La storia del '900 e le sue fasi
La storia del '900 inizia ad est, non nel continente europeo. Coinvolge degli imperi multietnici, come l’impero ottomano, che in qualche modo, con lo sviluppo delle idee nazionaliste, innescano una guerra (la Prima Guerra Mondiale e la Seconda). Due guerre che si fondano su degli imperi multietnici in Europa, e sviluppi a cavallo tra '800 e '900.
Le quattro fasi del '900
- Età delle illusioni: un periodo che si può inserire tra il 1900 e il 1918. Periodo in cui l’Europa conosce un processo scientifico e sociale senza precedenti. Belle époque. Lo sviluppo tecnologico offre strumenti nuovi e di avanguardia all’uomo in tanti campi. Grande ottimismo per il futuro. Il '900 si apre con l’esposizione internazionale a Parigi (la Torre Eiffel). Illusione perché il fatto che questo secolo sarà di progresso, i segnali ci sono, in realtà non sarà un’età del progresso inarrestabile, perché scoppia la Prima guerra mondiale. Tutto quello che era stato elaborato nei primi decenni del secolo si trasformerà in un'arma contro l’uomo.
- Età dell’odio: va dal 1918 al 1940, dove generazioni di giovani sperimentano l’odio della guerra, che diventano dei killer grazie a strumenti di guerra che fanno milioni di morti. Dove si consumano due conflitti mondiali. Tuttavia, questa fase è anche una fase che apre a un nuovo passaggio: la fase che inizia con il 1940. È il periodo di una grande disperazione, in piena guerra, ma è anche una fase in cui nasce la speranza. Per quanto il continente europeo sia distrutto dalla guerra, che coinvolge tutta la popolazione. Ci sono strumenti di distruzione di massa (non colpiscono solo le postazioni militari, ma anche le città). Una fase di grande disperazione, ma anche un momento in cui inizia la terza fase della storia europea: quella della speranza.
- Età della speranza: inizia dagli anni ’40, si deve fare conto di un altro tipo di guerra, la guerra fredda (Stati Uniti vs. Unione Sovietica), ma anche fase della speranza perché si sviluppano le democrazie, di welfare. Molti concetti nuovi, per quello che c’è stato prima. A livello intellettuale, elaborare un progetto di Europa liberare, che si realizzerà dopo la guerra ma dove già si manifestano i germogli.
- Età dell’incertezza: dalla fine degli anni ’60 in poi. Iniziano ad esserci degli sfaldamenti. In Unione Sovietica è il sistema comunista, trova grandi problemi di attuazione, nella competizione agli armamenti manifesterà tutti i propri limiti. Vestendo negli armamenti trascura lo stato sociale dei suoi cittadini, al punto tale che alla fine degli ’80 l’Unione Sovietica implode, si dimostra una sorta di gigante d’argilla. Incertezza perché alla fine degli anni ’70 c’è una crisi petrolifera, e si comincia a riflettere sul modello forvista. Si riflette sul fatto che il modello americano crea sacche di povertà, soprattutto per paesi che hanno scritto delle costituzioni democratiche, dove vengono riconosciute grandi libertà e diritti di carattere sociale. Va in crisi anche perché negli anni ’80 scoppia il problema dell’ambientalismo. Nascono tanti partiti ambientalisti in Europa. Dagli anni ’60 si apre una fase dove sia il modello americano che quello sovietico entrano in crisi.
Età delle illusioni
Si apre una stagione di progresso ininterrotto. Questa visione ottimista dell’Europa non è soltanto delegata al positivismo e alla scienza, ma anche al fatto che l’Europa all’inizio del '900 ha delle caratteristiche omogenee condivise a livello mondiale. Non ci sono le premesse di uno scoppio di un conflitto mondiale.
Un'Europa dell’illusione: da una parte culturale, la scienza e la tecnologia renderanno facile la vita dei cittadini, una visione positiva della società, e poi ci sono alcuni elementi di omogeneità che ci fa pensare che la guerra è l’ultimo dramma all’orizzonte.
Caratteristiche comuni
- Transnazionalità delle aristocrazie: lo possiamo applicare a diversi aspetti della vita europea inizio '900. È un’Europa dominata da grandi famiglie aristocratiche, ogni stato europeo guidato da una monarchia. La caratteristica è che sono imparentate tra di loro. Conoscono le stesse lingue. Stessi gusti artistici e architettonici. Hanno la stessa formazione culturale. Primo elemento di comunanza.
- Transnazionalità sociale: ci sono i contadini, gli operai, la classe borghese, l’aristocrazia. Troviamo le stesse classi sociali, una sorta di omogeneità sotto questo tipo.
- Transnazionalità costituzionale: Costituzioni di tipo liberale, le monarchie in Europa sono di tipo costituzionale. All’inizio del '900 ha compiuto un procedimento che è iniziato il secolo scorso, da monarchie di tipo divistico all’indomani comincia a prendere piede un processo che è la trasformazione in monarchie di tipo costituzionale, monarchie che concedono una carta costituzionale. Tra cui anche l’Italia: il regno di Italia, prima costituzione con l’istituto Albertino. Queste monarchie hanno una caratteristica: il re è sceso a patti, il monarca deve concedere al popolo una costituzione e riconoscere libertà e diritti fondamentali, in più un parlamento eletto dai sudditi. Elementi fondamentali della nuova forma di stato.
- Transnazionalità culturale: le classi sociali iniziano a essere soggetto della lotta politica. Fa riferimento a un concetto nuovo alla società di massa. In cui classi sociali esclusi dalla lotta politica, grazie al diritto di voto e all’alfabetizzazione e diffusione della stampa, cominciano ad avere coscienza di sé.
Fattori divisivi e l'avvento della Prima Guerra Mondiale
Fattori che creano una crepa dentro il sistema. La situazione è tale per cui se accendiamo i riflettori ci rendiamo conto che nel mondo europeo ci sono delle discrepanze.
- Transnazionalità costituzionale: in Europa ci sono degli stati in cui il modello costituzionale non ha fatto presa. Tipo la Russia di Nicola II Zarista, l’Austria di Francesco Giuseppe (il re più anziano), la Germania di Guglielmo II. Sono tre imperi, è un altro fattore di debolezza. Questi tre imperi sposano l’idea di monarchia assoluta, mentre tutto il resto ha abbracciato un modello liberale. Fino ad arrivare alla conseguenza più estrema: la Francia di tipo Repubblicano. È qua che iniziano le crepe, questi modelli convivono con modelli di carattere assoluto, come in particolare la Russia (ci sono ancora servi della gleba).
- Abbiamo degli imperi in cui convivono popoli diversi (etnie). Questi imperi da un lato semplificano la geografia Europea, l’impero è una grande entità statuale nella quale si trovano molteplici popoli (es. antico Impero Romano). I tre imperi, con i tre imperatori governano su grandissime realtà statuali. Vi sono tanti popoli diversi, ma a cui viene negata l’identità nazionale. Questo mosaico di etnie diverse che stanno nei singoli imperi, con proprie lingue e tradizioni, non è facile. Gli imperatori cercano di imporre agli altri popoli le proprie tradizioni e lingue. Nel caso della Russia gli Zar impongono una fortissima violenta aggressiva di russificazione, tutti i popoli in questo impero sono costretti a imparare e usare la lingua russa. Anche in Austria il malcontento diventa sempre più manifesto, dove questi imperi impongono un sistema che schiaccia non solo identità e diritti ma anche identità nazionale. Viene creato nel 1897 l’Impero Austro-Ungarico, è un tentativo di Francesco Giuseppe di evitare il collasso dell’Impero austriaco, questa debolezza di manifesta quando si scontra con una forza emergente: la Prussia. A metà dell’800 in Europa nascono due grandi entità nazionali: l’Impero d'Italia e la Germania (nascita come nazione nel 1871). La Prussia è lo stato che farà da guida al processo di unificare, in Italia è il Piemonte. L’unificazione con la Prussia va a discapito dell’Austria, porta a una sconfitta clamorosa dell’Austria contro la Prussia (battaglia di Sadova).
- Oltre questi tre imperi oscurantisti, dal modello che sposano, ce n’è un quarto: l’impero ottomano, sembra lontano dal contesto europeo ma è determinante nel capire come l’Europa scivola nella Prima guerra mondiale. È di un sistema autocratico, non ci sono libertà e diritti, le popolazioni che ci sono dentro sono schiacciate e tenute sotto controllo con un sistema poliziesco. L’Impero ottomano si allunga verso il nuovo occidente, un impero che nel massimo fulgore arriva fino a Vienna, pensate come riesce a penetrare nell’Europa orientale. Dobbiamo fare i conti col fatto che l’impero ottomano arriva fino ai Balcani, ed è un impero pur mantenendo un lembo in Europa è in una fase di enorme sofferenza. L’impero ottomano è stato un impero assoluto molto simile a quello che abbiamo fatto cenno fino adesso. Il fatto che sia in crisi, e sulle spoglie i paesi europei comincino a combatterci. La sua sofferenza si basa su una rivoluzione che non ho capito, di modernizzare uno stato arretrato, vorrebbe creare uno stato che assuma un modello capitalista che dà la sovranità al popolo, tuttavia questo tentativo messo in atto nel 1908, produrrà un problema: il fatto che questi giovani turchi sosterranno il loro progetto di modernizzazione in realtà costruiranno questa idea di modernizzazione su un principio fortemente nazionalista. Questo mette questa componente in contrasto con le altre popolazioni all’interno dell'Europa. Questa rivoluzione in realtà ottiene il risultato opposto, rende l’impero ottomano più bollente. Non è un caso che alle porte della Prima guerra mondiale questa bomba multietnica che è rappresentata da un impero ottomano porti allo scoppio consecutivo di due guerre (le guerre Balcani) che ci fanno capire che la realtà dell’Europa pacificata, omogenea, non esiste, perché questo lembo dell’impero ottomano, che è l’impero del sultano non riesce a gestire, comincia ad alimentare gli appetiti di nazionalità che si trovano in quell’area. Le guerre balcaniche vedono la Grecia, la Serbia, il Montenegro, e la Romania interessati ad impilare i loro confini. Qui giocano in questa lotta sulle soglie di questo impero un ruolo determinante la Russia e l’Austro-Ungheria, che vogliono allargare la propria area di potere. Queste avranno un effetto particolare, non soltanto segneranno il crollo dell’impero ottomano, ma uscirà rafforzato uno stato che sarà determinante nello scoppio della Prima guerra mondiale: la Serbia. È tra i paesi quel che, sull’onda delle guerre balcaniche, ne esce maggiormente rafforzata, acquisisce maggiore territorio alle spese dell’impero ottomano. Perché questo è importante per la Prima guerra mondiale? Il nazionalismo servo, per creare un’area balcanica di lingua slava, porterà lo scontro tra la Serbia e l’impero austro-ungarico, che poi brucerà in tutta Europa. La Prima guerra mondiale scoppia ai margini del continente, nasce dove ci sta un impero di grande debolezza, porta ad alimentare un riscatto di popoli che stanno ai suoi confini, ad alimentare gli appetiti dei popoli che stanno in questa zona. Una guerra (dei Balcani) che porta al rafforzamento della Serbia, che sarà protagonista dello scoppio della guerra.
- L’Europa continentale comincia a essere dominata dai nazionalisti e imperialisti. In Europa, in questa fase politica si scatenano appetiti che riguardano gli allargamenti dei confini nazionali che sono alimentati da un forte desiderio nazionalista, che non è quello che invece ha dominato la storia europea del secolo precedente. Il nazionalismo precedente era di tipo patriottico, che in qualche modo mirava a creare stati sulla base della conquista di libertà e di diritti.
Il cambiamento del nazionalismo e l'industrializzazione
- I nazionalismi di inizio '900 si sono mutati e trasformati in un vero e proprio imperialismo, guerrafondaio. Un’involuzione del nazionalismo, avvenuta a fine '800 con alcune ricerche scientifiche (es. Darwin e l’evoluzione della razza), positivistici, vengono piegati ai fini della potenza nazionale. Pangermanesimo: riunire tutte le popolazioni sotto la lingua tedesca. Panslavismo: promotore di questa idea di unire una grande nazione di paesi slavi (che si concretizza alla fine della Prima guerra mondiale) è la Serbia. Il nazionalismo non fa esente l’Italia. Nascono movimenti nazionalisti che spingono per sfidare le potenze europee per concludere il risorgimento nazionale. A inizio '900 nasce il movimento nazionalista che fa pressione pubblica, non guarda solo al progetto risorgimentale come un progetto non ancora concluso (aree ancora sotto l’impero austro-ungarico) ma ha messo in atto anche un progetto di colonialismo. Cerca di conquistare le coste africane che non sono ancora sotto il controllo della Gran Bretagna e la Francia. Dà l’idea che l’Italia possa entrare nel consenso europeo. Anche il Belgio conquista una parte dell’Africa nera, del Congo. La rincorsa alla politica coloniale si traduce nell’idea del protezionismo. L’economia europea era dominata dal libero mercato, il nazionalismo si manifesta non soltanto con l’idea di rimarcare territori stranieri ma anche l’idea del controllo dei prodotti interni, il protezionismo, che vengono portati all’estero. Non soltanto l’idea di razza superiore, o di espandersi, ma anche il tentativo di schiacciare altre etnie con l’uso della forza e strumenti di controllo economico.
- Un'altra crepa che si manifesta in questo contesto che sembra omogeneo (Europa inizio '900) è il cortocircuito, uno spacco tra un progresso scientifico e una grande arretratezza sociale. L’era in cui aumentano i consumi, in cui si forma una ricca borghesia che comincia a mettere in moto i consumi di massa. È l’epoca della grande pubblicità, dei giornali, la stampa si diffonde (per orientare l’opinione pubblica, sia per i consumi e le scelte politiche). Il contesto Europa vede la popolazione in miseria. Il proletariato di tutta Europa vive in condizioni misere. Condizioni migliori non si vivono nelle campagne, non sono proprietari di nulla (terra o strumenti), come gli operai della città vivono il problema di una vita di stenti e salari scarsi. Nell’Europa del '900 ci sono un sacco di epidemie di colera, per far capire che miseria c’era. Un altro fattore di questo scollamento è dato dalla migrazione, che di fronte alle crisi agrarie che segnano l’inizio del '900, spopolano l’Europa (inizio '900 c’è un nuovo soggetto internazionale: gli Stati Uniti, che sono usciti dal suo isolamento e hanno iniziato a comprare mercati e che ha messo in crisi il mercato europeo). L’Europa soffre ciclicamente di crisi economiche, per via degli Stati Uniti. Questo fenomeno della migrazione, dovuto alla fame, è alimentato dalla nuova potenza degli Stati Uniti che schiaccia la competitività dei prodotti europei. I migranti vanno negli stati uniti, una crescita esponenziale, una fuga che toglie all’Europa quelle giovani generazioni che avrebbero contribuito a sviluppare e migliorare la produzione in Europa. L’industrializzazione che conosce l’Europa è una brutta, ci sono odori maleodoranti, ci sono bambini e donne che vivono una situazione più misera, la mortalità dei fanciulli tra i 9 e i 10 che vengono coinvolti in questo processo di industrializzazione è alta. I governi cercano di reagire, di far approvare le leggi per la tutela dell’infanzia e delle donne. Vengono varate le prime leggi per la tutela dei lavoratori, le prime leggi per l’orario e il salario, che riguardano le assicurazioni di infortunio, una pensione. Nel nuovo secolo in tutta Europa si inizia a rallentare i freni dei parlamenti del '800 europei. Il re non è più un re assoluto, in tutta Europa i parlamenti vedono delle leggi molto rigide per l’ingresso in questa nuova assemblea elettorale. Stabiliscono dei limiti censitari per poter accedere al voto. Viene imposto il limite per in piena epoca liberale perché soltanto chi può pagare un certo livello di tasse sa fare bene gli interessi. Sono sistemi elettorali di tipo censitario. Vi è una massa di poveracci, che non può accedere al voto. Chi accede al voto è una classe sociale che può pagare le tasse e ha un certo livello di cultura. La classe bassa è facilmente manipolabile, con idee rivoluzionarie. Questi paletti vengono ridotti tra l’800 e il '900, si vede sempre più allargarsi il numero di cittadini che può accedere al voto. Sempre di più si va verso forme di suffragio universale, che comincia a raccogliere strati della bassa popolazione (lento), ma anche legato al fatto che i processi europei hanno cominciato a sviluppare processi di istruzione pubblica e far in modo che una vasta gamma di popolazione può leggere e scrivere, così da poter sviluppare una propria opinione pubblica. Allargamento del diritto del voto: suffragio universale. Incominciano ad essere più presenti i partiti socialisti, perché si fanno promotori degli interessi della classe di operai schiacciati da questa economia. I partiti cattolici si fanno promotori di quello che viene definito il cattolicesimo sociale, anche la chiesa deve farsi promotrice di politiche che si interessano dei diseredati. Il cattolicesimo rischia di perdere consenso perché se non si preoccupa degli ultimi, questi cominceranno a rivolgersi a chi è disponibile a tutelarli (i socialisti). I partiti socialisti mandano i loro rappresentanti in parlamento anche perché sono estremamente organizzati.
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