di Ratzel, la geopolitica è la spiegazione della storia attraverso la geografia umana, le tendenze di lungo termine dei popoli (intesi come organismi viventi) e dei territori > spazio, lotta, movimento sono le coordinate e le costanti che descrivono e determinano l’esistenza degli Stati. Lebensraum, spazio vitale, e Kampf um Raum, la lotta per lo spazio costituiscono i concetti che Ratzel deriva dalla rivisitazione geografica della darwiniana lotta per l’esistenza (darwinismo sociale).
«Lo Stato non è un conglomerato casuale o artificiale della vita umana tenuto insieme da formule giuridiche; è profondamente radicato in realtà storiche e concrete, sviluppatesi organicamente [...] In una parola: una rivelazione biologica o un essere vivente».
Rudolf Kjellen (1864-1922) riporta tale concetto nella riflessione «geopolitica» (è il primo a utilizzare questo termie), tradotto nello spazio > accanto alla geopolitica, che premia la geografia, Kjellen accosta l’ecopolitica (scienza dell’economia nazionale), la demopolitica (scienza del popolo nazione), la sociopolitica (scienza del rapporto tra Stato e società) e la cratopolitica (scienza dei mezzi di esercizio del potere da parte dello Stato).
G.W.F Hegel (1770-1831) - F. List (1789-1846): influenzato dall’esperienza politica americana (protezionismo Hamiltoniano, idea pan-continentale della dottrina Monroe, esperienza espansionismo americano (conquista dei grandi spazi, peso della geografia).
Il termine ha avuto alterne fortune, poi dagli anni Settanta si è assistito a una ripresa della geopolitica soprattutto in forma di studi delle relazioni internazionali, fondate su rapporti di forza, per il controllo dello spazio e delle risorse.
Utile in tal senso, la geopolitica ci permette di analizzare la politica attraverso lo studio dei vincoli.
«Per politica si intende […] l’arena degli scontri tra interessi che attraversano le nostre società. Per vincoli si intendono i limiti (detti anche fattori costrittivi) posti dalla realtà ai diversi interessi: non solo vincoli geografici, ma anche storici, economici, demografici, strategici, militari, ideologici, religiosi e psicologici» (Manlio Graziano, Geopolitica. Orientarsi nel grande disordine internazionale, Il Mulino, Bologna, 2019, p. 12).
Se orientato al presente e proiettato verso il futuro, tale strumento ha lo scopo di produrre analisi e suggerire ipotesi (funzione cognitiva e previsionale); se orientato al passato può agevolare la comprensione di alcune dinamiche alla base dei rapporti politici in essere e, dunque, anche lo studio della storia delle relazioni internazionali
Geopolitica - interessi
Nel mondo reale, ogni volontà – e non solo la volontà politica – è sempre stornata dalla sua direzione iniziale non appena incontra un ostacolo o un’altra volontà > lo stesso vale per la politica, che è relazione tra forze ineguali: il fatto che ogni forza – cioè ogni interesse, o «volontà politica» – sia modificata dall’incontro/scontro con altre forze di peso ineguale fa sì che l’esito finale della loro relazione (la risultante) sia sempre diverso dall’obiettivo iniziale.
Come nel campo della fisica, la forza è un vettore che ha una sua direzione ma, componendosi con altri vettori che hanno direzioni diverse, la sua direzione iniziale ne è modificata (es. Stati Uniti nel secondo dopoguerra) > R sarà la risultante della somma delle due forze A e B e non andrà né nella direzione iniziale di A né in quella iniziale di B. (es. Stati Uniti nel secondo dopoguerra).
Le relazioni internazionali (come scienza della politica internazionale) sono come una colossale partita a scacchi, con regole e variabili molto più numerose e complicate, che possono cambiare durante il gioco, e con molti giocatori sulla stessa scacchiera, i cui pezzi hanno però per ciascuno un valore diverso, e tutti li muovono simultaneamente senza aspettare il proprio turno.
I giocatori su quella scacchiera non sono solo gli Stati, ma tutti gli attori politici, mossi da interessi (volontà politiche) differenti e mutevoli, di peso differente e mutevole.
Gli interessi poi potrebbero essere di diversa natura e combinarsi in maniera diversa tra loro (con la complessità viene meno la pseudoteoria del grande burattinaio):
- Palesi: cioè espliciti e rivendicati come tali
- Occultati: cioè non immediatamente visibili, celati per es. sotto un manto ideologico
- Occulti: cioè sconosciuti persino a chi ne è direttamente toccato
Geopolitica – fattori costrittivi
Geopolitica classica (fine Ottocento, colonialismo – prima globalizzazione 1870-1914): geografia
L’azione politica è condizionata in modo determinante da un fattore oggettivo: l’ambiente fisico circostante. Sono il clima, la posizione, il rilievo, l’idrografia, la natura del suolo, la struttura geologica, la flora, la fauna che plasmano le forme assunte dalla politica su un determinato territorio; esse suggeriscono agli attori politici gli interessi primari, dettandone la volontà.
La forma politica considerata all’epoca più perfetta – lo Stato – era vista come un organismo radicato nel suolo, i cui abitanti (la nazione) erano una componente geografica determinata e attiva.
Geopolitica moderna (anni Settanta del XX secolo): geografia + altri fattori condizionanti (economia, demografia, forza (tecnologia) militare, infrastrutture, istituzioni, alleanze, eredità storica, tradizioni, psicologia sociale, ideologie, religioni)
«A iscrivere i fenomeni studiati nella loro profondità storica», ovvero cercare di rintracciare gli elementi di continuità con il passato: le continuità e le discontinuità sono, in un certo senso, lo scheletro della vita politica; i vari fattori condizionanti ne sono la carne e il sangue.» (M.G., p. 28)
Sono da intrecciare le due diverse dimensioni dell’analisi storica: profondità storica (longue durée) e storia tradizionale che si occupa dei singoli eventi (événementielle).
Secondo Fernand Braudel è fondamentale dare priorità alle strutture storiche di lungo periodo, dell’evoluzione estremamente lenta, quasi impercettibile, spesso sotterranea, «vecchie abitudini di pensiero e di azione, situazioni persistenti, dure a morire, a volte contro ogni logica» > si tratta del riaffiorare, a distanza di decenni, secoli e perfino millenni, di fenomeni storici sospesi nel passato (Mediterraneo Braudel, 101).
Stato moderno
Già nella seconda metà del '500, Jean Bodin ha scritto un trattato e nel suo trattato ha fatto un passaggio logico importante > in quell'epoca vi era l'idea che lo stato era il re, Jean Bodin però aggiunge che il re rappresenta ed è responsabile del popolo e quindi il sovrano è il popolo.
Vi è quindi il concetto di sovranità: la nazione è il popolo, lo stato è la nazione > Jean Bodin lo disse perché, in quel periodo la Francia era stata caratterizzata da una guerra di religione violentissima e quindi, si prefigura l'idea di uno stato "laico" che vada oltre a questioni ideologiche, interessandosi al popolo e di conseguenza libero prima della pace di Vestfalia non era libero perché era legato al sacro romano impero, che aveva una sua personalità, cultura, una sua ragione di essere, una sua identità, mentre lo stato moderno parla in ragione di stato.
Gli obiettivi principali della ragion di stato sono: sicurezza e stabilità
- Sicurezza interna che porta anche alla stabilità dello stato
- Sicurezza esterna, ancora prima del benessere dello stato > è più importante perché se sono minacciato dall'esterno non posso occuparmi della mia nazione.
Questi obiettivi però sono validi in uno stato anarchico in cui non ci sono regole.
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