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Dispensa secondo modulo letteratura italiana

Premessa sulla letteratura

Bisogna sempre imparare un metodo, cioè bisogna avere in mente una strada in modo tale che possiamo muoverci da soli. Se una persona ha chiaro un metodo ha anche chiara la ragione, quella che ha spinto gli autori a scrivere, quella che spinge noi studenti a studiare la letteratura. A questo proposito, Cesare Secre, un critico letterario molto importante scrive: “Il testo è tutto il nostro bene, è ciò che noi abbiamo”. Quello che noi leggiamo è il testo definitivo, in quanto i filologi lo hanno sicuramente pulito e sistemato.

Noi da storici letterari (in quanto quando si ha in mano un testo e lo si legge, bisogna ricostruire la storia della letteratura di quel testo, cercando di capire così lo scopo) dobbiamo comprendere il testo. Per esempio in “Se questo è un uomo” di Primo Levi, bisogna comprendere la ragione per la quale l’autore ha scritto quel testo, capire quindi lo scopo che ha avuto che può arrivare anche a noi. Il testo è fatto di parole, è attraverso il testo che noi scopriamo la verità. Dobbiamo scoprire la verità del testo e poi scoprire la sua realtà. Si tratta di un’indicazione metodologia e deontologica, in quanto presenta una sua morale. Dobbiamo infatti cercare di comprendere la verità, in quanto nessuna parola è messa a caso.

Cosa significa che la parola ha una sua morale? Prendiamo come esempio a questo proposito Manzoni nei Materiali Estetici in cui afferma: “Allora le belle lettere saranno trattate a proposito quando le si riguarderanno come un ramo delle scienze morali”. La parola appunto va capita nella sua moralità, cioè è un amore alla verità. Gli studi della letteratura sono studi che richiamano sempre la persona, ecco perché si indicano come studi umanistici.

Diceva Marsilio Ficino: “Litteris servabitur orbis”, che significa “Il mondo sarà salvato dalle lettere”. Questo significa che il mondo sarà salvato dalla letteratura e dalla parola. Le discipline scientifiche arrivano infatti in un secondo momento se prima non ci si occupa della persona. L’umanista si occupa subito della persona, cioè la persona è messa così al centro (non in senso illuminista). Se mettiamo al centro la verità, la realtà e la moralità possiamo occuparci anche della matematica, dell’economia e della politica. La persona va ricercata nel testo e nella letteratura: questa è una caratteristica tipica degli umanisti.

Quando noi leggiamo ci troviamo sempre di fronte a libri che infondo sono sempre nuovi, basti pensare a Italo Calvino che dice: “Perchè leggere i classici? Un classico non ha mai finito di dirci tutto quello che ha da dirci”. Un testo non muore mai se c’è qualcuno che lo legge. Basti pensare oggigiorno dove diverse persone sono andate a rileggere le pagine di Manzoni sulla peste, pagine che sono state scritte nell’800. Eppure nel rileggerle si trovano degli insegnamenti interessanti che sono come nuovi. Ecco che quella parola manzoniana è una parola che non finisce, che ha ancora un qualcosa da dirci. Questo è quello che fa il letterato: usa il testo che è fatto di parole. La centralità, quindi, è nella parola.

La parola

La parola indica:

  • La facoltà della parola
  • Il discorso articolato
  • La parola come segmento dotato di significato, vocabolo

La parola è intesa come un qualcosa di diverso con rispetto a suoni e versi. Basti pensare a un neonato che nella maggior parte dei casi dovrà avere la parola. Tuttavia quando si parla di parola si parla anche di un discorso che deve essere articolato. Per questo non si può dire che un neonato faccia un discorso articolato. La parola però è anche un solo segmento dotato di significato, è un vocabolo.

Aristotele nella “Politica” scrive: “Perché la natura, come diciamo, non fa niente senza scopo e l’uomo, solo tra gli animali, ha la parola: la voce indica quel che è doloroso e gioioso e pertanto l’hanno anche gli altri animali (e, in effetti, fin qui giunge la loro natura, di avere la sensazione di quanto è doloroso e gioioso, e di indicarselo a vicenda), ma la parola è fatta per esprimere ciò che è giovevole e ciò che è nocivo e, di conseguenza, il giusto e l’ingiusto: questo è, infatti, proprio dell’uomo rispetto agli altri animali, di avere, egli solo, la percezione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto e degli altri valori.” Si capisce da questo passo quanto sia importante la parola. Gli animali non hanno la parola (così come nel caso dei neonati), ma c’è solo un grido che esprime ciò che è doloroso e ciò che è gioioso. Tuttavia la parola può esprimerci tantissime cose, questo perché è l’uomo quello in grado di percepire tutti i valori, è l’uomo che ricerca la verità e la moralità.

La parola è quindi l’architettura del pensiero, cioè costruisce quello che noi vogliamo dire e non possiamo sbagliare, dobbiamo usare la parole giuste. Possiamo dire che la parola crea, che la parola logos. In Genesi 1,1-3 troviamo la creazione del mondo che coincide con il logos, con il verbo. Stesso concetto che ritroviamo nel Vangelo secondo Giovanni. Perchè partire dalla Bibbia? La Bibbia è un libro sacro intriso di letteratura. Gli scrittori infatti conoscono benissimo la Bibbia. Basti pensare a Primo Levi: egli pur essendo ebreo non praticante fa moltissimi riferimenti biblici. Partiamo dalla Bibbia in quanto è un esempio chiaro che questa parola che crea fa passare dall’essere e dal non essere. Noi infatti non ci definiamo solo per il cognome che abbiamo, ci sono altri componenti della nostra famiglia. Non basta il nome del clan, ma si viene chiamati per nome (non solo a livello cristiano). Il nome definisce chi siamo e qualcuno deve darcelo e chiamarci: in quel momento esistiamo e veniamo veramente creati. Ecco che la parola (in questo caso un nome proprio) definisce e crea.

  • La parola implica sempre una relazione, un dialogo → la parola ha sempre qualcosa da dirci, esiste proprio perché qualcuno la legge.
  • La parola diventa un metro di giudizio → questo significa che bisogna usare le parole nel modo adeguato. Può essere un vero e proprio macigno la parola, può distruggere una persona. Basti pensare alla critica giornalistica dove può capitare che qualcuno sia accusato ingiustamente, tanto da farlo portare al suicidio. La parola va quindi scelta e curata, in quanto la parola può diventare pietra come diceva Carlo Levi.
  • Ogni uomo è un nuovo Adamo → questo significa che Adamo, primo uomo che è stato creato, infondo anche lui ha dato un nome alle cose. E’ l’uomo che ha dato il nome per esempio alla sedia, al tavolo...e poi anche alle persone. Pascoli fu il primo a dire che noi siamo dei nuovi Adami, per cui quello che noi diciamo è sempre un qualcosa che costruisce.
  • Il silenzio è il luogo generatore di parole → il silenzio non è mancanza di rumore. Ungaretti afferma in Porto Sepolcro: “Quando trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso.” Il silenzio centra con la nostra interiorità, è lo spazio della contemplazione. E’ quella pausa che ci permette di capire e di costruire il nostro pensiero. Il silenzio permette di scavare e di trovare quella parola che genera. Bisogna fare del silenzio per capire. Il silenzio è quindi parola. Diceva sant’Agostino: “Nell’uomo abita la verità”.

1) Ugo Foscolo

E’ una vera e propria guida per quello che è il concetto di moralità, di realtà e di verità. La sua voce nella Milano dell’800 è un esempio a cui guardare. In modo significativo nominiamo quello che riguarda il compito e il ruolo che ha avuto nel giudicare, e quindi nell’usare la parola, nei confronti della politica, nel clima imperiale napoleonico del regno d’Italia, dove la cultura viene integrata nel regime politico e nell’apparato statale.

L’uomo di cultura viene fatto diventare da Napoleone un funzionario, questo perché si era reso conto che la parola ha un potere e allora cerca di spegnere ogni resistenza organizzata che potesse insorgere contro lo stato. Napoleone allora si fa affiancare da un ceto colto, in modo tale che questo possa essere guidato da lui, in modo tale che possono essere gli esaltatori e i poeti delle sue nobili gesta. Da solo questo capiamo l’importanza che viene data all’uomo di cultura e alla letteratura.

Foscolo insieme ai suoi amici discepoli come Pellico, Borsieri e Calvini, si fanno promotori di un nuovo modo di guardare la realtà, si fanno protagonisti della cultura. Passiamo al periodo precedente al Romanticismo: pensiamo a quando verrà realizzato il “Conciliatore”, una rivista importantissima del primo 800, che durò pochi mesi. Chi la realizza cerca di dare vita ad una nuova cultura che mettesse al primo posto l’uomo, la persona, realizzando un bellissimo giornale che non voleva mettere tutti d’accordo, ma che fosse uno spazio di comunicazione e di dialogo.

In questo giornale troviamo articoli che vanno dall’economia, alla medicina, alla politica...nessun aspetto viene censurato, in quanto nessun aspetto della vita va eliminato, bensì tutto va ben coordinato non dimenticando chi è l’uomo. Sono molti gli autori che in quel periodo dovranno dire grazie a Foscolo come il giovanissimo Manzoni che diventerà l’emblema del Romanticismo. La voce di Foscolo era una voce significativa: si era reso conto di quanto fosse importante una eloquenza tra il pensiero e l’azione, non ad un sistema rigido. Questo noi lo possiamo illuminare attraverso un ciclo di conferenze universitarie che tenne all’università di Milano.

Proprio a Milano in quanto in quel periodo l’Università Milanese del Regno d’Italia era Pavia, dobbiamo aspettare il 900 affinché sia costruita l’Università Cattolica, e poi più avanti l’università Statale. L’università di Pavia quindi fu la prima della nostra Milano. A Foscolo venne dato l’incarico di tenere alcune conferenze, però, purtroppo questo compito poi gli venne tolto. Venne nominato professore di eloquenza nel 1808, ma prima che potesse iniziare il vero anno accademico viene soppressa questa facoltà. Foscolo, tuttavia, non si ferma e decide di dare vita ad alcune conferenze, che sono di fatto un certo ciclo, erano state in particolare 3.

La prima “Dell’origine e dell’ufficio della letteratura” del 22 Gennaio 1809, la seconda “Dei principi della letteratura” del 2 Febbraio 1809 e la terza “Della lingua italiana considerata storicamente e letteralmente” del 5 Febbraio 1809. Dopo una lunga introduzione ne venne creata un’altra: “Della morale letteraria” che era suddivisa in altre sotto-lezioni, di cui la prima dal titolo “La letteratura rivolta unicamente al lucro”, la seconda “La letteratura rivolta unicamente alla gloria” e l’ultima “La letteratura rivolta all’esercizio delle facoltà intellettuali”.

Analizzando i titoli di queste lezioni che erano state pronunciate alla presenza di molti intellettuali, soprattutto la prima, comprendiamo quanto il ruolo della parola diventa un metodo e la ragione che ha come scopo quello di mettere al centro la verità e la realtà. Si mette al centro il valore, e quindi il significato della parola. Leggiamo ora qualche passo da “Dell’origine e dell’ufficio della letteratura”, prima conferenza tenuta da Ugo Foscolo:

“E appunto nell'origine della letteratura [...] vediamo contemporanee al potere dello scettro e degli oracoli, la filosofia che esplora tacita il vero, la ragione politica che intende a valersene sapientemente, e la poesia che lo riscalda cogli affetti modulati dalla parola, che lo idoleggia coi fantasmi coloriti dalla parola, e che lo insinua con la musica della parola. [...]”

Si parla qui di filosofia e di ragione politica. La filosofia come ragione. Prima c’è lo studio del razionale, tuttavia la poesia è strumento che riscalda con gli affetti modulati della parola. Quindi, all’origine della letteratura la filosofia deve esplorare il vero, bisogna averne proprio una ragione per esplorarla, ma la poesia riscalda il vero e lo abbellisce, lo idoleggia, lo colora, facendolo diventare musica. Questo differenzia uno scrittore da un altro. La bellezza dello scrivere infatti fa sì che un’opera rientri nel canone della letteratura italiana. A tutti puo’ piacere scrivere, ma ci sono dei libri belli e altri che invece non possono essere parte della nostra letteratura. Già in queste 4 righe c’è a tema il cuore e la ragione.

A questo proposito pensiamo a “sentir e meditar” di Manzoni in morte di Carlo Imbonati del 1805. “Se dunque l'eloquenza è facoltà di persuadere, come mai potrà dipartirsi dalle umane passioni, e come la ragione e la verità staranno disgiunte dall'eloquenza? Però questa distinzione d'illuminare e di dilettare fu a principio pretesto di scienziati che non sapeano rendere amabile la parola, e di letterati che non sapeano pensare. La filosofia morale e politica ha rinunziata la sua preponderanza su la prosperità degli Stati da che, abbandonando l'eloquenza, si smarrì nella metafisica; e l'eloquenza ha perduta la sua virtù e la sua dignità da che fu abbandonata dalla filosofia e manomessa dai retori [...] e la facoltà della parola si ridusse a musica senza pensiero. […]”

Foscolo dice che non possiamo disgiungere il cuore dalla ragione. L’eloquenza è la facoltà di persuadere, ma non è retorica vuota e se sarà persuasiva dovrà persuadere alla verità, una verità trovata dalla ragione e della filosofia. Dietro la filosofia quindi c’è un’eloquenza. Con Foscolo, insieme ai suoi amici discepoli, siamo all’origine di quello che è il vero volto di una nuova moralità e di una nuova letteratura.

“La letteratura che illumina il vero, fa sovente obbliare gli scopritori e lodare con gratitudine chiunque sa renderlo amabile a chi Io cerca.” Bisogna conoscere il valore della parola, solo così che si può individuare un vero e proprio codice etico. C’è un intento morale. Foscolo aveva a cuore l’esortazione dei giovani. E’ interessante infatti che quel discorso che fa davanti a molti intellettuali punta l’attenzione su questo concetto di parola e moralità rivolgendosi ai giovani. Questo perché il docente deve assecondare il cuore palpitante di ogni giovane. La letteratura quindi deve veicolare la morale.

Non sarà però così per tutti gli scrittori: basti pensare al “Piacere” di D’Annunzio, per lui infatti la letteratura è eteronoma, ossia non richiama ad altri valori, richiama all’arte per l’arte, non ha quindi un legame morale. Dirà che il verso è tutto, tuttavia come suono, come musica.

“Volgetevi alle vostre biblioteche” Si rivolge attraverso continue domande veramente ai giovani, dice di andare loro nelle biblioteche, in quanto è nella parola scritta e pronunciata da dei buoni maestri che possiamo trovare la strada per cercare la verità.

“O Italiani, io vi esorto alle storie perché niun popolo più di voi può mostrare né più calamità da compiangere, né più errori da evitare, né più virtù che vi facciano rispettare, né più grandi anime degne di essere liberate dalla obblivione da chiunque di noi sa che si deve amare e difendere ed onorare la terra che fu nutrice ai nostri padri ed a noi, e che darà pace e memoria alle nostre ceneri. Io vi esorto alle storie, perché angusta è l’arena degli oratori; e chi omai può contendervi la poetica palma? Ma nelle storie tutta si spiega la nobiltà dello stile, tutti gli affetti delle virtù, tutto l’incanto della poesia, tutti i precetti della sapienza, tutti i progressi e i benemeriti dell’italiano sapere.”

Si rivolge al popolo italiano. C’è il desiderio di risvegliarsi e di staccarsi da quel potere despota napoleonico. Foscolo qui esorta gli italiani alle storie, alle parole, alla letteratura e alla sua storia. Foscolo avrebbe voluto appunto scrivere la storia della letteratura perché bisogna guardare al passato, capire e giudicare quello che è accaduto. Questo progetto non riuscì a realizzarlo, ma cerca di farlo attraverso queste lezioni.

“O miei concittadini! […] Amate palesemente e generosamente le lettere e la vostra nazione, e potrete alfine conoscervi tra di voi, ed assumerete il coraggio della concordia; né la fortuna né la calunnia potranno opprimervi mai, quando la coscienza del sapere e dell’onestà v’arma del desiderio della vera ed utile fama.” Esattamente come la parola, verità e passione, sembra il trinomio su cui si fonda il pensiero foscoliano.

“Visitate l’Italia e prostratevi sui loro sepolcri” Ecco che qui c’è un chiaro richiamo alle sue opere fondamentali. Quest’attenzione alla terra, all’amore, alla gloria e al vero non può che far accrescere il cuore e l’ingegno. E’ proprio così che Foscolo, oltre che continuare il suo cammino letterario, ci invita a riflettere sulla profondità della parola.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina1600 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rondena Elena.
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