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Lope de Vega Carpio

Lope de Vega Carpio nel 1609 scrive un saggio (389 versi): Arte nuevo. Qui racconta i suoi cambiamenti perché viene criticato, poiché mancano i precetti aristotelici. Voleva essere colto e quindi non voleva che il suo teatro fosse considerato popolare, perciò lo scrive per giustificarsi.

Precetti aristotelici

  • Azione (un solo argomento).
  • Luogo (un solo spazio: l’opera doveva svolgersi in un solo luogo).
  • Tempo (tutto doveva svolgersi dall’alba al tramonto).

Aristotele usava 1 solo argomento, 1 luogo e 1 giorno soltanto perché aveva paura che se c’era un solo minimo cambiamento, il pubblico (plebe senza cultura, al contrario suo) si sarebbe potuto confondere e di conseguenza non avrebbe capito l’opera (la lezione etica). Aristotele sosteneva che il teatro era fatto per la catarsi della gente, non era destinato al divertimento. Il teatro aveva come unica funzione quella didattica da far apprendere agli spettatori (soltanto la gente delle classi sociali più elevate; quindi, coloro che avevano una certa cultura, potevano capire).

Lope apporta un cambiamento nel pubblico: si rivolge alle classi basse a cui piace vedere più luoghi e tempi diversi: infatti, per lui, non è affatto importante il contenuto didattico, ma il guadagno. Egli è stato il primo letterato a poter vivere di guadagni di questo mestiere in quanto cerca di mantenere la gente sempre curiosa e attenta, in modo tale che continuassero a pagare per vedere gli atti successivi (in quel periodo gli spettatori pagavano ogni atto solo nel caso in cui gli era piaciuto quello precedente).

Lope usa 1 solo argomento e unisce “un pizzico d’amore”.

El caballero de Olmedo

El caballero de Olmedo: commedia + tragedia, opera con fondamento storico (scritta in base ad una storia realmente accaduta) → fatto di cronaca + canto popolare (aggiunto dall’autore) → “esta noche lo mataron” (probabilmente conosciuto dall’autore, ma soprattutto dal pubblico).

La suspense c’è, poiché la gente anche se sa che il protagonista morirà per mano di qualcuno, non sa perché una persona perfetta come lui possa insidiare una tale crudeltà in qualcuno al punto di assassinarlo.

C’è una doppia interpretazione:

  • Prima interpretazione (destino): anche i personaggi perfetti, cioè gli eroi, possono essere uccisi → l’ingiustizia della morte rende ancor più eroico il protagonista →
  • Seconda interpretazione (errore): il cavaliere ha commesso l’errore di affidarsi ad una mezzana e, quindi, è mediocre come ogni altro uomo (non un eroe) e merita di morire.

Fuente Ovejuna

Fuente Ovejuna: opera conservatrice, dove sia il paese che la storia sono reali → storia che riguarda la monarchia spagnola (la nobiltà vuole avere potere assoluto sulle classi più povere, mentre la monarchia diventa sempre meno rigida. Si sviluppa un debole senso democratico, cioè il rispetto del re come suddito, ma la possibilità di avere i propri diritti, che la monarchia sostiene e la nobiltà vuole distruggere. La nobiltà fonda gli ordini militari (Reconquista 1492), con i quali entra in possesso di numerosi territori che ormai non appartengono più alla corona spagnola.

Pubblicata nel 1619 (data che indica la probabile data di rappresentazione teatrale, ovvero 1612-14 → dopo il successo in teatro è stata fatta l’opera scritta).

Fuente Ovejuna apparteneva ai nobili. L’opera riporta un evento realmente accaduto di cui non si conosce e sa il motivo. Il 23 aprile 1476 in questo paesino, i contadini assalgono il castello del signor feudale che lo possiede, in quanto è a capo del territorio, lo portano fuori e le donne lo uccidono crudelmente.

Lope ha intenzione di spiegare il motivo di quest’atto violento.

Ci sono 3 argomenti (intrecciati dall’intelligenza di Lope):

  • Rebelión de Fuente Ovejuna → popolo contro la nobiltà tiranna.
  • Rebelión de Ciudad Real → nobiltà contro la monarchia (un giovane e in gamba nobile che governa la Ciudad Real è fedele alla monarchia (re cattolici), ma poi si lascia influenzare da un altro nobile, quello che governa Fuente Ovejuna, che invece è fedele alla nobiltà. Inizia, quindi, a seguire diversi principi, condizionando negativamente il paese.
  • Amor → 2 contadini, un bel giovane e una bella donna sono innamorati, ma rispettano sani principi del tempo e non hanno rapporti intimi. Il cattivo della storia (il governatore di Fuente Ovejuna), cerca di violentare la ragazza, ma il suo ragazzo la salva portando la balestra al cuore del nobile senza però fargli nulla. La seconda volta, però, il nobile riesce a violentare la povera contadina. Per questo orribile atto da lui compiuto, il popolo del paese si vendica (le donne del paese uccidono il violentatore dopo che gli uomini lo cacciano dal castello). La nobiltà non può permettere al popolo di passarla liscia e quindi chiede aiuto al monarca. Ogni persona del popolo viene interrogata e alcuni vengono anche torturati, ma nessuno dice un vero e proprio nome perché tutti rispondono allo stesso modo: Fuente Ovejuna. L’intero popolo ha contribuito all’omicidio. Siccome la monarchia non può massacrare un intero popolo, alla fine lo perdona. Alla fine, il governatore di Ciudad Real chiede perdono alla monarchia e viene perdonato anche lui. Il popolo è tornato ad essere felice ed i contadini si sono sposati. Il conflitto è ormai risolto. I re cattolici appaiono come i buoni che fanno giustizia in modo corretto. Lode al popolo che ha deciso di difendere l’onore della donna. Lope fonda la monarchia, poiché è a favore del popolo (monarchico).

Pedro Calderón de la Barca

Pedro Calderón de la Barca nasce nel 1600 a Madrid (barocco) e muore nel 1681. Con la sua morte finisce “El siglo de Oro”. Era prete e prima ancora era soldato. Ebbe una formazione culturale altissima (2-3 lauree) e aveva una mentalità tedesca (logica matematica).

La vida es sueño

La vida es sueño: commedia eroica, pubblicata nel 1635, divisa in 3 atti. È un capolavoro, molto complessa (voleva che l’opera fosse un caos, però ci doveva essere razionalità).

I atto (scene 1-4): el grupo de la torre

I atto (scene 1-4) → el grupo de la torre (poiché i personaggi sono collegati ad una torre); ci troviamo in un’immaginaria Polonia.

E perché la storia si svolge in Polonia? La Polonia è un Paese lontanissimo dalla Spagna, ma → le persone colte sapevano dove si trovasse; c’è universalizzazione del messaggio/della storia: questa storia può succedere ovunque nel mondo (l’indeterminazione tra paese conosciuto culturalmente e lontano fa sì che, sebbene è una storia lontana (Polonia), può capitare in qualsiasi posto.

Nella I scena vediamo 2 uomini a cavallo. Improvvisamente uno di questi due cavalli, imbizzarrendosi, fa cadere quest’uomo che perde l’elmetto. Il lettore capirà che questi è una donna vestita di un’armatura con la quale sembra un uomo.

Una signora (Rosaura) arriva in Polonia con il suo servo (Clarín) → “gracioso”. Rosaura è figlia illegittima (non conosce suo padre) e per questo non ha onore. In verità, lei è pura e non ha commesso nulla di sbagliato, perciò tutto questo non lo merita (paga per le persone che hanno sbagliato prima di lei).

Alla fine, non potrà sposarsi, poiché il futuro marito le dice di non conoscere la sua vera identità (poiché non ha onore) e Rosaura andrà alla ricerca di suo padre con un pugnale. In realtà è onorabilissima.

Il futuro marito era un principe e non poteva sposarsi con lei fin quando non avrebbe saputo chi fosse suo padre. C’è, in fondo, una metafora della vita: noi paghiamo per colpe che non sono nostre, non abbiamo avuto scelte. Le responsabilità passano ad altri.

Rosaura è bellissima (bellezza cortese). Questa bellezza è anche un peccato. Avrà un ruolo fondamentale in tutta l’opera (la bellezza cortese), poiché non è solo bellezza morfologica, ma anche bellezza interiore.

Le prime scene che ci propone Calderón hanno una semantica speciale e vanno interpretate:

  • Donna che cade → Eva (la prima donna che è caduta: Rosaura che cade è la metafora di Eva;
  • Una donna che va a cavallo → simbolo di razionalità che guida la forza. Il cavaliere (Rosaura) che non riesce a cavalcare è la sconfitta della razionalità che parte dagli istinti (metafora millenaria della razionalità contro l’irrazionalità): nella 1° scena vince l’irrazionalità.
  • C’è un riferimento al mito dell’amazzone → Rosaura è un’amazzone (animale mitologico).
  • La prima volta che Segismundo vede Rosaura → lei è vestita da uomo, però le si scorgono i capelli biondi; lui non ha mai visto una donna (non sa della loro esistenza) e non ha neanche mai visto nessun essere umano oltre che al vecchietto. Quando la vede prova qualcosa (non è istinto sessuale, ma piacere di così tanta bellezza). La desidera, la vuole (ha scoperto l’estetica → “lo” è bello).

La bellezza è una parola chiave nell’opera: distinguere le cose belle da quelle brutte → Platone: la bellezza come civilizzazione.

Segismundo: è uno dei 4 personaggi universali della letteratura spagnola. La donna, quando cade da cavallo, sente delle urla; vede una torre e queste urla provengono da lì. È Segismundo ed è legato. Suo padre è re Basilio (astrologo, cioè interpretava la posizione degli astri) e quando sua moglie stava per partorire ha voluto consultare le stelle: “tuo figlio sarà un tiranno e per colpa sua → il sangue del tuo popolo sarà versato” → tiene molto alla filosofia politica, rimane preoccupato e quando muore la moglie il re pensa che suo figlio sia violento poiché ha ucciso colei che gli ha dato la vita → è nato già uccidendo. Suo padre non può ucciderlo e lo manda alla torre: qui lo lascia “marcire”. Ogni tanto un “tizio” gli porta da mangiare, gli dà da bere e gli insegna la minima educazione. Lui avrà 18-19 anni quando viene visto da Rosaura.

Cosa hanno in comune Rosaura e Segismundo?

  • Pagano entrambi per una colpa che non hanno mai commesso. Segismundo non sa perché è chiuso nella torre, non sa cosa è la realtà.
  • Ruolo fondamentale dei genitori: pagano per colpa loro.

Violenza: per la filosofia scolastica è qualcosa/qualcuno che nega a sé stesso lo sviluppo:

  • Rosaura è un catalogo di violenza (si traveste da uomo negando di essere una donna). È onorabile e onesta, alla quale viene negato l’onore (si deve vergognare).
  • Segismundo è un principe scelto da Dio che viene trattato da animale (viene punito).

“La vida es sueño” (seduta di psicoanalisi) è un’opera in cui nelle prime scene ci vengono raccontate violenze e conflitti e ci racconta come queste tipologie diverse di violenze possono essere risolte e in che modo.

I atto (scene 5-6): el grupo de palacio

I atto (scene 5-6) → el grupo de palacio (palazzo reale) → re Basilio: Calderón ne fa un ritratto molto dettagliato; ha diversi difetti:

  • Come re: la sua vecchiaia (bruttezza) è fondamentale per una questione di astrologia. Il re deve dare al popolo un principe. Con l’essere vecchio sbaglia poiché chiude l’erede nella torre e aveva commesso un peccato. Perciò il popolo non poteva avere un successore. Dio ha dato la possibilità (l’onore) di essere re, ma non ha potuto; →
  • Come astrologo: non è molto bravo dal punto di vista dell’astrologia; le stelle le interpretiamo noi, non parlano da sole. La scienza insegna ad essere umili (dare una propria interpretazione). Re Basilio doveva consultarsi e manca di umiltà (“io non mi sbaglio mai”). Si è appropriato del ruolo di Dio;
  • Avrebbe dovuto cercare la causa → le stelle gli hanno dato l’effetto (“sarà tiranno”):
  • Come padre: come padre è un fallito, oltre che esserlo come re e astrologo. L’autore lo presenta come un verme. Noi, se siamo ciò che siamo, è per l’educazione che ci è stata data. Se qualcuno avesse educato Segismundo, anche se era un tiranno, lo si poteva educare bene.

1° cattiveria: dopo circa 19-20 anni ha un colpo di genio (e se si sbagliava per aver chiuso suo figlio là dentro?): una sera a cena gli verrà dato un sonnifero (filtro) e verrà portato a Palacio per vedere come si comporterà. La mattina dopo si sveglierà nella stanza di Palacio e vedrà qualcosa che non può neanche immaginare. Tutto ciò che fa abitualmente, cambia (cambia la realtà). Quello che vedrà sarà la realtà e tutto ciò che aveva visto fino a quel momento era stato un sogno → “se mi inganno una volta, posso ingannarmi anche altre volte”, “non so distinguere la realtà dal sogno” (distinguere la realtà dalla finzione, il sogno). A Palacio succedono cose sconvolgenti e lui non è preparato poiché non ha ricevuto educazione (si capisce dal linguaggio).

Per Segismundo il linguaggio è referenziale (per noi la lingua non è solo referenziale, ma ha connotazioni diverse (più cultura, più connotazioni). I cortigiani “giocano” (non per cattiveria), invece, con il linguaggio. Egli si risveglia nel letto dello stesso re, in uno splendido salone, attorniato da servi che gli portano magnifiche vesti di broccato. Il giovane principe si guarda attorno tutto sbalordito e crede di sognare. Poco dopo entra Clotaldo, ex carceriere, che inchinandosi davanti a lui, gli racconta tutta la verità. Segismundo così sente la rabbia crescere dentro: inveisce contro tutti, getta dalla finestra il servo, tenta di uccidere Clotaldo e offende anche il padre, ma quando vede Rosaura qualcosa cambia. Suo padre quindi osservandolo conferma ciò che le stelle gli avevano detto (Segismundo è violento, è tiranno), perciò la stessa sera, viene fatto addormentare di nuovo e condotto nella sua prigione.

Segismundo prende un cortigiano (perché pensa di essere preso in giro) e lo uccide (lo butta dalla finestra). Incontra a Palacio Rosaura (che è sola) e in una stanza, anche se può “approfittare” (vorrebbe possederla fisicamente) di lei, non lo fa e va via. Pensa a ciò che ha provato (bellezza) quando l’ha vista per la prima volta → quello che sta cercando di fare va contro ciò che ha provato. La bellezza è reale e la possediamo senza educazione. Segismundo, attraverso Rosaura, capisce qualcosa (non gli importa se Rosaura è o non è reale, ma ciò che ha sentito e sente è reale). La realtà cambia, ma ciò che percepiamo non cambia, rimane uguale. Le soluzioni ai problemi vanno colte dentro di noi.

2° cattiveria: lo riporta alla torre addormentandolo di nuovo e quando si sveglierà la mattina dopo, si chiederà:

  • Prima sognavo, o sto sognando adesso?
  • Quella era la realtà, o è questa?
  • Non mi devo fidare dei sensi per distinguere la realtà dal sogno.

Clotaldo

Clotaldo: è vecchio ed è il consigliere del re Basilio. Non si mescola mai con gli altri personaggi (“straniero strano”), non parla, non sappiamo da dove viene ed è l’unico che dà da mangiare a Segismundo e gli dà la minima educazione. Si comporta come se fosse suo padre, perché sente pietà: in realtà scopriamo che è il padre di Rosaura, ma lei ancora non lo sa. Gentiluomo di corte che era devoto al re e per questo assolveva al compito di essere carceriere e istitutore di Segismundo. Il popolo a questo punto, ha saputo che il vero principe, Segismundo, si trova in prigione e insorge chiedendo la sua liberazione. Una folla di cittadini e soldati va a liberare Segismundo. Il giovane viene acclamato re incitato dai suoi fedeli a marciare contro suo padre, re Basilio, e Astolfo.

Astolfo

Astolfo: era l’uomo amato da Rosaura. Aveva rifiutato la donna per recarsi in Polonia alla Corte del re Basilio, suo zio, e avrebbe dovuto sposare la cugina Stella ed ereditare il trono. Perciò l’aveva rifiutata e adesso Segismundo doveva combattere anche contro di lui per respingerlo dalla corona.

Guerra tra padre e figlio

Guerra tra padre e figlio: vince Segismundo, che in quel momento avrebbe potuto vendicarsi uccidendo suo padre, ma invece di comportarsi così, lo alza e bacia la sua mano chiedendo il suo perdono. Se lo avesse ammazzato, si sarebbe comportato davvero tiranno, però diventa legittimo erede, poiché riconosce suo padre come legittimo re (quindi lui diventa principe erede). Le stelle si sbagliavano.

Il capitano che ha liberato Segismundo verrà punito per tradimento, poiché voleva dimostrare che non voleva essere aiutato da nessuno.

“La vida es sueño” racconta la vita di Segismundo, da quando è selvaggio fino a quando diventa principe. In questo processo, i critici prendono come punto di riferimento il momento in cui si converte (comincia ad essere diverso) → lotta tra ragione e passione. È importante l’educazione.

Sono fondamentali i 4 monologhi di Segismundo per tale processo → teatro: monologhi e azione, monologo: un tizio che parla. Senza questi monologhi non si potrebbe capire l’opera. Capiamo il cambiamento dai monologhi, come se fossero quattro sedute psicoanalitiche di Segismundo.

1° monologo: compare nella 2° scena, atto II: Segismundo non capisce nulla e fa domande sulla differenza tra lui e ciò che vede fuori dalla finestra. Come mai ciò che vede dalla finestra è così bello? (sole…), mentre lui si sente sporco, brutto?; uccellino che va vicino alla finestra: è libero, ma non

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher el1235 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Rubio Arquez Marcial.
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