Appunti teoria geometria 1
Alberto Siviero
A.A. 2015/16
Parte I
Modulo A1: numeri complessi
1. Assiomi del campo C
Definizione. In C = {(a, b) | a, b ∈ R} sono definite due operazioni:
(a, b) + (c, d) = (a + c, b + d) somma; 0 = (0, 0) e 1 = (1, 0).
(a, b) · (c, d) = (ac − bd, bc + ad) prodotto.
Sono inoltre definiti gli elementi inversi sia per la somma che per il prodotto:
−(a, b) = (−a, −b), (a, b)−1 = a⁄a2 + b2, −b⁄a2 + b2.
Inoltre vale la proprietà transitiva, associativa, dissociativa e commutativa.
Unità immaginaria i = (1, 0).
Sia z = a + ib ∈ C, possiamo definire il coniugio e il modulo: z̄ = a − ib e |z| = √z z̄.
2. Proprietà del modulo
Definizione. Sia z = a + ib ∈ C. Il modulo gode delle seguenti proprietà:
- |zw|2 = |z|2 · |w|2 ⇒ |zw| = |z| · |w|.
- Disuguaglianza triangolare: |z + w|2 ≤ (|z| + |w|)2 ⇒ |z + w| ≤ |z| + |w|.
3. Forma algebrica, esponenziale e trigonometrica dei numeri complessi
Definizione. Sia z ∈ C:
- z = a + ib forma algebrica;
- z = |z|(cos(θ) + i sin(θ)) forma trigonometrica;
- z = |z|eiθ forma esponenziale;
dove θ = arg z.
4. Formule di De Moivre
Proposizione. Sia z ∈ C e n ∈ Q, allora:
zn = 1 ⇔ |z|n = 1 e nθ = 2kπ ⇔ θ = 2kπ⁄n, k = 0, . . . , n − 1.
Tutte le radici di zn sono i vertici di un poligono regolare di n lati.
Dimostrazione. Applicando le formule di Eulero si ottiene:
(eiθ)n = cos(nθ) + i sin(nθ), quindi zn = |z|neinθ = |z|n(cos(nθ) + i sin(nθ)).
5. Radice quadrata di un numero complesso
Proposizione. Sia z = a + ib:
x2 − y2 = Re z e 2xy = Im z.
Re e Im sono rispettivamente la parte reale e immaginaria di z.
6. Rette e cerchi nel piano di Argand-Gauss
Definizione. Tutte le rette e i cerchi in C sono soluzione dell’equazione:
Az z̄ + B̄z + Bz̄ + C = 0,
con A, C ∈ R e B, z ∈ C. Possiamo dunque descrivere gli assi del piano in termini di z:
x = z + z̄⁄2 e y = −iz + iz̄⁄2.
7. Riflessioni di Möbius nel cerchio unitario
Definizione. Sia λ : C → C, z ≠ 0 e sia definita da λ(z) = 1⁄z̄. Il gruppo che si ottiene da tutte le trasformazioni possibili si chiama gruppo delle trasformazioni di Möbius.
2. Spazi vettoriali e applicazioni lineari
1. Definizione di spazio vettoriale
Definizione. Sia C un campo. Uno spazio vettoriale V su C è un insieme dotato di due operazioni:
+ : V × V → V, (v, w) ↦ v + w;
· : C × V → V, (α, v) ↦ αv;
che lo rendono un gruppo commutativo rispetto all’operazione + e siano soddisfatte le seguenti proprietà:
α(βv) = (αβ)v, (α + β)v = αv + βv, α(v + w) = αv + αw, 1v = v,
qualunque siano v, w ∈ V e α, β ∈ C.
2. Definizione di sottospazio vettoriale
Definizione. Sia V uno spazio vettoriale sul campo C. Un sottoinsieme non vuoto W di V si dice sottospazio vettoriale di V se vale una delle seguenti condizioni equivalenti:
- u, w ∈ W, α, β ∈ C ⇒ αu + βw ∈ W;
- u, w ∈ W, α ∈ C ⇒ u + w ∈ W e αu ∈ W;
- W è chiuso rispetto alle combinazioni lineari, ossia dati comunque vettori w1, . . . , wk ∈ W e scalari α1, . . . , αk ∈ C si ha α1w1 + · · · + αkwk ∈ W.
3. Definizione di somma di sottospazi
Definizione. Siano U, W due sottospazi di V. Si chiama somma di U e W il sottospazio U + W = ⟨U ∪ W⟩.
Se inoltre U ∩ W = ⟨0⟩, diremo che la somma dei due sottospazi è diretta e scriveremo U ⊕ W in luogo di U + W. Se U ⊕ W = V diremo che sono complementari in V.
4. Definizione di vettori linearmente indipendenti
Definizione. Sia V uno spazio vettoriale su C. Una collezione non vuota S di vettori di V si dice formata da vettori linearmente indipendenti se, dati comunque dei vettori v1, . . . , vr di S,
a1v1 + · · · + arvr = 0 ⇒ a1 = · · · = ar = 0.
Una base di V è un insieme di generatori linearmente indipendenti dello spazio V.
5. Struttura degli spazi vettoriali
Proposizione. Siano V uno spazio vettoriale su C e V una sua base. Ogni vettore di V si scrive in modo unico come combinazione lineare di elementi di V.
Dimostrazione. Poiché ⟨V⟩ = V, allora ogni vettore di V si scrive come combinazione di un numero finito di elementi della base V. Inoltre, se il vettore v ∈ V si scrive in due modi come combinazione di elementi di V, allora si ha:
v = a1v1 + · · · + anvn = c1v1 + · · · + cnvn,
ove v1, . . . , vn ∈ V e a1, . . . , an, c1, . . . , cn ∈ C. Se ne deduce che:
0 = v − v = (a1 − c1)v1 + · · · + (an − cn)vn,
e quindi a1 − c1 = · · · = an − cn = 0, perché gli elementi di V sono linearmente indipendenti. Quindi i coefficienti dei vettori di base necessari per scrivere v coincidono a due a due.
6. Teorema di struttura degli spazi vettoriali
Teorema (di struttura degli spazi vettoriali). Sia V = ⟨0⟩ uno spazio vettoriale finitamente generato su C. Allora esiste una base per V e due diverse basi di V hanno lo stesso numero di elementi.
La dimostrazione discenderà dal fatto seguente:
Lemma (di scambio). Sia A = {v1, . . . , vn} un insieme di generatori per uno spazio vettoriale V su C e sia B = {w1, . . . , wr} un insieme formato da vettori linearmente indipendenti di V, allora r ≤ n.
Dimostrazione. Si consideri l’insieme A = {w1, v2, . . . , vn}. Poiché il vettore w1 ∈ V è combinazione lineare dei generatori di V. Poiché w1 ≠ 0, tali costanti non sono tutte nulle, supponiamo non nullo il coefficiente di v1. Se ne deduce che:
v1 = a1−1w1 − a1−1a2v2 − · · · − a1−1anvn,
v1 ∈ ⟨w1⟩, ⟨v2, . . . , vn⟩ = ⟨v1, . . . , vn⟩.
Dunque A = {w1, v2, . . . , vn} è ancora un insieme di generatori di V e possiamo considerare l’insieme A = {w1, w2, v3, . . . , vn}. Ragionando come sopra otteniamo che:
⟨w1, w2, v3, . . . , vn⟩ = ⟨v1, . . . , vn⟩ = V.
Iterando questo processo possiamo sostituire gli r vettori di B ad altrettanti vettori di A e avere ancora un insieme di generatori per V. Ciò significa che A non può avere un numero di elementi strettamente minore di quello di B.
Possiamo ora dimostrare il teorema di struttura:
Dimostrazione. Sia A = {v1, . . . , vk} un insieme di generatori di V. Se i generatori sono linearmente indipendenti, allora A è una base e il primo asserto è verificato. Altrimenti, uno dei vettori di A è combinazione lineare degli altri, sia vk, quindi A \ {vk} è un insieme di generatori per V e si itera il processo. Dopo un numero finito di passi ci si deve arrestare e si ottiene così una base per V.
Ora, poiché V ha un numero finito di generatori, allora ogni sua base ha un numero finito di elementi. Inoltre per il lemma dello scambio, se v1, . . . , vn e w1, . . . , wm sono due basi di V ⇒ m ≤ n perché i vettori w sono linearmente indipendenti e i vettori v sono generatori di V. D’altra parte è anche vero che se v sono linearmente indipendenti e w sono generatori di V ⇒ n ≤ m e quindi si conclude che m = n.
6. Relazioni di Grassmann
Lemma. Siano U, W due sottospazi di dimensione finita di V su C. Risulta:
dim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W).
Dimostrazione. Sia z1, . . . , zk una base di U ∩ W, oppure nessun vettore se l’intersezione è banale. Siano z1, . . . , zk, uk+1, . . . , ur base di U e z1, . . . , zk, wk+1, . . . , ws base di W. Allora k = dim(U ∩ W), r = dim U e s = dim W.
La tesi è dimostrata se si dimostra che z1, . . . , zk, uk+1, . . . , ur, wk+1, . . . , ws è base di U + W. Se u ∈ U + W con:
u = a1z1 + · · · + akzk + ak+1uk+1 + · · · + arur
e
w = b1z1 + · · · + bkzk + bk+1wk+1 + · · · + bsws,
abbiamo:
u + w = (a1 + b1)z1 + · · · + (ak + bk)zk + ak+1uk+1 + · · · + arur + bk+1wk+1 + · · · + bsws ∈ U + W.
Dunque U + W = ⟨z1, . . . , zk, uk+1, . . . , ur, wk+1, . . . , ws⟩. Se:
a1z1 + · · · + akzk + ak+1uk+1 + · · · + arur + bk+1wk+1 + · · · + bsws = 0,
allora a1z1 + · · · + akzk + ak+1uk+1 + · · · + arur ∈ U = −bk+1wk+1 − · · · − bsws ∈ W e quindi si trova in U ∩ W.
Dunque si scrive in modo unico come combinazione lineare di z1, . . . , zk, cioè ak+1 = · · · = ar = 0 = bk+1 = · · · = bs e a1z1 + · · · + akzk = 0, ma z1, . . . , zk sono linearmente indipendenti, quindi a1 = · · · = ak = 0.
7. Definizione di applicazione lineare
Definizione. Siano V e W due spazi vettoriali su C. Un’applicazione φ : V → W si dice applicazione lineare o omomorfismo di spazi vettoriali se, per ogni coppia di vettori v0, v ∈ V e ogni coppia di scalari α, β ∈ C si ha:
φ(αv + βv0) = αφ(v) + βφ(v0).
8. Formula delle dimensioni
Proposizione. Siano V e W spazi vettoriali su C e sia φ : V → W un’applicazione lineare. Allora:
dim ker φ + dim im φ = dim V.
Dimostrazione. Sia u1, . . . , uk base di ker φ e completiamo questi vettori ad una base di V:
u1, . . . , uk, vk+1, . . . , vn.
Vogliamo mostrare che i vettori φ(vk+1), . . . , φ(vn) sono una base di im φ. Infatti dato un vettore v di V, si ha:
v = α1u1 + · · · + αkuk + αk+1vk+1 + · · · + αnvn
e quindi:
φ(v) = αk+1φ(vk+1) + · · · + αnφ(vn).
I vettori φ(vk+1), . . . , φ(vn) sono un sistema di generatori per im φ. D’altra parte, se:
βk+1φ(vk+1) + · · · + βnφ(vn) = 0,
allora il vettore βk+1vk+1 + · · · + βnvn ∈ ker φ e quindi deve necessariamente aversi:
βk+1vk+1 + · · · + βnvn = 0, ovvero βk+1 = · · · = βn = 0.
9. Matrici di cambio di base e loro relazioni
Proposizione. Siano dati uno spazio vettoriale V e due sue basi V, W. Le matrici di cambio di base αV,W(idV) e αW,V(idV) sono una l’inversa dell’altra.
Proposizione. Sia data un’applicazione lineare φ : V → W e siano fissate due basi V0 di V e W0 di W. Risulta:
αV,W(φ) = αW,W0(idW) αV0,W0(φ) αV0,V(idV).
Dimostrazione.